Lettura de “Gardens of the Moon” e progetto tre audiobook


Dopo tanto tempo passato a studiare le lingue (manco un mese) e ore d’intensi ragionamenti (un minuto prima di dormire) sono arrivato alla conclusione che lo studio delle lingue (ma anche di qualsiasi altra cosa) è un po’ come arredare una camera. Prima di tutto ci vuole la camera, poi si devono comprare le cose e infine la si deve arredare.
1. All’inizio abbiamo una stanza vuota che rispecchia la totale ignoranza circa la lingua. Si deve iniziare ad arredarla, ma per farlo abbiamo bisogno degli oggetti (i vocaboli).
2. Dobbiamo decidere se vogliamo un arredamento spartano, alla mano o lussuoso.
3. Gli oggetti per averli dobbiamo pagarli (apprenderli) tramite il metodo di studio. Questo dipende da ognuno: un letto lo si può pagare, come rubare o ereditare.
4. Ottenuti gli oggetti si deve arredare, ma anziché metterli a caso abbiamo bisogno di linee guida. A parte il fengshui, cui non credo (ma se a spiegarmelo fosse una bella giapponesina, o cinesina, o coreanina, o italianina -ecc.- sarei disposto a cambiare idea) possiamo arredare secondo la logica e tenendo conto della misure della stanza. Per una lingua, ciò che ci consente di arredare sono le regole grammaticali.
5. Visto che le lingue sono differenti tra loro, avremo tante stanze e tanti modi per sistemare gli oggetti.
Per quanto mi riguarda devo prima conoscere le regole grammaticali. Se questo l’ho già fatto con l’inglese, questo è stato un lavoro scolastico e quindi devo applicarmi del modo di parlare reale. Per il giapponese e il francese sono con l’acqua alla gola, ma il francese l’ho studiato un po’ alle medie. Per il giapponese sto usando il primo volume della Assimil prima di passare ad altro (tra l’altro è ottimo); per il francese inizierò a studiarne la grammatica finito Assimil usando un non so cosa chiamato FSI French. Per ottenere i vocaboli i metodi migliori sono l’ascolto e la lettura. A mio vedere la lettura è il migliore perché consente di otttenere nella stessa quantità di tempo un numero maggiore di vocaboli e regole grammaticali. Va da sè che se uno è più in vena di ascoltare allora dovrà ascoltare.
Per quanto riguarda l’inglese userò gli audiobook, i libri in lingua e in minor misura la tv. Ho dei libri da leggere in italiano (“Silenzio Assoluto”,” Brising” e “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”) quindi prima finisco Silenzio Assoluto (600 pagine di pura goduria) poi alterno la lettura degli altri libri alla lettura de “Gardens of the moon” di Steven Erikson. Gardens of the Moon non è audiobook, ma sono stufo di veder elogiato costui sul forum di fantasymagazine e non sapere se vale davvero. Questo libro l’avevo iniziato arrivando circa a pagina 100 per poi fermarmi per non so quale motivo. Lo leggerò dall’inizio e dovo aver usato quattro audiobook lo rileggerò prima di passare agli altri della serie, per vedere i miglioramenti.
Per il francese al momento ho deciso di abituare l’orecchio prima dello studio vero e proprio tramite l’ascolto. Visto che l’ho studiato un po’ alle medie, dovrei essere in grado di capire qualcosa. Vedrò Wasabi, i film di Jean Renò che riesco a procurarmi e i film della Disney che mi piacciono di più. A questo proposito devo dire che gli americani sono degli idioti. Ho passato ore a cercare i sottotitoli di Mulan in francese, ma sebbene la bandiera sia quella giusta in realtà sono tutti della versione canadese; o almeno credo. Nel dubbio di avere io la versione francese (giusto per togliermi questo pensiero) ho cercato su youtube la versione di “Farò di te un uomo” in french e in french canadian; alla fine i sottotitoli della canzone presenti nei sub non corrispondevano a nessuna delle due versioni. I sottotitoli dei dvd (almeno quelli nei dvd italiani) sono inutili se non si sa leggere la lingua e si ha una buona capacità d’ascolto, quindi mi vedrò ’sti film così come sono.
E’ notte fonda? No, è giorno, ma c’è un temporale. Le nubi sono così dense che sembra notte. Solo i fulmini illuminano il paesaggio; non fosse per loro non vedrei niente. Mi affaccio dal balcone e vedo che sotto di me c’è un burrone. I fulmini vi cadono dentro, per alcuni secondi se ne vedono le pareti, poi torna il buio. Dall’altra parte c’è un uomo. Gli urlò, ma sembra che non mi senta e allora urlo più forte. Voglio che mi senta. Vorrei superare il burrone con un balzo, arrivargli addosso, dargli un pugno in faccia e uralrgli il mio nome.
