Archivio

Archivio per la categoria ‘Manga’

Avvicinare chi conosciamo ai fumetti

+000031312009bSun, 26 Jul 2009 14:41:33 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Chiunque sia appassionato di fumetti è circondato da gente ostile. In primo luogo ci stanno i parenti che non capiscono la tua passione e preferirebbero passassi le ore a leggere mattoni di cui non t’importa nulla e poi, in una mega insieme, ci sono tutti gli altri; persone che magari incontri solo una volta in tutta la tua vita ma che se per disgrazia scoprono la tua passione inclinano lievemente la testa e ti chiedono “Leggi i fumetti?” con un fastidiosissimo sorriso di superiotà misto a pietà, con il pensiero che va a Topolino, Dragonball e ai Teletubbies. Questo perché in Italia si sputa sull’arte e i fumetti e i cartoni sono visti come qualcosa adatto solo ai bambini per tenerli buoni. Se poi il soggetto del disprezzo viene dal Giappone (o comunque da qualunque paese non occidentale) il sorriso di superiorità si miscela a un nauseabondo sentimento di superiorità razziale culturale che purtroppo c’è pure a scuola.

Ricorderò sempre il giorno in cui la mia prof delle superiori di inglese (che mi a sempre odiato venendo ricambiata) mi chiese “Ma non sono violenti?” con il sottotitolo “Grandissimo cretino, leggi quelle porcate?”.

In tanti anni ho fatto pochi proseliti. Questo è dovuto al fatto che sono asociale, ma tutte le volte che c’ho provato sono riuscito nel mio intento. Chiunque sia appassionato di fumetti e cartoni (o comunque di qualunque forma d’arte sottovalutata) dovrebbe provare a convincere gli altri non di avere ragione, ma che anche loro c’è l’hanno. Infatti, il metodo migliore per avvalorare le proprie tesi e cercare di confutarle usando gli stessi argomenti di chi ci attacca.

Chi disprezza cartoni e fumetti usa sempre tre argomenti (mancanza di cultura e anche di originalità, oserei dire): sono roba per bambini; sono violenti; sono disegnati male.

Ora, io mi riferisco ad anime e manga, ma con alcune modifiche il discorso lo si può applicare ad ogni fumetto. Inoltre tutte le critiche vengono rivolte ai cartoni quindi bisogna difendere loro e poi parlare di fumetti

Prima di tutto però bisogna chiarire una cosa: colui che ci sta di fronte è disposto a cambiare idea, o almeno fare un tentativo? Se la risposta è sì siamo a cavallo, ma se è no non c’è molto da fare.

Quando ci dicono che i cartoni sono roba per bambini gli si dà ragione. In Italia arrivano al 90% solo cartoni per bambini perché sono loro a mettersi davanti alla tv a vederli. Si spiega poi che i cartoni sono in realtà rivolti non solo ai bambini, ma anche agli adolescenti e agli adulti; solo che questi cartoni vengono trasmessi da MTV e le reti a pagamento

La seconda critica è che sono violenti e di conseguenza non insegnano nulla. Anche qui gli si dà ragione perché Kenshiro, L’uomo tigre, One Piece, DragonBall, Naruto ecc. sono pieni di azione e a un bambino non andrebbero fatti vedere (anche se Kenshiro lo guardavo anche da piccolo). Si deve però spiegare che questi cartoni violenti in Giappone sono destinati a un pubblico di adolescenti, che già conoscono la violenza, sanno distinguere la finzione dalla realtà e il giusto dallo sbagliato (si spera). Questi cartoni violenti su Italia 1 erroneamente vengono intesi come adatti ai bambini e quindi sono soggetti a censure e critiche. Si spiega poi che la violenza non è in tutti i cartoni e si fanno gli esempi: Heidi, Remì, Anna dai capelli Rossi non sono violenti, bensì educativi e sono tratti da romanzi occidentali; Conosciamoci un po’ e gli altri dello stesso tipo sono i cartoni più istruttivi che ci siano perché spaziano dalla scienza alla storia toccando diversi campi; ci sono cartoni sullo sport, sulla storia, sulle arti, sulla cucina, sulla politica, sul sesso (questo forse è meglio non dirlo) ecc. Si spiega che i cartoni e fumetti sono così tanti che tutti possono goderne con la certezza di trovare qualcosa di proprio gusto.

