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Archive for March, 2011

Limitless

+000031312011bTue, 22 Mar 2011 12:33:55 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Limitless è un film uscito negli USA il 18 Marzo (da noi forse dal 15 Aprile) con protagonista Bradley Cooper.

Nel film Cooper interpreta uno scrittore fallito che non si cura più di se stesso, passa mesi senza scrivere nemmeno una parola del suo nuovo libro e viene anche scaricato dalla ragazza. Il punto di svolta (niente spoiler: è tutto nel trailer) si ha quando gli viene data una pillola che gli consentirà di accedere all’80% percento del potenziale inutilizzato del suo cervello.

 

La storia che l’uomo sia in grado di usare solo una parte del suo cervello -con percentuali che vanno dal 10 al 30%- è molto vecchia: la troviamo anche in Ken il guerriero e in un episodio dei Simpson.

Penso sia molto affascinante l’idea di pontezialità nascoste dentro noi che ancora non siamo in grado di sfruttare. Il problema, però, è che questa idea è smentita da due fatti:

1. Dalle ricerche fatte risulta che usiamo tutto il nostro cervello: nel senso che le diverse parti del cervello hanno una funzione e non ci sono zone inattive.

2. Perché non dovremmo poter sfruttare l’80 % del nostro cervello? Che senso ha?

Si può riformulare la teoria e dire semplicemente, senza utilizzare alcuna percentuale, che non riusciamo a sfruttare al meglio il nostro cervello.

Penso alla mancanza di concentrazione, alla fatica nel ricordarsi le cose, alla necessità di dover rileggere più volte un testo di studio per memorizzarlo.

La vita sarebbe molto più semplice se fossimo in grado di accedere all’istante alla nostra memoria e collegare subito tutti i ricordi.

Sarebbe bello essere senza limiti come il protagonista del film. Certo, non è che pretenda di imparare in una giornata due lingue, o di riuscire, leggendo una sola volta dei libri, a fare milioni giocando in borsa.

Quello che mi manca è la concentrazione. La mia mente passa continuamente da una cosa all’altra e anche quando sono, per esempio, seduto a studiare, se capita che mi venga in mente di fare una cosa è come se risuonasse nella mia testa la spia della macchina che ti avverti di allacciare la cintura e che non smette di rompere se non fai quello che vuole.

Posso provare un metodo che letto tanto tempo fa. Scegliere cosa fare e farlo per un dato periodo di tempo (tipo 10 minuti) senza fare altro; scaduto il tempo prendersi una breve pausa per rilassarsi e poi ricominciare.

Magari mi aiuta! Tanto mi basta essere più ordinato e concentrato, così da poter realizzare i miei obiettivi.

Ovviamente il solo fatto che stia scrivendo questo post va in contrasto con quanto scritto prima, per cui ora smetto e mi metto al lavoro. Ce la farò? Niente cambia se non lo vogliamo nel facciamo nulla per cambiarlo.

Categories: Riflessioni

Sliding doors

+000031312011bMon, 14 Mar 2011 13:00:49 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

 

Un uomo è stato al mare, sta camminando sul marciapiede per tornare a casa. Ha una sassolino sotto al piede che gli da fastidio, si china, toglie la scarpa e il sassolino, fa per rialzarsi ma colpisce  con la testa l’ombrellone di una donna che gli è appena passata accanto. I due si parlano, fanno conoscenza, decidono di uscire e poi si mettono assieme.

Se anziché essersi fermato per il sassolino l’uomo avesse continuato a camminare tutto ciò non sarebbe successo.

Il sassolino è dunque il turning point della sua vita. Ma forse è tutto dovuto alla sua decisione di andare al mare anziché stare a casa a guardare la formula 1. Però lui non sarebbe potuto andare al mare comunque se quell’anno non avesse deciso di affitare una casa sulla costa con un gruppo di amici  invece che andare in montagna.

Seguendo questo ragionamento, ogni singola scelta e azione della nostra vita sono turning point e al contempo non lo sono o comunque non si differenziano gli uni dagli altri.

Il problema è che non esistono scelte giuste o sbagliate e non esiste una strategia vincente. Possiamo fare certe scelte e pensare di aver sbagliato ma altri possono desiderare di aver fatto le stesse scelte.