Queste immagini mi sono venute così e non hanno quasi nulla a che fare il post.
Cos’è la vita? Che senso ha? Perchè vivo? Perché c’è vita?…
Queste e altre domande sono state ripeute fino alla nausea da chiunque. Immagino che ogni uomo si sia chiesto il senso della vita. A queste domande sono state date molte risposte che per buona parte sono ridicole. Ridicole perché date da filosofi e artistiti. A queste domande si possono dare due brevi e distinte risposte veritiere. Sono veritiere perché a una domanda simile bisogna rispondere con la verità e sono brevi perché la verità è semplice e breve. Se andate in libreria e trovate un libro che tenta di rispondere a una domanda in più di 200 pagine dal prezzo di 20 euro, allora avete trovato un bugiardo, un illuso, un idiota, un approfittore ecc. Esistono due verità: quella reale e quella degli uomini. La prima è bella, vera e sintetica; la seconda è lunga, falsa e una rottura di palle tale da rendere preferibile il ritorno al medioevo a suon di sberle.
Due risposte dunque: una per i credenti e una per i non credenti.
1. La risposta è nella religione. Se si crede in qualcosa di superiore la risposta è nella religione. Se Dio è onnisciente e onnipotente la risposta è in lui. Se le risposte date dalle religioni non bastano allora ci si deve fare un esame di coscienza, decidere se continuare a credere o combiare religione, oppure saltare alla seconda verità.
2. La seconda risposta si trova partendo da una constatazione: La vita è di tutti, non solo degli uomini. La risposta deve essere valida per gli animali e le piante. Anzi, anche per gli esseri non viventi perché vita è esistenza. Se non si accetta di essere accomunati a un granello di polvere e si pensa che la propria esistenza abbia più valore di una mosca allora si deve tornare alla risposta numero uno. Se invece si è come me, si è materialisti, si crede nella realtà, si è dei gran bastardi (giusto un pochino) allora la risposta è la seguente: Esistiamo grazie alla materia e tutto ha avuto inizio dal Big Bang, né più né meno. L’unica cosa che ci distingue dagli animali è la coscienza di noi stessi e la nostra debolezza iniziale che ci ha spinti a trovare soluzioni alle mille necessità, ma per il resto siamo solo un ammasso di atomi. Noi viviamo, punto. Non ci sono altre domande e non ci sono altre risposte. Viviamo e dobbiamo solo chiederci come vivere.
Perché vivo? Io vivo per vivere.
Già, come si vive? Un essere vivente nasce, cresce, si riproduce e muore. Non fosse per la morte sarebbe una pacchia, ma tale fine del cammino ci porta a chiederci “Io vivo ed è un conto, ma mi chiedo quanto vivo, se vivo bene ecc.” Tutta una serie di domande ben più interessanti della solita pizza. A queste non c’è risposta veritiera, bensì la risposta degli uomini (una rottura).
Per rispondere a queste domande prima bisogna vedere come quantificare la vita.
I segni della vita sono la vecchiaia, le ferite e i ricordi. La vecchiaia è data dal nummero di volte che la Terra compie un giro attorno al sole, ma non ci dice quanto viviamo perché da 80 anni (per esempio) dobbiamo togliere due mesi di sbattimento di palpebre, le ore di sonno e le ore passate contro la nostra voglia a scuola, a lavoro, in ospedale ecc. Dalla sottrazione vengono fuori gli anni che sono stati effettivamente vissuti, ma poi bisogna vedere le ferite e ricordi. Quando un militare torna a casa ricorperto di ferite il secondo pensiero che viene in mente è “Diamine, ne ha passate questo ragazzo!”. Le ferite sono segno delle azioni compiute e per compierle si deve vivere. Ciò non vuol dire che per vivere bisogna spezzarsi una gamba (casomai a quelli che ci stanno sulle scatole, ma senza esagerare), bensì che si vive se si fa qualcosa. Tutte queste azioni alla fine vanno ricordate perché sennò diventano come quei sogni che si fanno e si dimenticano la mattina appena svegliati. Sappiamo quanto abbiamo vissuto in base ai nostri ricordi. Ne viene alla fine che io è già tanto se arrivo a tre anni (questo perché sottraggo le azioni ripetute più volte).
Ma se a ventanni io ho tre anni, ne viene che di questo passo a ottanta ne avrò 12. Questo vale per tutti, anche per chi passa le giornate nei bar e nelle discoteche (sono azioni ripetute che contano come una sola) perché bisogna contare solo i momenti unici. E’ un po’ triste pensare che ognuno non si ricorda buona parte della sua vita. Bisognerebbe lavorare anni per creare le basi per il futuro, perdere alcuni anni di vita per poi guadagnarne negli altri a venire.
