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Archivio per la categoria ‘Libri’

Audiobook gratis in francese

+000031312009bFri, 17 Jul 2009 14:26:06 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Tra le cose che apprezzo c’è l’impegno nel diffondere la cultura e se non devo pagare per usufruirne è anche meglio.

Sarà colpa di Sarkozy ma su internet non si trova molto in francese (capisci a me) o forse sono io che non trovo nulla di interessante. Fortunatamente ho scoperto il fantastico sito Litteratureaudio interamente dedicato agli audiobook in francese.

Il lavoro è frutto di un gruppo di persone che offre gratis molti audiobook (più di 800) di ottima qualità. Ci sono le musiche, le voci sono gradevoli e non si sentono rumori fastidiosi di sottofondo. E’ pur sempre amatariole, però, c’è una sola persona per libro che cerca di fare diverse voci e a volte l’audio non è perfetto. Ho riscontratto anche un problema circa il testo: pochissime volte la parola pronunciata differisce da quella del testo per una sillaba lasciando il dubbio se sia il lettore a sbagliare o il testo ad avere un refuso. Gli autori delle opere sono tutti morti da quasi un secolo e le opere di riferimento sono tutte online (specialmente su wiki).

Visto che il francese è la lingua più facile per gli italiani da imparare, accedendo al sito si possono subito imparare diverse parole.

In alto nella hompage c’è il nome del sito e a destra la scritta “Livres audio gratuits à écouter et télécharger” (libri/audio(gratuiti/da/ascoltare/e/scaricare) seguita, subito sotto dalle pagine “Accueil, Notre Association, Nous Aider, Nous contacter, Livre d’or, Forums, Aide” (la pagina principale, l’associatione, come aiutarli, contattarli, libro d’oro, forum, aiuto).

Sul lato destro, a scendere, troviamo: rechercher, notre bibliothèque, genres, recevoir les nouveautés, podcast et RSS, périodes, auteurs, régions et pays, mots-clés, derniers commentaires, sur le forums, top 10 livres audio, liens e partenariats (cercare, la nostra biblioteca, generi, ricevere le novità, podcast e RSS -non so cos’è l’ RSS-, periodi, autori, regioni e paesi, parole-chiave, ultimi commenti, su i forum, top 10 audiobook, link e partners).

A sinistra il primo post ci informa che il sito ha superato gli 800 audiobook mentre il secondo propone delle classifiche per aiutare il visitatore a decidersi.

Scendendo ci sono i post dei vari audiobook. I post sono ridotti e alla fine di ognuno c’è la scritta “voir la page complète de ce livre audio” (visionare la pagina completa di questo audiobook).

Una volta cliccato (prendo la pagine dell’audiobook che sto usando) si apre la pagina completa. Sotto il titolo c’è scritto “Livre audio gratuit posté le 26 juin 2008″ (Audiobook gratuito pubblicato il 26 Giugno 2008) con accanto il numero dei commenti. Sotto c’è “donneuse de voix, durée e genre” (donatrice della voce, durata e genere). Segue la trama la trama e i link per i download: écouter un extrait, télécharger le Tome … de ce livre audio, télécharger ce livre audio par chapitres (ascoltare un estratto, scaricare il tomo… di questo audiobook, scaricare questo audiobook per capitoli).

Dopo tutto ciò si trova: à propos de ce livre, pour aller plus loin, références musicales, consulter la version texte de ce livre, poser une question sur ce texte sur nos forums e rechercher (a proposito di questo libro, per andare più lontano, riferimenti musicali, consultare la versione testuale del libro, porre una domanda sul testo sui nostri forum e cercare)

Alla fine di tutto ciò ci sono i vari commenti.

L’abito di piume – Banana Yoshimoto

+000030302009bFri, 19 Jun 2009 14:27:25 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Hotaru torna nel suo paese natale, piccolo borgo tranquillo, per dimenticare le sue pene d’amore. Per ben otto anni ha abitato a Tokyo, dove ha vissuto una “morbosa” relazione con un uomo sposato che, inaspettatamente, l’abbandona per tornare dalla moglie.

Il ritorno nel suo paese è un ritorno all’infanzia, un ritrovare pace e serenità nell’affetto di amici e della nonna. La madre è morta e suo padre, noto psicologo, è in viaggio in California.

