Libri in greco antico per la mia collezione
Per la collezione di libri ho già pensato a quili libri comprerò per il greco antico (almeno per ora)
Tutti i libri di Platone e Aristotele
L’Iliade e L’Odissea di Omero/Omera (http://www.altana.net/Panorama.htm per capire di che parlo)
la raccolta delle opere di Euripide, Eschilo e Sofocle
Teogonia di Esiodo
Le favole di Esopo
Un libro per studiare il greco antico
Inizio due collezioni
E’ da diverso tempo che rifletto sulla posizione che l’inglese occupa rispetto alle altre lingue. In Italia i libri degli autori stranieri non inglesi sono una percentuale molto bassa e se si va nelle sezioni in lingua straniera delle librerie è già tanto se c’è qualcosa in tedesco. Naturalmente (almeno a Messina) si trovano solo libri molto conosciuti come quelli di Tolkien,Dan Brown, Paolini, Rowling, Stephen King ecc. Mi chiedo chi debba corrompere per poter trovare tutti i libri Veda in sanscrito e in edizione di lusso con note e immagini; oppure le fiabe di Andersen in danese, Siddharta in tedesco, la bibbia in yiddish, Viaggio a occidente in cinese, Guerra e Pace in russo ecc.
Quello che voglio è iniziare due collezioni: una di libr/poesie/saggi/fumetti l’altra di film/telefilm/cartoni. Voglio almeno un libro per ogni lingua che mi piace e per i film è la stessa cosa. Per questi ultimi sono aiutato dal fatto che sono tutti in multilingua (anche se la maggior parte è solo in italiano e in inglese) quindi non dovrebbe essere una grossa spesa. Per i libri conto molto sulle edizioni che hanno il testo originale in una pagina e quello italiano nell’altra, così non dovrò impazzire a trovare quel che voglio. Ho anche un amico che dice di essere bravo a trovare libri in lingua straniera. Sinceramente non ho capito cosa intende esattamente (forse li ruba…) ma io aspetto.
Al mondo ci sono tantissime lingue; alcune più conosciute delle altre (che tu sia maledetto fantastico inglese), altre sono morte e altre ancore stanno morendo (dite ciao all’ainu). In Italia lecchiamo i piedi a inglesi e americani e ci chiediamo se è il caso di usare ancora il congiuntivo mentre le altre lingue se non sono insegnate a scuola non meritano di esistere. Forse mi sbaglio ma a Messina è così e se dici a qualcuno che ti piacerebbe imparare il finlandese ti guarda come se fossi ET (non è un complimento).
Le lingue scelte per i libri al momento sono: inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, olandese, danese, islandese, norvegese, svedese, finlandese, russo, ceco, rumeno, romani, greco antico, latino, turco, msa (modern standard arabic), persiano (farsi), sanscrito, hindi, mandarino, coreano, tailandese, giapponese, mongolo, lingua degli inuit (devo ancora scoprire quale lingua parlano), aramaico, ebraico.
le lingue scelte per i film al momento sono: inglese, francese, spagnolo, tedesco, danese, finlandese, russo, arabo egiziano, arabo del golfo, ebraico, hindi, mandarino, cantonese, coreano, giapponese.
Quindi sono 31 lingue per i libri e 15 per i film. I due elenchi non sono uguali perché i film li vedrò se mi piacerà la lingua mentre per i libri sono interessato anche al libro in sé e per aspetti culturali. I libri saranno anche di grammatica. Non c’è limite al numero di libri e film per lingua. Se troverò altre lingue di mio gradimento le aggiungerò alla lista.
Al momento ho:
Libri: Gardens of the Moon di Erikson, una raccolto di poesi di E.A.Poe, Canto di Natale di Dickens e Norwegian Wood di Murakami in inglese; Angeli e demoni di Dan Brown, A sud della frontiera a ovest del sole di Murakami e una raccolta di poesi di Prevert in francese; libri di grammatica in latino; la Repubblica di Platone in greco antico, alcuni manga in giapponese.
Film: devo fare l’elenco dei dvd che possiedo ma sono certo di averne molti in inglese; Il castello errante di howl e i primi episodi di City Hunter in giapponese; due film di Jackie Chan in cinese (lingua che però non esiste e credo sia invece cantonese) russo e spagnolo; due dvd di scrubs in spagnolo, tedesco e francese; La Spada nella Roccia che oltre a italiano e inglese a pure tedesco, ebraico e turco e la serie (purtroppo non completa di Planet Survival in arabo del golfo
Libri: 5 su 31 Film: 9 su 15+1
Ho controllato anche i sottotitoli presenti sui dvd e sono: inglese, tedesco,ebraico, turco, spagnolo, portoghese, ceco, danese, finlandese, greco, islandese, norvegese, polacco, svedese, ungherese, russo, arabo, francese, olandese ed ebraico. I sottotitoli non li conterò per nessuna colleziona.
Parole tedesche che conosco
Non ricordo dove o quando, ma pochi mesi fa, mentre stavo servando in rete, ho letto un articolo scritto da una poliglotta che suggeriva di fare una lista di tutte le parole conosciute della lingua che lo studente aveva intenzione di studiare.
E’ interessante notare che anche se non studio il tedesco è possibile anche per me fare una lista solo ricordando i miei studi a scuola
Ovviamente non conosco lo spelling corretto
Ja (si)
Nein (no)
Fuhrer
Jawol (capito)
Detectiv (detective Conan)
Bundestag (il parlamento della Germania)
Reich (impero)
Wurstel
Strudel
Heinenken (questa è scuola di vita)
Sitz (riferito a cane pernso signifi “sta’ zitto e siediti!”)
