Forse è una notizia vecchia, ma io l’ho saputo oggi
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Da Domenica scorsa il telefilm Heroes non sarà più in prima serata nel palinsesto di Italia uno, ma verrà spostato in secondo a proiettato il 7 e l’11 Novembre.
La serie, che era stata proiettata per la prima in Italia a partire dal 2 Novembre, non ha avuto un grande riscontro di pubblico già dall’inizio. I dati Auditel palrano chiaro riguardo a questo punto, ma lo fanno a chi ci capisce qualcosa di statistica (io non c’ho mai capito nulla). Al di là delle rimostranze degli appassionati (che contestano tali dati per via del campione indadeguato) mi spiace per questa stroncatura di una bella serie che gli italiani non potranno più vedere in televisione (e sottolineo in televisione).
Certo è che se la serie non ha un buon riscontro di pubblico a Mediaset non importa nulla di proseguire, ma, al di là di tutto, credo sia più importante chiedersi non il perchè sia stato sospeso, ma perchè erano in pochi a vedere tale serie.
A mio avviso i problemi di Heroes (per me sono invece punti di forza) sono:
Heroes è una serie impegnativa. Siamo abituati a serie organizzate in episodi più o meno conclusivi che sono facili da vedere: se se ne perde un episodio si può tranquillamente continuare a vedere i seguenti senza farsi tanti problemi. In questo modo tante serie proseguono tranquillamente e se hanno un discreto riscontro auditel è anche possibile vedere le repliche e recuperare gli episodli persi. Heroes invece è una storia unica divisa in episodi. Tale storia è molto complessa in sè e per via dei legami dei protagonisti.
I protagonisti inoltre non sono tutti nello stesso posto e solo da circa metà serie in poi s’incontreranno e renderanno la visione della serie più “semplice”. In sè, il fatto che i personaggi non sono tutti nella stessa città porta una difficoltà aggiuntiva al montaggio che deve essere fatto in modo intelligente: si deve dare in un episodio spazio ai diversi protagonisti, ma bisogna fare il cambio di scena nei momenti giusti. Se però uno dei personaggi non piace diventa pesante, noioso (una rottura insomma) seguire le sue vicende.
Heroes sopperisce a questa difficoltà di visione con dei protagonisti interessanti, ben tratteggiati e con un montaggio degno di questo nome che rende fluida la visione, nonostante i continui stacchi.
Gli italiani però sono stati abituati troppo bene con serie che hanno un numero ristretto di location (basti pensare al famosissimo Dr. House che per il 99% del tempo è ambientato in ospedale) e con tutti i protagonisti che si conoscono e stanno nella stessa città.
Un dei punti più a sfavore di Heroes (anche in questo caso per me è un punto di forza) è il tema trattato. A parte gli splendidi monologhi esistenziali a inizio e fine episodio, Heroes è quanto di più diseducativo si possa vedere in Italia: è ispirata ai fumetti.
A parte il fatto che è un miracolo che non ci siano state milioni di proteste e servizi dopo la prima apparizione di Mohinder, gli uomini con i super-poteri sono un tabù qui in Italia; i fumetti sono bollati come roba per bambini (rimando al post su G.I.D. per cambiare idea), visti come robaccia futile, diseducativa (’na minchiata). Aggiungiamoci poi la sua dose di splatter (Jessica e Sylar docettano per bene) e abbiamo il mix perfetto per far inorridire i ben pensati e le persone di maggiore apertura mentale, ma non appassionate di fumetto.
Ad esempio mio padre ha bollato tale serie come una cavolata per i superpoteri (ma lui legge i fumetti e non và considerato il solito ben pensante) soprassedendo sullo splatter, mentre mia madre si è rifiutata di proseguire oltre i primi due episodi proprio a causa degli elementi splatter.
Piccoli elementi che, se per molti sono un punto di forza, per la maggior parte delle persone sono aspetti negative (sia in toto che singolarmente).
In giro ho visto anche contestato il fatto che in America la serie è un cult, mentre da noi è poco famosa, ma ciò è dovuto al fatto che tale Heroes è stato fatto pensando al mondo dei comics e a chi li legge (soprattutto).