Scacchi, go e Hikaru no Go

Io lancio l’amo, ma sono certo che non pescherò nulla. Se siete di Messina e vi piace il go, o vi interessa, potrebbe essere il modo di conoscerci. Ancora meglio sarebbe se foste studenti della facoltà di Scienze Politiche visto che con gli impegni universitari il tempo libero non è che sia poi tanto.
Passiamo ora al post.
Tra i tanti giochi da tavolo, due spiccano su tutti gli altri per bellezza, importanza e diffusione nel mondo (sarei tentato di includere lo shoji, ma non ne so molto): gli scacchi e il go.
E’ inutile introdurre gli scacchi: in Europa non c’è essere vivente che non li conosca. Per quanto riguarda il go, invece, ci vuole un po’ di storia.
In principio c’erano solo tenebre e distruzione, ma poi arrivò l’imperatore cinese Yao (2337–2258 a.C.) e nacque il go.
Stando a Wikipedia ci sono tre teorie (leggende) sulla sua nascita:
1. Fu creato per insegnare la disciplina al figlio dell’imperatore.
2. Deriva dall’usanza dei generali di usare pezzi di pietre per creare le proprie strategie.
3. Deriva da una pratica per predire il futuro.
La terza teoria è inutile, quindi facciamo che non se ne è mai parlato; la prima è romantica e anche plausibile (parliamo di cinesi: loro le cose le fanno in grande); la seconda invece è quella più probabile.
Ma facciamo un salto nel tempo, ripromettendoci di tornare sull’elemento guerra in seguito, e arriviamo nel 1998. Siamo in Giappone e il go si è diffuso ormai nel mondo. In questa terra dalle mille sorprese una giovine pulzella di nome Yumi Hotta decide di mettersi ai testi di un manga che chiamerà Hikaru no Go (“il go di Hikaru) mentre i disegni saranno del pischello Takeshi Obata (incerto all’inizio sulla tecnica, ma poi diventerà eccelso). Tale manga raggiungerà 23 volumi, genererà una serie animata, un gioco di carte, gadget, vestiti, giochi per console e anche mutande a pois (soprattutto le mutande a pois). Ma la cosa più importante è che Hikaru no Go fu un capolavoro, uno dei migliori manga sportivi di tutti i tempi, diffuse la passione per il gioco tra i giovani giapponesi (da tempo estranei a questo gioco), ridando smalto al mondo goistico giapponese, e infranse le barriere territoriali aumentando esponenzialmente il numero dei giocatori in tutto il mondo. Sì, perché se ancora non lo sapeste i manga sono più efficcaci di tutte le pubblicità messe assieme, soprattutto per quanto riguarda lo sport.
In Italia abbiamo gli esempi di Mila & Shiro e Holly & Benji; calcio e pallavolo sono famosi oggi tra i giovani soprattutto grazie a loro (meglio che però non parli di quanto odio il mondo sportivo italiano). Fu un successo dicevo, e se andate su un server di go e chiedete ai neofiti italiani in molti risponderanno: “Ho iniziato leggendo Hikaru no Go”. Questo manga, pur essendo un capolavoro, in Italia non ha avuto successo - lo sapevano tutti che non avrebbe venduto, ma la planet manga l’ha capito solo alla fine – ma qualche fan ce l’ha e la maggior parte di essi ora gioca a go.
Ricordo perfettamente che quando fu annunciato il suo arrivo tutti si chiedevano che cosa mai fosse il Go, poi uno fece vedere una copertina in cui comparivano delle pietre e si pensò che fosse una specie di backgammon.
Parlo per esperienza personale. Quando uscì il primo numero venni così preso che mi precipitai su internet a cercare informazioni sul go. Due siti dovete visitare assolutamente per farvi un’idea (naturalmente wikipedia va visto a prescindere) www.figg.org e www.agi.go.it in cui troverete numerose informazioni sul gioco e su come giocare.
Sul gioco in sè voglio parlarne in seguito. Ciò che dovete sapere è che nel loro piccolo in tutta Italia ci sono diversi club di go, ovviamente concentrati al nord. Questi club sono amichevoli di natura -non troverete mai nessuno che vi rimprovererà per un errore, ma solo amici disposti ad aiutarvi (così non fosse dategli un pugno e dite che ve l’ho ordinato io) – e organizzano molti tornei tra di loro. Fesso io a provarci, a Messina non c’è un solo club; saremo una decina a conoscerlo (cinque sono miei amici, me compreso, gli altri li conto per supposizione) e uno a giocarlo (io) quindi ciò che rimane per me è giocare al computer. Non è comunque un problema perché ancor prima del manga c’era una federezione italiana e anche una comunità italiana sui server online (spero un giorno di venire smentito).
