Avvicinare chi conosciamo ai fumetti
Chiunque sia appassionato di fumetti è circondato da gente ostile. In primo luogo ci stanno i parenti che non capiscono la tua passione e preferirebbero passassi le ore a leggere mattoni di cui non t’importa nulla e poi, in una mega insieme, ci sono tutti gli altri; persone che magari incontri solo una volta in tutta la tua vita ma che se per disgrazia scoprono la tua passione inclinano lievemente la testa e ti chiedono “Leggi i fumetti?” con un fastidiosissimo sorriso di superiotà misto a pietà, con il pensiero che va a Topolino, Dragonball e ai Teletubbies. Questo perché in Italia si sputa sull’arte e i fumetti e i cartoni sono visti come qualcosa adatto solo ai bambini per tenerli buoni. Se poi il soggetto del disprezzo viene dal Giappone (o comunque da qualunque paese non occidentale) il sorriso di superiorità si miscela a un nauseabondo sentimento di superiorità razziale culturale che purtroppo c’è pure a scuola.
Ricorderò sempre il giorno in cui la mia prof delle superiori di inglese (che mi a sempre odiato venendo ricambiata) mi chiese “Ma non sono violenti?” con il sottotitolo “Grandissimo cretino, leggi quelle porcate?”.
In tanti anni ho fatto pochi proseliti. Questo è dovuto al fatto che sono asociale, ma tutte le volte che c’ho provato sono riuscito nel mio intento. Chiunque sia appassionato di fumetti e cartoni (o comunque di qualunque forma d’arte sottovalutata) dovrebbe provare a convincere gli altri non di avere ragione, ma che anche loro c’è l’hanno. Infatti, il metodo migliore per avvalorare le proprie tesi e cercare di confutarle usando gli stessi argomenti di chi ci attacca.
Chi disprezza cartoni e fumetti usa sempre tre argomenti (mancanza di cultura e anche di originalità, oserei dire): sono roba per bambini; sono violenti; sono disegnati male.
Ora, io mi riferisco ad anime e manga, ma con alcune modifiche il discorso lo si può applicare ad ogni fumetto. Inoltre tutte le critiche vengono rivolte ai cartoni quindi bisogna difendere loro e poi parlare di fumetti
Prima di tutto però bisogna chiarire una cosa: colui che ci sta di fronte è disposto a cambiare idea, o almeno fare un tentativo? Se la risposta è sì siamo a cavallo, ma se è no non c’è molto da fare.
Quando ci dicono che i cartoni sono roba per bambini gli si dà ragione. In Italia arrivano al 90% solo cartoni per bambini perché sono loro a mettersi davanti alla tv a vederli. Si spiega poi che i cartoni sono in realtà rivolti non solo ai bambini, ma anche agli adolescenti e agli adulti; solo che questi cartoni vengono trasmessi da MTV e le reti a pagamento
La seconda critica è che sono violenti e di conseguenza non insegnano nulla. Anche qui gli si dà ragione perché Kenshiro, L’uomo tigre, One Piece, DragonBall, Naruto ecc. sono pieni di azione e a un bambino non andrebbero fatti vedere (anche se Kenshiro lo guardavo anche da piccolo). Si deve però spiegare che questi cartoni violenti in Giappone sono destinati a un pubblico di adolescenti, che già conoscono la violenza, sanno distinguere la finzione dalla realtà e il giusto dallo sbagliato (si spera). Questi cartoni violenti su Italia 1 erroneamente vengono intesi come adatti ai bambini e quindi sono soggetti a censure e critiche. Si spiega poi che la violenza non è in tutti i cartoni e si fanno gli esempi: Heidi, Remì, Anna dai capelli Rossi non sono violenti, bensì educativi e sono tratti da romanzi occidentali; Conosciamoci un po’ e gli altri dello stesso tipo sono i cartoni più istruttivi che ci siano perché spaziano dalla scienza alla storia toccando diversi campi; ci sono cartoni sullo sport, sulla storia, sulle arti, sulla cucina, sulla politica, sul sesso (questo forse è meglio non dirlo) ecc. Si spiega che i cartoni e fumetti sono così tanti che tutti possono goderne con la certezza di trovare qualcosa di proprio gusto.
Il terzo argomento è che sono disegnati male. In questo caso si chiedono dei cartoni di riferimento. In base alla risposta si può spiegare che nel periodo in cui sono stati realizzati si usana certe tecniche e stili, o che comunque ci sono tantissimi disegnatori e che ognuno a uno stile diverso o infine (se si prendono in esame caratteristiche come le figure stilizzate o gli occhioni) si tenta un discorso più complesso parlando dell’influenza di Tezuka (che a sua volta si ispirò a Disney), specificando che si sono autori che per stile sono molto realistici: tutto dipende dai cartoni di cui si parla. Il nome di Tezuka viene sempre fuori indirettamente. Posto che chi critica i cartoni non lo conosce, molto spesso vengono criticati cartoni tratti da fumetti di autori che sono stati influenzati da lui. Questa mia argomentazione è la più debole perché l’ho riscontrata solo su internet e nella vita reale non mi sono mai trovato a difendere uno stile di disegno.
Chiariti questi punti si fanno intanto i complimenti a chi ci è stato ad ascoltare perché ha dimostrato apertura mentale e maturità, e poi gli si chiede se vuole provare a vedere un cartone o a leggere un fumetto che possa piacergli. Se risponde affermativamente arriva la parte cruciale perché se si sbaglia a scegliere si compie un grave danno. Occorre tenere presente la fascia d’ètà, i gusti e i dubbi rimasti, ma per fortuna su internet è facile trovare consigli.
E’ inutile che chi è appassionato di cartoni e fumetti (ma questo vale per tutte le passioni) rimanga chiuso in se stesso e che mostri la sua passione solo con chi la condivide già. Si deve tentare di allargare l’orrizzonte della gente. Se gli altri sono ben disposti non ci si deve tirare indietro, mentre se non gliene importa nulla di provare qualcosa di nuovo si deve comunque tentare di chiarire i propri punti di vista. La colpa, però, ce l’hanno pure le case editrici nostrane che non fanno nulla per allargare il mercato limitandosi a fare pubblicità alle convention e sui siti.
