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La liberalizzazione delle droghe: è veramente giusta e possibile?

+000029292008bFri, 15 Feb 2008 13:20:53 +0000UTC 18, 2007 claudio88 10 commenti
Se qualcuno mi chiedesse quale è il miglior fumetto italiano in circolazione, gli direi che è “Julia” della Bonelli. Questa serie, che questo mese raggiunge quota 113 numeri, è stata ideata da Giancarlo Berardi (già sceneggiatore di Ken Parker), che ne crea i soggetti e cura la sceneggiatura.
Nell’ultimo numero pubblicato, Julia, che è insegna all’università, tratta in una sua lezione della liberalizzazione della droga, esponendone i pro e i contro da parte delle varie parti in causa. Fosse una serie normale, questa discussione forse non avrebbe molto peso, ma Berardi (come tutti quelli della Bonelli) è noto per essere uno che s’informa prima di parlare, quindi il suo fumetto ha molta valenza culturale.
Riporto per intero la discussione in questione:
“… Di certo, l’abuso è causa di molti reati, sia colposi che dolosi, oltre che un fattore di malattie ed emarginazione sociale. Il discorso, poi, s’allarga se ci occupiamo delle sostanze psicotrope in genere; ne esistono molte, e solo in parte sono illegali.
Lo è l’eroina, mentre la caffeina è in vendita libera, nel mezzo ci sono tranquillanti e antidepressivi, assunti sotto controllo medico.
Ufficialmente, la differenza sta nella maggiore o minore pericolosità delle sostanze, ma non sempre la classifica è confermata da riscontri scientifici…
(salto alcuni baloon) Al massimo si parla di un uso regolamentato dalla legge, e si sostiene che è proprio il proibizionismo a essere criminogeno. Se una sostanza è proibita, infatti, il suo valore di mercato sale a dismisura e altrettanto fanno i guadagni dei trafficanti
… Per contro i proibizionisti sostengono la legalizzazione avrebbe il solo risultato di moltiplicare le tossicodipendenze. L’effetto sul tessuto sociale sarebbe devastante e aggiungono che non esiste un diritto allo “sballo” e a qualunque tipo di trasgressione.”
In pochi dialoghi sono presenti molti temi interessanti che mi hanno ricordato una discussione in televesioni tra due politici discutevano degli stessi argomenti con le stesse posizioni (chissà se Berardi l’ha vista?).
Uno di questi sosteneva appunto che il probizionismo, come quello americano, ha l’effetto di fare aumentare i prezzi, produce emarginazione e porta all’illegalità, con gli spacciatori e le organizzazioni criminali prosperano. A sostegno di questa tesi c’è il fatto che oggi nessuno si sogna di andare da uno spacciatore per comprarsi un birra e le organizzazioni criminali non fanno la guerra per avere il possesso di una bottiglia di vino.
Vista così, la liberalizzazione (che comunque è controllata) porterebbe a una diffusione delle droghe maggiore, legalizzate, e a un’emarginazione dei criminali che perderebbero la loro principale fonte di guadagno.
Io non mi drogo e non lo farò mai. Non sono neppure un esperto di queste cose, ma secondo me la liberalizzazione potrebbe ridimensione diversi problemi.
La risposta ai detrattori delle liberalizzazione che temono il caos sociale sono ovviamente importanti, ma la risposta alle loro paure deriva dal fatto che liberalizzazione non include l’assenza di controllo.
Vediamo i vantaggi:
1. Si eliminano le organizzazioni criminali visto che perdono la loro principale fonte di guadagno. Se uno vuole droga di certo va in un psoto legale dove è venduta a un prezzo minore (chi fa il contrario non ha un cervello).
2. Il prezzo minore fa si che non siano richiesti prezzi enormi per una dose, si evitano liti e assassini per avere i soldi e chi ne fa uso non corre il rischio di venire ricattato, perseguitato, ucciso e tante altre cose.
3. Il fatto che la diffusione sia legale può contribuire a  un minore distacco sociale di chi ne fa uso.
Gia di per sè, questi tre vantaggi sono un gran bel traguardo. Restano però i lati negativi derivanti dalla libera diffusione, ma la mia risposta è data dal controllo dello stato. Controllando questa diffusione si riesce a evitare i problemi che già affliggono la società chiedendo solo l’accettazione da parte di chi fa uso di droghe del controllo.
Risposte ai dubbi dei proibizionisti.
1. La diffusione della tossico-dipendenza si può evitare disponendo apposite sedi dove vendere le sostanze stupefacenti.
2. Queste sedi sono sotto controllo della polizia che deve verificare la legalità del commercio e il rispetto delle norme previste.
3. Chi va a comprare tali sostanze delle possedere la licenza a farlo iscrivendosi gratuitamente a un registro che gli consente di comprare tali sostanze per uso personale
4. La sede di vendità deve comprendere anche un’area apposità dove poter usufruire delle sostanze e lasciare che gli effetti svaniscano in modo che non s’incorra nei soliti tristi incidenti e sia possibile un repentino intervento medico in casi di urgenza.
5. La stanza deve essere filmata per evitare azioni illegali e l’assunzione di più dosi previste.
Questi provvedimenti hanno il vantaggio di creare una sorte di circolo dove la vendità e legale, controllata e sicura. Il fatto che le dorghe siano vendute solo in un posto, da persone competenti che danno dosi regolate e sicure, riduce drasticamente i rischi di overdose e la vendità in discoteche e altri luoghi a rischio di incidenti e poco controllati.
Si è così arrivati al drastico calo della criminalità e degli incidenti (personalmente rendere obbligatorio il controllo del tasso alcolico fuori da locali e discoteche), ma rimane quello dell’eccessiva diffusione.
Per questo punto proporrei l’apposito registro che deve essere firmato in presenza di un analista che sia in grado di indicare veri motivi per cui se ne vuole fare uso (ciò è dovuto al pericolo delle diverse droghe) e lasciare la licenza temporanea. In questo modo si è in grado di rilevare subito se il potenziale fruitore lo fa perché vuole e basta o per motivi psicologici che possono essere curati.
Forse è troppo utopistica come cosa, ma al momento credo che se venissero rispettati questi punti si potrebbero ridurre i rischi della droga e del resto in Olanda già ci sono simili posti (non so però come sono regolati).
Aggiungo però che le droghe sono spesso assunte per fuggire dalla realtà, rilassarsi, e tanti altri motivi che hanno lo scopo di evitare i problemi della vita. In questi casi la droga è sintomo dell’incapacità di reagire. Bisognerebbe iniziare a istruire le persone circa i diversi modi per ottenere i medesimi risultati (cosa non scontata visti i diversi casi).

