E’ dura riprendersi da un fallimento e ricominciare a lottare

Il mio periodo di crisi ancora non è finito. Ci sono tante cose che voglio fare, poco tempo per farle e poca voglia di lottare. Ciò che ne risente di più e la mia carriera universitaria. Questo mese dovevo darmi Filosofia Politica e non ce l’ho fatta. Non solo non ho studiato abbastanza, ma non ho nemmeno finito la materia. Un fallimento totale. Se prima sapevo di dover cambiare molte cose, adesso questa certezza mi ha colpito in testa. Non posso continuare così: è uno spreco di tempo e non faccio del bene a nessuno.

Da un lato manco di impegno e dall’altro di costanza. La mancanza di quest’ultima è dovuta al fatto che cerco di fare troppe cose allo stesso tempo, quasi avessero tutte la medesima priorità. Impegno e gerarchia degli impegni: di questo ho bisogno.

Per l’impegno non ci sono medicine: tutto dipende da me. Conoscendomi so che posso parire in quinta a 200 all’ora, ma so anche che presto sarò costretto a rallentare. E’ necessario che mi impegni, ma che faccia ogni tanto un pausa per ricaricarmi e non perdere la voglia.

Per quanto riguarda la gerarchia degli impegni al primo posto c’è lo studio universitario. Sono molto indietro, ma il tempo perso non lo posso più recuperare quindi devo darci dentro per farcela (ne va del mio futuro, cazzo). Al secondo posto c’è il francese che oltre a rientrare nella categoria “Lingue” è pure materia di studio; ho trovato su internet quello che mi serve (tutto gratis e legale) e devo darci dentro perché voglio fare bella figura col prof. Dopo viene l’inglese nel cui ambito voglio migliorare per la mia cultura e il mio futuro. In tutti gli anni passati a scuola non ho concluso nulla, ma da quando lo studio da solo ho fatto progressi enormi nella comprensione e non devo smettere. Lo studio dell’inglese consisterà nelle letture su internet e i programmi televisivi, grazie a Sky e internet. Il giapponese purtroppo scende all’ultimo posto delle mie priorità (pur restando al primo dei miei desideri). Posso dedicarci poco tempo e non tutti i giorni, ma spero di riuscire a ottenere il massimo.

Per quanto riguarda l’università, il prossimo appello è a Settembre e conto di riuscire a dare 3 materie: Filosofia Politica, Storia Contemporanea e Storia degli USA. La fortuna forse è dalla mia parte.

Storia Contemporanea: questa materia me la sono già data ma per avere due crediti aggiuntivi dovuti al cambio di ordinamento posso portare un libriccino di 100 pagine scelto dal prof. Non ci sono voti, ma solo la constatazione da parte del prof che l’ho studiato.

Storia degli USA: è un libro di 600 pagine di cui ne ho già letto metà. Nemmeno in questa materia c’è il voto (a meno che non lo decida lo studente) ma solo promosso/bocciato perché è una materia aggiuntiva.

Filosofia Politica: per Luglio non ho concluso nulla, ma l’ho comunque studiata. Di un libro introduttivo ho da fare due capitoli; di Platone ho da fare “La Repubblica” che è facile e piacevole; di Hobbes (il più facile) ho da fare dal cap XIII al XXI de “Il Leviatano”; della prof ho da fare un libriccino di 200 pagine; dalla Arendt ho da fare Vita Activa.

Platone e Hobbes mi piacciano e non ho problemi; il libro introduttivo è breve da fare; il libro della prof non l’ho ancora letto e quello della Arendt non lo capisco.

Posso davvero farcela, ma devo dare il 100% e voglio riuscirci.

Francese su internet: le canzoni disney

Su internet non c’è molto per imparare il francese (parlo di blog, siti pieni di frasi come IKnow, siti dove si possono vedere film, telefilm e cartoni ecc.) o forse sono io a non trovare quello che cerco. Quel poco che ho trovato è però fatto bene e voglio sfruttarlo al meglio.

