Imparare a scrivere (Cosa scrivere parte 1 e definizione dei generi tramite l’uso di varibili)
(Prima di iniziare, ringrazio chiunque sarà così masochista da leggere tutto quanto)
Con la domanda “Cosa stai scrivendo?” si può rispondere in tre modi diversi ma strettamente legati:
1. Sto scrivendo un opera fantasy; thiller; fantascientifica; horror ecc.
2. Sto scrivendo un racconto; un libro; una saga
3. Sto scrivendo la storia di un uomo che incontra una donna…
Gli altri due punti li tratterò in seguito, ma in questo post voglio dedicarmi al primo aspetto: il genere.
A tal proposito ho trovato molto interessante l’articolo di Okamis sul suo blog ( http://invisibili-confini.blogspot.com/ ) in cui disquisisce sull’importanza dei generi letterari.
La classificazione dei generi, lasciando stare gli interessi dei critici, serve essenzialmente al lettore per capire che libro si trova davanti e allo scrittore che cosa sta scrivendo.
Tale classificazione non è per nulla certa sia perché la letteratura si evolve, sia perché esiste la cosidetta contaminazione dei generi per la quale elementi del fantasy e della fantascienza possono anche convivere, per esempio.
Per quanto mi riguarda, allo scrittore la classificazione dei generi serve per capire a quale casa editrice mandare lo scritto, mentre per il resto è del tutto inutile, visto che dovrebbe essere l’ultimo dei suoi pensieri.
Faccio un esempio: Ho scritto un libro con protagonista un vampiro e mi chiedo se è horror. Istintivamente uno direbbe sì, ma c’ho messo anche una storia d’amore d’un certo peso, una sottotrama che non stonerebbe in un thriller e tanti trip mentali esistenzialisti. La presenza del vampiro basta a catalogare l’opera come horror? Anche se fa paura ci sono tante altre cose.
Per risolvere il problema si può passare (tale schematizzazione la si trova quasi sempre per i fumetti) a schedare il testo non in base al genere cui appartiene ma agli elementi che lo compongono. Nel caso di prima avremo quindi un libro horror, romantico, esistenzialista e di cospirazione.
Personalmente preferisco descrivere un libro in questo mondo che non con le etichette generiche.
Quasi mi scordo di dire che oltre al genere (tipo il fantasy) esistono anche i sottogeneri che servono a individuare le differenze esistenti tra due libri di uno stesso genere facendoli risalire a un insieme di regole e caratteristiche che ci consentano di definirle come urban fantasy, gothic fantasy, pappardelle al sugo fantasy, ma che diamine ho scritto fantasy ecc.
Faccio un esempio per vedere, da lettore, che tipo di classificazione mi è più utile:
Ho due passioni: il fantasy e la fantascienza. Vado in libreria e trovo un libro per ciascun genere allo stesso prezzo. Posso comprarne solo uno e devo massimizzare la mia utilità, ma quale scegliere se entrambi i generi mi piacciono? E così levo di mezzo l’utilità dei generi (questo vale anche se i prezzi dei libri sono diversi se non vogliamo dare molto peso al prezzo) perché è improbabile che a uno piaccia un solo tipo di libro. Leggo la trama sulla copertina (di per sé inutile, ma è sempre meglio di niente) e arrivo a determinare i sottogeneri a cui appartengono i due libri. I sottogeneri non sono del tutto inutili perché è enorme la differenza tra un fantasy alla Tolkien e uno alla Harry Potter per cui grazie ai sottogeneri sono in grado di scegliere (generi 0, sottogeneri 7). A questo punto uno può sentirsi soddisfatto e scegliere il sottogenere che più gli piace, ma ci tengo a puntualizzare che il genere/sottogenere di appartenza non dice nulla sulla qualità del libro (la preferenza di un genere al posto di un altro è stupida se si basa sull’idea che un genere è migliore). Infatti io posso aver scelto il libro fantasy perché è un urban fantasy e ne vado matto, ma potrei anche rimaner fregato perché la qualità è scarsa. Arriva così in aiuto l’elenco delle caratteristiche (generi 0, sottogeneri 7, caratteristiche 10) che mi dice in modo più approfondito cosa troverò nei due libri.
