Sul diritto di astensione
In questi giorni, in vista del referendum abrogativo, si parla molto del diritto di astensione. Non è che si citino sentenze, articoli della costituzione o che altro. La maggioranza semplicemente dice “Anziché andare a votare su un referendum inutile astenetevi e andate al mare perché avete il diritto di astensione”.
A parte il fatto che sono io a decidere se il referendum è inutile e se andare a votare; senza il bisogno che sia la maggioranza a dirmi cosa fare.
A parte anche che trovo disgustoso il fatto che i politici insultino l’istituto del refendum, mi chiedo perché premere su questo fantomatico diritto all’astensione.
Dove sta scritto poi che ci sia? L’art 75 della Costituzione dice che ho il diritto di andare a partecipare al referendum e che posso scegliere tra il sì e il no. L’astensione deriva dal fatto che partecipare non è un obbligo previsto in quanto tale perché si fa appello alla responsabilità e all’interesse dei cittadini.
Piuttosto che di diritto per me sarebbe più giusto parlare di irresponsabilità del cittadino. Anche perché in questo caso abbiamo gli idioti che si astengono per andare al mare (come se dovessero per forza andarci sia domenica che lunedì passandoci tutta la giornata), gli idioti che seguono diligentemente indicazioni politiche e quelli che più che astenersi semplicemente non possono partecipare per diversi motivi.
Io in quanto cittadino italiano ho un diritto e ho interesse a esercitarlo perché mi importa del mio Paese e voglio poter dire la mia quando ne ho l’occasione.
Cosa curiosa: la discussione sul referendum non verte sul sì contro il no, ma berlusconiani contro non-berlusconiani. Dato ciò viene da chiedersi perché la maggioranza prema per l’astensione.
Le possibilità sono tre: si vota sì, no oppure ci si astiene. Per far vincere i sì ci sono due condizioni: si deve raggiungere il quorum e i sì devono avere la maggioranza.
Cosa si nota? I politici della maggioranza premono per l’astensione perché non gli conviene. I sì partono in svantaggio fin da subito perché oltre a dover essere la maggioranza c’è l’ostacolo del quorum. Per assurdo ci può anche essere il 100% dei sì, ma senza il quorum non si ottiene nulla. Per vincere la strategia migliore è l’astensione: unendo coloro che vogliono votare no agli astensionisti si evita il raggiungimento del quorum.
L’astensione in pratica è come votare no, solo che si evita il raggiungimento del quorum. Non è una vera è propria astensione perché sennò non dovrebbe contare.
Se ci fosse un vero diritto all’astensione e se in Italia si facessero le cose per bene si chiederebbe a ogni cittadino che si vuole astenere di dichiarlo così da non contarlo e dare un senso al referendum. Infatti io, come detto prima, ho voto sì, no oppure mi astengo. Se mi astengo dico che non voglio partecipare, non sono interessato e allora perché il mio non parere dovrebbe impedire il raggiungimento del quorum.
Se la mia astensione ostacola il referendum conta come un no. Se io mi astengo perché voglio andare al mare sono un coglione inutile. Se non voglio essere tale allora partecipo al referendum.
Boccali gratis grazie al black velvet
Nell’immagine qua sopra c’è un black velvet: metà sidro (sotto) e metà guinness (sopra).
Circa due settimane fa io e i miei amici siamo andati in bar in cui non eravamo mai stati prima. Si tratta dello Sherlock e si trova a Messina nella via Cesare Battisti vicino alla rotonda di viale Europa.
Un bel posto dove ci siamo divertiti e abbiamo bevuto bene. Ciò che ha reso unica la serata è stato che ho voluto chiedere un Black Velvet, un cocktail che a Messina non offre nessun bar di mia conoscenza. L’ho chiesto perché avevo visto al bancone una bottiglia di sidro e una di guinness, quindi gli ingredienti c’erano.
Il cameriere e il barista non lo conoscevano così mi sono fatto portare un bicchiere pieno di ghiaccio, un cucchiaio, sidro e birra. Ho spiegato agli amici che avevo conosciuto il cocktail grazie a un manga e, come mi aspettavo, si sono mostrati scettici. Inutile dire che ho fatto il mio figurone riuscendo a mantenere separati sidro e birra. Era la prima volta che ci provavo e ne sono fiero.
A rendere speciale la serata però non è stato questo. Prima il barista è venuto da me e abbiamo parlato del cocktail e delle sue varianti e poi un mio amico è rimasto a bocca aperto vedendo dei boccali da 1,5 l della Heineken. A questo punto mi sono alzato, sono andato dal barista e gli ho chiesto se me li poteva dare, anche pagandoli.
