Legge Levi-Prodi sui blog: scampata minaccia?

Keroro è scioccato da questa notizia

Negli ultimi giorni (io l’ho saputo solo ieri da quanto sono ignorante) si è sentito parlare spesso della leggi Levi-Prodi che prevede l’obbligo per tutti coloro che gestiscono un blog di registrarsi al ROC (un registro dell’autorità delle comunicazioni), fare certificati e pagare un apposito bollo. Questo provvedimento riguarda anche chi fa informazione senza fini di lucro.

Questa notizia ha fatto il giro del web in poco tempo, aiutata dal post apposito di Beppe Grillo, che è possibile visionare nel suo blog. Dure le accuse di Grillo contro questa legge che prevede la limitazione delle libertà di parola a chi possiede un blog, e che ha fatto incavolare praticamente tutti (e volevo ben vedere).

A volere approfondire l’argomento ho fatto una ricerca sul Gooooogle e ho spulciato un pò di siti e di blog. La maggior parte l’ho lasciata stare perchè erano soltanto (ma giuste e sensate) rimostranze per il provvedimento e rimandavano alle parole di Beppe Grillo.

Sul blog del suddetto ho letto i suoi commenti e anche alcuni dei suoi lettori (che ovviamente sono d’accordo con lui). Dopo circa 5 minuti mi sono fatto un’idea che giusta o sbagliata che sia la espongo qui di seguito:

Innanzitutto non si è capito se questa legge è stata approvata e da chi: Beppe Grillo dice che è stata approvata con l’unaminità dal Consiglio dei Ministri il 12 Ottobre, ma Antonio di Pietro, nel suo blog (verrebbe coinvolto pure lui?) afferma che è stato proposto come un provvedimento di routine e che non è stato nemmeno discusso. Chi ha ragione? Perchè fare tanto rumore se nessuno ha visionato questo provvedimento?

In secondo luogo, qualora fosse realmente stata approvata, dovrebbe passare al vaglio del parlamento, e con tutte le rimostranze, le petizioni, le email mandate ai diretti interessati, se non venissero fatte delle modifiche (ma c’è veramente bisogno di farle? Non ce ne sarebbe neppure da discutere) e tale legge fosse approvata ci sarebbe da divertirisi con le probabilissime manifestazioni, rimostranze di Beppe Grillo, discussioni ecc.

Se vi sembra che la stia pigliando troppo alla leggera, vi prego di non preoccuparvi e di continuare a leggere perché ho le mie motivazioni.

Solo una cosa prima di proseguire: questa legge mi sa tanto di ripicca nei confronti di Beppe Grillo, visto che spunta fuori dopo tutte le vicende e i dissapori che ci sono stati tra lui e il governo (chi ha parlato dell’insulto a Prodi?) ed sembra fatta apposta per metterlo nei guai. Certo lui non è che sia un santo, e basta leggere i suoi post per notare i toni critici e canzonatori che indisporrebbero chiunque (basti pensare agli insulti e all’aggettivo Prodiano che francamente se lo può risparmiare).

Inoltre è gravissima la sua accusa di dittatura nei confronti del governo, tant’è che ha dichiarato (con tono scherzoso, ma provocatorio) di volersi trasferire in un paese democratico.

Tornando alla sbrogliatura di questa matassa, c’è da dire che il caro vecchio Gentiloni (il ministro delle comunicazioni) ha dichiarato sul suo blog di aver riconosciuto l’errore, che si prende le colpe del mancato controllo e che non ha letto neppure la proposta di legge.

Il disguido è dovuto al fatto (dichiarazioni sue leggibilissime nel suo blog)  che pensava si trattasse semplicemente di una conferma delle norme vigenti da sei anni e che prevedono la registrazione solo per un esiguo numero di testate giornalistiche online per avere accesso ai contributi sull’editoria. Gentiloni stesso dice che non sarebbe giusto coinvolgere i blog e i siti comuni e che nessuna modifica alle leggi che ci sono  già deve essere fatta.

Quindi non c’è motivo di preoccuparsi (a meno di cambiamenti radicali), ma rimane la domanda: chi cavolo l’ha letta sta legge se neppure il ministro delle comunicazioni ne sapeva nulla? E come hanno fatto ad approvarla (Di Pietro dice di no)?

Staremo a vedere, ma io mi sento tranquillo e non vedo motivo di preoccuparsi e fare tanto scalpore visto le dichiarazioni del ministro.

Edit: approfitto del commento di Gabriella S. per discutere più approfonditamente delle questione. Non rispondo nel commento perchè sarebbe troppo lungo, per cui edito il precedente post.