Hotaru trascorre le sue giornate aiutando la nonna nel suo caffè, intimo e familiare. Rivede luoghi e persone del passato e, soprattutto, si riavvicina alla sua amica Rumi, ragazza dalla spiccata sensibilità.

Un giorno, dopo una lunga passeggiata tra i ricordi, incotra Mitsuru e il ragazzo le lascia una insolita sensazione di dèjà vu. Aiutata dalla nonna, e dalla malata madre di Mitsuru, scoprirà cosa si cela dietro quella strana sensazione: un evento misterioso. Hotaru seguirà un percorso lungo il quale ritroverà la perduta serenità e, guarita dal dolore, potrà finalmente riappropriarsi della sua gioventù. (fonte: Wikipedia)

La scrittrice giapponese Banana Yoshimoto non passa inossorvata sia per il suo nome sia per il fatto che in Italia è famosa e amata.

Il suo primo libro che ho iniziato a leggere è “L’abito di piume” mentre il primo che ho finito è “H/H”. C’ho messo anni a finirlo, ricominciandolo 4 volte e andando avanti di circa 20 pagine a ogni ripresa.

Il più grande pregio è lo stile di scrittura. Non so se è merito del traduttore, ma lo stile è molto piacevole, delicato e rilassante. QUesto libro va letto a Novembre/Dicembre, a notte tarda e nel proprio letto. La piacevolezza della lettura è dimostrata dal fatto che ho letto l’inizio quattro volte.

La trama e i personaggi passano quasi in secondo piano, deliziati come si è dallo stile e sembra quasi di essere avvolti da un abito di piume.

Il problema è che tolto quest’abito c’è molto poco. La stessa autrice afferma che questa non è un’opera riuscita, molto leggera e spensierata. Dipende tutto dal lettore, il cui voto può oscillare dal massimo al minimo. I personaggi a loro volta possono risultare piacevoli, antipatici o bizzarri e la trama passa da insulsa a commovente.

Può risultare molto bello per chi ha rotto la sua relazione d’amore e a chi sente che manca qualcosa nella sua vita.

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Un piccolo parere su “Gardens of the Moon” di Steven Erikson

+000028282009bSat, 28 Feb 2009 15:10:12 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Dopo qualche mese ho finalmente finito il primo libro di Steven Erikson. Ho impiegato più tempo del previsto anche perché con l’esame di mezzo ho preferito accantonare la lettura, ma ho perso tempo sia perché mi sono messo ha scrivere all’inizio tutte le parole che non conoscevo e sia perché per qualche motivo, anche se mi impegno, sono molto più lento a leggere in inglese (anche quando conosco le parole). Ho sbagliato a voler scrivere le parole su un file word perché mi rallentava la lettura e mi costringeva ad assumere posizioni strane e scomode per poter leggere e scrivere al contempo.

Ho dunque deciso di lasciar stare e di godermi la lettura. Alcune cose le poi capite dal contesto mentre altre no, ma ciò è dovuto al fatto che imparare una lingua senza vocabolario è un processo lento, ma anche piacevole e meno stressante.

Ho imparato che posso leggere un libro e godermelo anche se non conosco le parole. Rispetto a quando ho iniziato, direi che è un ottimo risultato.

Ora voglio passare al libro, fermo restando che chiunque non l’abbia letto può anche risparmiare il suo tempo, perché, anche se cercherò di non fare grossi spoiler, non garantisco nulla .

Ogni volta che si giudica un libro di una saga (quindi una trama che si dipana per più libri) è necessario fare due considerazioni: la prima riguardo al libro in sé e la seconda riguardo a tutta la saga.

Leggendo questo libro ho notato che in primo luogo i difetti sono anche pregi e che Erikson si è trovato di fronte a un grande problema: “Come li convinco i lettori a sborsare soldi per tutta la serie, visto che dovranno leggere un bel po’ e ci sono pure i libri di Esslemont (da dove sia sbucato costui non lo so)?”

Diciamo che questo libro ha una trama chiusa, può essere letto tranquillamente e se non piace si può chiudere con Erikson. C’è un disegno enorme alle spalle dovuto anche al numero di libri ( e meno male) ma c’è anche una trama che funziona da introduzione alla saga.

Introduce molti personaggi, dà al lettore molte nozioni (cultura, geografia, popoli, magia, trama ecc.) e dà al libro un senso.