Molto utile è Youtube (assieme a tutti i siti che consentono di caricare i video). Personalmente ho sempre amato le canzoni disney e proprio su youtube è possibile trovarle tutte. Alcuni utenti mettono pure il testo nel video oppure a parte (basta cliccare su “ulteriori informazioni” il che è utilissimo per abituare l’orecchio e vedere come le parole vengono pronunciate (bisogna però fare attenzione a che il video non sia in francese canadese).

All’inizio ascolto ognii canzone senza guardare il testo, poi ascolto e guardo le parole e poi mi concentro di nuovo solo sulla canzone. Le canzoni sono così belle e piacevoli che riguardare i video molte volte non è un peso.

Alcuni dei miei video preferiti sono:

C’est le debut (Anastasia)

Reflection (Mulan)

I’m still here (Il pianeta del tesoro)

That’s how you know (Come d’incanto)

Imparare le lingue senza grammatica: è vero o ci sono delle correzioni da fare?

Ho un amico che si è messo in testa di imparare nel tempo libero un discreto numero di lingue, e durante una conversazione telefonica mi ha detto “Devo solo imparare come facevo da piccolo”.

A questa sua affermazione sono saltato in aria: anche lui c’è cascato.

Potrebbero essere stati i tizi dietro il sito per apprendere l’inglese Anti-Moon o forse un certo numero di linguisti che sono stati travisati, ma fatto sta che da quando ho cominciato a informarmi su internet sui modi per apprendere le lingue mi sono spesso imbattuto nella medesima affermazione del mio amico. La prima volta è stata quando ho visitato il blog Il Giapponese del Golem che si ispira al “metodo” Ajatt. L’idea di base è che i libri di grammatica non servono e che il miglior modo per imparare le lingue e fare come i bambini: “immergersi nella lingua”.

Scrivo questi post per dimostrare come queste persone si sbaglino in parte. Non dico che non hanno ragione, ma che vedono solo un aspetto della questione dimenticando diverse cose. Come nella cattiva politica, dove esistono solo il bianco e il nero, dimenticano che, anziché andare avanti solo colle tesi, bisogna puntare alla sintesi per ottenere il metodo migliore. E dedico il tutto al mio amico.

Per le mie argomentazioni considero i seguenti punti:

1. Ciò che vado a criticare è il pensiero che costoro esprimono su blog e libri. Se poi intendono altro io non so che farci.

2. A parte un articolo, non prenderò in considerazione le teorie dei linguisti perché non le conoscono. Potrebbero sbagliarsi, potrebbero pensarla come me o potrebbe anche non fregargliene nulla

3. Gli adulti non sono più bambini e i metodi di apprendimento devono essere diversi.

4. Esistono lingue simili tra loro e altre molto diverse.

5.Il rispetto che dovrebbe sempre regnare durante una conversazione. Sono d’accordo su tutto quello che dicono queste persone, ma critico le loro posizioni di base e l’estrema fiducia nel loro metodo che non gli fa vedere i limiti che esso presenta (tra l’altro ho molto rispetto per Davide che scrive il blog Il Giapponese del Golem)

Prima di tutto bisogna vedere cos’è la grammatica e cosa dice chi è contro di essa. La grammatica, in parole povere, è la disciplina che descrive la lingua e si articola in due rami: il primo è la grammatica normativa, quella che si studia a scuola e insegna a parlare e scrivere senza errori; il secondo è la grammatica descrittiva che studia le lingue in modo diacronico e sincronico e stabilisce anche rapporti genealogici tra di esse (Wikipedia per maggiori informazioni).

Gli Anti-grammatica (mi piace chiamarli così) vanno contro il primo tipo lasciando stare il secondo (alcuni perché non sanno che esiste e altri perché non gliene frega nulla). Loro affermano che non c’è bisogno della grammatica normativa perché sanno che tutti i bambini vanno a scuola a 6 anni e che raggiunta quella età sanno già parlare la loro madre-lingua senza aver usato alcun libro di grammatica (anche perché non sanno leggere). I punti fondamentali del loro metodo sono: 1. Bruciare i libri di grammatica. 2. Imparare come fanno i bambini. 3. Massima esposizione alla lingua da imparare.

In genere riscontro un trauma che gli Anti-grammatica si portano dietro: a scuola facevano pena, non sanno parlare nessuna lingua straniera e vedono che i bambini sono più bravi di loro, fanno 2+2 e concludono che è la grammatica a essere sbagliata. Peccato che a sbagliarsi siano loro.