Il terzo argomento è che sono disegnati male. In questo caso si chiedono dei cartoni di riferimento. In base alla risposta si può spiegare che nel periodo in cui sono stati realizzati si usana certe tecniche e stili, o che comunque ci sono tantissimi disegnatori e che ognuno a uno stile diverso o infine (se si prendono in esame caratteristiche come le figure stilizzate o gli occhioni) si tenta un discorso più complesso parlando dell’influenza di Tezuka (che a sua volta si ispirò a Disney), specificando che si sono autori che per stile sono molto realistici: tutto dipende dai cartoni di cui si parla. Il nome di Tezuka viene sempre fuori indirettamente. Posto che chi critica i cartoni non lo conosce, molto spesso vengono criticati cartoni tratti da fumetti di autori che sono stati influenzati da lui. Questa mia argomentazione è la più debole perché l’ho riscontrata solo su internet e nella vita reale non mi sono mai trovato a difendere uno stile di disegno.

Chiariti questi punti si fanno intanto i complimenti a chi ci è stato ad ascoltare perché ha dimostrato apertura mentale e maturità, e poi gli si chiede se vuole provare a vedere un cartone o a leggere un fumetto che possa piacergli. Se risponde affermativamente arriva la parte cruciale perché se si sbaglia a scegliere si compie un grave danno. Occorre tenere presente la fascia d’ètà, i gusti e i dubbi rimasti, ma per fortuna su internet è facile trovare consigli.

E’ inutile che chi è appassionato di cartoni e fumetti (ma questo vale per tutte le passioni) rimanga chiuso in se stesso e che mostri la sua passione solo con chi la condivide già. Si deve tentare di allargare l’orrizzonte della gente. Se gli altri sono ben disposti non ci si deve tirare indietro, mentre se non gliene importa nulla di provare qualcosa di nuovo si deve comunque tentare di chiarire i propri punti di vista. La colpa, però, ce l’hanno pure le case editrici nostrane che non fanno nulla per allargare il mercato limitandosi a fare pubblicità alle convention e sui siti.

Come il mondo cambiò, è cambiato e cambierà

+000031312009bFri, 06 Mar 2009 15:23:10 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti

Io studio francese – e per questo ho accantonato temporaneamente l’inglese – ma anche il giapponese. Nonostante sia partito coi migliori propositi, sotto questo fronte mi sono un po’ arenato. La colpa in parte è di Anki. Ci metto in media un’ora a fare una sessione come si deve e alla fine sono svogliato; a volte mi stufo e la faccio senza molta attenzione; alcune volte non trovo nemmeno la forza di continuare. Ho deciso di non aggiungere altre frasi per ora e di concentrarmi sull’ascolto del parlato giapponese e sulla lettura: in questo modo apprenderò le frasi che mi creano problemi (spero), le sessioni dureranno di meno (magari!) e migliorerò nella lingua.

Il principio è: se apprendo una parola ascoltando, quando poi me la troverò scritta sarà più semplice apprendere anche la scrittura giapponese e viceversa.

Il problema della scrittura e che non me la sento di leggere in giapponese, soprattutto se sono frasi lunghe (quindi addio a Wikipedia per ora). Come fare? Con i manga, che presentano dialoghi brevi e dialoghi in forma colloquiale.

Il 14/06/’02 alle16:30/17:00  il mondo cambiò: comprai il numero 17 di Inuyasha. Il 27/02/09 alle 11:00 il mondo è cambiato nuovamente: ho ricevuto i miei primi volumi in giapponese.

In questo blog (giappogolem) scrissi che la serie prescelta sarebbe stata Midori no Hibi, ma alla fine il fato ha scelto Natsume Yuujinchou pubblicato dalla Hakusensha nella collana Hana to Yume Comics (a quanto parò buona parte degli shojo pubblicati in Italia vengono da questa collana).

Fatta la scelta mi sono fatto una serie di domande:

D: Ma io non parlo il giapponese! Come farò a capirci qualcosa?