Alla fine della lettura ci si sente soddisfatti perché si può posare il libro in santa pace e dedicarsi ad altro, ma ci si sente anche coinvolti e si ha voglia di leggere il seguito per vedere come proseguirà la storia. Questo è un obbiettivo difficile da raggiunge ma E. ce l’ha fatta.

Il problema sono le prime 158 pagine che corrispondono al primo libro (7 libri per 24 capitoli + l’epilogo).

Il primo libro serve da introduzione al resto, quindi è come se fosse l’introduzione all’introduzione alla saga. Questo già basta per sentirsi scoraggiati, ma la fatica paga perché il meglio viene dopo.

Questa prima parte è stata un po’ fallimento perché è risultata noiosa e più complessa del dovuto. Erikson avrebbe potuto snellirla, chiarire qualche punto oscuro e tutto sarebbe andato liscio.

Il difetto/pregio di Erikson è che non dice quasi nulla. Lui ha ideato una trama complessa e a messo in gioco i personaggi. I protagonisti del libro non parlano, non si lasciano a lunghe spiegazioni di quello che fanno e l’autore non perde molto tempo a raccontare quello che passa loro per la testa.

“E meno male!”, mi viene da dire. Francamente parlando, ogni volta che un autore si mette a raccontare i pensieri dei protagonisti e il loro passato mi viene voglia di buttare il libro (l’unico che può farlo è Frank Schatzing). A volte ci casca pure lui ed infatti quelle sono le parti più noiose.

I protagonisti parlano tra loro normalmente, senza dire più di quello che direbbe chiunque nella stessa situazione, e agiscono. La caratterizzazione non viene data dallo scrittore, ma dal personaggio stesso che parla e agisce. E’ così che deve essere! Non capisco proprio le critiche alla mancata caratterizzazione dei personaggi da parte di Erikson, perché quello adottato da lui è l’unico metodo che trovo giusto.

Quello che vale per i protagonisti vale anche per la trama e il mondo. E’ il lettore che si mette a capire quello che succede, a porsi domande, a cercare di capire il mondo e i protagonisti.

Questo è il grande pregio di Erikson e del libro, ma è anche il suo difetto. E’ pregio se si guarda a tutta la serie, mentre se si guarda al libro in sé è un grave difetto.

Va bene che per capire tutto devo leggere la serie, ma se devo arrivare alla fine per capire ogni singola cosa del libro che dovrebbe essere l’introduzione la colpa non è tanto del lettore, ma dello scrittore. Come libro a sé questo raggiunge la sufficienza perché si capisce poco.

La colpa di Erikson sta anche nel fatto che nel non volersi complicare le cose con troppi personaggi, complica le cose al lettore che non capisce nulla.

Faccio un esempio con Kruppe:

Si scopre a un certo punto che è anche l’Eel, il maestro delle spie. Questo colpo di scena non è riuscito perché l’avevo capito subito. Il problema è che accentrando in un solo personaggio più funzioni, più misteri, Erikson si toglie la possibilità di dare spiegazioni. Gli altri personaggi con capiscono nulla di loro e Kruppe non spiega perché deve seguire i suoi interessi.

C’è anche il personaggio di Toc the younger che oltre a essere un soldato è pure un Claw. Da un lato non lo si capisce come soldato e dall’altro come Claw; quando poi i due aspetti si uniscono la situazione diventa tragica.

Erikson esagera spesso nel non spiegare nulla e nel dare accenni a cose che verranno spiegate dopo. Sbaglia soprattutto quando sono i personaggi stessi a chiedere spiegazioni e quelli che sanno e potrebbero dargliele non lo fanno per non si sa quale motivo. Alla fine, quando un personaggio scopre qualcosa (penso soprattutto a Paran) se la tiene per sé quasi per ripicca, tipo quando i bridgeburners si chiedono dove sia finita Sorry.

A fine libro le cose si complicano ancora di più perché c’è uno stacco temporale in cui sono sicuro i personaggi si sono dati delle spiegazioni tra loro, ma io non saprò nulla se prima non mi leggerò gli altri libri.

Il finale è brutto. Qui Erikson ha semplicemente toppato. Tutto quello che succede negli ultimi capitoli, sembra grande, vuole essere qualcosa di grandioso, emozionante e coinvolgente, ma alla fine non succede nulla ed è raccontato pure male. C’è pure uno scontro con un demone molto potente (dice Erikson, io non sono sicuro) che si risolve in cinque righe.