Sono diventato cinico. Continuo a essere me stesso e proprio per questo mi accorgo che per vivere devo essere cinico.
Il fatto è che hanno rapito il Natale! Non so chi è stato, non so perché, non so nemmeno se si tratta di un gruppo. So solo che qualcuno l’ha fatto. Qualcuno paghi il riscatto! Gettate sul piatto tutti i politici, ma fate qualcosa!
Questo è in genere il periodo dell’anno che preferisco perché mi sento libero e felice. Ci sono le ferie dei miei, l’università chiude, ci si riunisce a mangiare fino a scoppiare, si riceve in regalo qualcosa e si va a letto sereni. Quest’anno però non sento nulla. Non c’è niente nell’aria. Forse sono io, forse è Messina o forse è che il Natale non esiste più, prima l’hanno rapito e poi ucciso (sarà stato Bin Laden?). Attentati terroristici, studio per un esame schifoso, crisi economica, governo italiano, scioperi, guerre, un incidente (un figlio di puttana che mi è venuto addosso) tutto questo forse ha ucciso il Natale quest’anno e io posso solo sperare che rinasca, che il 2009 sia un anno migliore.
Parliamo francamente: Cosa rimane del Natale ogni anno? Ci sono i servizi dei telegiornali che fanno schifo (si nascondessero la faccia almeno, anziché mettere il proprio nome in quelle stronzate), le immagini e le decorazioni nei negozi, gli alberi e i regali. Ma è questo il Natale? Servizi schifosi, decorazioni e regali? Bella merda! I servizi ci sono sempre quindi non sono il Natale; le decorazioni e gli alberi si possono mettere quando si vuole quindi neppure loro lo sono; i regali fanno schifo di loro, non c’entrano nulla e si fanno per le feste di compleanno, di laurea, di anniversario, di prima diarreadel figlio ecc. E’ allora che diamine è il Natale? Se non è nemmeno il tempo (vedi l’Australia… se esiste ancora) che cos’è? Forse è Babbo Natale, o il bambinello… sarebbe ridicolo e triste: Babbo Natale è un simbolo, non la festa medesima, e il bambinello è una cosa di cui mi occupo.
Non è nulla di concreto dunque. E’ un qualcos’altro che riguarda gli uomini. Cosa può essere? Ma tu guarda, lo so già cos’è il Natale! Il Natale è l’insieme di gioia, di generosità, di felicità e di tutti quei sentimenti di cui ogni tanto abbiamo bisogno. A volte ce li dimentichiamo, ma non scompaiono. E’ vero che questi sentimenti si possono provare durante tutto l’anno, ma a Natale è diverso: nello stesso giorno tutta l’umanità è unita. In questi giorni, anziché passare ore per i negozi a chiedersi cosa comprare agli altri, dovremmo guardarci allo specchio e dire a noi stessi: Ma ti sei bevuto quel poco cervello che avevi? Che cazzo fai? Non provare nemmeno a fare un regalo, sai. Siediti dove vuoi e pensa a cosa farai quando sarai con la tua famiglia e a quanto sarai felice. Perché tu sarai felice, coglione!
Un po’ brutale? Eppure ci vuole. Il Natale alla fine sono io… ok, è l’umanità, ma io sono più figo.
Ma se noi siamo presenti perché io non sento il Natale, perché credo che qualcuno l’abbia rubato? Perché se il Natale è quell’insieme di emozioni che ho elencato, queste non ci sono più. Andate dai politici, dai terroristi, dai fondamentalisti, da chiunque ritenete che si responsabile e sputategli in faccia: finché questi figli di puttana saranno vivi e avveleneranno l’umanità, la felicità scomparirà.
Più studio Scienze Politiche e più mi accorgo di quanto questo mondo faccia schifo. Ho dato l’esame di storia questo mese, ho fatto schifo e ho scoperto che tutta la storia dell’umanità fa schifo e ho scoperto che la responsabilità (tolte la fame e le malattie) è tutta colpa di un manipolo di uomini. Questa è un’affermazione di comodo, lo so, ma guardando la destra e sinistra italiana non posso fare a meno di essere amareggiato e vedere in questi presunti rappresentanti del popolo il male dell’Italia.
A Natale dovremmo essere tutti più buoni, ma io avverto malvagità nel mondo e mi sento più cattivo. Sento la necessità di qualcosa, di una missione, di un obbiettivo superiore che mi spinga a lottare contro mondo di merda che chiede di essere ucciso e di rinascere. Sono sempre più convinto che tutti abbiano bisogno di due rivoluzioni: una interiore, per riscoprire se stessi e una violenta per cacciare il male che permea tutti noi.