Questo lungo esempio per vedere l’efficacia delle classificazioni (ovviamente parlo per me) dal punto di vista del lettore. E lo scrittore che fa?
Da scrittore a tempo perso, e da italiano doc, dei generi me frego tranquillamente e vado avanti per la mia strada.
Lo dico chiaro è tondo: per scrivere un buon libro ci vuole cervello. Se sapete sfruttare il cervello siete sulla buona strada e non vi servono i paletti ideati da illustri letterati perché sarete voi a piegare le regole in base alla vostre necessità.
Ecco una definizione che aiuta a regolarsi sull’ideazione della storia di ogni libro.
“Storia ambientata nel nostro mondo, o in un altro pianeta generico che si basa sulle stesse basi, a cui è aggiunto un numero indefinito di variabili che si devono armonizzare con l’intero sistema”
Analizziamo tale definizione. E’ indubbio che ogni libro debba avere una storia, ma dove l’ambientarla? Riferendoci ai generi (visto che ci siamo più avvezzi) per il mainstream la storia sarà ambientata nel nostro mondo, mentre per il fantasy potrà anche essere un altro mondo, magari un universo parallelo. Ma la nostra realtà è studiata dalla scienza e in base a ciò possiamo dire se qualcosa è o no reale. Se decidessimo di ambientare la storia su altro pianeta dovremmo fare un lungo processo di ideazione delle caratteristiche che tale pianeta deve avere basandoci sull’unico esempio che conosciamo (la Terra) e la scienza: sul pianeta generico 214 la scienza è sempre la stessa; c’è la gravità, la vita necessita di acqua, ci vuole la luce del sole, la materia è composta da molecole e atomi e tutto quello che trovate nei libri scientifici.
Non importa il mondo in cui ambientate la storia purché abbia solide basi che lo rendano credibile.
La seconda parte della definizione parla di variabili. Le variabili di cui parlo sono le caratteristiche che scegliamo. Possiamo ambientare la storia sulla Terra e al contempo aggiungere un elemento, una variabile, quale la magia, la possibilità d’accesso a universi parallaleli, una traslazione sulla linea spazio-tempo, un nuovo stato della materia ecc.
Queste variabili non si riconduno necessariamente a un dato genere anche se la presenza della magia ci fa immediatamente pensare al fantasy. L’importante è che siamo noi a sceglierle, aggiungendo un elemento alla realtà che conosciamo (magia), modificandolo (sempre la magia oppure un nuovo stato della materia) oppure eliminandolo (assenza della forza di gravità). Io scrittore scelgo quali variabili adottare in base al tipo di storia che voglio creare, alle mie preferenze e al pubblico (un libro per bambini esclude di per sé certe variabili come i mostri antropofagi).
L’ultima parte parla di armonia dell’intero sistema. Nel mio testo di diritto c’è scritto che il sistema del diritto deve avere un principio unificatore (in scrittura siamo noi), deve essere completo (dobbiamo sapere tutto del sistema per scrivere qualcosa e non sono ammessi buchi) e deve essere coerente (non sono accettabili contraddizioni tra gli elementi del sistema).
Posso introdurre la magia, ma mi devo chiedere che conseguenza ha tale scelta sull’intero sistema per evitare incongruenze. Questo però è argomento de “Il realismo del fantasy” che tratterò in seguito.
In conclusione: fregatevene dei generi e dei paletti fissati dagli altri. Usate il cervello, studiate la realtà e modificatela a vostro piacimento ricordandosi sempre di essere coerenti e logici. Potrete non cambiare nulla e scrivere narrativa comune oppure modificare pesantemente il tutto ed entrare nel conturbante mondo dei generi quali fantascienza, fantaasy, horror e chi più ne ha più ne metta.