Tutto il libro poggia sul risveglio di un Jaghut che dovrebbe essere potentissimo e che alla fine non conclude nulla.

L’epilogo è strano, a metà tra “arrivederci alla prossima puntata” e “vissero tutti felici e con qualche cicatrice in più”.

Erikson descrive i paesaggi quel tanto che basta e creare un immagine nel lettore, ma a volte ciò non basta e per quanto riguarda i personaggi non si sforza nemmeno. Nessun problema per i protagonisti umani, ma quando si ha a che fare con altre razze e nemmeno un accenno all’aspetto fisico il lettore non sa cosa deve pensare. Alla fine mi sono immaginato esseri umani con vestiti strani o un diverso colore della pelle, ma ciò non è abbastanza per parlare di un’altra razza.

Altra delusione è stata la magia che sembra non avere limiti se non la razza. Per capirci, gli umani sono deboli solo perché sono umani e gli altri sono forti perché non sono umani (molto banale e deludente). Quando poi c’è un umano che sa il fatto suo ovviamente c’è l’avvertimento “per capire questo devi leggere il libro x”.

L’impressione generale che ho avuto è che Erikson non sapesse molto bene cosa fare nel dettaglio, a parte un quadro generale e che molti accenni siano rimandi a qualcosa che doveva ancora progettare.

Mi ha convinto però a proseguire nella lettura. Ora passo ad altro, ma il resto della serie lo leggerò di sicuro.

Sono sicuro che quando lo rileggerò finita tutta la seria questo libro mi piacerà di più perché saprò più cose, ma ciò non toglie il fatto che come libro a sé sia solo sufficiente. Ovviamente, parte di quello che non ho capito è anche dovuto al fatto che l’ho letto in inglese. Erikson è un autore difficile e la sua scrittura acerba non mi ha aiutato, soprattutto con tutti quei verbi e aggettivi.

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Lettura de “Gardens of the Moon” e progetto tre audiobook