Natale è il periodo in cui riusciamo a riscoprire la parte buona di noi stessi. Ecco cosa devo fare: devo prima salvarlo in me il Natale! Bruciamo le decorazioni, bruciamo gli alberi (forse è meglio di noi), distruggiamo i regali e tutto ciò che di materiale c’è nel Natale! Andiamo da amici e parenti e diciamo loro: Sono io il tuo regalo.
La crisi economica è un ulteriore pugno allo stomaco nei cittadini già provati (non parliamo poi di quelli licienziati in questo periodo) ma forse si può fare qualcosa. Si, forse posso salvre dentro di me il Natale di quest’anno e se non ci riuscirò tenterò l’anno dopo. Possono toglierci tutto, ma una rivoluzione interna sarà sempre possibile finché si tenterà e io giuro sul mio nome che se quest’anno fallirò non sarà così l’anno prossimo.
In vent’anni di vita ho letto e sentito tante stronzate sulla vita e sulle sofferenza umane, a partire da “se qualcosa può andare storto, andrà storto”. Allo stesso tempo in tv si sente quasi ogni giorno di gente morta o suicidata, di catastrofi e altre cose che mi fanno pensare “Ma io pago la bolletta per ’sta merda? Cazzo, sto mangiando!”.
Lezione rapida: Il bene e il male non esistono e di conseguenza non esistono né la gioia e né la sofferenza.
Gli uomini sono però degli idioti. Per ogni cosa bella della vita riescono a vederne dieci brutte e si sono inventati cose astratte (bene, male, redenzione, paradiso, inferno ecc.) che distinguono ciò che fa bene agli uomini e cosa no. Sentire parlare di queste cose (per me che sono materialista e utilitarista da fare schifo) è un po’ come beccare un uomo nelle parti basse con una palla da baseball.
Il punto è che siamo immersi in un mare di felicità. Se si fa un elenco di tutte le cose belle della vita e di tutte le cose brutte si vede che le cose brutte sono di gran lunga minori, ma anche ben peggiori. Proprio perché peggiori, più in vista, i mali della vita (scuola, lavoro, fame, morte, malattie…) ci consentono di elevare le cose belle a un livello superiore per il fatto che sono di più e alla portata di tutti.
Invertendo le cose per fare un esempio migliore è come se tutti noi fossimo circondati dall’oscurità. Se siamo in un sistema omogeno, non importa che per un altro tale sistema sia sbagliato perché è tutto ciò che conosciamo, è perfetto e immutabile. Poi notiamo un puntino luminoso nell’oscurità. E’ la nostra variabile, l’elemento esterno . Ci avviciniamo, man mano la luce diventa più grande e ci accorgiamo sempre di più che nel nostro sistema perfetto c’è qualcosa di più.
Il punto è: più siamo tristi e più ci accorgiamo di ciò che ci rende felici; più siamo felici e più ciò che può renderci tristi appare insopportabile.
Felicità e tristezza sono create dagli uomini, ma la prima dipende dalle probabilità e dalle ripetizioni delle nostre azioni. Se avessimo la possiblità di tornare indietro nel tempo a correggere i nostri errori o di ripetere molte volte le nostre azioni, allora saremmo felici perché ci sarebbe sempre la possibilità di rendere la nostra vita migliore.
Invece per noi stessi abbiamo poche ore e ancor più poche possibilità di rovesciare le situazioni sfavorevoli.
Alla fine l’unico male dell’umanità è la morte. Noi studiamo per trovare un lavoro e lavoriamo per avere i soldi con cui vivere. Viviamo quattro ore al giorno se ci va bene e quando diventiamo abbastanza vecchi da porter vivere tutto il giorno la morte è già davanti alla porta con il gioco Forza 4.
Fossimo immortali saremmo tuti felici. Non ci sarebbe la fame, non ci sarebbe la paura delle malattie, non ci sarebbe il lavoro, non ci sarebbero le guerre… ci saremmo soltanto noi con i nostri passatempi e la nostra vita. E’ questa la verità.
Lezione rapida: se per spiegare la verità c’è bisogno di un professore con una scopa nel culo, paroloni altisonanti, un libro e una schiera di giornalisti e altri professori con la lingua sporca per tutti i culi che hanno leccato, allora non è la verità. E’ solo un mucchio di stronzate create da un idiota per idioti e per essere studiato da idioti in scuole idiote. Se in meno di un minuto ci si interroga su qualcosa e si ottiene una risposta non suscettibile di variazioni dovute alla persona, alla morale e alla religione (gli altri due mali dell’umanità) vuol dire che si ha davanti la verità.