R: E’ per impararlo che leggerò questo manga. Per me non c’è nulla d’impossibile e alla fine non solo capirò il manga, ma impererò molti kanji, alcune strutture grammaticali… migliorerò, insomma!

D: Ma io volevo Midori no Hibi!

R: Non si trova nulla su internet. I siti che ci sono o non sono forniti o hanno tempi d’attesa impossibili. Amazon non capisco nemmeno come usarlo.

D: Ma la serie non è finita. Non impazzirò nell’attesa del nuovo numero?

R: Ogni volta che leggerò un numero capirò qualcosa di più, ogni lettura sarà come la prima lettura. Nell’attesa potrò anche comprare altro.

D: Ehi! Non saranno mica un mucchio di scuse per soddisfare un impulso puerile?

R: Certo che sì! Stiamo parlando di me dopotutto.

La serie l’ho presa su YesAsia dal numero 1 al 7. C’era anche il fanbook, ma su internet non ho potuto trovare info al riguardo e quindi ho lasciato perdere.

Per ordinare ci si deve registrare, poi si scieglie il prodotto (stando bene attenti perché alcuni sono in più lingue) e si danno le indicazioni. I manga non hanno spese di spedizione e il magazzino non è a Hong-Kong ma in Germania. Ci vuole il codice sicurezza della carta di credito quindi la procedura è  lunga (e noiosa). Alla fine è indicata la data di arrivo. Il pacco doveva arrivare il 2 Febbraio, ma invece nisba; vado sul sito  e vedo scritto “Il servizio postale internazionale fa così schifo che forse dovrete aspettare 7-14 giorni in più”. Aspetto paziente, poi il 18 mando una mail in cerca di chiarezza e mi rispondono di aspettare fino al 26 (sempre perché le poste fanno schifo e forse i tedeschi ce l’hanno ancora con gli italiani) e se per allora non arriverà nulla  dovrò dirglielo e ci penseranno loro. Il pacco è arrivato il 27 poco prima che gli mandassi un’altra mail.

YesAsia è lenta, ma affidabile.

Posto che vedrò anche l’anime, per ogni volume leggerò i capitoli tre volte e poi tutto di fila e ogni volta  vedrò quanto sarò migliorato.


Gen di Hiroshima 1

+000031312008bSat, 23 Aug 2008 20:52:42 +0000UTC 18, 2007 claudio88 3 commenti

 

Possiedo questa serie da tanto tempo, ma - vuoi perché dopo aver passato la maturità non volevo deprimermi, o perché all’università me ne sono dimenticato- ho letto il primo numero solo oggi.

Gen di Hiroshima è un manga in quattro numeri pubblicato dalla PlanetManga in grande formato (tanto grande quanto il prezzo), pagine bianche e lettura occidentale (perché?).

Gen di Hiroshima (in orginale “Hadashi no Gen”, Gen dai piedi scalzi) è stato serializzato in Giappone dal ‘72 al ‘73.

Gen di Hiroshima è un manga storico e di denuncia, un capolavoro che non scorderò mai.

Gen di Hiroshima è un urlo disperato in un mondo di sordi.

La farò semplice: Compratelo!

Troppo semplice? Allora vi dirò che potete anche limitarvi al primo numero (diciamo che è autoconclusivo) e correre a prendere gli altri; che i soldi spesi per questo manga non li rimpiaggerete mai; che dopo averlo letto mi ringrazierete di avervelo fatto conoscere; che se non lo apprezzerete non potrete più definirvi umani; che questo manga va letto e fatto leggere a tutti.

Per quanto mi riguarda -se ne avessi la possibilità- costringerei tutti quelli che fanno la guerra, che vivono uccidendo gli altri e che portano avanti progetti di pace facendo la guerra (avrete capito di chi parlo) a leggere questo manga in diretta mondiale e poi gli chiederei: Cosa avete da dire?

Ma queste sono cose che ogni uomo dovrebbe fare, non ce bisogno che lo dica io. Quello che devo fare è diffondere il più possibile questo capolavoro, affinché il messaggio dell’autore e le sue speranze (vanificate oggigiorno) non vengano persi.