Polizei (polizia)
Suppongo che tutte le parole inglesi che teminano in -tion sono anche tedesce, ma non sono abbastanza sicuro per aggiungerle alla mia lista (sono troppo pigro).
Lo scopo di questa lista, per uno studente, è di vedere i progressi degli studi dopo qualche tempo e poi andare a un bar per bere una bottiglia di Heineken.
Queste liste indicano il numero delle parole straniere che è possibile incontrare senza fara alcun corso, soltanto leggendo, guardando la tv o bevendo.
After Dark – Haruki Murakami
Premessa: se qualcuna vuole leggere questo commento sappia che potrebbe rovinarsi alcune parti del libro.
Questo libriccino di sole 178 pagine è ambientato a Tokyo di Notte. La storia inizia in un love hotel (hotel dove si va a fare sesso e che offrono diversi ambienti stuzzicanti) dove una giovane prostituta cinese viene picchiata dal suo cliente. La proprietaria del love hotel, Kaoru, non riesce a comunicare con lei, ma in suo aiuto arriva Takahashi (che prova con il suo gruppo lì vicino) che le porta Mari, una giovane studentessa di cinese conosciuta in un fast food.
Non sono mai stato bravo a riassumere i libri. In un libro ci sono così tante cose che trovo assurdo tentare di condensarle in cinque righe. Per fortuna ibs offre una sunto migliore, ma non è questo problema. In After Dark c’è così poca sostanza che non riesco a descriverne la trama.
Non sono un idiota. Quando compro un libro cerco di farmelo piacere e non amo parlare male delle persone e dei loro libri. Sempre su ibs ho trovato solo recensioni entusiaste e inizio a pensare di essere nel torto ma se dovessi riassumere questo libro in poche parole direi che è inutile e pieno di stereotipo.
Gli elementi del libro sono: la notte, i personaggi, un elemento onirico, il narratore, l’approfondimento psicologico.
La notte: Ho letto commenti in cui la notte è vista come protagonista, altri che richiamano il sottile confine tra reale e irreale, tra luce e buio. In realtà la notte è solo la notte: non porta messaggi, non insegna nulla, non influenza i personaggi in particolar modo. In alcune scene non sembra neppure che sia notte. L’unica cosa interessante è che ogni capitolo è ambientato in un’ora della notte.
Tanti personaggi e tanti stereotipi:
Kaoru, gestrice del love hotel è un ex-lottratrice che si è ferita. Tutte le donne che fanno attletica devono essere brutte; senza seno; senza un cane che se le pigli; basta il minimo infortunio per rovinarle la carriera; sono donne e quindi troppo stupide per trovare un lavoro decente; sembrano cattive, ma invece sono buone. In un solo personaggio Murakami offre alcune degli stereotipi più odiosi che esistano. Kaoru è inutile, compare in poche scene, fa una telefonata e poi scompare.
La mignotta cinese non parla il giapponese, viene fregata da chi le aveva promesso un nuovo mondo, e nel libro passa un brutto quarto d’ora. L’unica cosa interessante è che è bella, ma per il resto è più inutile di un vaso rotto. Tutto il libro parte dal fatto che lei viene picchiata perché le vengono le mestruazioni e Kaoru spiegherà che succede a molte prostitute facendo scende il suo livello di utilità sotto lo zero.
Shirakawa è un tecnico informatico che lavorando sempre di notte voleva farsi un scopatina. Il poveraccio si ritrova la mignotta di prima e arrabbiato la picchia. Per questo (visto che Kaoru non sa farsi gli affari suoi) verrà cercato dalla mafia cinese. E’ l’unico personaggio potenzialmente interessante ma Murakami lo descrive solo mentre lavora e a casa. La mano gli fa male, però non s’indaga sui motivi del suo gesto. Murakami fa risaltare il corpo sudato di Shirakawa mentre fa gli addominali. Come dovrei sentirmi, io lettore, di fronte a questa descrizione? E’ giustificabile se Murakami è gay o puntava, quando scrisse il libro, alle donne e agli omosessuali (del resto a me avrebbe fatto piacere se al posto di Shirakawa ci fosse stata una donna) sennò prende semplicemente in giro il lettore.
Tizio mafioso. Egli è il classico mafioso: brutto, in moto, vestiti dark, sempre incazzato pur non dandolo a vedere. Compare per cinque righe, poi in moto a un incrocio e infine telefona due volte a Shirakawa, ma questi ha lasciato di proposito il cellulare al supermercato.
Komugi è una collega di Kaoru. Lavorando in un love hotel deve per forza avere qualcosa che non va e racconta il suo noioso passato a Mari. Mari le chiede perché si confida con una sconosciuta invece che con le sue colleghe e lei le risponde che non sa spiegarlo (più marionetta di così che si vuole?)
Eri è la sorella di Mari. E’ molto bella; tanto bella da essere deficiente come la regola vuole che siano tutte le modelle. Per cause sconosciute dorme da mesi (ma non è in coma). La sua inutilità è memorabile
Takahashi è un giovane che suona il trombono (credo) col suo gruppo, sa qualcosa di informatica e aiuta Kaoru a volte. Si prende una cotta per Mari, ma questa non ci sta. E’ l’unico con un passato interessante, peccato che il personaggio sia molto noioso.