La dimostrazione che sono loro a sbagliarsi è data dal loro stesso metodo. A partire dai 3 punti fondamentali si ha che il metodo usato è: 1. Interessarsi a una lingua. 2.Immergersi in una lingua (sembra sia migliore del bagnoschiuma) 3. Sfruttare tutto ciò che c’è di disponibile: persone, canzoni, tv, internet, libri, SRS programs.

Non posso fare a meno di notare che così facendo non solo studiano la grammatica (che per loro dovrebbe essere bandita dalle scuole) senza nemmeno accorgersene, ma non imparano nemmeno come fanno i bambini. Se poi aggiungiamo che lo studio della grammatica delle scuole ha lo scopo di consentire la massima esposizione a una lingua ne viene che gli Anti-grammatica mentono a loro stessi e a chi gli va dietro.

Spero questo chiarisca le idee al mio amico.Ora voglio vedere come dimostrare il trucco dei bambini.

Canali televisivi arabi.

Ho un amico che sta studiando col contagocce un po’ di arabo. Quando me ne ha informato io gli ho detto: “Non ci concluderai molto e guarda che l’arabo è come il cinese: non esiste”.

Sempre pronto ad essere smentito, questa mia affermazione nasce dalle informazioni raccolte in giro per internet. Piuttosto che parlare di arabo è più corretto parlare di dialetti. Questi dialetti sono variazioni dell’arabo moderno (usato nei media e nei libri) il quale a sua volta è un ammodertamento dell’arabo classico (quello del Corano). Queste informazioni hanno come fonte dei madrelingua, ci tengo a precisare.

Per quanto riguarda i possibili usi, anziché in arabo moderno è più probabile e facile che un occidentale finisca con l’usare l’inglese e il francese mentre se va a vivere in un paese arabo dovrà imparare, o almeno familiarizzare, col dialetto locale. La cosa migliore sarebbe imparare l’arabo moderno e uno dei dialetti più diffusi, ma restando in Italia è impossibile a meno che non si prenda un egiziano (pare che il loro dialetto sia molto conosciuto anche all’estero) e costringerlo a diventare professore senza alcun pagamento. La prova delle difficoltà d’apprendimento su internet l’ho avuta quando questo mia amico mi ha detto un frase in arabo in cui  c’era una “o” perché, da quel che ne so, la “o” e la “e” sono presenti solo nei dialetti (forse è per questo che per il nome di Gheddafi ci sono 28 traslitterazioni diverse e tutte corrette).

A parte tutto ciò, chi ha Sky può fare pratica con l’arabo moderno mentre in mutande beve una birra. Ho fatto un piccola ricerca e ho scoperto che ci sono ben 10 canali in arabo (più di quelli solamente in inglese):

Canale 560: Al Jazeera 

// 561: Al Arabiya

//562: BBC Arabic

// 565: 2M Monde

// 566: Medi 1 Sat

// 567: MBC Maghreb

// 568: ESC Al Masriyah

// 569: Tunis 7

// 690: Al Jazeera Children (bambini dai 5 ai 10 anni circa)

// 691: Baraem (anche questo per bambini, ma da 0 a 5)

L’abito di piume – Banana Yoshimoto

Hotaru torna nel suo paese natale, piccolo borgo tranquillo, per dimenticare le sue pene d’amore. Per ben otto anni ha abitato a Tokyo, dove ha vissuto una “morbosa” relazione con un uomo sposato che, inaspettatamente, l’abbandona per tornare dalla moglie.

Il ritorno nel suo paese è un ritorno all’infanzia, un ritrovare pace e serenità nell’affetto di amici e della nonna. La madre è morta e suo padre, noto psicologo, è in viaggio in California.

Hotaru trascorre le sue giornate aiutando la nonna nel suo caffè, intimo e familiare. Rivede luoghi e persone del passato e, soprattutto, si riavvicina alla sua amica Rumi, ragazza dalla spiccata sensibilità.