Come avrete già intuito dal titolo, questo manga racconta la storia di un bambino (Gen) nato a Hiroshima e che prova su di sé gli orrori della guerra e il fardello che la bomba atomica gli ha lasciato sulle spalle.

Bomba che è stata lanciata da dei figli di puttana che per finire una guerra hanno pensato bene di distruggere due città (Hiroshima e Nagasaki). Bomba lanciata anche per colpa degli imbecilli che non si sono arresi quando dovevano e che hanno condannato a morte centinaia di migliaia di giapponesi.

Questo numero finisce col lancio della bomba e gli effetti che ha avuto sulla città. Volendo potete anche finire di leggerlo e lasciar perdere per un po’ la serie perché ammetto che la sofferenza che permea le pagine è troppa e anche io continuerò la lettura solo tra qualche settimana.

Un numero che fa male. L’autore ha visto quello che racconta, era lì quando tutto è successo e ha deciso di far vedere pure a noi cos’è la guerra e cosa significa possedere una bomba atomica (mi sentite USA, Israele e compagnia bella?).

In questo primo numero entriamo a forza nella vita di Gen e della sua famiglia, l’unica in tutta la città che si oppone alla guerra e viene perciò accusata di essere tradritrice del Giappone. Si va avanti così per 292 pagine con questa famiglia che tenta di andare avanti come tutte le altre ma che in più è perseguitata perché vuole la pace.

Ciò che più mi ha colpito è che l’autore non presenta mostri, non attacca gli americani e non attacca i giapponesi (come potrebbe sembrare) ma attacca la guerra, ciò che rappresenta e ciò che fa fare agli uomini.

E in tutto questo un aggettivo si ripete, ossessivo: Pazzi! Pazzi! Pazzi! Pazzi!

E’ la pazzia che genera la guerra; è la pazzia che spinge gli uomini a uccidersi l’un l’altro. Sono pazzi gli americani a creare la bomba atomica e sono pazzi i giapponesi.

Sono pazzi coloro che portano avanti la guerra sacrificando vite, comunicando false notizie di vittorie, costringendo il popolo alla fame, sacrificando i soldati mandati a morire. Sono pazze infine tutte le persone, plagiate dal sistema, corrotte e ormai senza più carattere. Persone che hanno perso la ragione, che gioiscono per la sofferenza, che si sacrificano per la nazione e l’imperatore quando non ne ricevono in cambio niente. Sono pazze le persone che maltrattano Gen e la famiglia perché parlano di pace; perché vogliono vivere; perché non vogliono che qualcuno muoia.

Nello specifico emerge e ferisce la pazzia del presidente di comitato che istiga le persone a perseguitare la famiglia di Gen; dei professori che maltrattano gli studenti che vogliono essere felici e li crescono per farli sacrificare in guerra; dei poliziotti corrotti, che rubano da mangiare ai poveri usando scuse stupide; dei militari che istigano alla violenza, puniscono chi non vuole morire e si lamentano quando qualcuno muore senza aver portato a termine la sua missione.

La pazzia che più colpisce, però, è quella dei “buoni”. Si trema quando l’allievo si impicca perché non può tornare a casa per non arrecare disonore alla famiglia e non vuole combattere; si piange quando il soldato kamikaze, nei suoi ultimi giorni si ubriaca con l’amico ripensando al suo passato di studente, alla madre e alla fidanzata e a quando disertò per tornare a casa; viene voglia di urlare quando l’autore, come in un documentario, fa vedere come le persone si suicidavano per non cadere nelle mani dei demoni americani; si rimane scioccati quando uno dei fratelli minori di Gen ride istericamente perché crede che i suoi non gli diano da mangiare per sfamare loro stessi, e che tutti lo odiano; allo stesso modo ci si sente quando il fratello maggiore parte per arruolarsi volontario, lasciando dietro di sé tutte le angerie subite, e poi si mette a ridere perché capisce che non c’è posto al mondo per gli egoisti, per chi vuole vivere in pace con la sua famiglia e una ciotola di riso; si ha infine voglia di scappare quando la bomba atomica scoppia, la gente brucia, cammina con la pelle liquefatta, una cavallo in fiamme corre per tutta la città, una bambina si ritrova schegge di vetro conficcate negli occhi, tutti chiedono aiuto e nessuno lo riceve e infine la madre di Gen impazzisce per la morte dei suoi cari e partorisce sua figlia in mezzo alle macerie, con la città in fiamme.

