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Archive for Agosto 2008

Gen di Hiroshima 1

+000031312008bSat, 23 Aug 2008 20:52:42 +0000UTC 18, 2007 claudio88 3 commenti

 

Possiedo questa serie da tanto tempo, ma - vuoi perché dopo aver passato la maturità non volevo deprimermi, o perché all’università me ne sono dimenticato- ho letto il primo numero solo oggi.

Gen di Hiroshima è un manga in quattro numeri pubblicato dalla PlanetManga in grande formato (tanto grande quanto il prezzo), pagine bianche e lettura occidentale (perché?).

Gen di Hiroshima (in orginale “Hadashi no Gen”, Gen dai piedi scalzi) è stato serializzato in Giappone dal ‘72 al ‘73.

Gen di Hiroshima è un manga storico e di denuncia, un capolavoro che non scorderò mai.

Gen di Hiroshima è un urlo disperato in un mondo di sordi.

La farò semplice: Compratelo!

Troppo semplice? Allora vi dirò che potete anche limitarvi al primo numero (diciamo che è autoconclusivo) e correre a prendere gli altri; che i soldi spesi per questo manga non li rimpiaggerete mai; che dopo averlo letto mi ringrazierete di avervelo fatto conoscere; che se non lo apprezzerete non potrete più definirvi umani; che questo manga va letto e fatto leggere a tutti.

Per quanto mi riguarda -se ne avessi la possibilità- costringerei tutti quelli che fanno la guerra, che vivono uccidendo gli altri e che portano avanti progetti di pace facendo la guerra (avrete capito di chi parlo) a leggere questo manga in diretta mondiale e poi gli chiederei: Cosa avete da dire?

Ma queste sono cose che ogni uomo dovrebbe fare, non ce bisogno che lo dica io. Quello che devo fare è diffondere il più possibile questo capolavoro, affinché il messaggio dell’autore e le sue speranze (vanificate oggigiorno) non vengano persi.

Come avrete già intuito dal titolo, questo manga racconta la storia di un bambino (Gen) nato a Hiroshima e che prova su di sé gli orrori della guerra e il fardello che la bomba atomica gli ha lasciato sulle spalle.

Bomba che è stata lanciata da dei figli di puttana che per finire una guerra hanno pensato bene di distruggere due città (Hiroshima e Nagasaki). Bomba lanciata anche per colpa degli imbecilli che non si sono arresi quando dovevano e che hanno condannato a morte centinaia di migliaia di giapponesi.

Questo numero finisce col lancio della bomba e gli effetti che ha avuto sulla città. Volendo potete anche finire di leggerlo e lasciar perdere per un po’ la serie perché ammetto che la sofferenza che permea le pagine è troppa e anche io continuerò la lettura solo tra qualche settimana.

Un numero che fa male. L’autore ha visto quello che racconta, era lì quando tutto è successo e ha deciso di far vedere pure a noi cos’è la guerra e cosa significa possedere una bomba atomica (mi sentite USA, Israele e compagnia bella?).

In questo primo numero entriamo a forza nella vita di Gen e della sua famiglia, l’unica in tutta la città che si oppone alla guerra e viene perciò accusata di essere tradritrice del Giappone. Si va avanti così per 292 pagine con questa famiglia che tenta di andare avanti come tutte le altre ma che in più è perseguitata perché vuole la pace.

Ciò che più mi ha colpito è che l’autore non presenta mostri, non attacca gli americani e non attacca i giapponesi (come potrebbe sembrare) ma attacca la guerra, ciò che rappresenta e ciò che fa fare agli uomini.

E in tutto questo un aggettivo si ripete, ossessivo: Pazzi! Pazzi! Pazzi! Pazzi!

E’ la pazzia che genera la guerra; è la pazzia che spinge gli uomini a uccidersi l’un l’altro. Sono pazzi gli americani a creare la bomba atomica e sono pazzi i giapponesi.

Sono pazzi coloro che portano avanti la guerra sacrificando vite, comunicando false notizie di vittorie, costringendo il popolo alla fame, sacrificando i soldati mandati a morire. Sono pazze infine tutte le persone, plagiate dal sistema, corrotte e ormai senza più carattere. Persone che hanno perso la ragione, che gioiscono per la sofferenza, che si sacrificano per la nazione e l’imperatore quando non ne ricevono in cambio niente. Sono pazze le persone che maltrattano Gen e la famiglia perché parlano di pace; perché vogliono vivere; perché non vogliono che qualcuno muoia.

Nello specifico emerge e ferisce la pazzia del presidente di comitato che istiga le persone a perseguitare la famiglia di Gen; dei professori che maltrattano gli studenti che vogliono essere felici e li crescono per farli sacrificare in guerra; dei poliziotti corrotti, che rubano da mangiare ai poveri usando scuse stupide; dei militari che istigano alla violenza, puniscono chi non vuole morire e si lamentano quando qualcuno muore senza aver portato a termine la sua missione.

La pazzia che più colpisce, però, è quella dei “buoni”. Si trema quando l’allievo si impicca perché non può tornare a casa per non arrecare disonore alla famiglia e non vuole combattere; si piange quando il soldato kamikaze, nei suoi ultimi giorni si ubriaca con l’amico ripensando al suo passato di studente, alla madre e alla fidanzata e a quando disertò per tornare a casa; viene voglia di urlare quando l’autore, come in un documentario, fa vedere come le persone si suicidavano per non cadere nelle mani dei demoni americani; si rimane scioccati quando uno dei fratelli minori di Gen ride istericamente perché crede che i suoi non gli diano da mangiare per sfamare loro stessi, e che tutti lo odiano; allo stesso modo ci si sente quando il fratello maggiore parte per arruolarsi volontario, lasciando dietro di sé tutte le angerie subite, e poi si mette a ridere perché capisce che non c’è posto al mondo per gli egoisti, per chi vuole vivere in pace con la sua famiglia e una ciotola di riso; si ha infine voglia di scappare quando la bomba atomica scoppia, la gente brucia, cammina con la pelle liquefatta, una cavallo in fiamme corre per tutta la città, una bambina si ritrova schegge di vetro conficcate negli occhi, tutti chiedono aiuto e nessuno lo riceve e infine la madre di Gen impazzisce per la morte dei suoi cari e partorisce sua figlia in mezzo alle macerie, con la città in fiamme.

Questo numero termina col grido della madre di Gen che prende in braccio la figlia, la leva verso le fiamme e urla:

“Ricorda, Tomoko! Questo è l’orrore che si è inghiottito tuo padre e i tuoi fratelli… Questa è la GUERRA! Quando sarai cresciuta, dovrai fare in modo che non accada più!”

