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Archive for Gennaio 2008

Imparare a scrivere 2 (dove e quando)

+000031312008bThu, 31 Jan 2008 00:30:00 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti
Rinviando la trattazione del processo creativo, quella riguardante il momento antecedente -la preparazione alla scrittura- è per certi versi più importante.
I tre momenti che la compongono -il dove, il quando e il cosa- si susseguono per necessità in un ordine crescente d’importanza che culmina in un interrogativo che, sebbene possa apparire superficiale, addirittura scontato, è il punto più importante di ogni processo creativo, la molla che fa scaturire l’arte, il tracannamento di coca-cola che mi consente di dare inizio alla giornata: “Che chispio scrivo ora?”
Partendo nel giusto ordine, e analizzando le prime due tappe, si capisce che esse sono meri fondamentali che servono solo a risparmiare tempo, seppure siano fasi importantissime.
DOVE SCRIVO?
Teoricamente si può scrivere ovunque e questa risposta vale sia che ci si chieda quale è il mezzo che vogliamo usare, sia che ci si chieda in che luogo occorre scrivere.
Il mezzo, in sè, non è importante. Che ci si appresti a prendere a punti o a sputare sangue sulla nostra opera, non ci sono particolari delimitazione, salvo la praticità.
Gli appunti vanno scritti come vengono, sul momento, perché scaturiscono da un processo spontaneo che deve essere lasciato libero il più possibile. Solo in un secondo momento ci si propone una loro scrittura sistematica che serva a organizzare razionalmente le idee e a farne venire di nuove. Per praticità si possono scrivere sul caro vecchio bloc notes o direttamente al computer che, grazie ai suoi programmi, permettere di scrivere in modo ordinato e di facilitare la consultazione degli appunti con un po’ d’ingegno (io me ne frego e tengo molte cose a mente).
Se invece ci si appresta alla scrittura del testo, il computer si rivela un amico essenziale e quasi obbligatorio.
Per la diffusione delle proprie opere è sconsigliato il manoscritto per evitare inconvenienti di comprensione. La macchina da scrivere è un buon mezzo, oltre che affascinante, ma nel caso si debbano fare correzioni si finisce per rovinare esteticamente il tutto.
Il computer, invece, è veloce, agevole, pratico, e perfetto per scrivere (e su questo non ci sono altre considerazioni).
Naturalmente, si può scrivere quello che si vuole dove si vuole e poi ricopiarlo a computer per poi farlo leggere a qualcuno.
Quando mi metto a scrivere?
La risposta immediata, giusta e scontata è: quando te la senti.
Sì, perché non è che ci si può mettere al computer e sfornare pagine e pagine come se niente fosse. Bisogna essere nello spirito giusto.
Tutte le pappardelle psicologiche sui motivi per cui si ricorre al chirurgo estetico o si indossano certi capi d’abbigliamento, hanno un fondo di verità che si condensa nel mio pensiero per il semplice fatto che lo dico io. Personalmente, ci sputo sui libri fatti a tavolino, freddi, tutti programmati e scritti per fare soldi. Sono un tipo romantico e che crede fermemente che l’arte è emozione, e che le emozioni non possono essere espresse a piacimento.
Per fare un esempio, se io volessi scrivere una storia d’amore (qui incorre la questione del “scrivere ciò che si sa”) dovrei essere innamorato, o in condizione tale da rievocare tutta la gamma di sentimenti provati.
Stessa cosa per i libri comici e tutti gli altri generi che fanno riferimento a un’emozione, ma anche più in generale.
Faccio un caso estremo: se nel giorno X ho in testa solo cose fantasy, non potrò mai mettermi a scrivere qualcosa di fantascienza.
Non importa che si scriva di giorno o di notte, ma che si sia nel sentimento giusto per scrivere.
Continua con la trattazione del “cosa scrivere”

Imparare a scrivere 1 (Introduzione e perché scrivere)