Mari è la protagonista più inutile che mi sia mai capitata. Essendo sua sorella modella, lei è apatica, stitica, non la vuole nessuno, non ha un rapporto coi genitori, invidia la sorella e la sua sola fuga dal gas e scappare all’estero. Per tutto il libro non fa che lamentarsi del mancato rapporto di affetto con Eri, ma per fortuna gli altri protagonisti che la incoroggiano e lei capisce che il gas non è la soluzione, ma che ci sono pure le corde. L’unica scena decente con Mari poteva essere il rapporto incestuoso con la sorella dormiente, ma si limita a un accenno di pomiciata (si dà più spazio ai muscoli scolpiti di Shirakawa.
Ogni libro di Murakami sembra avere un elemento onirico. In questo credo si tratti del fatto che Eri si sveglia in una stanza che non è la sua, spiata attraverso un televisore da uno che non si vede. Non si sa cosa sia successo a Eri, non si sa come sia finita in un altra stanza, non si sa chi la spia e non si sa cme alla fine faccia a tornare a casa sua. Ciò che resta al lettore è solo la noia.
L’unico elemento decente del libro è il narratore. E’ come se questi fosse un regista e il lettore stesse accanto a lui durante le riprese. Mi è piaciuto l’effetto. Murakami, tramite il narratore cerca di coinvolgere i lettori dicendo quello che si dovrebbe fare per aiutare i protagonisti, ma chiarisce che non si può fare nulla a parte guardare. E’ una cosa carina… ma dopo dieci volte che ti ripete le stesse cose uno non può fare che rompersi! Questo tipo di narratore è servito solo a descrivere la storia di Eri. Un narratore normale avvrebbe liquidato il tutto in una riga: “Eri sta dormendo.” Murakami invece, per annoiare, descrive tantissime cose inutili e, cosa ancor più grave, lo fa più di una volta.
La storia si svolge nell’arco di una notte, quindi nessun protagonista evolve; nessuno risolve i suoi problemi; nessuno impara qualcosa (a parte Mari che scopre la nobile arte della masturbazione).
Ciò che più dà fastidio è il fatto che Murakami tratta il lettore come un idiota. Verso la fine del libro Takahashi, casualmente entra nello stesso supermercato in cui era entrato Shirakawa e, sempre casualmente, risponde al suo telefonino giusto per venir minacciato dal mafioso che è così idiota da non capire con chi sta parlando (però per qualche motivo conose il numero).Utilità della scena? Zero. Poco dopo Murakami descrive il commesso che risponde al telefonino e che viene nuovamente minacciato (i mafiosi non sanno riconoscere due voci differenti).
E’ un peccato. Di Murakami ho letto anche “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” che pur avendo un finale idiota (che prende in giro il lettore) è molto interessante, ben scritto e che fa venir voglia di leggere altro dell’autore.
Di Murakami ho anche “Norwegian Wood” in inglese e ” A sud della frontieta, a ovest del sole”. Spero di poterlo rivalutare.
La vita dei nord-coreani e la ricerca della pace nel mondo
Purtroppo, ogni volta che la Corea del nord esce dal suo guscio isolazionista il mondo è scosso dalla paura di una guerra. Nonostante essa possa essere considerata la spina nel fianco dell’Occidente in tv non si parla molto di questo paese (o almeno non si dice nulla di buono). Wikipedia aiuta a informarsi al riguardo, ma a me interessa vedere con i miei occhi i paesi che m’interessano. In attesa del viaggio, NatGeo Adnventures (canale 404 di Sky) è venuto in mio aiuto col programma “Non dire a mia madre che…” di Diego Bunuel, il quale va nei paesi meno gettonatonati dai turisti per conoscere nuove realtà, mostrare nuove culture e tutte le altre belle cose che si possono dire di un programma educativo.
Sfortunatamente mi sono perso i primi 20 min (su 50 totali) ma mi sono fatto lo stesso un’idea. Per cominciare, ogni turista (russi e cinesi, per la maggior parte) viene accompagnato da due-tre guardie armate, con lo scopo più di controllare il turista stesso più che proteggerlo, e da una guida che parla la sua lingua. Immagino che maggiori controlli ricevano coloro che si portano dietro la telecamera, ma è anche ipotizzabile che russi e asiatici abbiano più possibilità di manovra e di poter dialogare con i coreani. Gli occidentali non sono visti bene e durante il suo viaggio uno ha anche colpito la telecamera perchè pensava che la troupe fosse americana. A causa di questi limiti (mi chiedo anche se ci siano particolari pressioni sulle guide o se queste si limitino a non rispondere a certe domande) il servizio non è stato ottimo e mi sembra che Diego si trattenesse per non urtare i coreani. In un pezzo va a visitare una casa coreana (dopo aver soggiornato in quello che dovrebbe essere un alloggio di lusso i stile sovietico) e si meraviglia della pulizia chiedendo se i proprietari sono stati informati del suo arrivo.
Mi sembra che il problema dei coreani non sia tanto il regime (almeno nel servizio non si lamentano del governo, bensì degli americani) ma la loro mancanza d’informazioni. Stando a wikipedia, la costituzione coreana professa la libertà di stampa anche se alla fine non è così. Questo controllo così massiccio dell’informazione fa sì che la realtà per i coreani sia quella espressa dai giornali, alimentando l’odio verso gli americani e il mondo esterno. Se poi aggiungiamo che ogni attacco al governo si ripercuote sui cittadini (come sempre) non stupisce che quello che spaccia il partito venga preso per verità. I nord coreani mancano d’informazione e vivono nella paura e nell’odio. Per fare un esempio, nel fine settimana le famiglie vanno al poligono di tiro a esercitarsi in vista della guerra che sarà portata dagli americani; un altro goco che fanno è bendarsi, correre con un mazza e colpire delle sagome che variano dai politici ai simboli delle altre nazioni.