La potenza e il valore di Gen di Hiroshima lo si trova in quest’ultima frase e chiuso l’albo non si può fare a meno di pensare a quello che si è letto, agli orrori che i giapponesi hanno vissuto e agli orrori che continuano ancor oggi a perpetuarsi.

Leggete quest’opera e ricordatene il messaggio, parlatene agli amici, fatela leggere ai vostri figli.

Per non dimenticare l’orrore.

Ayakashi-Japanese Classic Horror e racconto

+000031312008bMon, 18 Aug 2008 22:19:27 +0000UTC 18, 2007 claudio88 9 commenti

Ayakashi-Japanese Classic Horror è una serie di 11 episodi divisa in tre archi narrativi che ci propone ben tre storie. Questa serie in italiano si trova subbata dai ptpfansub (http://www.ptpfansub.tk/) che hanno finito il primo arco, ma degli altri due non si ha notizia. Per chi volesse vedersela tutta e non ha problemi con l’inglese la serie è disponibile a questo link Ayakashi

Di queste storie ho visto la terza, che oserei definire una perla.

Mi chiedo quanti siamo in Italia ad averla vista, ed è un peccato che la conoscano in pochi perché merita veramente. Da questa storia inoltre è nata una serie di 12 episodi attualmente subbata in italiano (mi chiedo se quello che se ne occupa ha visto anche quest’anime).

L’arco di cui parlo si chiama Bakeneko e consta di 3 episodi (gli ultimi).

Il protagonista è un farmacista girovago che un giorno capita in una lussuosa casa dove si compie un omicidio. Egli scoprirà che il colpevole è un demone (in questa serie mononoke, ma non ho ancora capito il perché di questo termine) e cercherà di eliminarlo.

Parliamoci chiaramente: detta così questa trama è una schifezza ed è uguale a tante altre. Il fatto è che è proprio questo il bello della serie. Il tema dei demoni e degli esorcisti è caratteristico del Giappone  e lamentarsi della presenza di questo negli anime è come lamentarsi del fatto che nelle case italiane non manca mai il pane. Fa parte del codice genetico giapponese, e io lo adoro.

Il farmacista in realtà nasconde più di un segreto e il suo aspetto lascia pensare che non sia un semplice essere umano. Egli è in grado di far comparire dal nulla degli ofuda (per questi e il bakeneko c’è wikipedia) e possiede la “spada dell’esorcismo” che però può sfoderare solo a fine episodio.

Mi sto perdendo però. Meglio analizzare punto per punto.

Sigla: la sigla è uguale nella musica in tutti e tre gli archi, fondendosi volta per volte con le immagini. Lascia a desiderare all’inizio perché inizia con uno strumento antico giapponese (credo) per poi passare al moderno. Scelta che può piacere e non piacere.

Disegni e regia: i disegni e la regia sono fantastici. All’inizio lasciano sconcertati perché sono particolari, si discostano da tutti gli altri anime a cui siamo abituati, ma ci si abitua subito e li si ama. Il voto su di essi non è il massimo perché queste caratteristiche saranno sfruttate appieno solo nella serie di 12 episodi.

Personaggi: a parte la serva Kayo (la più moderna nella caratterizzazione) tutti gli altri risultano degli idioti, salvo poi essere caratterizzati alla fine. Non posso dire nulla per non raccontare tutto il finale.

Il farmacista: questo tizio è un mito. Simpatico, coraggioso, forte, con carattere, impassibile e chi più ne ha più ne metta è uno dei protagonisti migliori che abbia mai visto con un carisma fuori dal comune e un coraggio non innato, ma dovuto alle sue conoscenze riguardo i mononoke.

Mononoke: i mononoke non sono dei semplici demoni, ma la sintesi di tre elementi. Si può dire che è soprattutto questo fatto a elevare la serie al di sopra di tutti gli anime in cui basta un combattimento a far finire la storia. Il farmacista per combatterli può usare solo gli ofuda, che gli servono per il kekkai, e la sua spada. Questa può essere sfoderata solo se si conoscono la forma del mononoke (la parte più facile), la verità e il rancore. I mononoke quindi non sono demoni e basta ma frutto di un evento che li ha generati (la verità) e del rancore che li spinge. Una volta scoperti questi elementi il farmacista può combattere sul serio e la spada è mille volte meglio di quella di Gatsu (Berserk).

E’ questo il bello degli episodi. Oltre all’originalità dello stile, gli autori hanno trovato il modo d’indagare l’animo umano, affascinare col mondo del folklore giapponese e impegnare il protagonista in un combattimento solo con la scusa del dover scoprire la forma, la verità e il rimpianto. Se non fosse per questi tre elementi tutto il resto (a parte lo stile) cadrebbe inesorabilmente nel già visto e basterebbero dieci minuti a far finire il tutto.

Una perla che chiunque dovrebbe vedere, senza dubbio.

Dell’altra serie ne tratterò con calma episodio per episodio perché è molto complessa (e poi sono fermo all’episodio2)

