La situazione dell’ATM è tremenda e sono anni che se ne parla. E’ anche vero che noi messinesi non compriamo i biglietti e se lo facciamo ce li teniamo in tasca pronti a timbrarli non appena passano i controllori (che sono comunque pochi).
Si può ben dire che pagare e timbrare il biglietto sia un dovere di chiunque voglia usufruire del servizio bus/tram ma in pochi si pongono la domanda “Perché devo pagare il biglietto?”
Sono tre anni (da quando ho preso la patente) che non salgo sull’autobus e sono felice così. Conosciuto il paradiso non ho intenzione di tornare all’inferno.
Gli autobus sono pochi e quelli che si sono hanno passato giorni miglior. Non dico che le donne vengano ingravidate quando si siedono come succede nella metropolitana di New York, ma ho visto posti decisamente più puliti.
Quando ci si siede la scelta è tra l’ammirare il basso ventre di una massa di persone che ti odia perché hai trovato posto o leggere opere letterarie scritte da bimbiminkia e zalli.
Il posto… a trovarlo! Su autobus e tram c’è un bellissimo cartellino che indica quante persone posso starci. Il numero viene calcolato dividendo l’area disponibile con l’area occupata da una persona.
Peccato che in realtà c’è chi sale col passeggino, chi con le buste della spesa (andare sotto casa è proibito), gli studenti con lo zaino che non riescono a capire che sarebbe meglio tenere lo zaino tra le gambe piuttosto che in spalla (non gli arriva che se lo devono togliere prima di salire), i grassi, gli zalli che tutti cercano di evitare, quelli puzzano e quelli che ha prima vista ti sembrano dei pirla tali da non volerci stare accanto.
Gli ebrei su treni nazisti stavano meglio. All’ora di punta si vedono bus stracolmi di persone che quasi fuoriescono dai finestrini.
Se per miracolo si riesce a salire, scendere è un altro paio di maniche. Tutti entrano al centro (nonostante ci sia il cartello di salire ai lati e scendere al centro) perché sanno che solo facendo così avranno la possibilità di scendere alla propria fermata. Chi sta al centro poi è così idiota da non scendere alla fermata per far passare gli altri.
Di inverno la gente si ammala perché le fermate non sono coperte, salgono inzuppate, violentano le persone con gli ombrelli e gli viene un infarto perché il bus è così pieno da avere una temperatura interna di 40 gradi.
Gli autobus non passano quando vuole la gente, ma nemmeno quando dicono loro. Alle fermate ci si incontra, si chiacchera, si gioca a carte e dopo un’ora ancora si aspetta. Se per disgrazia manca l’autobus nessuno ha modo di essere avvertito.
In certi casi si nota una migrazione. Chi aspettava alla fermata prima arriva, avverte che manca l’autobus e tutto se la fanno a piedi.
C’è chi cerca di farsi furbo e studia i percorsi degli autobus:
“Dunque, il vento viene da nord a 10 nodi. Considerando che l’altro autobus viaggia a una velocità media di 30 all’ora che passerà a mezzo chilometro da qui tra venti minuti…”
Gli autisti hanno i loro problemi – ogni hanno fanno gli scioperi e non gli dà retta nessuno – ma è anche vero che sono bastardi. A parte il fatto che dovrebbero essere tutti donne sotto i 30 e in bikini, quando vedono uno che corre per raggiungere l’autobus chiudono le porte e accelarano (provate voi a correre ogni giorno dietro a un autobus con 10 chili di libri in spalla).
Adesso il biglietto non vale più per un tot di tempo, ma per una corsa. Ancora non ho capito che vuol dire: se cambio tre volte autobus per raggiungere torre faro ho fatto una corsa o tre? Ad ogni modo per ogni corsa ci vuole un biglietto.
In sostanza pagare il biglietto è come dare la mancia a un cameriere che ti sputa nel piatto e non ti saluta nemmeno.