Risultato: aveva solo quelli, ma ha promesso al mio amico che se tornava dopo una settimana poteva fargliene avere uno; a entrambi ha dato un bicchiere da mezzo litro della heineken e a me ha regalato un boccale (sempre da 1,5l) della baffo d’oro.
Sia lodato il Black Velvet.
P.S Poi la settimana dopo ci siamo tornati e appena entrati il mio amico ha ricevuto il suo santo graal.
Difesa di Hangover 2 (Una notte da leoni 2)
Due anni fa uscì “Una notte da leoni” e divenne all’istante una dei miei film preferiti. Del resto come non adorare un film che a tratti mi impediva di respirare per le troppe risate?
Ieri in Italia è uscito il secondo, con un giorno d’anticipo rispetto agli americani. Ancora non l’ho visto, ma lo farò certamente la settimana prossima,
Scrivo questo post a difesa di questo film perchè non resistendo ho letto un paio di recensioni e commenti e posso dire che ci sono persone che non hanno capito il film.
Non fa ridere: Questi commenti sono da parte di ragazze e donne. Una notte da leoni non è un film per donne! Già nel primo le uniche donne erano una stronza, una prostituta e comparse. E’ un film da uomini, con uomini che fanno quello che gli uomini desiderano fare e raccontare al bar con davanti a una pinta di birra. Rozzo, volgare, surreale, divertente, figo: da uomo. Se fossi una donna non lo apprezzerei, ma sono un uomo e lo adoro. Non è né difficile né discriminatorio: basti pensare a ”Sex and the city” e “Desperate Housewives” e “Hot in Cleaveland” che sono per donne.
E’ il copia in colla del primo: Quando uscì il primo tutti sapevano che il sequel sarebbe stato come il precedente. Il regista e gli attori hanno affermato che volevano rifare il primo, con qualche differenza e dal trailer si capisce che è molto simile al primo quindi che senso ha andare a vederlo lamentarsi di ciò? Chi voleva una cosa diversa? Da un film che si chiama “Hangover 2″ voglio un film come il primo, percé voglio rivedere il wolfpack, come se la caveranno e ridere a crepapelle.
Mi ricordo che quando uscì “Transformers 2″ (film scarso) alcuni si lamentarono per la troppa presenza dei transformes. Ma chi doveva esserci allora? Quello sgorbio di Hello Kitty?
Hangover 2 fa visto con la consapevolezza che è un film da uomini, che sarà come il primo e che è questo che gli autori vogliono. Se la cosa non sta bene è meglio risparmiare i soldi del biglietto.
Limitless
Limitless è un film uscito negli USA il 18 Marzo (da noi forse dal 15 Aprile) con protagonista Bradley Cooper.
Nel film Cooper interpreta uno scrittore fallito che non si cura più di se stesso, passa mesi senza scrivere nemmeno una parola del suo nuovo libro e viene anche scaricato dalla ragazza. Il punto di svolta (niente spoiler: è tutto nel trailer) si ha quando gli viene data una pillola che gli consentirà di accedere all’80% percento del potenziale inutilizzato del suo cervello.
La storia che l’uomo sia in grado di usare solo una parte del suo cervello -con percentuali che vanno dal 10 al 30%- è molto vecchia: la troviamo anche in Ken il guerriero e in un episodio dei Simpson.
Penso sia molto affascinante l’idea di pontezialità nascoste dentro noi che ancora non siamo in grado di sfruttare. Il problema, però, è che questa idea è smentita da due fatti:
1. Dalle ricerche fatte risulta che usiamo tutto il nostro cervello: nel senso che le diverse parti del cervello hanno una funzione e non ci sono zone inattive.
2. Perché non dovremmo poter sfruttare l’80 % del nostro cervello? Che senso ha?
Si può riformulare la teoria e dire semplicemente, senza utilizzare alcuna percentuale, che non riusciamo a sfruttare al meglio il nostro cervello.
Penso alla mancanza di concentrazione, alla fatica nel ricordarsi le cose, alla necessità di dover rileggere più volte un testo di studio per memorizzarlo.
La vita sarebbe molto più semplice se fossimo in grado di accedere all’istante alla nostra memoria e collegare subito tutti i ricordi.
Sarebbe bello essere senza limiti come il protagonista del film. Certo, non è che pretenda di imparare in una giornata due lingue, o di riuscire, leggendo una sola volta dei libri, a fare milioni giocando in borsa.