Recensione de “Le Cronache di Narnia: Il Principe Caspian

+000031312008bSat, 16 Aug 2008 23:40:12 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti
Avviso: non leggete se non volete anticipati alcuni elementi del film
Il bello dei commenti a caldo è che fanno vedere solo i lati positivi di qualcosa (o negativi, a volte); per cui, il mio commento a questo film è: maturo.
Lasciate perdere il primo film, che come il libro aveva un target basso. In questo si punta a un pubblico più cresciuto come testimoniano certe scene di notevole impatto e i molti combattimenti ben orchestrati (pregevoli le strategie adottate da Peter e Caspian nella battaglia finale e molto bello scontro tra Peter e lo zio Miraz).
Ma basta qualche combattimento in più e qualche bella strategia per renderlo maturo? Bè, se ci conf.rontiamo col primo film basta anche questo, però c’è di più.
Intanto i quattro fratelli ricordano tutto ciò che hanno fatto a Narnia; perciò, a dispetto della giovane età, ricordano come si deve comportare un re, come combattere e sono più maturi. Sembra poco, ma se nel primo film il fatto che i fratelli fossero subito in grado di usare le armi era un istigamento a chiedere indietro i soldi (eppure a me è piaciuto lo stesso) in questo si accetta la loro bravura, che viene anche esaltata da combattimenti individuali e nella battaglia finale.
E’ maturo infine perché non si parla solo di guerra intesa come duello, ma anche per il costo in termini di vite che comporta. Nel decidere come agire Peter e Caspian si scontrano perché il primo vuole agire subito e chiudere la partita, ma quando tutto andrà per il peggio non saprà accettare il suo fallimento, accusando Caspian di aver conpromesso la missione. Caspian, dal canto suo, è pronto anche a cedere al suo lato oscuro (sa tanto star wars ^^) per vincere.
Considerando che la trama è molto lineare, questo sarebbe tutto se non fosse per tre difetti.
1. Il film fa anche ridere per via della presenza di animali parlanti che combattono (mi riferisco al topo gigante presente nel trailer) suscitando sorpresa nei nemici; ma se va bene all’inizio ciò lascia contrariati verso la fine. Tale difetto non è però presnete per quanto riguarda gli altri protagonisti di cui ho molto apprezzato le battute.
2. Aslan compare solo alla fine ma non si capisce perché non abbia avuto un ruolo maggiore. Lui dice a Lucy che nulla accade due volte allo stesso modo; però poteva prendere un taxi per apparire e aiutarli.
3. La storia d’amore. Dei film americani detesto i mocciosi idioti e insopportabili, che vanno fatti passare per intelligenti e profonti, e le storie d’amora presenti a tutti i costi.
Anche questo film cade nell’oblio dell’ammore tra Susan e Caspian. Va bene che lei finalmente trova un principe e che lui vede una ragazza dopo tanti animali parlanti; però si scambiano poche battute e subito sono innamorati.
Nel complesso un gran bel film che consiglio a tutti, soprattutto se si vuole azione e umorismo e se si è tra quelli che non hanno apprezzato il primo film.
Poi c’è un piccolo sfogo personale che riguarda proprio la fine: possibile che quando un uomo si ritrova in un mondo diverso dove può vivere una vita migliore deve per forza tornare a casa? Qui la scelta è tra Londra da studenti e Narnia da re!

La vera storia della Lombardia in prelibata salsa leghista

+000031312008bFri, 15 Aug 2008 20:58:20 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento
Giuro che sono per il rispetto nei confronti di tutti (o quasi) che ci vado piano nelle discussioni politiche, che non insulto e non ho pregiudizi verso chi è di destra o della Lega Nord (anche i terroni sanno essere civili, sapete) ma questa devo proprio dirla.
L’immagine che vedete qui sopra (cliccando su di essa ne vedrete altre) fa parte di un fumetto d’ispirazione leghista che narra la storia della Lombardia.
Giuro che non volevo crederci quando ho visto questa immagine, ma è (purtroppo) tutto vero. Tale fumetto era stato pubblicato l’anno scorso e subito ritirato perché considerato un insulto all’intelligenza umana. Il 13 Agosto Repubblica dà notizia che 30 sindaci del Bergamasco hanno deciso di distribuire le copie invendute nelle scuole elementari e medie. In sintesi, visto che i problemi dell’Italia non sono per loro abbastanza, vogliono distruggere il futuro dei giovani italia… (scusate l’errore imperdonabile) nobili lombardi (padan cocks per gli amici) sul nascere.
Il fumetto si fa subito notare dalla data 3000 d.c. (altro che fantascienza) e poi c’è l’immagine qui in alto in cui un aitante bardo, tra una pinta di birra e l’altra (tra mille anni ci saranno le tribù, ma si potrà ancora bere la birra) si diletta a cantare un po’ di rock esaltando le qualità della sua gente.
Il resto non lo leggerò perché ci tengo alla mia salute e le risate che ho fatto mi bastano, però se me lo regalassero lo conserverei per far conoscere a tutti quelli che conosco la vera storia dei padan cocks.

ALIA Sol Levante

+000031312008bThu, 14 Aug 2008 20:16:43 +0000UTC 18, 2007 claudio88 5 commenti

 

Da amante del Giappone ho sempre voluto leggere qualche racconto o libro giapponese in Italiano circa il fantastico. Oggi ho scoperto una pubblicazione (diciamo amatoriale) italian di alcuni racconti fantastici giapponesi a opera di un gruppo di autori torinesi.

Sto parlando delle raccolte di racconti fantastici e fantascientifici Alia (http://www.arpnet.it/cs/alia/alia.htm)

In queste raccolte ci sono sia racconti giapponesi, anglofoni e italiani.

Nel sito della pubblicazione, cliccando sulle immagini delle copertine è possibile leggere le introduzioni e alcuni articoli presenti nelle stesse. C’è anche una sezione in cui sono pubblicati alcuni racconti scritti dagli stessi autori non pubblicati per vari motivi. E’ in corso anche un progetto per tradurre le raccolte in inglese e far conoscere gli autori al di fuori dell’Italia.

Il prezzo è purtroppo altino e non garantisco al momento per la qualità, ma è pur vero che si parla di una pubblicazione con un mercato di nicchia, che presenta autori sconosciuti agli italiani e anche delle illustrazioni.

Ho intenzione di leggermi tutti gli articoli e i racconti presenti sul sito e quando avrò i soldi (se un giorno avrò i soldi) vedrò di comprare almeno una raccolta.

Mi chiedo però se gli autori che partecipano alla raccolta sono soltanto gli scrittori ideatori del progetto o la collana è aperta anche ad altri.

Qui di seguito ci sono i link di due degli autori del progetto e il blog della collana e quello per gli anglofoni:

http://massimosoumare.wordpress.com/

http://fronteretro.blogspot.com/

http://aliaevolution.wordpress.com/

http://transalia.wordpress.com/

Pirate Bay oscurato? Considerazioni personali sullo scaricamento da internet

+000031312008bWed, 13 Aug 2008 16:08:29 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento
L’altro ieri mi è capitato di leggere questo post (http://guiodic.wordpress.com/2008/08/11/ecco-i-nemici-della-condivisione-gli-uomini-che-in-italia-operano-contro-il-p2p/) e ho scoperto due cose che mi hanno scioccato.
La prima è che esiste The Pirate Bay. Sembra strano, visto che è il più famoso motore di ricerca per torrent, ma in tanti anni non ci sono mai capitato e non ne ho mai sentito parlare.
La seconda è che il procuratore di Bergamo Giancarlo Mancusi si è alzato dal lato sbagliato del letto, ha scoperto di aver finito i cereali, di avere il latte scaduto, di aver messo troppo zucchero nel caffè e così, incazzato come un gatto nero, ha deciso di oscurare il suddetto sito mandando un comunicato a tutti i provider.
Questo fatto è comico, triste, e ha fatto imbestialire mezzo mondo; in primis i proprietari di ThePirateBay che hanno aggirato il blocco e in questo sito (praticamente per l’Italia è cambiato l’indirizzo) http://labaia.org/blog/123 hanno pubblicato un messaggio in inglese in cui si definisce l’Italia un paese fascista, mandano a quel paese Berlusconi e Mancusi e fanno gentilmente notare come abbiano risolto il problema alla faccia del governo fascista.
Naturalmente sono d’accordo con loro. Insultare il governo è per me un invito irrinunciabile e poi non si può non considerare che Berlusconi possiede ben 3 reti nazionali, una lista paurosa di vicende con la giustizia e una belle serie di leggi ad personam che dovrebbero fare esclamare a chiunque l’ha votato “Che minchia ho fatto!” (in sostanza, insultate pure il nostro paese che se lo merita).
Per prima cosa, c’è da dire che tale blocco è stato fatto coi piedi perché alcuni riescono a vederlo comunque (con Tiscali ci si dovrebbe riuscire) e poi, come già detto, gli svedesi hanno aggirato il problema.
Viene da piangere a pensare che queste cose succedano pure da noi: la Cina docet, a quanto pare, e anche i paesi musulmani ci danno dentro con la limitazione al diritto d’informazione ed espressione.
Mi chiedo però con che diritto Mancusi abbia adottato tale provvedimento. Intanto ThePirateBay non è un sito da cui si scarica, ma un motore di ricerca che rinvia ai vari torrent su internet. Del resto anche con google io trovo i torrent. Perché non oscurare google, a questo punto?
Ci terrei poi a evidenziare come la Corte di Cassazione nel 2007 (non sono aggiornato, quindi sono pronto ad essere smentito) ha affermato che nessuno è punibile per lo scaricamento se questo non comporta un profitto personale.
Veniamo quindi al tema di questo post: Cosa ne penso io dello scaricamento di file da internet? Io sono a favore e ora spiego perché.
Il motivo per cui in genere si è contrari, s’intentano cause ogni anno e ci si sente presi di mira quando si va al cinema è che se uno scarica un film, poi non va al cinema oppure non compra il dvd provocando una perdita per l’industria. Il secondo motivo è che si viola il copyright (di cui so poco e mi astengo).
Notizia shock: gli studi dimostrano che lo scaricamento favorisce le vendite. Notizia ancora più shock: questo fatto ve lo dimostro io dopo un ragionamento di un minuto. Notizia non shock: i governi e le industrie sono un branco d’imbecilli.
Quando si va al cinema compare prima del film una pubblicità in cui si fa il paragone tra lo scaricare un film e diversi tipi di furto. La logica è che se io non rubo una macchina, perché non è giusto, allora non scaricherò un film.
Io dico che quando si scarica un film non si ruba nulla a nessuno. Perché?
Quando si ruba si prende senza pagare qualcosa a qualcuno che invece l’ha fatto o ne è proprietario di diritto. Sembrerebbe normale allora l’equazione scaricamento=furto ma io chiedo: e se consideriamo lo scaricamento una condivisione di file?
Infatti quando scarico io salvo sul computer un file messo a disposizione da un utente. Questo utente, in scala ridotta, il file non l’ha creato dal nulla. Se il file è suo allora non ci sono problemi, se invece il file è un libro, una canzone, un film ecc. lui ha comprato il prodotto e l’ha condiviso con me  consentondomi di scaricare il file. In scala allargata ogni file torrent, ogni file su emule può essere ricondotto a un singolo individuo che ha comprato il prodotto e l’ha messo in condivisione col mondo.
Questa è la realtà delle cose, quindi non è un furto. E’ come se io andassi da un amico a fargli provare un gioco e mi multassero perché non posso farlo. E’ assurdo no? Eppure lo scaricamento è la stessa cosa; solo che anziché andare a casa vostra io uso internet.
Riassunto: tizio compra bene (non viola la legge e l’industria ha il suo ricavo); io scarico il file condiviso (non violo la legge e all’industria non cambia nulla).
Il “non cambia nulla” è la chiave per cui lo scaricamento aiuta le vendite, ma ne parlo dopo.
Prima voglio fare un altro paragone.
Mediaset trasmette un film e io lo registro. E’ legale? Sì.
Ma cosa ho fatto? Intanto non ho pagato il bene (film), ma ho pagato canone e bolletta della luce per vedere sul televisore il film (i diritti  li paga mediaset) e l’ho registrato per vederlo altre volte indipendentemente dalle trasmissioni.
Nuova relazione: Mediaset (tizio che paga il bene); io che registro il film condiviso da Mediaset in tutta la nazione.
Ma questa relazione è uguale alla precedente! Come è possibile? Lo scaricamento non è un furto? E invece no perché è una condivizione mondiale di un file che un tizio originario ha pagato.
Infatti un tizio ha registrato ho comprato un dvd (l’industria è felice) e l’ha condiviso (trasmesso) con tutto il mondo e io l’ho scaricato (registrato) nel mio computer per vederlo quanto voglio.
Paura, eh?
Per chi a questo punto non si fosse ancora addormentato direi che arrivato il momento di sottolineare il problema della vendite.
Come già detto, il ragionamente dell’industria è che anche se tizio orginario ha comprato il bene tutto il resto del mondo non lo farà e quindi il suo ricavo sarà quello di un solo individuo anziché mondiale. Lo scaricamento rimane legale perché è una condivisione, ma il fatto è che quando presto un film a un amico e lui poi non compra tale bene (o io registro senza comprare il dvd) la perdita di guadagno c’è, ma è insignificante. Il problema però è che su scala globale tale perdita per l’industria è enorme.
Questo ragionamento, detto così, è vero. Lo scaricamento rimane legale, ma la perdita per l’industria c’è. Questo però è vero solo se si ammette che:
1. Chiunque scarica poi non compra.
2. Se le persone non avessero scaricato il file a quest’ora sarebbero andate al cinema, in libreria o a un concerto.
Se queste due ipotesi fossero vere, le industrie avrebbero ragione, ma in verità si sbagliano (e io ho ragione). Entrambi i punti non hanno riscontro nella realtà, o almeno hanno un riscontro marginale.
Per spiegarmi parto dal secondo punto perché, pur venendo secondo come conseguenza e però il punto da cui partire.
Se le persone non avessero scaricato il file a quest’ora sarebbero andate al cinema, in libreria o a un concerto?
La risposta a questa domanda è: FALSO.
La realtà ci dice che nel mercato c’è una miriade di prodotti che si spera verranno venduti. La realtà ci dice anche che oltre ai beni di consumo dobbiamo pagare le tasse, vari servizi e dobbiamo risparmiare una parte del nostro salario per il futuro. Va così che a parte i beni di prima necessità che non cambiano molto, il resto dei beni è più suscettibile al mercato. Ora io mi trovo un gruzzoletto da spendere, le mie preferenze, le mie necessità e tantissimi beni secondari e di lusso tra cui scegliere. Che faccio? Una persona intelligente punta a comprare ciò che gli piace e che lo soddisfa. Piacere e soddisfazione non vanno di pari passo perché io posso spendere 7 euro per un film anziché un altro. Ma se poi non mi piace? Non sono soddisfatto e non potrò vedere l’altro. Nell’incertezza è più conveniente non vedere nessuno dei due film.
Con o senza scaricare, se io non so nulla del prodotto non spenderò mai i miei soldi. (secondo punto confutato)
Ma le persone comprano ogni giorno. Come fanno allora a scegliere? I beni sono di diversi tipi (macchine, libri, musica) e all’interno dello stesso tipo di differenziano per piccoli particolari e la qualità. Tra beni di tipi diversi è facile (se preferisco i film spendo per i film) mentre per beni simili o c’è la fedeltà (guardiamo i film con un attore che ci piace, o di un regista che ammiriamo) oppure c’è la ricerca di qualità che ci porta a informarci sul prodotto (pubblicità, siti internet ecc.) e poi fare le nostre scelte.
Così passo al primo punto. Ho dimostrato che l’assenza dello scaricamento non comporta l’acquisto di un bene mentre ora dimostro come invece lo faciliti.
Pur con tutta la buona volontà del venditore, il consumatore può provare l’effetiva qualità del prodotto solo provandolo. E’ per questo che si danno gli omaggi, le ragazze carine fanno le dimostrazioni ecc. Si cerca di far vedere al consumatore che può spendere i propri soldi.
Lo scaricamento fa esattamente la stessa cosa. Posto che senza di esso uno non comprerebbe lo stesso un prodotto (quindi senza far cambiare i ricavi) se io scarico un film (o una parte di esso) e vedo che mi piace allora è più probabile che vada a vederlo al cinema con gli amici (se sappiamo che sarà un bel film, 7 euro possiamo spenderli in tranquillità) oppure comprerò il dvd per vederlo in qualità migliore o altre cose.
Sembra strano in effetti. Se posso avere una cosa gratis da internet perché poi devo pagare per averla?
A questo rispondo che se non avevo voglia di spendere soldi fin dal principio non cambierà nulla, mentre se ero insicuro sulla qualità del prodotto allora avrò tutti i motivi per spendere.
Questo ragionamento sta alla base del difficile rapporto tra fansub, scanlation  e case editrici (che tratterò in un altro post.
Abbiamo così visto che a conti fatti lo scaricare da internet non solo  è morale e legale, ma aiuta anche le vendite. Se poi il prodotto fa schifo l’industria non può lamentarsi con emule.
Ci sono poi due questioni indirette che sono i prezzi dei beni e la morale.
Se i prezzi dei beni non fossero tanto alti le persone sarebbero molto più invogliate a comprare e ci sarebbe meno bisogno dello scaricare per decidere che fare (propio di questo parlerò in seguito).
Per quanto riguarda la morale c’è da dire che tutto il ragionamento fatto sull’aiuto dello scaricamento si basa sull’ipotesi che poi io compro, ma è anche vero che una persona incivile può decidere di scaricare e non comprare pur potendolo fare. Questo però è un problema che non riguarda lo scaricamento, ma la persona umana.
E con questo ho finito. Se avete letto tutto e siete vivi vi faccio i miei complimenti. Se mi sbaglio su qualcosa o volete insultarmi potete farlo tranquillamente.