Oggi possiamo essere immortali; possiamo essere felici. Non è qualcosa di realizzabile solo nei libri. Bisonga puntare tutto sulla scienza, sulle cellulle staminali, sulla robotica, su tutto ciò che possa eliminare i difetti del corpo umano.
Prima di farsi una strategia, prima di programmare un’azione, prima anche solo di pensare a fare qualcosa ci vuole una motivazione. Non solo nello studio, ma nelle azioni di tutti i giorni siamo mossi non da ideali bensì da motivazioni. Ogni gesto che compiamo risponde a una necessità la cui soddisfazione è la nostra motivazione.
La motivazione deve essere concreta ed è per questo che gli idealisti parlano a vanvera senza concludere nulla.
Es. Se io credessi che senza respirare per cinque minuti riuscirei a portare la pace nel mondo, resisterei solo un minuto. Se invece da quei cinque minuti senza aria dipendesse la vita di una persona a me cara potrei riuscirci.
A quel paese gli ideali! Siamo dei bastardi pragmatici che preferiscono una birra al paradiso quindi agiamo come tali!
Nello studio la concretezza è molto importante perché ciò che si vuole raggiungere arriva solo dopo molto tempo. Occorre dunque qualcosa che sia sempre nella nostra testa e che ci spinga a non arrenderci finché non l’avremo ottenuta. La motivazione non deve essere solo ciò che ci spinge a studiare, ma anche il nostro scopo. Non dobbiamo studiare perché ci piace una cosa, ma perché vogliamo fare quella cosa!
Nello studio delle lingue quale può essere la motivazione? Riuscire a rimorchiare una ragazza straniera? In sintesi le mie motivazioni sono:
Inglese: voglio parlare fluentemente e capire le canzoni, i programmi televisivi e i libri.
Francese: è una lingua affascinante, devo dare un esame e mi piace parlarlo.
Giapponese: amo il Giappone e se ne avessi la possibilità mollerei tutto per anadare a viverci rinunciando alla cittadinanza italiana. Voglio parlare giapponese, capire il giapponese, poter andare in Giappone e comunicare come un nativo.
Quale delle tre motivazione è la più concreta? Quale mi spingerà a migliorarmi sempre di più? Ovviamente è quella per il giapponese, seguita da inglese e francese. Per questo motivo per il giapponese non mi fermerò mai e per il francese e più probabile che smetta una volta superato l’esame (ma non si mai). E’ per questo che la scuola italiana fa schifo costringendo gli studenti a studiare tramutando quelle che dovrebbe essere un diritto e piacere in obbligo e sofferenza (non per nulla parliamo di scuola dell’obbligo).
Piccola polemica per il giapponese: ho notato a volte su forum italiani e americani che ci si lamenta di quelli che iniziano a studiare giapponese solo perché gli piacciono i manga e gli anime per poi smettere appena si accorgono che la lingua è difficile. Posto che lo studio di ogni lingua è difficile, questi sono solo un branco di idioti: sia chi spende soldi e smette, sia chi non vede nei manga una buona motivazione. Grazie manga io ho scoperto il giappone, la musica, l’arte, i telefilm, gli anime, spero un giorno i libri, la vita giapponese ecc. Se queste non sono motivazioni valide qualcuno mi dica perché dovrei iniziare a studiarlo.
Stasera ho in programma una maratona di Natsume Yuujinchou in giapponese senza sottotitoli (a parte alcuni episodi di cui non ho trovato le raw). Quello che conto di ottenere dopo questa visione è:
1. Tornare a guardare anime giapponesi/ 2. Vedere se anche senza sottotitoli riesco a comprendere la storia e magari qualche dialogo/ 3. Iniziare con queste 3-4 ore a contare il tempo di ascolto attivo.
L’ascolto può essere attivo o passivo. Finora non ho contato le ore, ma voglio farlo per francese e giapponese e fare solo ascolto attivo.
Dopo quasi tutto Novembre (a Dicembre solo un’oretta la sera per motivi di studio) posso dire di essere migliorato nella comprensione. Il trucco è ascoltare senza cercare di tradurre o di comprendere. All’inizio tentavo di tradurre quello che sentivo, ma quando sentiamo uno parlare in italiano mica traduciamo: ascoltiamo e basta. Ho tentato dunque di ascoltare senza tradurre a mente, ma mi sono accorto che tentare di comprendere quello che dicono le persone non aiuta perchè conosco un determinato numero di parole e se cercassi di ricondurre il suono di una parola sconosciuta a quello di una che conosco farei solo danni. Occorre ascoltare e basta! Col tempo ciò che si conosce - ma che non si comprende perché ci si deve abituare prima al parlato e poi a colui che parla – aumenta, si riesce a distinguere i suoni e con pazienza si può dire di ascoltare in inglese senza sforzo.