Le baby-gang hanno rotto!

+000029292008bMon, 11 Feb 2008 21:42:22 +0000UTC 18, 2007 claudio88 1 commento
Un tempo c’erano i bulli, ragazzi senza cervello che consci di non valere nulla tentavano di dimostrarlo a tutti i costi.
Ci sono ancora, ci mancherebbe, ma negli ultimi anni sono comparse forme nuove di aggregazione quali le baby-gang.
Se il termine è stupido e può far sorridere, la realtà è, ahimè, assai triste.
Accanto alle bande fatte da adulti ci sono ora quelle di ragazzini tra i 12 e i 18 che hanno lo scopo di infettare una società che non li vuole.
Se la legge ha una predilezione per i criminali, che vengono premiati e difesi se un povero onesto cittadino agisce contro di loro, verso i membri delle baby-gang la cosa sfiora la mormobosità.
Nei loro confronti, infatti, non si fa praticamente nulla perché sono minorenni e nelle cosidette società civili vige la regola secondo la quale finché si è minorenni si è puri e innocenti, quando è propio in questa età che si formano i deviati e dovrebbero essere individuati i futuri rifiuti della società.
“Rifiuto” è una parola grossa? E’ incivile e immorale trattarli in questo modo? In verità è stupido e ilarmente ottimistico trattarli in modo diverso. La società si basa sull’ordine e lo stato si basa sulla società, quindi esso ha come fine primario il rispetto dell’ordine esterno e interno e la concessione di benefici e risorse agli individui.
Ma se la società cerca l’ordine, chi lo mina è un parassità, un deviato, che va eliminato perché dannoso.
Quando uno prende l’influenza che fa? Si scusa col virus per non essere un ospite di prima scelta? No, prende la medicina e prende il virus a calci.
Allora si capisce che le baby-gang si meritano sanzioni ben più severe di quelle adulte per i seguenti motivi:
1. Danneggiano la società.
2. Nei loro confronti le persone sono più deboli perché ci fanno problemi ad agire contro di loro, anche se per difesa, e questi rifiuti lo sanno.
3. Se i giovani sono il nostro futuro (se lo sono loro, ringrazio di avere 19 anni e poter fare il mio di futuro) questi vanno corretti per evitare che danneggino la società ancor più di quanto già non facciano.
4. Esistono. Già l’uomo è un parassità per il mondo, un parassità per il parassità è contro natura.
Quanto ancora si vuole che i negozianti si vedano incapaci di difendere i loro interessi nei confronti di un ragazzino armato di taglierino? Quanto ancora si vuole che la legge non tuteli perché essi sono minorenni?
Ricordo che adesso sono minorenni, ma prima o poi cresceranno (di aspetto, s’intende) e allora non ci saranno più problemi ad agire contro di loro, ma nel frattempo non si può tollerare che facciano quello che vogliono.
Bisogna rieducarli con maniere forti, che vadano al di là della predica inutile. Lì si mandi in carcere per un bel pò d’anni o li si faccia lavorare per ripagare la società.