Natsume Yuujinchou

+000031312008bWed, 13 Aug 2008 10:58:05 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

 

Se dovessi scegliere quali sono le tre cose che amo di più del Giappone direi che sono i manga, gli anime e il folklore; così averli tutti assieme è, per me, un invito a nozze.

Oggi ho scoperto che i Karanaze (http://www.karanaze.netsons.org/) e gli UMS (http://www.hiumi.it/home.php) hanno fatto una nuova collaborazione subbando l’anime Natsume Yuujinchou.

Questi, a sua volta, è tratto dal manga di Midorikawa Yuki che è possibile seguire qui (http://www.onemanga.com/Natsume_Yuujinchou/) o scaricare dal sito Storm in Heaven. Il manga è arrivato a sei volumi, mentre l’anime al momento dovrebbe essere 13 episodi (anche se in molti siti un numero preciso non l’ho trovato).

La storia vede protagonista Natsume Takashi che, come si è già visto in molti altri manga, ha la capacità di vedere gli youkai, i demoni giapponesi, sin da bambino. Si è da poco trasferito da alcuni parenti che inizia a venir perseguitato da alcuni youkai che continuano a chiamarlo “Reiko”, che in verità è il nome di sua nonna. Per errore Nataume libera Madara, un demone a lungo imprigionato che assume le sembianze di un gatto identico a un maneki-neko (in questa forma è visibile a tutti) che gli parla dello Yuujinchou (libro degli amici) appartenuto a Reiko e che contiene i nomi degli youkai sconfitti da lei (non è come sembra) e che hanno scritto il loro nome giurando fedeltà. Natsume decide allora di ridare il loro nome ai demoni (che sono rimasti a Reiko e che per diversi motivi, più o meno buoni, vogliono indietro il proprio nome).

Ammetto che all’inizio non ci speravo molto in questa serie, sebbene l’istinto mi dicesse “Vai avanti! Vai avanti!”. Per fortuna l’ho seguito e ora l’amo (anche se siamo solo a pochi episodi) questa serie. La storia non è che sia molto originale visto che s’inscrive nello stesso genere di altre serie quali Mushishi, Mokke e Hyakkiyakou Shou (voglio farne un post al più presto) ma colpisce per la semplicità dei disegni, l’atmosfera dello slice of life che si mescola perfettamente agli elementi sovrannaturali, il passato di Natume e Reiko che viene svelato passo a passo e i personaggi ben caratterizzati fin dai primi episodi (primo fra tutti Nyanko sensei – il nome di Madara sotto le sembianze di gatto). Finora ho visto quattro episodi e letto un solo capitolo e mi sembra che la serie proponga quasi del tutto fedelmente il manga, che però pecca nel disegno che trovo un po’ impreciso e a volte troppo affrettato e sommario.