Il problema è che se si riesce a capire ciò che dice uno in un telefilm, una volta passati a un’altra serie si deve ricominciare dall’inizio perché ci si deve abituare a nuovi attori. In italiano questa è un’operazione che facciamo subito (mica tanto se pensiamo ai diversi accenti che a volte possono creare problemi) ma per le lingue straniere ci vuole tempo.
All’inizio è meglio guardare programmi con sottotitoli in lingua (non quelli per non udenti) ma anche senza va bene. Se però non si trovano né le raw né i sottotitoli in lingua (dove si trovano per gli anime non lo so), vanno bene anche quelli in un altra lingua. Questi vanno usati solo per frasi brevi (tipo “buon giorno”, ” Questo è un libro”) perché in questi casi si riesce subito ad associare una serie di suoni a un significato e poi ascoltando più volti si arriva a non aver più bisogno di una traduzione. Ad ogni modo i sottotitoli, anche se presenti, non danno fastidio e non compromettono lo studio. Per il semplice fatto che sono messi in fondo allo schermo, è sufficiente focalizzare l’attenzione su di essi; al più li si vedrà ma non si riuscirà a leggerli. Per provarlo basta visualizzare qualcosa con i sottotili e guardare prima i sottotitoli e poi i visi degli attori: si vedono le stesse cose, ma nel secondo caso i sottotitoli non vengono letti perché non ci si concentra su di essi.
Una canzone che mi piace molto è “How far we’ve come” dei Matchbox 20. Oggi mi sono messo ad ascoltarla e a scrivere quello che sentivo. Ecco cosa ne è venuto fuori.
I’m waking up at the start of the end of the world
But this feeling just like everything ?????
Now I wonder why my life ??? it’s gone
The cars are moving like ??????? (qui sembra abbia mal di gola)
Di questo pezzo ho capito solo passengers e back
Can you tell me what was ever that we specially thought we ??? all this time?
But I believe the world it’s burning to the ground
Oh well I guess we’re gonna found out
Let’s see how far we’ve come X2
I believe it all coming to ???
Oh well, I guess we’re gonna return
Let’s see how far we’ve come X2
????????clock???????
??camp??????sold
Don’t require that I couldn’t stop myself
I started running ?????to
I sat down on the street to keep looking myself
(qui sembra abbia mal di pancia)
Say good bye ????????
Say good bye to
Ritornello che mi piace tanto
Gone, gone, baby is how gone
??????corner?????????
That was cool, cool it was just how cool
Now is over for me and is over for you
Gone, gone, baby is how gone
??????corner?????????
That was cool, cool it was just how cool
Now is over for me and is over for you
Ritornello e ripetizioni di “Let’s see how far we’ve come”
Continuerò ad ascoltarla (per le canzoni torno ad ascoltare solo giapponese) e tra circa un mese ripeterò l’esercizio per vedere se sono migliorato. Il problema è che le canzoni sono molto più difficili dei telefilm perché da un lato ci si deve abituare al cantante e dall’altro ci sono i cambi d’intonazione e di velocità. E’ per questo che certi pezzi proprio non li ho capito mentre in altri ho una comprensione migliore. Il ritornello è la parte più facile perché è ripetuto più volte, ma soprattutto perché il cantante scandisce meglio le parole. Su sky è possibile guardare molti programmi in originale quindi durante la giornata guardo la tv in inglese e il resto della giornata lo passo a studiare le regole grammatica di giapponese con Japanese in Mangaland e Assimil per poi mettere le frasi su Anki. Non vedo l’ora di guarda tutto Natsume Yuujinchou
Mentre studiavo per l’esame ho anche riflettuto sul mio metodo per studiare le lingue. In ogni battaglia ci vuole prima una motivazione, una strategia, la giusta preparazione e poi si può passare all’offensiva. La mia strategia prende piede da una riflessione sul Norsk Experiment per poi passare a modificare il metodo Ajatt in base alle mie necessità. Il punto è che ognuno ha bisogno di studiare secondo le proprie caratteristiche, indipendentemente dalla validità del metodo che gli si propone.
Es.: Su Men’s Health c’è una dieta miracolosoa che vi farà perdere 5 chili in due settimane e uno decide di provarla. Posto che se seguita correttamente potrebbe funzionare, nel lungo periodo è bene chiedere consiglio a un dietologo che ci darà una dieta calirata sul nostro fisico e sull enostre necessità.