Regole, dove e come giocare, i miei piccoli passi nel mondo del go e altre cose, l’ho già detto, le tratterò dopo con calma; Hikaru no go invece aspetta di finire la sua pubblicazione.
Torniamo quindi al titolo e spiego cosa c’entrino go e scacchi.
Per darvi un’idea, il go si gioca su un tavolo su cui sono tracciate una serie di linee verticali e orrizontali che formano 19×19 intersezioni (ma ci sono anche tavoli con 13×13 e 9×9 intersezioni) su cui i giocatori dispongono pietre nere e bianche. Ciò che colpisce è che all’inizio sul goban (così si chiama il piano di gioco) non c’è nulla e i giocatori mettono le pietre secondo una logica che i neofiti non comprendono.
Piccolo aneddoto personale: la prima partita che vidi commentata vedeva un commento dopo venti mosse particolare: “Il bianco è pazzo!”. Lessi il commento, guardai il goban con sole venti pietre messe (in totale) e rilessi il commento. In quel momento compresi che forse dovevo imparare qualcosa di più sul gioco.
Ma cosa c’entrano scacchi e go? Quello che voglio fare è vedere perché il go sia così poco praticato da noi, preferendo gli scacchi, ma senza tentare di decidere quale gioco è più bello. Penso che il motivo di questa sproporzione della diffusione sia soprattutto la cultura occidentale legata agli scacchi (cosa giustissima) ma che si debbano considerare le differenze tra i due giochi che rendono più appettibili gli scacchi. La logica che guida entrambi i giochi è la guerra. Infatti abbiamo in tutte e due i casi due schieramenti contrapposti -bianco e nero- e i giocatori usano le pedine come soldati da usare in guerra. Gli scacchi però sono molto più facili (gioco a livello dilettantistico in entrambi i giochi, quindi qualcosa la so) a partire dal fatto che il tavolo di gioco è molto più piccolo. A parte le dimensioni (non sono le dimensioni che contano XD) la differenza sostanziale è che negli scacchi abbiamo una serie di pezzi diversi tra loro con caratteristiche proprie, mentre nel go abbiamo solo pietre uguali che possono fare le stesse cose disposte su una tavola vuota. Nel primo caso chi gioca per la prima volta ha già un’idea di come funzionino le cose: deve usare i pezzi che ha, catturare quelli avversari, proteggere il suo re e uccidere quello avversario; sa anche come difendersi intuitivamente sfruttando le caratteristiche dei pezzi. Nel go invece non si sanno che pesci pigliare anche conoscendo le regole. Il goban è vuoto, abbiamo massima libertà d’azione e possibilità quasi infinite di gioco (un detto dice che non sia mai stata giocata una partita due volte -con giocatori reali però) ma proprio per questa mancanza di linee guida il giocatore principiante si muove alla ceca, aspettando l’iniziativa dell’avversario per poter agire. Io all’inizio – e ancora ora- giocavo di difesa, reagendo alle mosse dell’avversario piuttosto che attaccare a mia volta, perché senza una guida non si riesce ad avere una lettura di gioco e ad attaccare.
Mantenendo l’idea della guerra si possono vedere gli scacchi come uno scontro finale tra i due schieramenti e alla fine uno dei due re deve morire.
Nel go invece i giocatori sono i generali che devono disporre sul campo i soldati. Lo scopo è conquistare più territorio possibile (numero di intersezioni libere) per cui decidono mossa per mossa dove posizionare le pietre, in che modo rimpinguare le unità di attacco (non sono il massimo con le metafore militari), se abbandonare una pietra per concentrarsi su un altro territorio ecc. Non è poi nemmeno facile capire quando una partita finisce, anche perché spesso si abbandona quando si capisce come finirà la partita (capacità degli esperti, tragedia per chi ci capisce poco).
Ne vengono fuori due giochi simili, ma diversi negli intenti. Uno può così decidere quale è il gioco più adatto al suo carattere (il go è più snervante, come si sarà capito).
Questo post è stata un’introduzione, poi se ne avrò il tempo, e le forze, potrei anche spiegare il gioco man mano che lo capisco pure io.