Questa è una serie che piacerà di sicuro agli amanti dei gatti, a chi piacciono gli anime e a chi cerca una serie lenta, senza combattimenti e depressione a ogni angolo, che faccia sognare e che catturi con atmosfere sognanti e allo stesso tempo quotidiane. Nel caso il primo episodio non dovesse convincere consiglio di vedere anche il secondo, molto più profondo, che mi ha convinto del tutto sulla bontà dell’opera.

“Ali” di Yukio Mishima

+000031312008bMon, 11 Aug 2008 23:17:23 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

 

Questo breve racconto di Yukio Mishima può essere letto cliccando sull’immagine sovrastante.

Stamattina stavo cercando informazioni sull’autore, in vista di un possibile acquisto, e mi sono imbattuto in un sito che propone in ebook i racconti della collana Millelire. Per saperne di più sull’autore basta wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Yukio_Mishima#Biografia mentre ciò che mi preme di più è il racconto.

Per quanto riguarda lo stile direi che per i miei gusti è troppo raccontato. La trama è molto triste perché parla di due cugini che s’innamorano, ma che vengono separati dalla guerra (il racconto è ambientato nel 1943). Ambedue incontratisi di giorno su un treno, dopo essere rimasti a stretto contatto, si convincono che l’altro ha le ali, pur consci dell’assurdità della cosa. Ci fantasticano su, vogliono scoprire se è vero che il loro amato ha le ali, però hanno paura che per quelle ali possano perdersi, che uno di loro possa volare via. Alla fine del racconto ognuno trae le sue conclusioni sul significato delle ali, ma ciò che più resta è la malinconia che pervade tutto il testo. Già l’autore sembra fin dalla presentazione del racconto mettere davanti al lettore un velo giallo pallido; un giallo vecchio che fa rimpiangere i momenti felici del passato, sconvolti da quello che è accaduto, ma che a volte lascia spazio a colori più caldi. L’autore ammette di averci messo del suo, ma non lo conosco abbastanza per capire appieno quanto ci sia di Mishima in questo racconto. E’ un racconto da leggere di notte al silenzio, con una musica melodica di sottofondo e magari anche la pioggia. Spero che qualcuno possa provare curiosità e scoprire un nuovo autore, o magari interessarsi al Giappone.