+000031312009bWed, 31 Dec 2008 20:07:47 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento
Per studiare le lingue, tra film, musica e libri, i libri sono la risorsa migliore. Se nei discorsi quotidiani e in tv il numero di regole grammaticali e vacobali è limitato, nei libri il numero è di gran lunga superiore e più il libro è corposo e meglio è. Un libro inoltre si legge con calma, si ha tutto il tempo per cercare le parole che non si conoscono e per capire le frasi. Sopra i libri ci sono gli audiobook che oltre alla lettura offrono la versione audio cosicchè si può apprendere la pronunca corretta di una parola senza sforzo.
Finito il libro “Silenzio Assoluto” (STUPENDO!) inizierò al più presto a leggere in italiano Brising di Paolini (è un regalo e ho promesso di prestarlo a un amico) e contemporaneamente leggerò “Gardens of the Moon” (vedi immagine sopra) del canadese Steven Erikson.
Questo libro qualche mese fa avevo inziato a leggerlo fermandomi a circa pagina 100. Non che non mi piacesse, ma fin dall’inizio avevo commesso tutti gli errori che potevo fare.
1. Anziché leggere, cercavo di tradure ogni cosa.
2. Se non conoscevo una parola la cercavo sul vocabolario.
3. Avevo sempre il vocabolario accanto.
Risultato? Non mi sono goduto nemmeno una pagina e mi sono stufato quasi subito.  Il punto è che per leggere un libro in inglese (arrivati a un livello intermedio si può anche pensare di farlo) non bisogna né tentare di tradurre né usare un vocabolario.
Uno degli esercizi più semplici che si fanno a scuola è quello in cui c’è una frase e dei puntini in cui dobbiamo scrivere la parola mancante scegliendola tra quelle proposte. L’esercizio è facile perché lo studente capisce la frase proposta e in base al contesto è in grado di scegliere la parola giusta.
In un libro si hanno tante parole che non si conoscono, ma si deve procedere allo stesso modo.
Se il personaggio monta un cavallo e noi non siamo come si dice “cavallo” in inglese, anziché cercare la traduzione di “horse” sul dizionario ci chiediamo: “Cosa può montare un uomo? Abbiamo subito due possibilità (esempio scelto ad hoc). Per capire il significato della parola potremo aspettare che ricompaia in un altra frase per comprenderla oppure sfruttare fin da subito il contesto. Se il personaggio non è a casa o in bordello, ma in piena pianura o che so io e dà alla bestia uno zuccherino, allora sapremo certamente quale è la traduzione giusta.
Procederò così per tutta la lettura del libro. Stavolta non userò un dizionario e non cercherò di tradurre, ma limiterò a leggere e a comprendere. Durante la lettura scriverò su un foglio di word tutte le parole o frasi che incontro e che non capisco (usando l’opzione “trova” eviterò di ripetermi), poi controllerò quante parole ci sono nel libro (ho scaricato un ebook, ma il libro l’ho comprato) e vedrò la percentuale di parole che non conosco. Alla fine potrò subito vedere quali parole presenti nel foglio sono in grado di comprendere oppure rileggerò il libro dopo qualche tempo (qui bisogna vedere quanto mi piacerà e se deciderò di comprare il resto della serie) rifarò lo stesso esercizio e alla fine vedrò la differenza di percentuale.
Leggerò ad alta voce così da abituarmi a parlare la lingua. Il problema saranno le parole di cui non conosco la pronuncia, ma arriva in mio aiuto www.thefreedictionary.com che è un dizionario online in diverse lingue ottimo, con la scrittura fonetica (che odio) e la pronuncia della parola da sentire semplicemente cliccando sulla bandiera sopra la parola. Per quanto riguarda l’inglese le pronuncie sono due (inglese e inglese americano) per far sentire due diversi accenti, fa notare se ci sono differenze sostanziali o scritture della stessa parole diverse (colour per gli inglesi e color per gli americani). Quando avrò voglia e sarò vicino al computer userò questo sito, sennò salterò la lettura delle parole che non conosco (ma non rinuncierò a comprenderle) che tanto prima o poi ricompariranno.
Il dizionario non mi servirà, ma è anche vero che ci sono termini che nemmeno in italiano conosco. A parte i dottori e quelli che studiano medicina quanti capirebbero Dr.House se non ci fossero i filmati in 3D e il paziente da torturare per far vedere gli effetti delle malattie. Se un marinaio venisse da me e mi spiegasse senza immagini come è fatta una nave usande i termini tecnici non ci capire nulla. Questo libro è d’ambientazione medievale e scritto da un archeologo. Mi aspetto in qualche punto termini che non conosco nemmeno in italiano e in questi casi userò sempre thefreedictionary (con spiegazione in inglese) o un vocabolario italiano come ultima spiaggia.
Finito questo libro leggero/ascolterò tre audiobook (Anna dai capelli rossi di Lucy Montogomery/Fall Rain o quello che è di Berry Eisler/ da decidere). Finiti questi tre -sempre leggendo i libri italiani che devo finire- riascolterò “How far we’ve come” per vedere se sono migliorato e con lo stesso scopo guarderò alcuni film in inglese (per ora guardo quello che posso in francese mentre pedalo).
Questo programma dovrebbe consentirmi (anzi, lo farà…spero) di acquisire un maggiore conoscenza della lingua e lo userò anche per il francese studiate le regole e col giapponese (ma prima mi leggo un manga in giapponese).
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ALIA Sol Levante

+000031312008bThu, 14 Aug 2008 20:16:43 +0000UTC 18, 2007 claudio88 5 commenti

 

Da amante del Giappone ho sempre voluto leggere qualche racconto o libro giapponese in Italiano circa il fantastico. Oggi ho scoperto una pubblicazione (diciamo amatoriale) italian di alcuni racconti fantastici giapponesi a opera di un gruppo di autori torinesi.

Sto parlando delle raccolte di racconti fantastici e fantascientifici Alia (http://www.arpnet.it/cs/alia/alia.htm)

In queste raccolte ci sono sia racconti giapponesi, anglofoni e italiani.

Nel sito della pubblicazione, cliccando sulle immagini delle copertine è possibile leggere le introduzioni e alcuni articoli presenti nelle stesse. C’è anche una sezione in cui sono pubblicati alcuni racconti scritti dagli stessi autori non pubblicati per vari motivi. E’ in corso anche un progetto per tradurre le raccolte in inglese e far conoscere gli autori al di fuori dell’Italia.