Gabriella S. fa notare che nel Comunicato Stampa del Consiglio dei Ministri come compare nel sito www.palazzochigi.it. Mi ero scordato infatti di dire che la legge in questione può essere visionata nel sito in un pratico file pdf da una ventina di pagine. Anchio ho letto i punti che citi e sono d’accordo che in esso siano richiamati i blog, ma il fatto è che si deve distinguere da blog a blog.

Non pretendo di conoscere tutto il mondo dei blog italiani (figuriamoci mondiali), ma so che ce ne sono di tipi diversissimi e tutti con varie finalità: c’è chi vuole scrivere quello che gli passa per la testa (il sottoscritto); chi li usa come un diario particolare da condividere con gli amici di internet; chi li usa per postare le proprie opere (il sottoscritto); chi li usa per cavolate (il sottoscritto); chi li usa esclusivamente per l’informazione (giornalisti, politici, Beppe Grillo a modo suo).

Il punto è che è assurdo costringere coloro che usano i blog per svago a registrasi! Per quale motivo poi? Beppe Grillo ci sta sulle scatole, ma sarebbe ridicolo fare una legge contro di lui (vorrei tanto vederla)?

Se io mi apro un blog per mettere i miei racconti, le foto, i video di mio figlio che fa i primi passi e condividerli con gente che conosco, ma che abita lontano, perchè devo registarmi?

Fino a prova contraria gli art 15 e 21 della nostra costituzione (ce li ho sotto il naso proprio mentre scrivo) dicono che la libertà di ogni forma di comunicazione è inviolabile, che il diritto di espressione, di parola di pensiero è inviolabile e che questo diritto può essere limitato soltanto per via di un intervento giustificato per l’attività giudiziaria.

E in considerazione di ciò, chiedo: Ma che piffero gliene frega all’autorità giudiziaria se facciò vedere a mia nonna che viva in un’altra città le foto di mio nipote (esempio)?

Gentiloni e altri non hanno letto questa legge? Diritto loro non fare il loro lavoro che dovrebbe essere tra l’altro proprio quello di leggerle. Ma non mi si può venire a dire che devo iscrivermi a un albo solo perchè voglio esprimere i miei pensieri. A questo punto dovrei registrarmi anche quando sono con gli amici e chiaccheramo tranquillamente! Cosa cambia? C’è così tanta differenza tra il confidarsi a voce con un amico e farlo tramite un blog? Non che non c’è!

E’ stato detto che le modifiche verranno fatte. Tali modifiche sono state chieste a gran voce da molte persone e una petizione ha già raggiunto le 3000 voci che aumentano continuamente. Se tali modifiche non verranno fatte voglio proprio vedere come verrà gestita la situazione da questo governo.

Sarebbe poi uno spesso vedere in televisione la notizia di uno arrestato perchè non ha registrato il blog dove pubblicava poesie, foto ecc.

Per ora concludo qua, ma non escludo che col tempo ci saranno altri sviluppi. 

3 Commenti »

  1. Gabriella S. Dice:

    Il Decreto è stato presentato nella seduta del 12 ottobre; infatti nel Comunicato Stampa del Consiglio dei Ministri n. 69 del 12 ottobre 2007 è scritto chiaramente che è stato presentato dal Presidente del CdM. Che lo abbiano letto o meno, ha poca importanza. Anzi che il Ministro delle Comunicazioni non lo abbia letto, mi preoccupa.
    Il testo del decreto si trova all’indirizzo http://www.palazzochigi.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf
    All’Art. 2 (Definizione del prodotto editoriale) dice:
    1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da
    finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento,
    che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale
    esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
    All’art’Art. 5(Esercizio dell’attività editoriale) dice:
    1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e
    distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta
    pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in
    forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.
    e all’Art. 7(Attività editoriale su internet)
    1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che
    svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione
    delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
    2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera
    responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle
    informazioni.
    Ora, un blog non ha finalità di informazione e di intrattenimento ed è gestito per finalità non lucrative?
    Il fatto che si tratti di un disegno di legge, con i relativi tempi di conversione, non mi preoccupa di meno.
    A mio parere, leggendo la lettera della norma, il rischio c’è.

  2. Grazie a Claudio e grazia a Gabriella, per la quantita’ di informazioni. Restiamo vigili.
    Laura

  3. Lo psicologo Dice:

    Alcuni ministri stanno già facendo marcia indietro…

    Pare che abbiano approvato tutti il disegno di legge senza degnarsi nemmeno di leggerlo. Ci voleva la protesta della rete per far loro notare che razza di legge avevano appena approvato…


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