Un giorno, dopo una lunga passeggiata tra i ricordi, incotra Mitsuru e il ragazzo le lascia una insolita sensazione di dèjà vu. Aiutata dalla nonna, e dalla malata madre di Mitsuru, scoprirà cosa si cela dietro quella strana sensazione: un evento misterioso. Hotaru seguirà un percorso lungo il quale ritroverà la perduta serenità e, guarita dal dolore, potrà finalmente riappropriarsi della sua gioventù. (fonte: Wikipedia)

La scrittrice giapponese Banana Yoshimoto non passa inossorvata sia per il suo nome sia per il fatto che in Italia è famosa e amata.

Il suo primo libro che ho iniziato a leggere è “L’abito di piume” mentre il primo che ho finito è “H/H”. C’ho messo anni a finirlo, ricominciandolo 4 volte e andando avanti di circa 20 pagine a ogni ripresa.

Il più grande pregio è lo stile di scrittura. Non so se è merito del traduttore, ma lo stile è molto piacevole, delicato e rilassante. QUesto libro va letto a Novembre/Dicembre, a notte tarda e nel proprio letto. La piacevolezza della lettura è dimostrata dal fatto che ho letto l’inizio quattro volte.

La trama e i personaggi passano quasi in secondo piano, deliziati come si è dallo stile e sembra quasi di essere avvolti da un abito di piume.

Il problema è che tolto quest’abito c’è molto poco. La stessa autrice afferma che questa non è un’opera riuscita, molto leggera e spensierata. Dipende tutto dal lettore, il cui voto può oscillare dal massimo al minimo. I personaggi a loro volta possono risultare piacevoli, antipatici o bizzarri e la trama passa da insulsa a commovente.

Può risultare molto bello per chi ha rotto la sua relazione d’amore e a chi sente che manca qualcosa nella sua vita.

Un altro scandalo firmato Berlusconi e l’ennesima figuraccia italiana

Premettendo che io sono di sinistra (quasi quasi me ne vergogno) noto con disgusto che la politica italiana fa ogni giorno più pena e che la nostra sinistra diventa sempre più vergognosa.

In un paese normale si potrebbe pensare che le polemiche scaturite dalla vita privata di un politico sia un caso più unico che raro; che lo stato deve essere in ottime condizioni per lasciarsi andare a queste stupidaggini; che l’opposizione voglia colpire l’elettorato non facendo politica, bensì – per una volta – attaccando la maggioranza su altre questioni.

Purtroppo in Italia questa situazione è la regola. Politica ogni giorno significa urlare in tv, scambiarsi accuse e insulti, parlare di tutto tranne che dei problemi dello stato. Allo stesso modo il termine opposizione è finito con l’indicare quell’insieme sgraziato, mal organizzato, brutto a vedersi e vecchio di “politici” che passa le sue giornate ad attaccare la maggioranza su questioni cui agli italiani intelligenti (ma forse no) non importa assolutamente nulla.

Da un lato c’è un povero Berlusconi che ha divorziato e che non solo si vede tolto il diritto di rimorchiare una gnocca conosciuta a una festa, ma non può nemmeno andare a donne. Dall’altro lato abbiamo la sinistra (sinonimo di incompeteneza) che attacca, spara cazzate, si dimentica di fare politica e altro. Berlusconi ogni giorno va anche al bagno e mi chiedo perché ancora nessuno lo accusi di portarsi dietro un numero di Playboy.

Si può odiare Berlusconi quanto si vuole ma mi sembra indubbio che quello che fa nella sua vita privata SONO CAZZI SUOI! Se fa qualcosa di illegale in privato sono affari dei giudici, poi dei giornalisti che fanno le domande, poi di Berlusconi che risponde e infine di tutti gli altri. Sono schifiato dal vedere giornalisti che come avvoltoi si buttano su qualsiasi cosa, anche inesistente pur di riempire vuoti nei telegiornali.

La verità è che si è perso il senso della misura e non si riesce più a distinguere la politica dalle cazzate. Lo capisco a Berlusconi: fossi al suo posto anche io farei di tutto per togliermi di torno quei rompiglioni di giornalisti e politici di sinistra.

Se solo si passasse a fare sana politica ( con collaborazione intelligente tra destra e sinistra ) un centesimo del tempo di quello passato davanti ai giornalisti a sparare scemenze risolveremmo tutti i problemi del paese.