Questo numero termina col grido della madre di Gen che prende in braccio la figlia, la leva verso le fiamme e urla:

“Ricorda, Tomoko! Questo è l’orrore che si è inghiottito tuo padre e i tuoi fratelli… Questa è la GUERRA! Quando sarai cresciuta, dovrai fare in modo che non accada più!”

La potenza e il valore di Gen di Hiroshima lo si trova in quest’ultima frase e chiuso l’albo non si può fare a meno di pensare a quello che si è letto, agli orrori che i giapponesi hanno vissuto e agli orrori che continuano ancor oggi a perpetuarsi.

Leggete quest’opera e ricordatene il messaggio, parlatene agli amici, fatela leggere ai vostri figli.

Per non dimenticare l’orrore.

Natsume Yuujinchou

+000031312008bWed, 13 Aug 2008 10:58:05 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

 

Se dovessi scegliere quali sono le tre cose che amo di più del Giappone direi che sono i manga, gli anime e il folklore; così averli tutti assieme è, per me, un invito a nozze.

Oggi ho scoperto che i Karanaze (http://www.karanaze.netsons.org/) e gli UMS (http://www.hiumi.it/home.php) hanno fatto una nuova collaborazione subbando l’anime Natsume Yuujinchou.

Questi, a sua volta, è tratto dal manga di Midorikawa Yuki che è possibile seguire qui (http://www.onemanga.com/Natsume_Yuujinchou/) o scaricare dal sito Storm in Heaven. Il manga è arrivato a sei volumi, mentre l’anime al momento dovrebbe essere 13 episodi (anche se in molti siti un numero preciso non l’ho trovato).

La storia vede protagonista Natsume Takashi che, come si è già visto in molti altri manga, ha la capacità di vedere gli youkai, i demoni giapponesi, sin da bambino. Si è da poco trasferito da alcuni parenti che inizia a venir perseguitato da alcuni youkai che continuano a chiamarlo “Reiko”, che in verità è il nome di sua nonna. Per errore Nataume libera Madara, un demone a lungo imprigionato che assume le sembianze di un gatto identico a un maneki-neko (in questa forma è visibile a tutti) che gli parla dello Yuujinchou (libro degli amici) appartenuto a Reiko e che contiene i nomi degli youkai sconfitti da lei (non è come sembra) e che hanno scritto il loro nome giurando fedeltà. Natsume decide allora di ridare il loro nome ai demoni (che sono rimasti a Reiko e che per diversi motivi, più o meno buoni, vogliono indietro il proprio nome).

Ammetto che all’inizio non ci speravo molto in questa serie, sebbene l’istinto mi dicesse “Vai avanti! Vai avanti!”. Per fortuna l’ho seguito e ora l’amo (anche se siamo solo a pochi episodi) questa serie. La storia non è che sia molto originale visto che s’inscrive nello stesso genere di altre serie quali Mushishi, Mokke e Hyakkiyakou Shou (voglio farne un post al più presto) ma colpisce per la semplicità dei disegni, l’atmosfera dello slice of life che si mescola perfettamente agli elementi sovrannaturali, il passato di Natume e Reiko che viene svelato passo a passo e i personaggi ben caratterizzati fin dai primi episodi (primo fra tutti Nyanko sensei – il nome di Madara sotto le sembianze di gatto). Finora ho visto quattro episodi e letto un solo capitolo e mi sembra che la serie proponga quasi del tutto fedelmente il manga, che però pecca nel disegno che trovo un po’ impreciso e a volte troppo affrettato e sommario.

Questa è una serie che piacerà di sicuro agli amanti dei gatti, a chi piacciono gli anime e a chi cerca una serie lenta, senza combattimenti e depressione a ogni angolo, che faccia sognare e che catturi con atmosfere sognanti e allo stesso tempo quotidiane. Nel caso il primo episodio non dovesse convincere consiglio di vedere anche il secondo, molto più profondo, che mi ha convinto del tutto sulla bontà dell’opera.