+000031312008bTue, 22 Jan 2008 01:11:14 +0000UTC 18, 2007 claudio88 6 commenti
E’ ormai da qualche mese che m’interesso di scrittura. Non la scrittura scolastica o quella semplice, tipo fanfiction, atta solo all’esprimere idee, ma quella più professionale, completa, sistematica ed elaborata. Sono molti i siti che si occupano di scrittura, ancora di più -forse- i libri e i corsi di scrittura creativa, e negli ultimi hanni si sono diffusi blog e siti di appassionati che ne parlano o si limito a fare recensioni, più o meno argomentate, che denottano una certa conoscenza dei processi creativi e delle tecniche di scrittura.
Visto che punto a scrivere qualcosa di decente (sperando di essere sulla buona strada) devo per forza anche io interrogarmi su processi e metodi di scrittura. Scirvere queste nozioni su blog è un buono stimolo a esprimere quello che ho imparato a me stesso e a verificare se io medesimo attuo i consigli da me formulati.
Questi consigli non sono di un professionista, ma di un esordient piccino che tenta di migliorarsi.
Nel caso qualcuno sia ancora così ingenuo da pensare che non ci sia bisogno di manuali, di consigli (che poi alla fine sono da trattare come la stessa cosa) o di quant’altro possa contaminare la purezza della propria arte, bisogna innanzitutto far capire loro che si sbagliano; e di grosso.
La teoria dell’approccio sistematico alla buona scrittura si caratterizza per i seguenti punti:
1. Sapere come scrivere un buon libro non vuol dire sapere scrivere un buon libro.
2. Si può sapere come scrivere un buon libro senza sapere scrivere un buon libro.
3. Non si può scrivere un buon libro senza sapere come scrivere un buon libro (che è quello che pensano in molti).
Il terzo punto, si badi bene, non vuol dire che si devono prendere i concetti di arte romantica (in cui io mi riconosco in parte), la purezza dell’animo, la creatività e buttarli nel cestino. Se uno riesce a scrivere un buon libro senza aver letto manuali o aver ricevuto consigli, vuol dire che dalla sua esperienza e dalla lettura ha ottuneto già gli strumenti che gli servono.
Ciò che è basilare fin dall’inizio, che determina cosa si vuole scrivere e come, è chiedersi il perché si voglia scrivere.
Al momento, dalla mia esperienza, ho rilevato i seguenti tipi di scrittore (non di saggi o articoli di giornale).
L’ingenuo: egli è colui che dopo aver letto un libro che gli è piaciuto molto, oppure, seguendo la moda del momento o la scia di un autore famose, decide di scrivere un libro, magari di progettare una saga, sognando successo ed elogi. La verità è che presto si accorgerà di essere un illuso e che la strada della scrittura non va attraversata su una ferrari ma su un gippone super attrezzato per ogni evenienza.
L’appassionato: egli è colui che vuole soltanto scrivere; niente di più. Ha delle idee e le scrive, anche se non sa bene quello che fa. Segue solo la sua passione, e a si dedica anche a fanfiction che gli consentono di coniugare passione per la scrittura con l’amore per una saga. L’appassionato può benissimo snobbare ogni manuale o consiglio di scrittura, poiché scrivere bene non gli importa; vuole soltanto esprimere se stesso e magari piacere agli altri. Ciò, però, non vuol dire che non può cercare di imparare a esprimere al meglio la sua passione.
Scrittore: egli è colui che sa quello che vuole e ciò a cui punta è raggiungere un livello di bravura tale da potersi levare di dosso i panni dello scribbacchino per indossare la calzamaglia dello scrittore -tanto scomoda quanto oscena. La pubblicazione, anche se nella maggior parte così non è, dovrebbe essere l’ultimo dei suoi pensieri per puntare solo al miglioramento della propria tecnica.
Ultimamente sembra che gli scrittori cerchino prima una casa editrice e poi si mettano di fronte al computer a scrivere qualcosa. Questa pratica è sbagliata poiché, nonostante sia vero che vendono soprattutto i romanzi commerciali, scrivere a convenienza, nonstante la calzamaglia di scrittore, rigetta chiunque nel baratro dello scribacchino commerciale che sarà, alla fine, solo uno dei tanti.
Ma allora, cosa deve essere lo scrittore? Lo scrittore deve essere se stesso. Deve essere una mosca bianca che si caratterizzi per qualità proprie, tali da far dire a chiunque leggere una sua opera che essa è sua; non è thriller, non è fantasy, non è giallo, non è rosa, non è neppure arancione: è solo opera sua, qualunque genere sia.
Facessero tutti così avremmo molti meno libri e molta più qualità.
Questo è tutto sulla suddivisione degli scrittori. Gli ultimi elementi presenti appartengono ad altre categorie del discorso generale. 
Categories: Imparare a scrivere

H/H della Banana Yoshimoto

+000031312008bMon, 21 Jan 2008 12:17:22 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti
Ricordo che presi questa raccolta per la copertina che trovo bizzarra e perché l’autrice è giapponese allo SMA vicino casa mia. Tornato a casa iniziai a leggere il primo racconto (solo dopo imparai la grande virtù del saper cercare informazioni su internet) ma dopo venti pagine lo lasciai stare perché troppo drammatico.
Negli ultimi giorno si sono proposto di smaltire un pò di libri che, per vari motivi, sono in cosa. Questo era il più piccolo, e così lo letto.
E’ il primo libro che finisco della Yoshimoto. Non è del tutto una delusione, e ci sono parti che mi sono piaciute, ma in sè ci sono dei problemi. Tra i due raccontti, nonostante il titolo, l’unica differenza è l’elemento fantastico del primo, giacché, senza di esso, sarebbero praticamente uguali: due donne che a partire dallo shock provocato da altre due donne, trovano conforto in un solo giorno.
L’elemento fantastico del primo è, in un certo senso, un escamotage atto a rendere apprezzabile un racconto, tramite un’atmosfera oscura e un po’ inquietante, che alla fine è mediocre. Tale elemento, poi, non serve neppure a fare andare avanti la vicenda – solo una scusa per far riflettere la protagonista- e alla fine viene accantonato con un “non darci peso”. La yoshimoto punta molto sulle divagazioni, che nel secondo racconto, la fanno da padrone, e se così non fosse i racconti sarebbero al massimo di dieci pagine. Racconti semplici e senza pretese che, con gli stessi spunti, sarebbero potuti essere migliori.
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