Finché non si collaborerà e i politici non faranno quello per cui sono chiamati, non ci saranno miglioramenti.

Devo dirlo: MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO

Problemi enormi per un piccolo uomo

Un tronco cavo trascinato inerte dalla corrente di un fiume, senza possibilità di cambiare la sua situazione, inerte di fronte al destino.

A parte il fatto che non credo al destino, negli ultimi mesi mi sono sentito così male interiormente da  poter fare impazzire uno psicanalista. Si parla sempre dei problemi dei gggiovani, della crisi morale, dei dubbi esistenziale e del traffico cittadino, ma provare certe cose di persona è molto traumatico, spossante… una rottura di balle che non auguro a nessuno. Non ne sono ancora uscito, ma almento sto cercando di uscire dal mio guscio. Mi sento vuoto, ma cerco di riempirmi (pizza, coca cola e patatine aiutano); mi sento debole, ma cerco di rinforzarmi (anche la cyclette aiuta,però è preferibile il cibo); mi sento inutile, ma cerco di trovare un senso alla mia vita (per fortuna il frigorifero è sempre al suo posto).

I problemi umani sono un cerchio: i dubbi sulla vita portano a porre domande su noi stessi, le quali ci rendono critici del nostro passato, delusi nel presente e pessimisti circa il futuro e tutto questo ci riporta a porci dubbi sulla vita.

Di me non mi va bene quasi più nulla. Ci sono cose che voglio cambiare, altre che devo accettare (ma non voglio), altre ancora in bilico tra l’ottimismo e il pessimismo.

Sono pieno di rabbia e delusione e questa società di merda considera reato tutto ciò che potrebbe farmi sentire meglio (tipo distruggere la macchina che ha posteggiato accanto a me in doppia fila). La soluzione è un mio cambiamento, ma questo dipende anche dalle circostanze favoreli (una borsa cn dentro un miliardo di euro farebbe comodo) che non accadono.

Sono molto più disilluso del mondo, enormemente più disgustato di me stesso e degli uomini (savlo solo le asiatiche), ma al contempo desideroso di cambiamenti.

Fino a ora ho tentato di dividermi in parti uguali tra tante cose che volevo realizzare quindi ho deciso di modermi e ho fatto una lista delle cose da fare in futuro (sono solo circa 70 punti in aumento). Ho deciso che obbiettivi voglio ottenere per primi e voglio proseguire per questa strada, sperando di riuscire ad andare avanti senza fermarmi.

Voglio cambiare, voglio migliorare, voglio trovare il coraggio di dimenticare il passato e conservare solo gli insegnamenti, voglio riuscire a evitare gli stessi errori, voglio essere più forte e aggressivo per dominare me stesso e il mio futuro ( e spaccare la faccia a quello in doppia fila) ecc.

Fossi il signore del mondo sarebbe tutto più facile e il genere umano sarebbe più felice, ma devo ancora trovare un esercito che mi sia fedele fino alla morte e lo stato giusto da conquistare.

Nel frattempo cerco di andare avanti.

(a conclusione di questo post ci starebbe benissimo un urlo: “E chi se ne frega!!!”)

Manga: edizioni italiane vs edizioni giapponesi

Chiunque vada in un forum dedicato ai manga può fin da subito notare che è opinione comune considerare le edizioni italiane e quelle giapponesi su due piani diversi.

In genere quelle italiane vanno dal pessimo (Star Comics e Panini per alcune delle loro collane) al quasi giapponese (Dynit). A volte fanno capolino pure quelle francesi che sono il meglio del meglio, ma ciò è dovuto ai prezzi folli.

Ho sempre pensato che i critici delle edizioni italiane fossero degli sboroni che non avevano mai visto un’edizione giapponese dal vivo, che non capissero nulla del mercato dei manga italiano e che non cercassero di capire le motivazioni delle case editrici. A questo proposito basta andare sul forum della Paninicomics per rendersi conto della testardaggine dei clienti e della sorda ottusità della casa editrice.