Bakuman! nuova manga dagli autori di Death Note

+000031312008bMon, 11 Aug 2008 12:17:44 +0000UTC 18, 2007 claudio88 4 commenti

C’erano una volta due autori Takeshi Obata e Tsugumi Ohba. Il prima era un disegnatore di talento che si fece conoscere grazie ai disegni di Hikaru no Go (capolavoro che consiglio a tutti), il secondo uno scrittore di talento dalla morbosa passione per i trip mentali. La loro storia tutti la conoscono: si sono incontrati e tra una birra e l’altra hanno sfornato quel successo mondiale (con ben tra film e un anime tra l’altro) che è Death Note.
Death Note è una delle opere migliori che siano mai uscite, soprattutto negli ultimi anni; io stesso sono stato uno dei primi a scoprilo e ad apprezzarlo.
Dopo tale impresa i due ci riprovano con un manga dal titolo Bakuman!, tradotto “uomo esplosivo”.
Il primo capitolo di ben 58 pagine è uscito da pochi giorni suscitando curiosità tra tutti gli appassionati.
Io l’ho letto (lo si può fare su questo sito  http://www.onemanga.com/Bakuman/) è ne sono rimasto deluso, ma prima di parlarne (occhi agli spoiler perché dico tutta la trama del capitolo, ma tanto è l’inizio e non rovino nulla) una considerazione personale.
Si è portati a pensare che il successo sia una gran cosa, che dopo l’opera che l’ha reso famoso l’autore andrà avanti, sfornerà altri lavori e farà sempre più soldi. A parte i soldi ciò non è sempre vero.
Il fatto è che dopo un’opera come Death Note tutti si aspettano qualcosa di qualità uguale o superiore, mentre un manga di livello inferiore provoca una delusione amplificata, quando in casi diversi porterebbe alla semplice indifferenza. E’ pieno di autori famosi che sono andati avanti sfornando opere sempre più belle, ma il fatto è che Death Note è stato irripetibile; qualunque opera simile o che cerchi di spodestarlo verrà scovata e messa al rogo. Va da sé che i due non potevano certo ripetere l’operazione e giustamente hanno deciso di cambiare genere dandosi alla commedia scolastica. Scelta che approvo.
Il problema è che questo primo capitolo è mediocre. In parole povere, se gli autori non fossero gli stessi di Death Note i commenti entusiasti, le aspettative e tutto ciò che di positivo si legge al momento non ci sarebbe. Se non fosse per gli autori sarebbero tutti a dire “Che robaccia!”,”La trama fa pena”, “I miei soldi non ce li spendo”. Invece oggi ho letto “Molto bello!”, “La trama sembra interessante”, “Non vedo l’ora che arrivi anche in Italia”
Perché dico che la cosa non funziona? Perché me la prendo tanto? Perché a me Death Note è piaciuto molto, volevo che i due tornassero assieme, ma dandosi a qualcos’altro, e volevo che la qualità fosse buona. Sono stato accontentato, solo che la qualità non c’è.
E non mi si venga a dire che da un primo capitolo non si può giudicare un’opera! E’ una stronzata bella e buona. Chi come me legge manga da più di un anno è in grado fin dalle prime pagine di decidere il destino che una serie avrà nella propria libreria. Chi ne sa qualcosa dalle prime venti pagine sa dire vita morte e miracoli di un manga. Dal primo capitolo l’unica cosa che non si può giudicare è la trama che verrà, ma gli altri elementi, quali regia delle tavole, disegni, resa dei personaggi (non caratterizzazione) e impatto emozionale sono giudicabili fin dal principio. Inoltre questi capitoli di molte pagine servono propio a consentire agli autori di mettere fin dall’inizio le carte in tavola e invogliare i lettori.
Passo ora alla trama per poi analizzare tutto ciò che non va.
Mashiro Moritaka è “un bellissimo bambino” (come Luciana Litizzetto nei Simpson) con un grande talento per il disegno e una passione per i manga ereditata dallo zio, autore di professione. Moritaka ha 14 anni è si prepara agli esami d’ammissione per il liceo. A dispetto del talento, vuole solo una vita tranquilla e normale e il disegno per lui è un hobby e la possibilità di ritrarre la compagna di classe di cui è segretamente innamorato e che ritrae in pose compromettenti (cicciolina sta studiando la cosa per un nuovo film). Moritaka, oltre che palloso e per nulla sognatore, si scorda il quaderno in classe.
“Che sfiga!”, dice Moritaka, che ne ha bisogno per gli esami.