Quando si ride per non piangere: diritti violati.

+000029292008bMon, 04 Feb 2008 23:55:31 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento
Dopo tanti anni sono abituato al fatto che il 90% dei servizi ai telegiornali siano delle scemenze, ma capita che ogni tanto ci sia qualcosa sulla politica che non riguardi battibecchi degni dell’asilo o riferimenti a fatti veramente importanti.
Al di là della situazione a Napoli, oggi sono venuto a conoscenza della violazione di ben due diritti sociali (mica brusceletti) quali sono il diritto al lavoro e al ricevere assistenza. La cosa scandalosa è che la colpa è tutta colpa delle istituzioni che per inettitudine ed eccessiva rigidità stanno causando il fallimento di un artigiano e hanno fatto sì che una donna non ricevesse assistenza medica dopo un infarto.
Nel primo caso, vicino al Tevere un signore gestisce l’attività di famiglia che consiste nel lavorare il marmo (non ricordo il termine giusto). Le autorità hanno avuto l’intelligenza di autorizzare un campo nomade proprio vicino a dove lavora lui, così che, a parti i clienti affezionati non ci va più nessuno.
La cosa che fa ridere (per non piangere) è che per mettere in pratica le direttive del governo – in questo caso sistemare da qualche parte i nomadi- si richiede sempre la consulenza di esperti nei più disparati settori. Viene allora da chiedersi come mai nessuno abbia pensato che un campo nomade avrebbe potuto nuocere alle attività lavorative del luogo.
Ecco alcune considerazioni e/o ipotesi:
1. La legge è applicata da idioti. Questa sembra più una sentenza ma comunque non ci vuole certo un genio a capire che se metti gente che nessuno vuole vedere (non prendiamoci in giro) vicino a sedi di attività lavorative queste saranno compromesse.
2. L’esperto è stato chiamato e qualcuno si è messo d’impegno. Da quel che ho capito dal servizio (non essendo poi io di Roma) la zona in questione è piuttosto isolata. Per cui avranno certamente pensato che andasse più che bene.
3. Se il punto due è esatto (tra l’altro, è più conveniente del primo) scatta l’accusa di negligenza perché si sarebbero dovuti fare controlli e non mi si può nè dire che a Roma non ci sono altri posti dove mettere sti campi (un posto lo si trova sempre) nè che nessuno ha mai fatto caso al signore in questione visto che l’attività dura da mezzo secolo.
Una curiosità aggiuntiva è che nel campo si vedono utilitarie, mercedes e anche un porche. Personalmente mi chiedo come faccia uno che vive in un campo nomade a permettersi una porche.
P.S Io non ce l’ho coi nomadi, i rom, i marcocchini, i musulmani ecc. fino a che non creano problemi, ma questo lo faccio anche con gli italiani e tutto il corollario e mi scaglio sempre e solo contro il singolo colpevole (questo per rompere subito i denti ai maldicenti).
Il secondo servizio è da far cascare le braccia. Un uomo passeggiava con la moglie quando questa ha avuto un infarto. L’uomo, anziché chiamare il 118, si è subito precipitato presso la croce bianca che era lì vicina (non a chilometri di distanza o dall’altra parte della città) per cercare -giustamente- aiuto, ma gli hanno risposto (dialogo modificato dal sottoscritto)
- Signore, lei dovrebbe vergognarsi! Non le hanno insegnato che noi non muoviamo un dito per aiutare qualcuno anche se sta morendo davanti alla nostra porta se prima questi non chiama il 118 , pure nel caso che abbia perso conoscenza o peggio? Chiami il 118 e vada da sua moglie che a quest’ora sarà certamente morta.
- Ha perfettamente ragione. Mi scuso, anzi, per la mia inciviltà. Sono costernato di me stesso. Guardi, facciamo che non è successo niente. Vado da mia moglie morta e poi la invito a bere qualcosa.
Questa è una farsa! E’ inconcepibile e immorale che a un marito disperato gli si dica che la moglie non può ricevere soccorso perché lui non ha chiamato il 118 preferendo andare alla croce bianca che è lì vicino.
Spero non accada mai a me, perché mi verrebbe un infarto per la rabbia, ma prima porterei con all’inferno quanta più gente possibile.
Ognuno ha diritto a ricevere assistenza! Che cazzo me ne fotte di chiamare il 118 quando l’assistenza me la può dare (a questo punto si spera) gente competente a pochi metri di distanza?
Ma si può fare una colletta per mandarli tutti a fare in culo? E che cazzo dai!