C’è una sola coalizione (Partito democratico per la riunificazione della patria) e per iscriversi (secondo le parole di una guardia) bisogna far parte dell’elite. Se sei nel partito sei dell’elite; se sei dell’elite la tua vita è il partito; se la tua vita è il partito lo è anche la tua libertà.
E’ questa mancanza di libertà il grande male della Corea del Nord. So pochissimo della Corea e conosco ancor meno la Corea del Nord, ma l’astio dell’America e dellEuropa mi sembra peggiori solo la situazione in un circolo vizioso a cui è difficile por fine. Non dico di fare spallucce di fronte alle provocazioni, ma se la Corea del Nord iniziasse davvero una guerra chi starebbe dalla sua parte? Chi sarebbe mai disposto a rischiare così tanto?
Diamo uno sguardo al passato e poi al presente, all’Iraq, all’Iran, a Israele e a tutti quei posti dove i conflitti si potraggono da anni. La guerra, la violenza, gli embarghi e i trattati hanno mai risolto i problemi? La Corea del Nord fa i test nucleari, l’Iran attacca i manifestanti, l’America calpesta i diritti degli altri paesi ecc. ecc. La terra conta 6 miliardi di persone, ma se si presta attenzione ai giornali e ai politici sembra esistono solo entità astratte con i nomi degli stati. I problemi internazionali non sono causati dalle persone, ma dai governi. Chi ci rimette sono sempre le persone che finiscono col covare l’odio che dà forza ai governi. La risposta non è la guerra, non è l’odio, non è la paura e non è la politica. La pace non può avere le sua fondamenta dell’odio. La risposta è nel dialogo. E’ una cosa così semplice da sembrare sbagliata, solo che non lo è.
I coreani del nord vogliono riunificare la Corea? Da quel poco che so è così. Bisogna riuscire a far incontrare loro con i coreani del sud facendo incotrare due diverse mentalità, ma al contempo lo stesso popolo. Sì può solo immaginare cosa ne verrebbe fuori, ma credo che all’apertura seguirebbero diverse opinioni circa la politica, nuove idee per gestire l’economia, possibilità d’espressione per i giornalisti, instabilità iniziale e infine il miglioramento delle relazioni internazionali. IQualunque regime, anche il più repressessivo, neccessità di una base di consenso perché nessun esercito può sconfiggere un’intera nazione in rivolta e prima di essere tali i militari sono uomini. Il cambiamento portato dall’apertura alle nuove idee potrebbe davvero cambiare le cose e certamente sarebbe più utile degli embraghi e dei messaggi dei politici che forse non sanno nemmeno dove si trova la Corea.
Su google trovo solo notizie sulla poltica aggressiva della Corea del Nord, ma mi piacerebbe trovare anche persone che cercano il dialogo e si interessano ai coreani. La storia, la cultura, la politica e le donne (soprattutto le donne) sono un grande stimolo a informarsi e anche a studiare una lingua nuova. Ci sono ancora tante cose che non conosco e devo darmi da fare (avessi i soldi…).
Che lingua parlano i norvegesi?
Io non parlo norvegese, non lo studio e non conosco nessun norvegese eppure ho cominciato a informarmi dopo aver letto questo post .
Gli italiani parlano l’italiano, i francesi il francese, i brasiliani il portoghese (brasiliano) ecc. quindi i norvegesi dovrebbero parlare il norvegese, giusto? Invece no.
Ho letto decine di post sull’argomento e spulciato un po’ wikipedia prima di scrivere qui le mie opinioni.
Per cominciare, dal 1536 Norvegia e Danimarca sono stati un unico regno fino al 1814 e dopo c’è stata l’unione con la Svezia. Ciò a fatto sì che norvegese, svedese e danese siano lingue mutualmente intellegibili,con la conseguenza che i norvegesi possono conversare con uno svedese o un danese e riuscire a capirsi a vicenda.
Quando Norvegia e Danimarca erano unite il danese scritto veniva usato nei documenti ufficiali e quello parlato veniva usato dall’elite nelle occasioni ufficiali per poi cominciare a essere usato come lingua quotidiana. E’ proprio grazie a questa influenza che chi parla norvegese riesce a capire pure il danese.
Da qui bisogna dividere l’argomento in due: norvegese scritto e parlato.
Il norvegese parlato non esiste. Quello che viene insegnato è il dialetto usato nella zona sud-orientale (immagino la più importante dal punto di vista economico e politico). Nel resto della Norvegia ogni regione ha il proprio dialetto; alcuni dei quali sono simili tra loro mentre altri molto diversi (come in Italia). I norvegesi sembrano essere molto legati alla loro identità regionale e non gli piace che il loro dialetto venga definito tale; allo stesso tempo sono in imbarazzo quando non si capiscono tra loro. Lo studente che studia il norvegese deve quindi essere cosciente che in caso andasse in Norvegia potrebbe trovarsi a disagio di fronte a una tale varietà di dialetti. Quello che non ho capito è quale dialetto viene usato dalla tv e dalla radio, ma immagino che nei programmi nazionali venga usato quello orientale mentre i dialetti siano usati per quelli locali.