Torna in classe e chi trova? Takagi Akito! Costui è un sedicente ragazzone coi volti più alti della scuola che guarda caso sta nella sua stessa classe (genio ai disegni, gnocca della scuola e genio agli studi, nella stessa classe. Che culo!) e che gli propone di realizzare un manga, diventare famosi e ciullare come il gurzo del Borneo Meridionale (in Calabria). Moritaka rifiuta pensando allo zio sfigato (che dal Gurzo invece è stato ciullato) e torna a casa. Takagi lo chiama e gli dice di incontrarsi a casa della ragazza che Moritaka ama. I due s’incontrano (Moritaka scopre solo adesso dove effettivamente si trova) e Takagi citofona facendo uscire la ragazza; le dice che conosce il suo sogno di voler fare la doppiatrice di anime (di nuovo: Che culo!) e le promette che lui è Moritaka diventeranno dei famosi mangaka (chiunque al posto della ragazza avrebbe detto ” E chi se ne frega!”) . Moritaka è pieno di brio, cambia idea all’istante, promette di diventare famoso e le chiede di sposarlo. La ragazza arrossisce, scappa in casa e dal citofono dice che lo sposerà quando lui sarà famoso e lei doppiera nell’anime tratto dal suo manga (A costo di ripetermi: Genio dei disegni + Genio pappone ai testi che vuole soldi+ gnocca della classe che casualmente vuole fare la doppiatrice, che ama Mortika pur non avendo mai parlato assieme + promessa di matrimonio accettata= Che culo!).
La cosa divertente è che la ragazza dice che non si dovranno vedere fino a quel momento (segue commento di Moritaka: Che cosa!!! Niente pomiciate fino a quel momento? Tanto vale che divento prete!) ma potranno comunque incoraggiarsi a vicenda (chi troppo vuole nulla stringe, ma il sesso per telefono è sempre meglio di nulla). Il capitolo finisce con Moritaka che manda a quel paese gli esami del giorno dopo e si mette a studiare i manga (porno).
A parte alcuni commenti messi da me per rendere la cosa più diverntente, è tutto come l’ho descritto. Se ancora non si capisse perché tale capitolo non vale (ripeto che a parte il commenti divertenti e tutto tristemente vero) ecco elencato tutto ciò che viene da dire leggendo il capitolo.
1. Alla fine ci si chiede se non sia tutto uno scherzo e gli autori vogliano solo prendere in giro di aspiranti mangaka (in questo caso tutti i difetti diventerebbero pregi). In tal caso ne sarei felicissimo. Se invece vogliono fare i seri la delusione rimane.
2. Visto che la storia è ambientata verso la fine dell’anno scolastico e che dopo i tre si separeranno mi chiedo se questa non sia una miniserie oppure gli autori si sono inventati qualcosa per tenere i tre uniti.
3. Se non si fosse capito, un genio dei disegni, un genio dello studio e la più bella della classe sono tutti vicini di banco.
4. Moritaka e la ragazza si  amano senza aver mai comunicato. E’ comprensibile che il secondo cervello di Moritaka lo sia, ma quando i due decidono di sposarsi cosa dovrebbe provare il lettore?
5. Il destino incrociato dei tre è un’altra di quelle coincidenze ridicole.
6. La regia e le tavole sono quelle di sempre e quindi nulla da dire.
7. Il disegno è peggiorato, oppure involuto. Già dall’immagine promozionale si notano tre cose: Moritaka sembra una ragazza; lo stile è peggiorato, più simile a quello standard per uno shonen, ma perde in confronto con lo stile di Death Note e Hikaru no Go; i due hanno 14, ma sembrano più grandi (addio realismo visivo di Hikaru no Go e Death Note).
8. Immagino che durante la lettura mi sarei dovuto mettere a ridere, ma mi veniva da piangere.
9. Scordatevi la profondita dei personaggi che traspare dalle prima pagine di Death Note. I personaggi sono piatti dall’inizio alla fine del capitolo, non esprimono umanità e dubito che le cose cambieranno.
10. Il tilo fa schifo: ” Cosa stai leggendo?”; “Bakuman”; “Prrr!”; “Perché fai così?”; “Che diamine vuol dire?; “Uomo esplosivo”; “Prrr!”
Dovrebbe essere tutto (andare oltro il dieci sarebbe troppo), ma leggendo il capitolo le cose sono pure peggiori.
A dispetto di quanto dicono tutti, anche io continuerò a leggere questa serie, ma non perché mi sia piaciuto il capitolo. I difetti sono tutti lì, li ho visti e li ho scritti. Continuo a leggere perché non voglio credere che l’autore di Death Note si sia fumato il cervello e spero in qualche sorpresa, e se si scoprirà che l’intento degli autori è umoristico e di presa in giro per gli autori di manga sarò pronto a cambiare idea (anzi, ci spero).

