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Un fiume come compagno di vita

+000031312010bWed, 04 Aug 2010 19:00:37 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Una delle tante cose che amo del Giappone sono i fiumi che attraversano le città. Quante volte nei manga e negli anime si vedono i protagonisti sulle sponde di un placido fiume intenti a parlare o anche solo a riposare lo spirito? Non è fantastico?

Vedo questi fiumi come dei compagni di vita. Non importa il giorno o l’ora perché sai che loro sono sempre lì; vai da loro ti siedi accanto a loro e puoi fare quello che vuoi, anche solo stare in silenzio, sdraito sull’erba con gli occhi chiusi ad ascoltare il battito del cuore o la sinfonia della città attorno a te.

E’ come un micromondo all’interno della città. Si ha l’impressione che se non ci fossero questi fiumi la città stessa perirebbe.

A Messina non abbiamo posti simili. Anche se ci fossero le acque sarebbero inquinate e al posto dell’erba ci sarebbero sacchi di spazzatura, copertoni e altre porcherie; al posto dei grilli gli zalli; al posto della sinfonia della città un rutto.

Quando andrò in Giappone, mi piacerebbe camminare lungo la sponda di uno di questi fiumi di notte, quando per strada ci sono solo io coi miei pensieri; specchiarmi un attimo nell’acqua (se la luce dei lampioni è sufficiente) e poi sdraiarmi, chiudere gli occhi e lasciare il mio spirito venga portato via, con calma dal fiume.

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Perché dovrei pagare il biglietto di autobus e tram?

+000031312010bFri, 09 Jul 2010 16:35:57 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

La situazione dell’ATM è tremenda e sono anni che se ne parla. E’ anche vero che noi messinesi non compriamo i biglietti e se lo facciamo ce li teniamo in tasca pronti a timbrarli non appena passano i controllori (che sono comunque pochi).

Si può ben dire che pagare e timbrare il biglietto sia un dovere di chiunque voglia usufruire del servizio bus/tram ma in pochi si pongono la domanda “Perché devo pagare il biglietto?”

Sono tre anni (da quando ho preso la patente) che non salgo sull’autobus e sono felice così. Conosciuto il paradiso non ho intenzione di tornare all’inferno.

Gli autobus sono pochi e quelli che si sono hanno passato giorni miglior. Non dico che le donne vengano ingravidate quando si siedono come succede nella metropolitana di New York, ma ho visto posti decisamente più puliti.

Quando ci si siede la scelta è tra l’ammirare il basso ventre di una massa di persone che ti odia perché hai trovato posto o leggere opere letterarie scritte da bimbiminkia e zalli.

Il posto… a trovarlo! Su autobus e tram c’è un bellissimo cartellino che indica quante persone posso starci. Il numero viene calcolato dividendo l’area disponibile con l’area occupata da una persona.

Peccato che in realtà c’è chi sale col passeggino, chi con le buste della spesa (andare sotto casa è proibito), gli studenti con lo zaino che non riescono a capire che sarebbe meglio tenere lo zaino tra le gambe piuttosto che in spalla (non gli arriva che se lo devono togliere prima di salire), i grassi, gli zalli che tutti cercano di evitare, quelli puzzano e quelli che ha prima vista ti sembrano dei pirla tali da non volerci stare accanto.

Gli ebrei su treni nazisti stavano meglio. All’ora di punta si vedono bus stracolmi di persone che quasi fuoriescono dai finestrini.

Se per miracolo si riesce a salire, scendere è un altro paio di maniche. Tutti entrano al centro (nonostante ci sia il cartello di salire ai lati e scendere al centro) perché sanno che solo facendo così avranno la possibilità di scendere alla propria fermata. Chi sta al centro poi è così idiota da non scendere alla fermata per far passare gli altri.

Di inverno la gente si ammala perché le fermate non sono coperte, salgono inzuppate, violentano le persone con gli ombrelli e gli viene un infarto perché il bus è così pieno da avere una temperatura interna di 40 gradi.

Gli autobus non passano quando vuole la gente, ma nemmeno quando dicono loro. Alle fermate ci si incontra, si chiacchera, si gioca a carte e dopo un’ora ancora si aspetta. Se per disgrazia manca l’autobus nessuno ha modo di essere avvertito.

In certi casi si nota una migrazione. Chi aspettava alla fermata prima arriva, avverte che manca l’autobus e tutto se la fanno a piedi.