Bakuman! nuova manga dagli autori di Death Note

+000031312008bMon, 11 Aug 2008 12:17:44 +0000UTC 18, 2007 claudio88 4 commenti

C’erano una volta due autori Takeshi Obata e Tsugumi Ohba. Il prima era un disegnatore di talento che si fece conoscere grazie ai disegni di Hikaru no Go (capolavoro che consiglio a tutti), il secondo uno scrittore di talento dalla morbosa passione per i trip mentali. La loro storia tutti la conoscono: si sono incontrati e tra una birra e l’altra hanno sfornato quel successo mondiale (con ben tra film e un anime tra l’altro) che è Death Note.
Death Note è una delle opere migliori che siano mai uscite, soprattutto negli ultimi anni; io stesso sono stato uno dei primi a scoprilo e ad apprezzarlo.
Dopo tale impresa i due ci riprovano con un manga dal titolo Bakuman!, tradotto “uomo esplosivo”.
Il primo capitolo di ben 58 pagine è uscito da pochi giorni suscitando curiosità tra tutti gli appassionati.
Io l’ho letto (lo si può fare su questo sito  http://www.onemanga.com/Bakuman/) è ne sono rimasto deluso, ma prima di parlarne (occhi agli spoiler perché dico tutta la trama del capitolo, ma tanto è l’inizio e non rovino nulla) una considerazione personale.
Si è portati a pensare che il successo sia una gran cosa, che dopo l’opera che l’ha reso famoso l’autore andrà avanti, sfornerà altri lavori e farà sempre più soldi. A parte i soldi ciò non è sempre vero.
Il fatto è che dopo un’opera come Death Note tutti si aspettano qualcosa di qualità uguale o superiore, mentre un manga di livello inferiore provoca una delusione amplificata, quando in casi diversi porterebbe alla semplice indifferenza. E’ pieno di autori famosi che sono andati avanti sfornando opere sempre più belle, ma il fatto è che Death Note è stato irripetibile; qualunque opera simile o che cerchi di spodestarlo verrà scovata e messa al rogo. Va da sé che i due non potevano certo ripetere l’operazione e giustamente hanno deciso di cambiare genere dandosi alla commedia scolastica. Scelta che approvo.
Il problema è che questo primo capitolo è mediocre. In parole povere, se gli autori non fossero gli stessi di Death Note i commenti entusiasti, le aspettative e tutto ciò che di positivo si legge al momento non ci sarebbe. Se non fosse per gli autori sarebbero tutti a dire “Che robaccia!”,”La trama fa pena”, “I miei soldi non ce li spendo”. Invece oggi ho letto “Molto bello!”, “La trama sembra interessante”, “Non vedo l’ora che arrivi anche in Italia”
Perché dico che la cosa non funziona? Perché me la prendo tanto? Perché a me Death Note è piaciuto molto, volevo che i due tornassero assieme, ma dandosi a qualcos’altro, e volevo che la qualità fosse buona. Sono stato accontentato, solo che la qualità non c’è.
E non mi si venga a dire che da un primo capitolo non si può giudicare un’opera! E’ una stronzata bella e buona. Chi come me legge manga da più di un anno è in grado fin dalle prime pagine di decidere il destino che una serie avrà nella propria libreria. Chi ne sa qualcosa dalle prime venti pagine sa dire vita morte e miracoli di un manga. Dal primo capitolo l’unica cosa che non si può giudicare è la trama che verrà, ma gli altri elementi, quali regia delle tavole, disegni, resa dei personaggi (non caratterizzazione) e impatto emozionale sono giudicabili fin dal principio. Inoltre questi capitoli di molte pagine servono propio a consentire agli autori di mettere fin dall’inizio le carte in tavola e invogliare i lettori.
Passo ora alla trama per poi analizzare tutto ciò che non va.
Mashiro Moritaka è “un bellissimo bambino” (come Luciana Litizzetto nei Simpson) con un grande talento per il disegno e una passione per i manga ereditata dallo zio, autore di professione. Moritaka ha 14 anni è si prepara agli esami d’ammissione per il liceo. A dispetto del talento, vuole solo una vita tranquilla e normale e il disegno per lui è un hobby e la possibilità di ritrarre la compagna di classe di cui è segretamente innamorato e che ritrae in pose compromettenti (cicciolina sta studiando la cosa per un nuovo film). Moritaka, oltre che palloso e per nulla sognatore, si scorda il quaderno in classe.
“Che sfiga!”, dice Moritaka, che ne ha bisogno per gli esami.
Torna in classe e chi trova? Takagi Akito! Costui è un sedicente ragazzone coi volti più alti della scuola che guarda caso sta nella sua stessa classe (genio ai disegni, gnocca della scuola e genio agli studi, nella stessa classe. Che culo!) e che gli propone di realizzare un manga, diventare famosi e ciullare come il gurzo del Borneo Meridionale (in Calabria). Moritaka rifiuta pensando allo zio sfigato (che dal Gurzo invece è stato ciullato) e torna a casa. Takagi lo chiama e gli dice di incontrarsi a casa della ragazza che Moritaka ama. I due s’incontrano (Moritaka scopre solo adesso dove effettivamente si trova) e Takagi citofona facendo uscire la ragazza; le dice che conosce il suo sogno di voler fare la doppiatrice di anime (di nuovo: Che culo!) e le promette che lui è Moritaka diventeranno dei famosi mangaka (chiunque al posto della ragazza avrebbe detto ” E chi se ne frega!”) . Moritaka è pieno di brio, cambia idea all’istante, promette di diventare famoso e le chiede di sposarlo. La ragazza arrossisce, scappa in casa e dal citofono dice che lo sposerà quando lui sarà famoso e lei doppiera nell’anime tratto dal suo manga (A costo di ripetermi: Genio dei disegni + Genio pappone ai testi che vuole soldi+ gnocca della classe che casualmente vuole fare la doppiatrice, che ama Mortika pur non avendo mai parlato assieme + promessa di matrimonio accettata= Che culo!).
La cosa divertente è che la ragazza dice che non si dovranno vedere fino a quel momento (segue commento di Moritaka: Che cosa!!! Niente pomiciate fino a quel momento? Tanto vale che divento prete!) ma potranno comunque incoraggiarsi a vicenda (chi troppo vuole nulla stringe, ma il sesso per telefono è sempre meglio di nulla). Il capitolo finisce con Moritaka che manda a quel paese gli esami del giorno dopo e si mette a studiare i manga (porno).
A parte alcuni commenti messi da me per rendere la cosa più diverntente, è tutto come l’ho descritto. Se ancora non si capisse perché tale capitolo non vale (ripeto che a parte il commenti divertenti e tutto tristemente vero) ecco elencato tutto ciò che viene da dire leggendo il capitolo.
1. Alla fine ci si chiede se non sia tutto uno scherzo e gli autori vogliano solo prendere in giro di aspiranti mangaka (in questo caso tutti i difetti diventerebbero pregi). In tal caso ne sarei felicissimo. Se invece vogliono fare i seri la delusione rimane.
2. Visto che la storia è ambientata verso la fine dell’anno scolastico e che dopo i tre si separeranno mi chiedo se questa non sia una miniserie oppure gli autori si sono inventati qualcosa per tenere i tre uniti.
3. Se non si fosse capito, un genio dei disegni, un genio dello studio e la più bella della classe sono tutti vicini di banco.
4. Moritaka e la ragazza si  amano senza aver mai comunicato. E’ comprensibile che il secondo cervello di Moritaka lo sia, ma quando i due decidono di sposarsi cosa dovrebbe provare il lettore?
5. Il destino incrociato dei tre è un’altra di quelle coincidenze ridicole.
6. La regia e le tavole sono quelle di sempre e quindi nulla da dire.
7. Il disegno è peggiorato, oppure involuto. Già dall’immagine promozionale si notano tre cose: Moritaka sembra una ragazza; lo stile è peggiorato, più simile a quello standard per uno shonen, ma perde in confronto con lo stile di Death Note e Hikaru no Go; i due hanno 14, ma sembrano più grandi (addio realismo visivo di Hikaru no Go e Death Note).
8. Immagino che durante la lettura mi sarei dovuto mettere a ridere, ma mi veniva da piangere.
9. Scordatevi la profondita dei personaggi che traspare dalle prima pagine di Death Note. I personaggi sono piatti dall’inizio alla fine del capitolo, non esprimono umanità e dubito che le cose cambieranno.
10. Il tilo fa schifo: ” Cosa stai leggendo?”; “Bakuman”; “Prrr!”; “Perché fai così?”; “Che diamine vuol dire?; “Uomo esplosivo”; “Prrr!”
Dovrebbe essere tutto (andare oltro il dieci sarebbe troppo), ma leggendo il capitolo le cose sono pure peggiori.
A dispetto di quanto dicono tutti, anche io continuerò a leggere questa serie, ma non perché mi sia piaciuto il capitolo. I difetti sono tutti lì, li ho visti e li ho scritti. Continuo a leggere perché non voglio credere che l’autore di Death Note si sia fumato il cervello e spero in qualche sorpresa, e se si scoprirà che l’intento degli autori è umoristico e di presa in giro per gli autori di manga sarò pronto a cambiare idea (anzi, ci spero).

Imparare a scrivere (Cosa scrivere parte 1 e definizione dei generi tramite l’uso di varibili)

+000031312008bFri, 08 Aug 2008 19:42:43 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

(Prima di iniziare, ringrazio chiunque sarà così masochista da leggere tutto quanto)

Con la domanda “Cosa stai scrivendo?” si può rispondere in tre modi diversi ma strettamente legati:

1. Sto scrivendo un opera fantasy; thiller; fantascientifica; horror ecc.

2. Sto scrivendo un racconto; un libro; una saga

3. Sto scrivendo la storia di un uomo che incontra una donna…

Gli altri due punti li tratterò in seguito, ma in questo post voglio dedicarmi al primo aspetto: il genere.

A tal proposito ho trovato molto interessante l’articolo di Okamis sul suo blog ( http://invisibili-confini.blogspot.com/ ) in cui disquisisce sull’importanza dei generi letterari.

La classificazione dei generi, lasciando stare gli interessi dei critici, serve essenzialmente al lettore per capire che libro si trova davanti e allo scrittore che cosa sta scrivendo.

Tale classificazione non è per nulla certa sia perché la letteratura si evolve, sia perché esiste la cosidetta contaminazione dei generi per la quale elementi del fantasy e della fantascienza possono anche convivere, per esempio.

Per quanto mi riguarda, allo scrittore la classificazione dei generi serve per capire a quale casa editrice mandare lo scritto, mentre per il resto è del tutto inutile, visto che dovrebbe essere l’ultimo dei suoi pensieri.