G.I.D. (Gender Identity Disorder)

+000031312007bTue, 23 Oct 2007 21:34:19 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Giorno 30 Ottobre in occasione del Gender Bender Festival (a Bologna dal 30 Ottobre al 4 Novembre) Kappa Edizioni presenterà il manga in due numeri G.I.D. (Gender Identy Disorder) a opera della mangaka Yoko Shoji, pressocchè sconosciuta qui da noi, ma famosa in Giappone, dove tale serie è stata pubblicata dalla Kodansha dall’Aprile 2006 all’ Agosto del medesimo anno.

Il manga verrà pubblicato in 2 numeri, come in originale, da 208 pagine l’uno, al prezzo di 12 euro.

Ecco la trama del primo numero presa dal sito della Kappa Edizione (dove è presente anche quella del secondo numero, assieme alla copertina del medesimo):

Akiko si sente a disagio nel suo corpo, e la sua crescita è segnata dall’invisibilità della sua condizione. Akiko è infatti un uomo nel corpo di una donna, e si sente per questo in bilico tra sesso e genere: quando arriva a pensare di essere un mostro, scopre che anche altri vivono una tensione irrisolta tra la parte maschile e quella femminile. Non riuscendo a trovare un appoggio in famiglia, Akiko scopre in sé la forza di reagire, e per affermare la sua identità maschile decide di andarsene da casa e darsi un nuovo nome, Akira…

Una trama molto interessante e insolita nel panorama italiano, a partire dal titolo.

Il termine Gender è una nuova parola entrata da poco nel vocabolario comune (se non fossi venuto a conoscenza di questa serie probabilmente non l’avrei mai sentito) è sta a indicare un nuovo approccio al concetto di diversità tra maschio e femmina, distinguendo tra sesso e identità. Infatti, se di solito si distinguono i due sessi in base a delle differenze biologiche, i nuovi studi di genere si concentrano sui due diversi piani dell’essere.

Un argomento profondo, delicato, molto difficile da tratta dato il rischio di cadere in luoghi comuni o di urtare la sensibilità dei diretti interessati, o ancora di concentrarsi soltanto su alcuni aspetti, mettendone in ombra altri di pari importanza.

Purtroppo non potrò seguire subito questa serie, che uscirà solo nel circuito delle fumetterie, per vie delle spese che già sostengo e del prezzo elevato dei due numeri. Ciò è dovuto al mercato ristretto e al tipo di manga che non è certamente dei più commerciali.

Invito comunque tutti a comprare tale serie, sia gli appassionati che coloro che non hanno mai preso un manga (o un fumetto in generale) in mano; già con questa notizia si sarà capito che è un manga per adulti e che sarebbe utile farlo leggere a chiunque considera i fumetti come “roba per bambini”.

Ad ogni modo, seguirà G.I.D. non appena potrò farlo e ne farò certamente una recensione.

Ecco a voi un paio di link:

http://www.genderbender.it/ (sito del festival dove troverete tutte le informazioni a riguardo)

http://www.kappaedizioni.it/pages/news.asp (sito della Kappa Edizioni dove ci sono le scede dei numeri che compongono la serie e altre notizie)

Categories: Manga Tag:, ,