Il prezzo è purtroppo altino e non garantisco al momento per la qualità, ma è pur vero che si parla di una pubblicazione con un mercato di nicchia, che presenta autori sconosciuti agli italiani e anche delle illustrazioni.

Ho intenzione di leggermi tutti gli articoli e i racconti presenti sul sito e quando avrò i soldi (se un giorno avrò i soldi) vedrò di comprare almeno una raccolta.

Mi chiedo però se gli autori che partecipano alla raccolta sono soltanto gli scrittori ideatori del progetto o la collana è aperta anche ad altri.

Qui di seguito ci sono i link di due degli autori del progetto e il blog della collana e quello per gli anglofoni:

http://massimosoumare.wordpress.com/

http://fronteretro.blogspot.com/

http://aliaevolution.wordpress.com/

http://transalia.wordpress.com/

“Ali” di Yukio Mishima

+000031312008bMon, 11 Aug 2008 23:17:23 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

 

Questo breve racconto di Yukio Mishima può essere letto cliccando sull’immagine sovrastante.

Stamattina stavo cercando informazioni sull’autore, in vista di un possibile acquisto, e mi sono imbattuto in un sito che propone in ebook i racconti della collana Millelire. Per saperne di più sull’autore basta wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Yukio_Mishima#Biografia mentre ciò che mi preme di più è il racconto.

Per quanto riguarda lo stile direi che per i miei gusti è troppo raccontato. La trama è molto triste perché parla di due cugini che s’innamorano, ma che vengono separati dalla guerra (il racconto è ambientato nel 1943). Ambedue incontratisi di giorno su un treno, dopo essere rimasti a stretto contatto, si convincono che l’altro ha le ali, pur consci dell’assurdità della cosa. Ci fantasticano su, vogliono scoprire se è vero che il loro amato ha le ali, però hanno paura che per quelle ali possano perdersi, che uno di loro possa volare via. Alla fine del racconto ognuno trae le sue conclusioni sul significato delle ali, ma ciò che più resta è la malinconia che pervade tutto il testo. Già l’autore sembra fin dalla presentazione del racconto mettere davanti al lettore un velo giallo pallido; un giallo vecchio che fa rimpiangere i momenti felici del passato, sconvolti da quello che è accaduto, ma che a volte lascia spazio a colori più caldi. L’autore ammette di averci messo del suo, ma non lo conosco abbastanza per capire appieno quanto ci sia di Mishima in questo racconto. E’ un racconto da leggere di notte al silenzio, con una musica melodica di sottofondo e magari anche la pioggia. Spero che qualcuno possa provare curiosità e scoprire un nuovo autore, o magari interessarsi al Giappone.

H/H della Banana Yoshimoto

+000031312008bMon, 21 Jan 2008 12:17:22 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti
Ricordo che presi questa raccolta per la copertina che trovo bizzarra e perché l’autrice è giapponese allo SMA vicino casa mia. Tornato a casa iniziai a leggere il primo racconto (solo dopo imparai la grande virtù del saper cercare informazioni su internet) ma dopo venti pagine lo lasciai stare perché troppo drammatico.
Negli ultimi giorno si sono proposto di smaltire un pò di libri che, per vari motivi, sono in cosa. Questo era il più piccolo, e così lo letto.
E’ il primo libro che finisco della Yoshimoto. Non è del tutto una delusione, e ci sono parti che mi sono piaciute, ma in sè ci sono dei problemi. Tra i due raccontti, nonostante il titolo, l’unica differenza è l’elemento fantastico del primo, giacché, senza di esso, sarebbero praticamente uguali: due donne che a partire dallo shock provocato da altre due donne, trovano conforto in un solo giorno.
L’elemento fantastico del primo è, in un certo senso, un escamotage atto a rendere apprezzabile un racconto, tramite un’atmosfera oscura e un po’ inquietante, che alla fine è mediocre. Tale elemento, poi, non serve neppure a fare andare avanti la vicenda – solo una scusa per far riflettere la protagonista- e alla fine viene accantonato con un “non darci peso”. La yoshimoto punta molto sulle divagazioni, che nel secondo racconto, la fanno da padrone, e se così non fosse i racconti sarebbero al massimo di dieci pagine. Racconti semplici e senza pretese che, con gli stessi spunti, sarebbero potuti essere migliori.
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Parere su “Eraclito e il muro” di Cinzia Pierangelini

+000030302007bSat, 17 Nov 2007 17:41:41 +0000UTC 18, 2007 claudio88 5 commenti

L’autrice del libro “Eraclito e il muro”, Cinzia Pierangelini, è una scrittrice messinese che solo negli ultimi anni ha iniziato a pubblicare le sue opere nel circuito nella piccola-media editoria.