Nello studio delle lingue si può scegliere un metodo come un altro, ma dobbiamo poi piegarlo alle nostre esigenze magari usando anche altri metodi. Io sono arrivato alla fusione dei pregi del motodo tradizionale con quello Ajatt. Ho deciso di accantonare Heisig (non abbandonare) per il fatto che voglio un approccio più veloce e perché per il momento non mi riconosco più in esso, ma quando cambierò idea non mi farò problemi a riprenderlo. Il mio metodo si struttura nelle seguenti fasi:
1. Studio della grammatica/2. Studio di esempi per arricchire il vocabolario ed esercitarsi/3. Uso degli audiobook/ 4. Visione di programmi televisivi/ 5. Ascolto di canzoni/6. Fare tutto questo assieme.
Perché il Norsk Experiment ha funzionato? Esso si basa sulla associazione di idee, connessioni e probabilità. All’inizio ci si trova davanti una frase incomprensibile che presenta una struttura grammaticale e una serie di parole. Dopo un buon numero di ripetizioni con la stessa struttura e parole vi via diverse si riesce a comprenderla per il semplice fatto che la struttura grammaticale rimarrà la stessa anche con parole diverse. Prima riusciremo a carpire la regola dagli elementi costanti e poi avremo la possibilità di apprendere il significato delle parole dal contesto.
Facile, bello, figo ecc. ma dà un’impressione erronea. Per riuscire occorre intanto essere in grado di leggere (quindi non bastano nè i testi nè i file audio ma tutti e due assieme) e poi che il materiale usato sia adatto al metodo. Se prendessi adesso un libro in una lingua sconosciuta e senza immagini riuscirei ad apprendere qualche parola e una regola grammaticale entro la fine della giornata, ma sarebbe solo una perdita di tempo.
Più gli esempi sono mirati e omogeni e più facile sarà l’apprendimento. Non solo! Se ci saranno immagini legate al testo sarà più facile capire cosa sta succedendo Ciò fa capire che non basta iniziare l’immersion environment e collezionare una quantità ingente di esempi: sarebbe inutile. L’immersion environment funziona nel lungo periodo non perchè ci vuole tempo, ma perché nel breve non serve (a parte abituarsi alla lingua). Se invece abbiamo del materiale adatto ai pinricipanti composto da regole, immagini e audio riusciamo fin dal primo giorno di studio a capire un bel po’!
Bisogna iniziare dallo studio delle regole perché un libro di grammatica può essere finito in pochi giorni e perché dà le basi per comprendere una lingua. Studiate le regole velocemente (anzi, mentre si studiano) si devono vedere frasi costruite ad hoc, esempi sparsi, file audio e video: tutto ciò che ci consenta di applicare fin da subito ciò che abbiamo appreso. Le regola studiata è ciò che va studiato una volta e che ci consente di proseguire più speditamente.
Es.: Con l’immersion enviornment e tutta una serie di materiale riusciamo ad aprrendere qualcosa in un mese. Se invece studiamo fin da subito una serie di regole e poi sfruttiamo l’immersion environment riusciamo ad apprendere in meno tempo e sfruttare il resto del meso per migliorarci.
Finito lo studio delle regole (sempre accompagnato dall’immersion environment) in tempi più o meno brevi si passa dal livello principianti a quello intermedio e si prosegue spediti.
Prima si deve sapere come leggere o avere le basi per apprenderlo mentre si studia, poi si studiano le regole acompagnate da esempi e immersion environment e infine si apprende la lingua solo con testi e materiale audio/visivo.
Accanto all’uso della televisione e delle canzoni vanno usati gli audiobook! Se in venti minuti di telefilm sono presenti 10 regole grammaticali e 200 parole, in un audiobook in venti minuti sono presenti (in teoria perché dipende dal libro) 30 regole grammaticale e 1000 parole. Abbiamo le parole scritte e la loro pronuncia così riusciremo a leggerle e quando guardano la tv sentiremo gli stessi suoni sapremo di che si sta parlando. Dopo tre audiobook la capacità di comprensione sarà molto migliorata. Le canzoni vanno alla fine e comunque hanno una funzione diversa. In una canzone regole e parole sono poche ma sono allo stesso tempo molto difficili da comprendere perché da un lato ci si deve abituare al cantante e dall’altro i cambiamenti di tono e di velocità rendono il tutto più difficile.
Il mio consiglio per le canzoni è ascoltarle senza il testo davanti e poi scrivere cosa si sente senza cercare di inventarsi cosa non si capisce o riempire gli spazi vuoti. Dopo una settimana o due in cui si è ascoltata la canzone più volte e si è andati avanti con gli studi si rifà l’esercizio confrontando il testo precedente per vedere se si è migliorati e i cambiamenti avvenuti.