Il norvegese scritto è una questione ancora più complessa. Per semplificare, ci sono due forme scritte: il bokmal (lingua del libro) e il Nynorsk (nuovo norvegese). La difficoltà principale che ho riscontrato è che pur essendo due forme scritte della stessa lingua (quindi utilizzabili per qualunque dialetto) , vengono considerate come due lingue differenti, con pronuncia e grammatica proprie e putroppo non sono riuscito a chiarire questo punto.
Il Nynorsk è frutto del lavoro di Ivar Aasen che nel 1840 si è messo in viaggio per analizzare i vari dialetti e trovarne gli elementi comuni e/o migliori per separare la lingua dal danese e svedese. Il Nynorsk è usato da poco più del 10% della popolazione mentre il resto usa il Bokmal.
Il Bokmal deriva dal danese scritto, è stato adottato nel 1907 ed è usato dalla maggior parte della popolazione e dalla quasi totalità delle pubblicazioni.
La scelta tra Nynorsk e Bokmal ha anche motivazioni nazionalistiche e a lungo si è dibattuto sulla questione arrivando al punto che si è preferito lasciar decidere alle varie regioni. C’è stato un tentativo di avvicinare entrambi nel Samnorsk ma l’esperimento è fallito con l’effetto di creare nuove varietà come il Riksmal (più conservativo del Bokmal) e l’ Høgnorsk che è pià conservativo del Nynorsk.
Ogni municipalità può scegliere di usare il nynorsk o il bokmal, avendo però l’obbligo di insegnarli entrambi nelle scuole . Le scuole in genere usano la lingua della municipalità ma comunque si fa un referendum nel distretto scolastico. Alcune municipalità sono neutrali, ma sembrano preferire il bokmal.
Non mi è chiaro ogni quanto una municipalità decida quale lingua usare, ma non credo ci siano ripetuti cambiamenti (sennò gli studenti non capirebbero più nulla a scuola).
Chi si appresta a studiare il norvegese può spaventarsi di fronte a tutto ciò, ma alla fine lo studio del dialetto orientale è quasi obbligato dalla maggior quantità di materiale e lo stesso si può dire per il bokmal che è usato dalla maggior parte dei norvegesi.Una volta imparato il norvegese “standard” chi lo vorrà potra approfondire lo studio del nynorsk e magari imparare un dialetto.
Questo post è un po’ impreciso e non mira a dare risposte esaustive (anche perché non ne ho trovate su internet) ma ha l’intento di mostrare le difficoltà che qualunque studente dovrà affrontare. Le informazioni più complete le ho trovate su Wiki (come sempre), ma nella pagina inglese visto che quella italiana è piuttosto povera di contenuti.
I problemi che ho riscontrato col norvegese non sono un caso unico: i cinesi, gli arabi e gli indiani sono messi molto peggio.
Alla fine tutto dipende dallo studente e da quello che vuole. Nulla gli vieta di lasciar stare il bokmal è concentrarsi solo sul nynorsk o su un dialetto, basta che sia motivato e cosciente della scarsità di materiale a disposizione. In fondo ogni lingua merita di essere imparata e le difficoltà iniziali rendono solo più eccitante la sfida.
Imparare una lingua come i bambini.
Che si possa imparare una lingua senza aprire un solo libro scolastico di grammatica non è impossibile, bensì se ne ha una dimostrazione ovunque si vada: i bambini imparano a parlare senza libri.
Che questo possa farlo pure un adulto è dimostrato dal successo del tizio (non ricorderò mai il nome) che scrive sul sito www.ajatt.com da quello del Norsk Experiment e dalle esperienze di altre persone. Io medesimo sono d’accordo col loro metodo, anche se cerco di correggerlo.
Tra l’altro, se un bambino ci riesce, non dovrebbero esserci problemi per un adulto, giusto? Eppure sono convinto che non basti. I bambini, oltre che odiosi quando sono svegli, sono anche avvantaggiati nel loro apprendimento.
Per cominciare un domanda: Come imparano i bambini?
I bambini sono immersi nella lingua tutto il giorno ed è proprio questa esposizione a consentirgli di padroneggiare la lingua. Che la grammatica (da sola) non serva è dimostrato dagli inutili anni passati a scuola e non dimentichiamo che uno dei metodi migliori usati da sempre è quello di andare a vivere per un po’ di tempo in un paese straniero (full immersion).
Ma i bambini e la full immersion hanno qualcosa di magico? No.
Per cominciare, i bambini non passano tutto il loro tempo immersi nella lingua. Il loro tempo lo passano a dormire, mangiare, ca@@ e strillare. Quando poi sono svegli sono circondati solo dai parenti (il 90 % del tempo dai genitori). Ne viene che l’esposizione è limitata: solo le frasi pronunciate dai parenti. Lo prova il fatto che nessuno mette un neonato davanti a youtube o alla televisione (o almeno non si dovrebbe fare così).
Il motivo del loro successo è che il poco tempo che passano a contatto con la lingua è fruttuoso:
1. Non hanno niente nel loro cervello, quindi sono come una spugna.
2. I genitori parlano di fronte a loro e dritto negli occhi.
Per il primo punto, i bambini hanno necessità di sapere e il loro primo bisogno e sapere chi sono quei due tizi che gli stanno sempre attorno. Non stupisce infatti che tra le prime parole ci siano sempre “mamma” e “papà” e non “E=mc^2” oppure “Nel bel mezzo del cammin di nostra vita”.