Quello che mi manca è la concentrazione. La mia mente passa continuamente da una cosa all’altra e anche quando sono, per esempio, seduto a studiare, se capita che mi venga in mente di fare una cosa è come se risuonasse nella mia testa la spia della macchina che ti avverti di allacciare la cintura e che non smette di rompere se non fai quello che vuole.
Posso provare un metodo che letto tanto tempo fa. Scegliere cosa fare e farlo per un dato periodo di tempo (tipo 10 minuti) senza fare altro; scaduto il tempo prendersi una breve pausa per rilassarsi e poi ricominciare.
Magari mi aiuta! Tanto mi basta essere più ordinato e concentrato, così da poter realizzare i miei obiettivi.
Ovviamente il solo fatto che stia scrivendo questo post va in contrasto con quanto scritto prima, per cui ora smetto e mi metto al lavoro. Ce la farò? Niente cambia se non lo vogliamo nel facciamo nulla per cambiarlo.
Sliding doors
Un uomo è stato al mare, sta camminando sul marciapiede per tornare a casa. Ha una sassolino sotto al piede che gli da fastidio, si china, toglie la scarpa e il sassolino, fa per rialzarsi ma colpisce con la testa l’ombrellone di una donna che gli è appena passata accanto. I due si parlano, fanno conoscenza, decidono di uscire e poi si mettono assieme.
Se anziché essersi fermato per il sassolino l’uomo avesse continuato a camminare tutto ciò non sarebbe successo.
Il sassolino è dunque il turning point della sua vita. Ma forse è tutto dovuto alla sua decisione di andare al mare anziché stare a casa a guardare la formula 1. Però lui non sarebbe potuto andare al mare comunque se quell’anno non avesse deciso di affitare una casa sulla costa con un gruppo di amici invece che andare in montagna.
Seguendo questo ragionamento, ogni singola scelta e azione della nostra vita sono turning point e al contempo non lo sono o comunque non si differenziano gli uni dagli altri.
Il problema è che non esistono scelte giuste o sbagliate e non esiste una strategia vincente. Possiamo fare certe scelte e pensare di aver sbagliato ma altri possono desiderare di aver fatto le stesse scelte.
Anche se però ci fosse una formula magica che ci permettesse di decidere sempre la scelta migliore, non potremmo comunque sapere quando la fortuna ci arriderà.
Fermo restando le premesse della storia, cosa sarebbe successo che l’ombrellone fosse appartenuto a un’anziana, o a un uomo? Di certo niente appuntamento, anche se magari i due avrebbero presentato all’uomo la figlia o la nipote.
Ho però un’altra considerazione. Nulla di tutto ciò sarebbe accaduto se l’uomo fosse rimasto a casa. Montagna o mare che sia, non avrebbe incontrato nessuna ragazza se fosse rimasto sulla poltrona della sua casa in città.
Ci sono cose che possono succedere solo se apriamo la porta e siamo pronti a coglierle, mentre altre accadono solo in casa o in ufficio (lavorare e ottenere una promozione, guardare la tv o leggere un libro e avere una rivelazione sulla propria vita, rispondere a una telefonata ecc.)
Che occasioni possiamo cogliere all’aperto e quali al chiuso? I due insiemi sono separati o in parte coincidenti? E anche se fossero coincidenti sarebbe possibile determinare i punti in comune o forse i punti in comune al contempo non lo sono perché anch’essi influenzati da fattori?
E’ un bel rompicapo. Però, forse l’unica cosa certa è che senza prendere decisioni non si arriva da nessuna parte. Anche se non sappiamo cosa c’è alla fine della strada, se non iniziamo a camminare non lo sapremo mai. Forse qualcosa di bello, forse qualcosa di brutto, ma penso che sia meglio pentirsi di aver fatto qualcosa che pentirsi di non averla fatta.
La guerra in Libia sarà il Vietnam 4?
Sono preoccupato per ciò che accade e potrà accadere in Libia. Ok, non sono l’unico a essere preoccupato – è ovvio – ma ci sono alcuni punti del problema che mi turbano particolarmente.
1. Le posssibili risposte alle azioni di Gheddafi sono di tre tipi:
a. Verbali e politiche (dichiarazioni di protesta, rottura relazioni diplomatiche ecc.)
b. azioni forti indirette: no-fly zone, embargo
c. azioni forti dirette: intervento militare.