Questo è il mio metodo, ma se man mano mi accorgerò che alcune cose non vanno bene non esiterò a modificarlo.
INGLESE: Con l’inglese in un mese di ascolto ho fatto molti progressi. Ormai non mi viene più mal di testa, ascoltare in lingua non è più strano e sto migliorando nell’abituarmi alle diverse voci. La comprensione va avanti, ma le regole e le parole usate sono limitate. Se ci pensate, in una giornata passata con gli amici si usano regole grammaticali e parole che sono molto ricorrenti. E’ per questo che passerò agli audiobook (Black Rain di Barry Eisler e Anne of Green Gabbles di Lucy Montogomery). Le regole non le studio più perché l’ho fatto a scuola e posso andare avanti senza.
Francese: La comprensione del francese scritto è più facile del parlato anche se (come me) non si conoscono le regole grammaticali. Per l’esame (che darò quest’anno quando sarò pronto) devo sapere le regole per non essere bocciato quindi, anche se arriverò a capire una frase inconsciamente, dovrò essere in grado di spiegare al prof perché parlo in un certo modo. Prima finirò il libro delle medie che spiega le regole sinteticamente, dialoghi e lettere per allenarmi, poi passerò al libro delle superiori di mio fratello per lo studio delle regole (questo per l’esame) e poi passerò a un libro per studenti completamente in francese (J’aime la France) che mi aprirà la strada per gli audiobook e i film.
Giapponese: qui partò da zero, ma dopo anni che ascolto giapponese e guardo gli anime mi sono abituato al parlato quindi non dovrei avere problemi di compensione eccessivi una volta apprese le regole e le parole. Possiedo il primo libro della Assimil che prima presenta i dialoghi e man mano spiega le regole e Japanese In Mangaland per apprendere grazie anche ai fumetti. Per ogni regola metterò quanto più possibile in Anki (parto da oggi).
Forse domani spiegherò dettagliatamente come procederò per il giapponese e perché studio queste tre lingue assieme al mio primo esercizio sulle canzoni (oggi vedo di farlo).
Questa prima metà di Dicembre è stata orribile: attentato terroristico a Mumbai (che stando ai telegiornali ha circa 6 nomi), bancarotta dell’Islanda (o forse ho capito male), crisi economica, scontro tra procure, scontro tra partiti, maltempo e altre cose. La cosa più orribile è che ho fatto un incidente con una moto, ma per fortuna non è successo nulla di grave.
Comuuunque ho infine dato l’esame di Storia Contemporanea (sociologia no perché era pure oggi e non sarei riuscito lo stesso a prepararmi) ottenendo un sofferto 27. Mi sono estrainiato per un bel po’ ma ora posso riposarmi, dedicarmi ad altro e poi pensare a diritto internazionale che mi andrà benissimo per il semplice fatto che finora è la mia materia preferita e gli stati sono tanti bambini che lottano per lo stesso giocattolo.
Non sono tanto soddisfatto. Il professore mi ha detto che potevo prendere di più e ciò è dovuto al fatto che ero nervosissimo. Avevo studiato molto, sono bravo di mio, la materia mi piace e dopo due ore passate a ripetermi che sarebbe andato tutto bene mi comprometto un esame per il nervosismo. E’ colpa mia se non riesco a calmarmi, però le cause sono insite negli esami stessi.
Ecco una grande verità: gli esami fanno schifo.
Non importa quanto si studi perché del 100 % che si sa durante l’interrogazione verrà fuori un 5%. Non importa quanto ci si prepari perché davanti a un professore tutti i bei discorsi che ci si fa in privato non valgono più. Non importa quanto si sia bravi perché i professori non valutano lo studente ma quello che si presenta davanti a loro per circa 30 minuti. Se così non fosse vedrebbero uno che si è fatto un mazzo enorme per prepararsi, che ha i suoi problemi, che soffre se fallisce, che sa molto più di quello che ripeterà. Non importa nemmeno chi sia il professero perché tutti sembrano dire:
“Sparati, infami, aborto dell’umanità! Mi fai schifo, ti odio, ti disprezzo, vorrei farti a pezzi, darti da mangiare a un maiale mangiarlo e poi vomitarlo”
Non è che uno si senta a proprio agio, ma purtroppo ognuno deve fare i conti con questa situazione. Io devo fare in modo di controllare la tensione (il fatto che fossero tre libri di certo non mi aiutava).
Ad ogni modo oggi riposo assoluto, focaccia e Jackie Chan: serata perfetta. Lo studio dell’inglese è andato un po’ a quel paese in questo periodo ma riprenderò presto per poi iniziare anche francese e giapponese secondo un programma che progetterò domani.