Anche se però ci fosse una formula magica che ci permettesse di decidere sempre la scelta migliore, non potremmo comunque sapere quando la fortuna ci arriderà.

Fermo restando le premesse della storia, cosa sarebbe successo che l’ombrellone fosse appartenuto a un’anziana, o a un uomo? Di certo niente appuntamento, anche se magari i due avrebbero presentato all’uomo la figlia o la nipote.

Ho però un’altra considerazione. Nulla di tutto ciò sarebbe accaduto se l’uomo fosse rimasto a casa. Montagna o mare che sia, non avrebbe incontrato nessuna ragazza se fosse rimasto sulla poltrona della sua casa in città.

Ci sono cose che possono succedere solo se apriamo la porta e siamo pronti a coglierle, mentre altre accadono solo in casa o in ufficio (lavorare e ottenere una promozione, guardare la tv o leggere un libro e avere una rivelazione sulla propria vita, rispondere a una telefonata ecc.)

Che occasioni possiamo cogliere all’aperto e quali al chiuso? I due insiemi sono separati o in parte coincidenti? E anche se fossero coincidenti sarebbe possibile determinare i punti in comune o forse i punti in comune al contempo non lo sono perché anch’essi influenzati da fattori?

E’ un bel rompicapo. Però, forse l’unica cosa certa è che senza prendere decisioni non si arriva da nessuna parte. Anche se non sappiamo cosa c’è alla fine della strada, se non iniziamo a camminare non lo sapremo mai. Forse qualcosa di bello, forse qualcosa di brutto, ma penso che sia meglio pentirsi di aver fatto qualcosa che pentirsi di non averla fatta.

 

La guerra in Libia sarà il Vietnam 4?

+000031312011bSat, 12 Mar 2011 21:18:38 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Sono preoccupato per ciò che accade e potrà accadere in Libia. Ok, non sono l’unico a essere preoccupato – è ovvio – ma ci sono alcuni punti del problema che mi turbano particolarmente.

1. Le posssibili risposte alle azioni di Gheddafi sono di tre tipi:

a. Verbali e politiche (dichiarazioni di protesta, rottura relazioni diplomatiche ecc.)

b. azioni forti indirette: no-fly zone, embargo

c. azioni forti dirette: intervento militare.

2. Le risposte del punto a sono quelle su cui puntano al momento tutti i paesi (soprattutto L’Italia): sono inutili in quanto Gheddafi non ha intenzione di cambiare idea; quelle del punto b avranno l’effetto di peggiorare la situazione internazionale ed è altissimo il rischio di ripercussioni sugli innocenti (come sempre); infine quelle al punto c sono le uniche azioni che offrono una soluzione secondo alla regola d’oro della politica “I conflitti vanno risolti con le parole, ma con la spada si fa molto prima”, ma pongono diversi problemi.

3. L’italia può attuare i punti a e b, mentre per il punto c è bloccata dall’art.11 della costituzione.

4. L’UE unita per un’azione militare in Libia? E’ una battuta che non fa ridere.

5. Un’azione militare concreta può essere attuata solo dalla Nato, che però non si muove se non lo fanno gli USA.

6. L’ultima cosa che Obama vuole è un Vietnam 4 e vive nel terrore che in qualche modo la situazione si volga contro gli interessi americani.

7. Alla Nato serve l’approvazione dell’Onu per pararsi le chiappe dalle critiche, ma il Consiglio di sicurezza è notoriamente inutile e infatti Russia e Cina bloccano anche le azioni ai punti a e b.

8. Per agire in solo alla Nato servirebbe che il CNT libico dicesse espressamente, nero su bianco, che tipo d’aiuto vuole e da parte di chi; senza dunque generici appelli all’Occidente.

9. Qualunque azione intrapresa in soccorso del CNT dovrebbe rispondere alla domanda “Mettiamo che Gheddafi se ne va: Chi piglia il suo posto”. Il vero problema è che l’esercito sta dalla parte di Gheddafi: non è come in Egitto. Quindi chi prenderebbe il suo posto? Il CNT? E che garanzie può dare?

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