Nel secondo punto c’è il segreto del successo. I genitori parlono molto con i loro figli, ma soprattutto parlano lentamente. Non esiste genitore che dica a un neonato “ Peppiniello, e alza sta cazzo di musica! E ogni cinque minuti, un brindisi cordiale…” (quanto amo Aldo, Giovanni e Giacomo). I genitori invece usano frasi semplici, brevi, le accompagnano con gesti, con espressioni del viso e, soprattutto, le ripetono molte volte. Questo fa sì che il bambino inizi a capire il linguaggio e poi a parlare.
Un elemento cruciale è che i genitori guardano negli occhi figli e, così facendo, consentono loro di apprendere l’esatto movimento delle labbra (il resto lo fa il cervello) per riprodurre i suoni.
Dopo circa un anno il bambino dirà la sua prima parola. Ancora non capisce la lingua e sbaglia la pronuncia, ma dopo anni riuscirà a parlare.
Se con “imparare come i bambini” si intende quello che ho scritto sopra, allora sbaglia perché tutti coloro che si ispirano a loro usano diversi mezzi per imparare (tv, podcast, musica, libri ecc.). Se invece si intende la base – esposizione costante senza ausilio dei libri di grammatica – allora hanno ragione, ma peccano in un piccolo ma importantissimo punto. Loro non hanno un insegnante che gli spieghi le regole grammaticali (questo lo spiegherò dopo) e che parli per loro.
Fino a sei anni nessun bambino vede un libro di grammatica ma i genitori (e chi gli sta intorno) correggono gli errori di grammatica più comuni (me e mi assieme non si dicono; usa un tono più rispettoso con chi incontri la prima volta ecc.).
Quando chi rifiuta i libri di grammatica afferma di poter imparare la lingua come i madrelingua, fa un grosso errore: Nelle discussioni di tutti i giorni si usa un ristretto numero di parole e di espressioni. E’ per questo che i bambini intervistati in tv fanno sempre una figura pessima: l’esposizione quotidiana non basta, ma va integrata con altri mezzi. Nella lingua italiana il passato remoto e il trapassato non vengono usati quasi più e se non fosse per i libri chissà quanto ci metterebbero a scomparire del tutto.
E’ importantissimo integrare l’esposizione orale con altro materiale: che sia un libro a sostituzione di un insegnante, un film a sostituzione dei genitori ecc.
Avvicinare chi conosciamo ai fumetti
Chiunque sia appassionato di fumetti è circondato da gente ostile. In primo luogo ci stanno i parenti che non capiscono la tua passione e preferirebbero passassi le ore a leggere mattoni di cui non t’importa nulla e poi, in una mega insieme, ci sono tutti gli altri; persone che magari incontri solo una volta in tutta la tua vita ma che se per disgrazia scoprono la tua passione inclinano lievemente la testa e ti chiedono “Leggi i fumetti?” con un fastidiosissimo sorriso di superiotà misto a pietà, con il pensiero che va a Topolino, Dragonball e ai Teletubbies. Questo perché in Italia si sputa sull’arte e i fumetti e i cartoni sono visti come qualcosa adatto solo ai bambini per tenerli buoni. Se poi il soggetto del disprezzo viene dal Giappone (o comunque da qualunque paese non occidentale) il sorriso di superiorità si miscela a un nauseabondo sentimento di superiorità razziale culturale che purtroppo c’è pure a scuola.
Ricorderò sempre il giorno in cui la mia prof delle superiori di inglese (che mi a sempre odiato venendo ricambiata) mi chiese “Ma non sono violenti?” con il sottotitolo “Grandissimo cretino, leggi quelle porcate?”.
In tanti anni ho fatto pochi proseliti. Questo è dovuto al fatto che sono asociale, ma tutte le volte che c’ho provato sono riuscito nel mio intento. Chiunque sia appassionato di fumetti e cartoni (o comunque di qualunque forma d’arte sottovalutata) dovrebbe provare a convincere gli altri non di avere ragione, ma che anche loro c’è l’hanno. Infatti, il metodo migliore per avvalorare le proprie tesi e cercare di confutarle usando gli stessi argomenti di chi ci attacca.
Chi disprezza cartoni e fumetti usa sempre tre argomenti (mancanza di cultura e anche di originalità, oserei dire): sono roba per bambini; sono violenti; sono disegnati male.
Ora, io mi riferisco ad anime e manga, ma con alcune modifiche il discorso lo si può applicare ad ogni fumetto. Inoltre tutte le critiche vengono rivolte ai cartoni quindi bisogna difendere loro e poi parlare di fumetti
Prima di tutto però bisogna chiarire una cosa: colui che ci sta di fronte è disposto a cambiare idea, o almeno fare un tentativo? Se la risposta è sì siamo a cavallo, ma se è no non c’è molto da fare.