La suddetta opera è stata pubblicata nel 2006 col marchio della casa editrice messinese GBM ed è ambientata in un piccolo paese siciliano di provincia.

Autrice messinese, casa editrice messine, ambientazione siciliana… dovevo leggerlo. In quest’opera Cinzia ha messo veramente una parte di sé: nell’ambientazione, di certo, ma anche nei personaggi che parlano in dialetto, negli antichi proverbi siciliani e nell’importanza data all’arte. 

Lasciando stare la storia, che la si può trovare ovunque, il punto di forza di questo libro sono i personaggi protagonisti. Se in un primo momento può sembrare che il protagonista sia il critico Matteo Miccichè, ad una lettura più attenta si scopre che il vero protagonista principale è il paese, incarnato in don Tano, l’avvocato intoccabile e potente, in padre Alfio, l’amatissimo parroco, in Cumia, il direttore artistico del teatro che nella sua figura rappresenta il mecenate arrivista di un piccolo paesino e nel muro. Il muro del titolo non è meno importante di qualsiasi altro personaggio perché è portavoce del paese e simbolo stesso. Mezzo di comunicazione preferito dagli abitanti e lettura immancabile di tutti i clienti del bar antistante, il muro sembra quasi parlare e alla fine sarà portavoce di uno dei finali migliori che abbia mai letto.

E’ necessario tornare però al critico Miccichè. Questi è un artista fallito che si sfoga con i giovani volenterosi che si esibiscono a teatro scrivendone pungenti e irrisori articoli sul gazzettino locale. Cinzia delinea molto bene questo personaggio descrivendolo come un settentrionale antipatico, deviante dalle norme del paese, incapace di adattarsi e di accettare il suo passato, ma nessuna descrizione vale quanto quella che ne fa don Tano: nu pezz’i mmerda!

Miccichè, coerente in tutto e per tutto con la sua caratterizzazione sarà vittima dei progetti che gli altri personaggi avranno nei suoi riguardi, è l’unico che possiede una caratterizzazione dinamica, che varia durante il testo diventando quasi simpatico.

Complessivamente trovo che sia più giusto definire questo libro come: una simpatica storia ambientata in un simpatico paese abitato da gente che in un modo o nell’altro risulta simpatica.

La storia in sé non è nulla di speciale, ma non per questo è da definire banale: basti pensare a come viene gestita la storia d’amore.

Interessante poi come l’autrice cambi più volte il punto di vista della narrazione, concentrandosi prima su un personaggio e poi su un altro, con un’abilità tale da rendere questo cambiamento per nulla pesante e frustrante, ma piacevole e fluido. All’inizio questo fatto mi aveva lasciato un po’ perplesso perché lo stile, rapido e particolare rispetto a quello cui sono abituato, è veramente veloce, e le descrizioni dei personaggi sono subito date all’inizio per poi approfondirsi col prosieguo della lettura, ma ci si fa presto l’abitudine e la lettura è stata una delle più piacevoli che mi siano mai capitate.

Particolare, fuori posto in un certo senso, è FUGA che consiste in un lungo flash. Non nego di essermi chiesto all’inizio dove l’autrice volesse andare a parare, come anche altre volte, ma alla fine tutto trova un senso. Anche le riflessioni poste all’inizio di certi paragrafi possono lasciar spiazzati all’inizio perché inaspettati, ma sono delle piacevoli chicche senza le quali, col senno di poi, il libro ci avrebbe perso un po’.

Ammetto però che verso la fine avevo paura di dire all’autrice che l’avevo finito perchè non avevo capito a cosa si rifessi nel titolo con Eraclito, noto filosofo greco. Alla fine però tutto viene al pettine in un finale molto divertente che non lascia l’amaro in bocca come molto spesso capita.

Dire di più sarebbe superfluo; dire da meno sarebbe ingiusto. Consiglierei questo libro a chiunque cerchi qualcosa di particolare e simpatico, magari per un regalo o per passare semplicemente alcune ore immersi in una piacevole lettura.