Non ho mai potuto prendere una posizione ferrea perché, pur convinto di essere nel giusto, non avevo un edizione giapponese per avvalorare le mie tesi. Ora che ce l’ho, posso affermare una cosa: Ho sempre avuto ragione!

Il paragone lo faccio con una sola edizione e quindi non posso giudicare tutte le altre case editrici, ma in questo caso ho una casa che sforna molte pubblicazioni, ha molti titoli famosi e, soprattutto, diversi titoli che sono stati pubblicati anche in Italia e quindi il paragone regge nei casi di titoli identici.

Formato: il formato è in media lo stesso delle edizioni italiane. L’impaginazione è ottima, dà un’idea di robustezza, ma ha una pecca. Spesso ci si lamenta che le edizioni italiane non lasciano abbastanza margine di spazio tra i disegni e la costina del volume e che così, a volte, si è costretti ad aprire molto l’albo, rischiando di produrre col tempo un orribile effetto ventaglio. Riscontro anche qui lo stesso problema in alcune occasioni. Non è marcato con in Italia, ma si ricollega a un’altra questione: i caratteri

Ovviamente è tutto scritto in giapponese, ma posso leggere tranquillamente grazie ai furigana messi accanto ai kanji. I furigana servono per aiutare i ragazzi che non hanno imparato tutti i kanji e le letture (e meno male). Purtroppo, visto l’enorme quantità di kanji presenti, i furigana sono piccoli. E’ normale e sensato, ma quando lo sfondo è nero è molto difficili distinguerli (soprattuto trovo difficile distinguere i  き dai  さ). ALtro problema è lo つ che a volte si trova scritto piccolo per raddoppiare il carattere successivo, ma la differenza di dimensioni non è marcata (e in alcuni casi non potrebbe essere altrimenti) e si risolve il problema notando un diverso allineamento con gli altri caratteri dovuto alla minima variazione di dimensione.

Va da sé che più il balloon è piccolo è più lo sono i furigana e se poi ci  si trova il dialogo al margine della pagina, la lettura diventa affine a una missione di salvataggio in Vietnam. Questo difetto (che rimane tale) è scusato dal fatto che i giapponesi leggono molti manga e che se perdono la lettura di uno la ritrovano più avanti oppure in un altro volume. Lo stesso vale per me, ma se si è avanti con l’età ritengo che la lettura possa diventare fastidiosa. Un formato più grande, o un font di dimensione superiore sarebbe meglio.

Qualità della carta: è sempre la carta a far arrabbiare le persone. A volte è troppo sottile, a volte troppo spessa, a volte troppo ruvida, a volte troppo liscia.  A voler difendere gli editori c’è da dire che i lettori sono degli idioti a volte. Ricordo uno che sul forum della panini si lamentava che il primo volume della collection di Akira avesse la carta troppo gialla e che in seguitò cominciò a lamentarsi degli altri numeri con la carta troppo bianca (ovviamente è stato mandato a quel paese dall’editor). La carta giapponese è normale: non è dorata e non è nemmeno fosforescente come voglio far credere alcuni lettori. L’unica critica sensata è la trasparenza: capita a volte che il foglio sia così sottile da lasciar intravedere cosa ci sia nelle pagine successive. Il problema col tempo è stato risolto in Italia ma anche in Giappone le cose sono simile: a volte vedo cosa c’è nelle pagine dopo e provo lo stesso fastidio.

Prezzo: I lettori per una volta (ma solo per una) hanno ragione dicendo che i prezzi sono alti. Gli editori hanno tutte le ragioni del mondo per mettere i prezzi che vogliono, ma come loro non sono una associazione di beneficenza non lo sono neppure io. La serie di Natsume Yuujinchou costa meno di un edizione uguale fatta dalla Dynit, dalla JPop o dalla Flashbook.

