Manga: edizioni italiane vs edizioni giapponesi
Chiunque vada in un forum dedicato ai manga può fin da subito notare che è opinione comune considerare le edizioni italiane e quelle giapponesi su due piani diversi.
In genere quelle italiane vanno dal pessimo (Star Comics e Panini per alcune delle loro collane) al quasi giapponese (Dynit). A volte fanno capolino pure quelle francesi che sono il meglio del meglio, ma ciò è dovuto ai prezzi folli.
Ho sempre pensato che i critici delle edizioni italiane fossero degli sboroni che non avevano mai visto un’edizione giapponese dal vivo, che non capissero nulla del mercato dei manga italiano e che non cercassero di capire le motivazioni delle case editrici. A questo proposito basta andare sul forum della Paninicomics per rendersi conto della testardaggine dei clienti e della sorda ottusità della casa editrice.
Non ho mai potuto prendere una posizione ferrea perché, pur convinto di essere nel giusto, non avevo un edizione giapponese per avvalorare le mie tesi. Ora che ce l’ho, posso affermare una cosa: Ho sempre avuto ragione!
Il paragone lo faccio con una sola edizione e quindi non posso giudicare tutte le altre case editrici, ma in questo caso ho una casa che sforna molte pubblicazioni, ha molti titoli famosi e, soprattutto, diversi titoli che sono stati pubblicati anche in Italia e quindi il paragone regge nei casi di titoli identici.
Formato: il formato è in media lo stesso delle edizioni italiane. L’impaginazione è ottima, dà un’idea di robustezza, ma ha una pecca. Spesso ci si lamenta che le edizioni italiane non lasciano abbastanza margine di spazio tra i disegni e la costina del volume e che così, a volte, si è costretti ad aprire molto l’albo, rischiando di produrre col tempo un orribile effetto ventaglio. Riscontro anche qui lo stesso problema in alcune occasioni. Non è marcato con in Italia, ma si ricollega a un’altra questione: i caratteri
Ovviamente è tutto scritto in giapponese, ma posso leggere tranquillamente grazie ai furigana messi accanto ai kanji. I furigana servono per aiutare i ragazzi che non hanno imparato tutti i kanji e le letture (e meno male). Purtroppo, visto l’enorme quantità di kanji presenti, i furigana sono piccoli. E’ normale e sensato, ma quando lo sfondo è nero è molto difficili distinguerli (soprattuto trovo difficile distinguere i き dai さ). ALtro problema è lo つ che a volte si trova scritto piccolo per raddoppiare il carattere successivo, ma la differenza di dimensioni non è marcata (e in alcuni casi non potrebbe essere altrimenti) e si risolve il problema notando un diverso allineamento con gli altri caratteri dovuto alla minima variazione di dimensione.
Va da sé che più il balloon è piccolo è più lo sono i furigana e se poi ci si trova il dialogo al margine della pagina, la lettura diventa affine a una missione di salvataggio in Vietnam. Questo difetto (che rimane tale) è scusato dal fatto che i giapponesi leggono molti manga e che se perdono la lettura di uno la ritrovano più avanti oppure in un altro volume. Lo stesso vale per me, ma se si è avanti con l’età ritengo che la lettura possa diventare fastidiosa. Un formato più grande, o un font di dimensione superiore sarebbe meglio.
Qualità della carta: è sempre la carta a far arrabbiare le persone. A volte è troppo sottile, a volte troppo spessa, a volte troppo ruvida, a volte troppo liscia. A voler difendere gli editori c’è da dire che i lettori sono degli idioti a volte. Ricordo uno che sul forum della panini si lamentava che il primo volume della collection di Akira avesse la carta troppo gialla e che in seguitò cominciò a lamentarsi degli altri numeri con la carta troppo bianca (ovviamente è stato mandato a quel paese dall’editor). La carta giapponese è normale: non è dorata e non è nemmeno fosforescente come voglio far credere alcuni lettori. L’unica critica sensata è la trasparenza: capita a volte che il foglio sia così sottile da lasciar intravedere cosa ci sia nelle pagine successive. Il problema col tempo è stato risolto in Italia ma anche in Giappone le cose sono simile: a volte vedo cosa c’è nelle pagine dopo e provo lo stesso fastidio.
Prezzo: I lettori per una volta (ma solo per una) hanno ragione dicendo che i prezzi sono alti. Gli editori hanno tutte le ragioni del mondo per mettere i prezzi che vogliono, ma come loro non sono una associazione di beneficenza non lo sono neppure io. La serie di Natsume Yuujinchou costa meno di un edizione uguale fatta dalla Dynit, dalla JPop o dalla Flashbook.
Robustezza: Formato, carta, inchiostro ecc. sono fattori trattabili se presi l’uno alla volta, ma quando si parla di tempo le cose si fanno complicate. La Panini e la Star Comics fanno le edizioni più economiche ( la prima come edizioni, la seconda anche per il prezzo) ma se nel breve periodo il confronto con le edizioni giapponesi lo reggono, nel medio e lungo periodo si riscontrano sbavature d’inchiostro, incollatura delle copertine che non regge e colore (sempre delle copertine) che se ne va – come faccia ad andarse dalle costine che non tocco quasi mai non lo so, ma le cose stanno così. La soluzione sarebbe nel leggere il volume una volta e metterlo in una busta, ma io sono il tipo che un volume se lo legge più volte, annusa la carta, guarda ai particolari dei disegni ecc.: le edizioni italiane si rovinano. Più sale il prezzo e più le cose migliorano, ma il disagio rimane. I volumi giapponesi m’ispirano più fiducia, ma solo col tempo vedrò come si combineranno i volumi.
La Dynit al momento mi sembra la casa editrice giapponese italiana e con Emma ha fatto un lavoro superbo. In generale più o meno ogni casa può andare soddisfatta del lavoro fatto (purché ci sia sempre il rispetto verso i lettori) ma è anche vero che sebbene lo scarto non sia enorme c’è ancora molto da fare. Il problema però sta nella minore diffusione dei manga e sotto questo aspetto non c’è nulla da dire: le case giapponesi fanno le edizioni che vogliono perché possono, quelle italiane sono strangolate da un mercato saturo.