Faccio un esempio: Ho scritto un libro con protagonista un vampiro e mi chiedo se è horror. Istintivamente uno direbbe sì, ma c’ho messo anche una storia d’amore d’un certo peso, una sottotrama che non stonerebbe in un thriller e tanti trip mentali esistenzialisti. La presenza del vampiro basta a catalogare l’opera come horror? Anche se fa paura ci sono tante altre cose.

Per risolvere il problema si può passare  (tale schematizzazione la si trova quasi sempre per i fumetti) a schedare il testo non in base al genere cui appartiene ma agli elementi che lo compongono. Nel caso di prima avremo quindi un libro horror, romantico, esistenzialista e di cospirazione.

Personalmente preferisco descrivere un libro in questo mondo che non con le etichette generiche.

Quasi mi scordo di dire che oltre al genere (tipo il fantasy) esistono anche i sottogeneri che servono a individuare le differenze esistenti tra due libri di uno stesso genere facendoli risalire a un insieme di regole e caratteristiche che ci consentano di definirle come urban fantasy, gothic fantasy, pappardelle al sugo fantasy, ma che diamine ho scritto fantasy ecc.

Faccio un esempio per vedere, da lettore, che tipo di classificazione mi è più utile:

Ho due passioni: il fantasy e la fantascienza. Vado in libreria e trovo un libro per ciascun genere allo stesso prezzo. Posso comprarne solo uno e devo massimizzare la mia utilità, ma quale scegliere se entrambi i generi mi piacciono? E così levo di mezzo l’utilità dei generi (questo vale anche se i prezzi dei libri sono diversi se non vogliamo dare molto peso al prezzo) perché è improbabile che a uno piaccia un solo tipo di libro. Leggo la trama sulla copertina (di per sé inutile, ma è sempre meglio di niente) e arrivo a determinare i sottogeneri a cui appartengono i due libri. I sottogeneri non sono del tutto inutili perché è enorme la differenza tra un fantasy alla Tolkien e uno alla Harry Potter per cui grazie ai sottogeneri sono in grado di scegliere (generi 0, sottogeneri 7). A questo punto uno può sentirsi soddisfatto e scegliere il sottogenere che più gli piace, ma ci tengo a puntualizzare che il genere/sottogenere di appartenza non dice nulla sulla qualità del libro (la preferenza di un genere al posto di un altro è stupida se si basa sull’idea che un genere è migliore). Infatti io posso aver scelto il libro fantasy perché è un urban fantasy e ne vado matto, ma potrei anche rimaner fregato perché la qualità è scarsa. Arriva così in aiuto l’elenco delle caratteristiche (generi 0, sottogeneri 7, caratteristiche 10) che mi dice in modo più approfondito cosa troverò nei due libri.

Questo lungo esempio per vedere l’efficacia delle classificazioni (ovviamente parlo per me) dal punto di vista del lettore. E lo scrittore che fa?

Da scrittore a tempo perso, e da italiano doc, dei generi me frego tranquillamente e vado avanti per la mia strada.

Lo dico chiaro è tondo: per scrivere un buon libro ci vuole cervello. Se sapete sfruttare il cervello siete sulla buona strada e non vi servono i paletti ideati da illustri letterati perché sarete voi a piegare le regole in base alla vostre necessità.

Ecco una definizione che aiuta a regolarsi sull’ideazione della storia di ogni libro.

“Storia ambientata nel nostro mondo, o in un altro pianeta generico che si basa sulle stesse basi, a cui è aggiunto un numero indefinito di variabili che si devono armonizzare con l’intero sistema”

Analizziamo tale definizione. E’ indubbio che ogni libro debba avere una storia, ma dove l’ambientarla? Riferendoci ai generi (visto che ci siamo più avvezzi) per il mainstream la storia sarà ambientata nel nostro mondo, mentre per il fantasy potrà anche essere un altro mondo, magari un universo parallelo. Ma la nostra realtà è studiata dalla scienza e in base a ciò possiamo dire se qualcosa è o no reale. Se decidessimo di ambientare la storia su altro pianeta dovremmo fare un lungo processo di ideazione delle caratteristiche che tale pianeta deve avere basandoci sull’unico esempio che conosciamo (la Terra) e la scienza: sul pianeta generico 214 la scienza è sempre la stessa; c’è la gravità, la vita necessita di acqua, ci vuole la luce del sole, la materia è composta da molecole e atomi e tutto quello che trovate nei libri scientifici.

Non importa il mondo in cui ambientate la storia purché abbia solide basi che lo rendano credibile.

La seconda parte della definizione parla di variabili. Le variabili di cui parlo sono le caratteristiche che scegliamo. Possiamo ambientare la storia sulla Terra e al contempo aggiungere un elemento, una variabile, quale la magia, la possibilità d’accesso a universi parallaleli, una traslazione sulla linea spazio-tempo, un nuovo stato della materia ecc.

Queste variabili non si riconduno necessariamente a un dato genere anche se la presenza della magia ci fa immediatamente pensare al fantasy. L’importante è che siamo noi a sceglierle, aggiungendo un elemento alla realtà che conosciamo (magia), modificandolo (sempre la magia oppure un nuovo stato della materia) oppure eliminandolo (assenza della forza di gravità). Io scrittore scelgo quali variabili adottare in base al tipo di storia che voglio creare, alle mie preferenze e al pubblico (un libro per bambini esclude di per sé certe variabili come i mostri antropofagi).

L’ultima parte parla di armonia dell’intero sistema. Nel mio testo di diritto c’è scritto che il sistema del diritto deve avere un principio unificatore (in scrittura siamo noi), deve essere completo (dobbiamo sapere tutto del sistema per scrivere qualcosa e non sono ammessi buchi) e deve essere coerente (non sono accettabili contraddizioni tra gli elementi del sistema).

Posso introdurre la magia, ma mi devo chiedere che conseguenza ha tale scelta sull’intero sistema per evitare incongruenze. Questo però è argomento de “Il realismo del fantasy” che tratterò in seguito.

In conclusione: fregatevene dei generi e dei paletti fissati dagli altri. Usate il cervello, studiate la realtà e modificatela a vostro piacimento ricordandosi sempre di essere coerenti e logici. Potrete non cambiare nulla e scrivere narrativa comune oppure modificare pesantemente il tutto ed entrare nel conturbante mondo dei generi quali fantascienza, fantaasy, horror e chi più ne ha più ne metta.