Robustezza: Formato, carta, inchiostro ecc. sono fattori trattabili se presi l’uno alla volta, ma quando si parla di tempo le cose si fanno complicate. La Panini e la Star Comics fanno le edizioni più economiche ( la prima come edizioni, la seconda anche per il prezzo) ma se nel breve periodo il confronto con le edizioni giapponesi lo reggono, nel medio e lungo periodo si riscontrano sbavature d’inchiostro, incollatura delle copertine che non regge e colore (sempre delle copertine) che se ne va – come faccia ad andarse dalle costine che non tocco quasi mai non lo so, ma le cose stanno così. La soluzione sarebbe nel leggere il volume una volta e metterlo in una busta, ma io sono il tipo che un volume se lo legge più volte, annusa la carta, guarda ai particolari dei disegni ecc.: le edizioni italiane si rovinano. Più sale il prezzo e più le cose migliorano, ma il disagio rimane. I volumi giapponesi m’ispirano più fiducia, ma solo col tempo vedrò come si combineranno i volumi.

La Dynit al momento mi sembra la casa editrice giapponese italiana e con Emma ha fatto un lavoro superbo. In generale più o meno ogni casa può andare soddisfatta del lavoro fatto (purché ci sia sempre il rispetto verso i lettori) ma è anche vero che sebbene lo scarto non sia enorme c’è ancora molto da fare. Il problema però sta nella minore diffusione dei manga e sotto questo aspetto non c’è nulla da dire: le case giapponesi fanno le edizioni che vogliono perché possono, quelle italiane sono strangolate da un mercato saturo.

Come il mondo cambiò, è cambiato e cambierà

Io studio francese – e per questo ho accantonato temporaneamente l’inglese – ma anche il giapponese. Nonostante sia partito coi migliori propositi, sotto questo fronte mi sono un po’ arenato. La colpa in parte è di Anki. Ci metto in media un’ora a fare una sessione come si deve e alla fine sono svogliato; a volte mi stufo e la faccio senza molta attenzione; alcune volte non trovo nemmeno la forza di continuare. Ho deciso di non aggiungere altre frasi per ora e di concentrarmi sull’ascolto del parlato giapponese e sulla lettura: in questo modo apprenderò le frasi che mi creano problemi (spero), le sessioni dureranno di meno (magari!) e migliorerò nella lingua.

Il principio è: se apprendo una parola ascoltando, quando poi me la troverò scritta sarà più semplice apprendere anche la scrittura giapponese e viceversa.

Il problema della scrittura e che non me la sento di leggere in giapponese, soprattutto se sono frasi lunghe (quindi addio a Wikipedia per ora). Come fare? Con i manga, che presentano dialoghi brevi e dialoghi in forma colloquiale.

Il 14/06/’02 alle16:30/17:00  il mondo cambiò: comprai il numero 17 di Inuyasha. Il 27/02/09 alle 11:00 il mondo è cambiato nuovamente: ho ricevuto i miei primi volumi in giapponese.

In questo blog (giappogolem) scrissi che la serie prescelta sarebbe stata Midori no Hibi, ma alla fine il fato ha scelto Natsume Yuujinchou pubblicato dalla Hakusensha nella collana Hana to Yume Comics (a quanto parò buona parte degli shojo pubblicati in Italia vengono da questa collana).

Fatta la scelta mi sono fatto una serie di domande:

D: Ma io non parlo il giapponese! Come farò a capirci qualcosa?

R: E’ per impararlo che leggerò questo manga. Per me non c’è nulla d’impossibile e alla fine non solo capirò il manga, ma impererò molti kanji, alcune strutture grammaticali… migliorerò, insomma!

D: Ma io volevo Midori no Hibi!

R: Non si trova nulla su internet. I siti che ci sono o non sono forniti o hanno tempi d’attesa impossibili. Amazon non capisco nemmeno come usarlo.

D: Ma la serie non è finita. Non impazzirò nell’attesa del nuovo numero?

R: Ogni volta che leggerò un numero capirò qualcosa di più, ogni lettura sarà come la prima lettura. Nell’attesa potrò anche comprare altro.

D: Ehi! Non saranno mica un mucchio di scuse per soddisfare un impulso puerile?

R: Certo che sì! Stiamo parlando di me dopotutto.

La serie l’ho presa su YesAsia dal numero 1 al 7. C’era anche il fanbook, ma su internet non ho potuto trovare info al riguardo e quindi ho lasciato perdere.

