Gen di Hiroshima 1
Possiedo questa serie da tanto tempo, ma - vuoi perché dopo aver passato la maturità non volevo deprimermi, o perché all’università me ne sono dimenticato- ho letto il primo numero solo oggi.
Gen di Hiroshima è un manga in quattro numeri pubblicato dalla PlanetManga in grande formato (tanto grande quanto il prezzo), pagine bianche e lettura occidentale (perché?).
Gen di Hiroshima (in orginale “Hadashi no Gen”, Gen dai piedi scalzi) è stato serializzato in Giappone dal ‘72 al ‘73.
Gen di Hiroshima è un manga storico e di denuncia, un capolavoro che non scorderò mai.
Gen di Hiroshima è un urlo disperato in un mondo di sordi.
La farò semplice: Compratelo!
Troppo semplice? Allora vi dirò che potete anche limitarvi al primo numero (diciamo che è autoconclusivo) e correre a prendere gli altri; che i soldi spesi per questo manga non li rimpiaggerete mai; che dopo averlo letto mi ringrazierete di avervelo fatto conoscere; che se non lo apprezzerete non potrete più definirvi umani; che questo manga va letto e fatto leggere a tutti.
Per quanto mi riguarda -se ne avessi la possibilità- costringerei tutti quelli che fanno la guerra, che vivono uccidendo gli altri e che portano avanti progetti di pace facendo la guerra (avrete capito di chi parlo) a leggere questo manga in diretta mondiale e poi gli chiederei: Cosa avete da dire?
Ma queste sono cose che ogni uomo dovrebbe fare, non ce bisogno che lo dica io. Quello che devo fare è diffondere il più possibile questo capolavoro, affinché il messaggio dell’autore e le sue speranze (vanificate oggigiorno) non vengano persi.
Come avrete già intuito dal titolo, questo manga racconta la storia di un bambino (Gen) nato a Hiroshima e che prova su di sé gli orrori della guerra e il fardello che la bomba atomica gli ha lasciato sulle spalle.
Bomba che è stata lanciata da dei figli di puttana che per finire una guerra hanno pensato bene di distruggere due città (Hiroshima e Nagasaki). Bomba lanciata anche per colpa degli imbecilli che non si sono arresi quando dovevano e che hanno condannato a morte centinaia di migliaia di giapponesi.
Questo numero finisce col lancio della bomba e gli effetti che ha avuto sulla città. Volendo potete anche finire di leggerlo e lasciar perdere per un po’ la serie perché ammetto che la sofferenza che permea le pagine è troppa e anche io continuerò la lettura solo tra qualche settimana.
Un numero che fa male. L’autore ha visto quello che racconta, era lì quando tutto è successo e ha deciso di far vedere pure a noi cos’è la guerra e cosa significa possedere una bomba atomica (mi sentite USA, Israele e compagnia bella?).
In questo primo numero entriamo a forza nella vita di Gen e della sua famiglia, l’unica in tutta la città che si oppone alla guerra e viene perciò accusata di essere tradritrice del Giappone. Si va avanti così per 292 pagine con questa famiglia che tenta di andare avanti come tutte le altre ma che in più è perseguitata perché vuole la pace.
Ciò che più mi ha colpito è che l’autore non presenta mostri, non attacca gli americani e non attacca i giapponesi (come potrebbe sembrare) ma attacca la guerra, ciò che rappresenta e ciò che fa fare agli uomini.
E in tutto questo un aggettivo si ripete, ossessivo: Pazzi! Pazzi! Pazzi! Pazzi!
E’ la pazzia che genera la guerra; è la pazzia che spinge gli uomini a uccidersi l’un l’altro. Sono pazzi gli americani a creare la bomba atomica e sono pazzi i giapponesi.
Sono pazzi coloro che portano avanti la guerra sacrificando vite, comunicando false notizie di vittorie, costringendo il popolo alla fame, sacrificando i soldati mandati a morire. Sono pazze infine tutte le persone, plagiate dal sistema, corrotte e ormai senza più carattere. Persone che hanno perso la ragione, che gioiscono per la sofferenza, che si sacrificano per la nazione e l’imperatore quando non ne ricevono in cambio niente. Sono pazze le persone che maltrattano Gen e la famiglia perché parlano di pace; perché vogliono vivere; perché non vogliono che qualcuno muoia.
Nello specifico emerge e ferisce la pazzia del presidente di comitato che istiga le persone a perseguitare la famiglia di Gen; dei professori che maltrattano gli studenti che vogliono essere felici e li crescono per farli sacrificare in guerra; dei poliziotti corrotti, che rubano da mangiare ai poveri usando scuse stupide; dei militari che istigano alla violenza, puniscono chi non vuole morire e si lamentano quando qualcuno muore senza aver portato a termine la sua missione.
La pazzia che più colpisce, però, è quella dei “buoni”. Si trema quando l’allievo si impicca perché non può tornare a casa per non arrecare disonore alla famiglia e non vuole combattere; si piange quando il soldato kamikaze, nei suoi ultimi giorni si ubriaca con l’amico ripensando al suo passato di studente, alla madre e alla fidanzata e a quando disertò per tornare a casa; viene voglia di urlare quando l’autore, come in un documentario, fa vedere come le persone si suicidavano per non cadere nelle mani dei demoni americani; si rimane scioccati quando uno dei fratelli minori di Gen ride istericamente perché crede che i suoi non gli diano da mangiare per sfamare loro stessi, e che tutti lo odiano; allo stesso modo ci si sente quando il fratello maggiore parte per arruolarsi volontario, lasciando dietro di sé tutte le angerie subite, e poi si mette a ridere perché capisce che non c’è posto al mondo per gli egoisti, per chi vuole vivere in pace con la sua famiglia e una ciotola di riso; si ha infine voglia di scappare quando la bomba atomica scoppia, la gente brucia, cammina con la pelle liquefatta, una cavallo in fiamme corre per tutta la città, una bambina si ritrova schegge di vetro conficcate negli occhi, tutti chiedono aiuto e nessuno lo riceve e infine la madre di Gen impazzisce per la morte dei suoi cari e partorisce sua figlia in mezzo alle macerie, con la città in fiamme.
Questo numero termina col grido della madre di Gen che prende in braccio la figlia, la leva verso le fiamme e urla:
“Ricorda, Tomoko! Questo è l’orrore che si è inghiottito tuo padre e i tuoi fratelli… Questa è la GUERRA! Quando sarai cresciuta, dovrai fare in modo che non accada più!”
La potenza e il valore di Gen di Hiroshima lo si trova in quest’ultima frase e chiuso l’albo non si può fare a meno di pensare a quello che si è letto, agli orrori che i giapponesi hanno vissuto e agli orrori che continuano ancor oggi a perpetuarsi.
Leggete quest’opera e ricordatene il messaggio, parlatene agli amici, fatela leggere ai vostri figli.
Per non dimenticare l’orrore.

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