Quando ci dicono che i cartoni sono roba per bambini gli si dà ragione. In Italia arrivano al 90% solo cartoni per bambini perché sono loro a mettersi davanti alla tv a vederli. Si spiega poi che i cartoni sono in realtà rivolti non solo ai bambini, ma anche agli adolescenti e agli adulti; solo che questi cartoni vengono trasmessi da MTV e le reti a pagamento
La seconda critica è che sono violenti e di conseguenza non insegnano nulla. Anche qui gli si dà ragione perché Kenshiro, L’uomo tigre, One Piece, DragonBall, Naruto ecc. sono pieni di azione e a un bambino non andrebbero fatti vedere (anche se Kenshiro lo guardavo anche da piccolo). Si deve però spiegare che questi cartoni violenti in Giappone sono destinati a un pubblico di adolescenti, che già conoscono la violenza, sanno distinguere la finzione dalla realtà e il giusto dallo sbagliato (si spera). Questi cartoni violenti su Italia 1 erroneamente vengono intesi come adatti ai bambini e quindi sono soggetti a censure e critiche. Si spiega poi che la violenza non è in tutti i cartoni e si fanno gli esempi: Heidi, Remì, Anna dai capelli Rossi non sono violenti, bensì educativi e sono tratti da romanzi occidentali; Conosciamoci un po’ e gli altri dello stesso tipo sono i cartoni più istruttivi che ci siano perché spaziano dalla scienza alla storia toccando diversi campi; ci sono cartoni sullo sport, sulla storia, sulle arti, sulla cucina, sulla politica, sul sesso (questo forse è meglio non dirlo) ecc. Si spiega che i cartoni e fumetti sono così tanti che tutti possono goderne con la certezza di trovare qualcosa di proprio gusto.
Il terzo argomento è che sono disegnati male. In questo caso si chiedono dei cartoni di riferimento. In base alla risposta si può spiegare che nel periodo in cui sono stati realizzati si usana certe tecniche e stili, o che comunque ci sono tantissimi disegnatori e che ognuno a uno stile diverso o infine (se si prendono in esame caratteristiche come le figure stilizzate o gli occhioni) si tenta un discorso più complesso parlando dell’influenza di Tezuka (che a sua volta si ispirò a Disney), specificando che si sono autori che per stile sono molto realistici: tutto dipende dai cartoni di cui si parla. Il nome di Tezuka viene sempre fuori indirettamente. Posto che chi critica i cartoni non lo conosce, molto spesso vengono criticati cartoni tratti da fumetti di autori che sono stati influenzati da lui. Questa mia argomentazione è la più debole perché l’ho riscontrata solo su internet e nella vita reale non mi sono mai trovato a difendere uno stile di disegno.
Chiariti questi punti si fanno intanto i complimenti a chi ci è stato ad ascoltare perché ha dimostrato apertura mentale e maturità, e poi gli si chiede se vuole provare a vedere un cartone o a leggere un fumetto che possa piacergli. Se risponde affermativamente arriva la parte cruciale perché se si sbaglia a scegliere si compie un grave danno. Occorre tenere presente la fascia d’ètà, i gusti e i dubbi rimasti, ma per fortuna su internet è facile trovare consigli.
E’ inutile che chi è appassionato di cartoni e fumetti (ma questo vale per tutte le passioni) rimanga chiuso in se stesso e che mostri la sua passione solo con chi la condivide già. Si deve tentare di allargare l’orrizzonte della gente. Se gli altri sono ben disposti non ci si deve tirare indietro, mentre se non gliene importa nulla di provare qualcosa di nuovo si deve comunque tentare di chiarire i propri punti di vista. La colpa, però, ce l’hanno pure le case editrici nostrane che non fanno nulla per allargare il mercato limitandosi a fare pubblicità alle convention e sui siti.
Audiobook gratis in francese
Tra le cose che apprezzo c’è l’impegno nel diffondere la cultura e se non devo pagare per usufruirne è anche meglio.
Sarà colpa di Sarkozy ma su internet non si trova molto in francese (capisci a me) o forse sono io che non trovo nulla di interessante. Fortunatamente ho scoperto il fantastico sito Litteratureaudio interamente dedicato agli audiobook in francese.
Il lavoro è frutto di un gruppo di persone che offre gratis molti audiobook (più di 800) di ottima qualità. Ci sono le musiche, le voci sono gradevoli e non si sentono rumori fastidiosi di sottofondo. E’ pur sempre amatariole, però, c’è una sola persona per libro che cerca di fare diverse voci e a volte l’audio non è perfetto. Ho riscontratto anche un problema circa il testo: pochissime volte la parola pronunciata differisce da quella del testo per una sillaba lasciando il dubbio se sia il lettore a sbagliare o il testo ad avere un refuso. Gli autori delle opere sono tutti morti da quasi un secolo e le opere di riferimento sono tutte online (specialmente su wiki).
Visto che il francese è la lingua più facile per gli italiani da imparare, accedendo al sito si possono subito imparare diverse parole.
In alto nella hompage c’è il nome del sito e a destra la scritta “Livres audio gratuits à écouter et télécharger” (libri/audio(gratuiti/da/ascoltare/e/scaricare) seguita, subito sotto dalle pagine “Accueil, Notre Association, Nous Aider, Nous contacter, Livre d’or, Forums, Aide” (la pagina principale, l’associatione, come aiutarli, contattarli, libro d’oro, forum, aiuto).
Sul lato destro, a scendere, troviamo: rechercher, notre bibliothèque, genres, recevoir les nouveautés, podcast et RSS, périodes, auteurs, régions et pays, mots-clés, derniers commentaires, sur le forums, top 10 livres audio, liens e partenariats (cercare, la nostra biblioteca, generi, ricevere le novità, podcast e RSS -non so cos’è l’ RSS-, periodi, autori, regioni e paesi, parole-chiave, ultimi commenti, su i forum, top 10 audiobook, link e partners).
A sinistra il primo post ci informa che il sito ha superato gli 800 audiobook mentre il secondo propone delle classifiche per aiutare il visitatore a decidersi.