C’è chi cerca di farsi furbo e studia i percorsi degli autobus:

“Dunque, il vento viene da nord a 10 nodi. Considerando che l’altro autobus viaggia a una velocità media di 30 all’ora che passerà a mezzo chilometro da qui tra venti minuti…”

Gli autisti hanno i loro problemi – ogni hanno fanno gli scioperi e non gli dà retta nessuno – ma è anche vero che sono bastardi. A parte il fatto che dovrebbero essere tutti donne sotto i 30 e in bikini, quando vedono uno che corre per raggiungere l’autobus chiudono le porte e accelarano (provate voi a correre ogni giorno dietro a un autobus con 10 chili di libri in spalla).

Adesso il biglietto non vale più per un tot di tempo, ma per una corsa. Ancora non ho capito che vuol dire: se cambio tre volte autobus per raggiungere torre faro ho fatto una corsa o tre? Ad ogni modo per ogni corsa ci vuole un biglietto.

In sostanza pagare il biglietto è come dare la mancia a un cameriere che ti sputa nel piatto e non ti saluta nemmeno.

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I messinesi non vogliono i Rom

+000031312010bFri, 09 Jul 2010 16:34:46 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Del problema dei rom ne ho già perlato qui

Il 25 Giugno la giunta ha predisposto il trasferimento il trasferimento di 19 famiglie rom dal campo raineri a Valle degli angeli. Ieri 29 Giugno gli abitanti del rione hanno manifestato la loro gioia con cassonetti bruciati e sacchi della spazzatura per strada spingengo la polizia ad intervenire.

La notizia è sul sito tempostretto dove ci sono anche commenti di gente del luogo misti a commenti razzisti.

Parto subito dicendo che Valle degli angeli di angelico ha solo il nome; per il resto come posto in cui vivere fa pena.

Al solito, anzi come sempre, a Messina prima si fanno le decisione (se si fanno) poi si pensa ai problemi e alle reazioni della gente. E’ mai possibile che non ci sia uno che dica “Andiamo a vedere cosa ne pensano i cittadini”? Sono degli idioti! Cercate di capire che conseguenze avrà la vostra decisione e prevenite i problemi anziché svegliare i poliziotti dal loro sonnellino di 18 ore quotidiano a fatti avvenuti.

Dalla notizia si nota però una cosa ancora più grave. I rom a quanto pare devono stare tutti assieme, abbracciati sussurrandosi “Dobbiamo stare vicini vicini”. Non possono vivere per i fatti loro e incontrarsi al bar durante la giornata? Seriamente, non capisco perché li si debba trasferire ogni volta in blocco. Fossi il sindaco farei queste domande:

1. Che necessità avete di stare tutti assieme? Vivete per i cavoli vostri e integratevi coi messinesi.

2. Ma perché diamine dobbiamo spostarli da un posto all’altro? Non c’è l’hanno la capacità di vivere per conto loro?

3. Cittadini, ci fa se un rom diventa vostro vicino o siete degli schifosi razzisti pure voi?

In base alle risposte poi si dovrebbe trovare una soluzione permanente. Non ha senzo rimandare il problema con soluzioni temporanee che non portano a nulla. Si deve decidere ascoltando e facendo partecipare alla discussione pure i rom che sono le vittime di questa situazione.

Ma poi, ai messinesi che cavolo gliene ne frega se un rom diventa loro vicino?

Ammetto che nemmeno io voglio un campo rom vicino a casa mia perché penso sia proprio il campo a impedire ai rom di integrarsi, ma se una famiglia acquistasse casa nel mio complesso non mi preoccuperei se fossero brava gente che lavora.

Diamogli un’istruzione e un lavoro e il problema è risolto. Se c’è qualcuno che non è d’accordo se ne può pure andare in un’altra città.

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Messina è in agonia

+000031312010bFri, 09 Jul 2010 16:33:57 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Sarò chiaro e sintetico: Messina è in agonia.

Sono anni, decenni, che lotta tra la vita e la morte, distrutta dai suoi organi che non collaborano più tra loro e in balia di medici che si danno il turno ogni tot anni promettendo miracoli, ma senza far nulla di concreto.

Messina è come un dio sul punto di morire per la mancanza di fedeli. L’agonia di Messina è l’agonia dei messinesi e la sua morte è anche la nostra.

Sono messinese e so molto poco sulla mia città.

Aprò questo blog per non complicare troppo quello che ho già, ma soprattutto per rendere testimonianza della mia avventura alla scoperta di Messina; alla scoperta delle sue luci (poche) e delle sue ombre (tante).

Con molta calma però, secondo i miei tempi e le mie possibilità.

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