2. Le risposte del punto a sono quelle su cui puntano al momento tutti i paesi (soprattutto L’Italia): sono inutili in quanto Gheddafi non ha intenzione di cambiare idea; quelle del punto b avranno l’effetto di peggiorare la situazione internazionale ed è altissimo il rischio di ripercussioni sugli innocenti (come sempre); infine quelle al punto c sono le uniche azioni che offrono una soluzione secondo alla regola d’oro della politica “I conflitti vanno risolti con le parole, ma con la spada si fa molto prima”, ma pongono diversi problemi.
3. L’italia può attuare i punti a e b, mentre per il punto c è bloccata dall’art.11 della costituzione.
4. L’UE unita per un’azione militare in Libia? E’ una battuta che non fa ridere.
5. Un’azione militare concreta può essere attuata solo dalla Nato, che però non si muove se non lo fanno gli USA.
6. L’ultima cosa che Obama vuole è un Vietnam 4 e vive nel terrore che in qualche modo la situazione si volga contro gli interessi americani.
7. Alla Nato serve l’approvazione dell’Onu per pararsi le chiappe dalle critiche, ma il Consiglio di sicurezza è notoriamente inutile e infatti Russia e Cina bloccano anche le azioni ai punti a e b.
8. Per agire in solo alla Nato servirebbe che il CNT libico dicesse espressamente, nero su bianco, che tipo d’aiuto vuole e da parte di chi; senza dunque generici appelli all’Occidente.
9. Qualunque azione intrapresa in soccorso del CNT dovrebbe rispondere alla domanda “Mettiamo che Gheddafi se ne va: Chi piglia il suo posto”. Il vero problema è che l’esercito sta dalla parte di Gheddafi: non è come in Egitto. Quindi chi prenderebbe il suo posto? Il CNT? E che garanzie può dare?
Alcuni dubbi sulle possibili elezioni anticipate
Si parla tanto di elezioni anticipate: l’opposizione le invoca come se fossero un siero donato dagli dei; quel coso di Bossi (dove coso sta per una lista molto lunga d’insulti) le chiede un giorno sì e uno no; Berlusconi adesso rompe che se i finiani non sono leali si deve andare al voto (ed è interessante notare che se questo punto nessuno abbia capito come stanno effettivamente le cose).
Ma andare alle elezioni (anticipate e non) cosa dovrebbe portare?
Ricordo che alle scorse elezioni Berlusconi e padan cocks non facevano che insultare la legge elettorale che doveva essere cambiata; salvo poi osannarla una volta arrivati al potere. Finite le elezioni, la prima cosa che doveva fare l’opposizione era appunto lavorare per una legge elettorale, ma si sono bevuti tutti la storia della santa maggioranza e non se ne fatto più nulla. Ricordo anche che alla fine delle elezioni regionali Berlusconi disse che si poteva stare tranquilli fino a fine legislatura e infatti dopo alcuni giorni sono iniziati i conflitti interni.
Perché io dovrei votare? A che scopo? Le legge elettorale va rifatta, ma chi si mette a rifarla?
Ci sono due scenari: 1. si lavora per una riforma con l’opposizione che litiga sulla decisione di chiamarla Maialina Pasqualina o Flotta Interstellare (è un punto importante); ovviamente tutti si scorderanno della necessità (e forse sarà un bene) di riformare il parlamento cambiando composizione e ruolo del senato. 2. si va alle elezioni come se nulla fosse; tutti litigano sulle legge elettorale e l’Italia va sempre più al mare.
Se non sbaglio alle scorse elezioni i partiti erano una ventina circa, poi si è parlato di bipolarismo e ora si discute di terzo polo. Be’, ho una notizia shock: per esserci il bipolarismo ci voglio due poli. Berlusconi deve lavarsi la lingua ogni cinque minuti, mentre Bossi non si lava il culo da anni (polo 1) mentre il PD (polo 2) dopo che essersi diviso a tempo di record ha deciso che in vista delle elezioni anticipate era il caso di dividersi fin da subito per dare un’impressione di coesione agli italiani.
Chi dovrebbe vincerle le elezioni? Il terzo polo non può per definizione giacché se mancano i primi due il terzo non esiste; il PD è l’ombra dell’ombra di una mucca flautolenta; Di Pietro…; Casini non sa con chi deve allearsi; Berlusconi ha optato per il suicidio e rimane in vista grazie ai suoi sostenitori zombie; Bossi… chi lo vuole Bossi? Chi è ormai così idiota da allearsi con lui? Se Bossi diventasse primo ministro rinuncerei alla cittadinanza italiana e mi auto-esilierei all’estero.
Bossi… i padan cocks riescono a farmi diventare una bestia e spero di non trovarmene mai uno di fronte perché non ci tengo a insultare una persona fino all’esaurimento delle forze.