Scendendo ci sono i post dei vari audiobook. I post sono ridotti e alla fine di ognuno c’è la scritta “voir la page complète de ce livre audio” (visionare la pagina completa di questo audiobook).
Una volta cliccato (prendo la pagine dell’audiobook che sto usando) si apre la pagina completa. Sotto il titolo c’è scritto “Livre audio gratuit posté le 26 juin 2008″ (Audiobook gratuito pubblicato il 26 Giugno 2008) con accanto il numero dei commenti. Sotto c’è “donneuse de voix, durée e genre” (donatrice della voce, durata e genere). Segue la trama la trama e i link per i download: écouter un extrait, télécharger le Tome … de ce livre audio, télécharger ce livre audio par chapitres (ascoltare un estratto, scaricare il tomo… di questo audiobook, scaricare questo audiobook per capitoli).
Dopo tutto ciò si trova: à propos de ce livre, pour aller plus loin, références musicales, consulter la version texte de ce livre, poser une question sur ce texte sur nos forums e rechercher (a proposito di questo libro, per andare più lontano, riferimenti musicali, consultare la versione testuale del libro, porre una domanda sul testo sui nostri forum e cercare)
Alla fine di tutto ciò ci sono i vari commenti.
Xinjiang, questa sconosciuta regione.
Degli scontri tra musulmani e cinesi in Cina avvenuti negli ultimi giorni ne hanno parlato tutti i giornali e telegiornali del mondo, compresi quelli italiani che come al solito (i telegiornali) non è che abbiano spiegato poi molto.
Se fossi uno che non sa nulla della Cina mi chiederei cosa accidententi ci facciano lì dei musulmani e mi chiederei pure quale sia mai la causa di questi scontri (quella originaria, non quella dell’ultimo avvenimento).
Per cominciare c’è da dire che i cinesi sono come la lingua cinese: non esistono. In Cina ci sono numerose etnie e quelli che comunemente vengono subito identificati come cinesi sono i cinesi Han. A sud si trovano altre etnie, dai tratti somatici più simili ai tailandesi, vietnamiti ecc. A ovest abbiamo invece la regione dello Xinjiang, abitata al 45 % dall’etnia degli Uiguri. Gli Uguri sono di etnia turcofona, usano il turco come lingua, le insegne dei negozi sono scritte in arabo e sono repressi dai cinesi (han).
La regione dello Xinjiang dagli Uiguri viene chiamata Uiguristan o anche Turkestan Orientale. Il nome attuale significa “nuova frontiera”, è una regione che è stata conquistata e chiamarla in altro modo significa finire in carcere.
Gli scontri di questi giorni non sono altro che la punta di un iceberg. Chi non abita in città è costretto a vivere in povertà (già la vista delle zone più vicine alla capitale della regione Urumqi fa accapponare la pelle) non perché il governo è cattivo, ma perché chi abita in Cina deve parlare il cinese. Chi non sa il cinese non trova lavoro, ma se già la regione è povera le possibilità di apprendere la lingua sono prossime allo zero e in molti sono analfabeti e si sostengono con l’agricoltura non certo florida.
Il fatto che tutti debbano conoscere il mandarino è comprensibile e vanno bene gli sforzi del governo per insegnarlo. Però, da un lato ci sono le evidentissime difficoltà di insegnamento in regioni povere e dall’altro c’è la convinzione degli uiguri che questa sia una manovra con lo scopo nascosto di far scomparire la loro cultura.
Gli uiguri lottano per i loro diritti e la loro indipendenza. Quando cercano di andare contro il governo, anche per le minime cose, quasi certamente finiscono in carcere. In molti sono emigrati nei paesi vicini e ancora vivono con la costante paura di venir scoperti da spie cinesi. Il governo dal canto suo accusa gli uiguri di essere causa di tutti i problemi, di estremismo e terrorismo e il pensiero non può non andare all’attentato avvenuto pochi giorni prima delle Olimpiadi del 2008 ai danni di una centrale di polizia.
Gli uiguri accusano il governo, quest risponde, loro rispondono in modo violento e il governo pure usando le loro azioni come giustificazioni. Io non voglio andare contro il governo cinese ad ogni costo (ammetto di odiarlo) ma se si usa la repressione contro chi lotta per i propri diritti e salvaguardare la propria cultura è normale che la risposta sarà la violenza.
La lotta per i diritti e la cultura è accompagnata da quella per l’indipendenza. La regione un tempo era libera e alcuni uiguri vogliono l’indipendenza. Per quanto si possa provare simpatia per loro si deve però ammettere che è una causa persa. Prima di tutto il governo non vorrà mai rinunciare alle risorse minerarie e di gas del territorie e poi l’eventuale indipendenza poterebbe più guai che benefici.
Il governo ha favorito lo spostamento dei cinesi Han e se gli uiguri sono il 45 % questi ultimi sono il 40 % della popolazione (più altri popoli). Se si ottenesse l’indipendenza i problemi tra le due etnie crescebbero a tal punto da far sembrare gli scontri di questi giorni come un gioco tra ragazzini.
La soluzione dei problemi dello Xinjiang è (come sempre) la mancanza di pace. Le diverse etnie devono cooperare per il bene comune e il governo deve rispettare i diritti di tutti.
Tutto quello che so sulla questione viene da un documentario mandato in onda su Sky dal canale Current TV. Il documentario è ambientato alcuni anni fa e non so se nel frattempo le cose siano migliorate o peggiorate, anche se opto per la seconda opzione.