Per ordinare ci si deve registrare, poi si scieglie il prodotto (stando bene attenti perché alcuni sono in più lingue) e si danno le indicazioni. I manga non hanno spese di spedizione e il magazzino non è a Hong-Kong ma in Germania. Ci vuole il codice sicurezza della carta di credito quindi la procedura è  lunga (e noiosa). Alla fine è indicata la data di arrivo. Il pacco doveva arrivare il 2 Febbraio, ma invece nisba; vado sul sito  e vedo scritto “Il servizio postale internazionale fa così schifo che forse dovrete aspettare 7-14 giorni in più”. Aspetto paziente, poi il 18 mando una mail in cerca di chiarezza e mi rispondono di aspettare fino al 26 (sempre perché le poste fanno schifo e forse i tedeschi ce l’hanno ancora con gli italiani) e se per allora non arriverà nulla  dovrò dirglielo e ci penseranno loro. Il pacco è arrivato il 27 poco prima che gli mandassi un’altra mail.

YesAsia è lenta, ma affidabile.

Posto che vedrò anche l’anime, per ogni volume leggerò i capitoli tre volte e poi tutto di fila e ogni volta  vedrò quanto sarò migliorato.


Diario dal fronte continentale e programma di studio universitario

E’ facile dire faccio questo, faccio quello. Domani mi ricomincia l’università e negli ultimi giorni ho ragionato sul come coniugare tutti gli impegni.

La mattina non c’è nulla da fare: vado all’università e studio. Il week-end è libero e me lo gestisco sul momento. Il problema è il pomeriggio perché da un lato studio le materie universitarie e dall’altro tre lingue.

Ho analizzato il problema, valutato le mie priorità e ho trovato la soluzione.

Tornato a casa rivedo gli appunti del giorno e studio le parti relative sui libri (a parte i primi giorni in cui non ce li ho ancora).  Facendo un po’ ogni giorno dovrei riuscire a cavarmela. So che ho scoperto l’acqua calda, ma, come già detto prima, sono un idiota. In tutto questo cercherò di fare qualcosa anche delle materie che mi porto dietro: sociologia generale (stendiamo un velo pietoso) e storia delle dottrine politiche. Cercherò di fare le prove in itinere così, anche se non le passero o non sarò soddisfatto del voto, avrò già fatto qualcosa per le sessioni d’esame e saprò quali sono i punti da rivedere. Al momento so che il prof di Storia delle Istituzioni politiche italiane fa  la prova in itinere mentre per Storia delle Americhe, Diritto privato e Filosofia politica dovrò chiedere ai prof. Va da sé che le materie per cui farò le prove in itinere (al massimo due per non arrivare a non concludere niente) avranno la priorità.

Il problema sono le lingue

Francese ha la priorità perché è anche materia d’esame. Per il Giapponese cercherò ogni giorno di vedere minimo 40 minuti (pedalando o a letto la sera) e di fare le frasi in Anki. L’inglese si ritrae quasi del tutto.

Visto che il Francese ha la priorità e che in Inglese ho raggiunto grandi risultati, quest’ultimo è rimandato a tempi migliori. Ci mancherebbe che non lo continuassi dopo tutti i progressi che ho fatto, ma proprio per questo lo lascio in disparte, limitandomi ogni giorno a guardare la sera le sitcom che fanno su Sky alle 19. Finiti i libri italiani che devo leggere vedrò a che punto sono in generale e deciderò sul da farsi.

Per quanto riguarda il Francese, oggi inizio il programma intensivo. Sky offre due canali ineramente in francese (France24, un telegiornale sul canale 538 o 539, e TV5 Europe sul canale 540).

TV5 è un canale multitematico che offre cartoni, film e intrattenimenti vari. Terrò accesa la tv ogni giorno su questo canale, a meno che non ci sia qualcosa che voglio vedere in un altro.

Per quanto riguarda lo studio della lingua uso busuu.com. Lo uso da poco, ma quando l’avrò esplorato un po’ di più ne tirerò le somme. Fin da ora posso dire che è molto utile e ben fatto quindi lo finirò tutto. I libri di grammatica li lascio per ultimi.

Userò soprattutto gli audiobook per abituare l’orecchio e imparare la lingua. Non so ancora dove mi porterà tutto ciò, ma so quali sono al momento le mie capacità col francese e tra circa un mese vedrò a che punto sarò.

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