Rec de “L’ultimo dominatore dell’aria”
L’ultimo dominatore dell’aria è il film tratto dal serie a cartoni americana “Avatar: The last airbender” che io e mio fratello possiamo vedere grazie a RaiGulp.
Avatar è indubbiamente rivolto ai giovani, ma il suo più grande pregio è che i più grandi possono goderselo ugualmente. Mi riferisco alla parola “avatar”, agli elementi; alle arti marziali; i riferimenti alla cultura cinese; il destino, l’onere, la guerra, l’amicizia, la responsabilità ecc. Se un bambino fosse in grado di capire questo cartone al cento per cento, senza concentrarsi solo sui combattimenti e la storia, andrei dai genitori e gli chiederei l’autografo.
Tornando al film, direi che posso liquidarlo con la seguente considerazione: i realizzatori del cartone sono stati pagati benissimo, sennò non avrebbero mai permesso che una simile porcata venisse realizzata.
A parte Appa che è un scimmia pelosa; a parte Momo che non si sa perché esiste; a parte Sokka e Katara occidentali mentre il resto della tribù è asiatica; a parte Zuko e famiglia indiani mentre il regno del fuoco è ispirato alla Cina nel film non c’è niiiiiiente che valga i dieci euro che ho speso per vederlo. E’ in 3D! Il 3D non è altro che una scusa per rubarti i soldi. Grazie al 3D i bambini hanno una scusa per urlare ogni cinque secondi (per cosa poi?) ricordando ai genitori che non basta comprare i preservativi per non avere figli (li si deve anche usare).
La regia fa pena. Il montaggio sembra fatta da una scimmia emo cannata. La recitazione (e il doppiaggio) è ancora più basso di quelli di “Alice” di Burton (la più grande porcata che abbia mai visto). La sceneggiatura (che doveva solo essere un riassunto decente della serie animata) è l’esempio più evidente di come non si debba scriverne una.
I combattimenti fanno pena in confronto agli originali: pieni di gesti inutili e stupidi. Nel film i dominatori del fuoco non creano il fuoco a piacimento ma devono avere una fiamma vicino. Che ci vuole a batterli? Basta spegnere tutti i fuochi!
Il momento finale della serie (spoiler: Aang comanda un pescione gigante e batte un’intera flotta) è stato cambiato con Aang che si muove su un muro di ghiaccio e produce un’onda di 30 metri per… spaventare i nemici e farli scappare senza gettargliele addosso.
Il mondo degli spiriti è il cortile dei casa del regista.
L’avatar Roku è stato sostituito da un drago parlante( che nel cartone non ci sono).
I momenti clou sono usati malissimo e il vecchio Hiro oltre ad aver subito una cura dimagrante non ha nulla dell’originale, pur restando il migliore. Da notare che pur appartenendo a una famiglia di indiani lui è occidentale… misteri.
In sostanza: Alice 1 Avatar 2.
Scuola guida in Giappone
Qualche giorno fa ho visto un servizio sul canale televisivo NHK sulle scuole guida in Giappone. Non sono come le nostre dove si sta per una o due ore e poi si torna a casa, ma ci si può anche dormire oltre al mangiare. La pratica viene fatta in un apposito circuito proprio della scuola senza portare gli studenti per le strade di città. Con la crisi economica diverse scuole hanno chiuso, ma hanno fatto vedere una che si è attrezzata per offrire dei corsi particolari tra una lezione e l’altra come corsi d’inglese, corsi di uncinetto e cestini di fiori, computer, ping pong e anche massaggi.
Due dubbi su Bossi
La mia scarsa simpatia per Bossi e quegli idioti che lo votano è nota anche ai sassi. Il bello è che fa tutto lui per rendersi ridicolo.
Ieri ha dichiarato che la lega era pronta a favorire la caduta del governo mentre oggi a un comizio ha dichiarato che meglio andare avanti.
Ha problemi di memoria? Non capisce nemmeno lui quello che dice? Le sente le cose che dice ho le parole escono automaticamente dalla sua bocca senza che il cervello si attivi?
Ha anche promesso di portare lontano da Roma i ministeri per dare più posti di lavoro e più democrazia come succede negli altri paesi.
Ammetto di non sapere come hanno deciso gli altri paesi a riguardo, ma se fossi un giornalista gli farei una domanda a tal proposito:
“E’ d’accordo anche a porta i ministeri al sud oltre che al nord?”
Sarei felice di vedere la sua faccia a questa domanda? Ho farebbe un altro discorso discriminatorio sul sud o direbbe di sì per poi smentirsi il giorno dopo.
