La vita dei nord-coreani e la ricerca della pace nel mondo
Purtroppo, ogni volta che la Corea del nord esce dal suo guscio isolazionista il mondo è scosso dalla paura di una guerra. Nonostante essa possa essere considerata la spina nel fianco dell’Occidente in tv non si parla molto di questo paese (o almeno non si dice nulla di buono). Wikipedia aiuta a informarsi al riguardo, ma a me interessa vedere con i miei occhi i paesi che m’interessano. In attesa del viaggio, NatGeo Adnventures (canale 404 di Sky) è venuto in mio aiuto col programma “Non dire a mia madre che…” di Diego Bunuel, il quale va nei paesi meno gettonatonati dai turisti per conoscere nuove realtà, mostrare nuove culture e tutte le altre belle cose che si possono dire di un programma educativo.
Sfortunatamente mi sono perso i primi 20 min (su 50 totali) ma mi sono fatto lo stesso un’idea. Per cominciare, ogni turista (russi e cinesi, per la maggior parte) viene accompagnato da due-tre guardie armate, con lo scopo più di controllare il turista stesso più che proteggerlo, e da una guida che parla la sua lingua. Immagino che maggiori controlli ricevano coloro che si portano dietro la telecamera, ma è anche ipotizzabile che russi e asiatici abbiano più possibilità di manovra e di poter dialogare con i coreani. Gli occidentali non sono visti bene e durante il suo viaggio uno ha anche colpito la telecamera perchè pensava che la troupe fosse americana. A causa di questi limiti (mi chiedo anche se ci siano particolari pressioni sulle guide o se queste si limitino a non rispondere a certe domande) il servizio non è stato ottimo e mi sembra che Diego si trattenesse per non urtare i coreani. In un pezzo va a visitare una casa coreana (dopo aver soggiornato in quello che dovrebbe essere un alloggio di lusso i stile sovietico) e si meraviglia della pulizia chiedendo se i proprietari sono stati informati del suo arrivo.
Mi sembra che il problema dei coreani non sia tanto il regime (almeno nel servizio non si lamentano del governo, bensì degli americani) ma la loro mancanza d’informazioni. Stando a wikipedia, la costituzione coreana professa la libertà di stampa anche se alla fine non è così. Questo controllo così massiccio dell’informazione fa sì che la realtà per i coreani sia quella espressa dai giornali, alimentando l’odio verso gli americani e il mondo esterno. Se poi aggiungiamo che ogni attacco al governo si ripercuote sui cittadini (come sempre) non stupisce che quello che spaccia il partito venga preso per verità. I nord coreani mancano d’informazione e vivono nella paura e nell’odio. Per fare un esempio, nel fine settimana le famiglie vanno al poligono di tiro a esercitarsi in vista della guerra che sarà portata dagli americani; un altro goco che fanno è bendarsi, correre con un mazza e colpire delle sagome che variano dai politici ai simboli delle altre nazioni.
C’è una sola coalizione (Partito democratico per la riunificazione della patria) e per iscriversi (secondo le parole di una guardia) bisogna far parte dell’elite. Se sei nel partito sei dell’elite; se sei dell’elite la tua vita è il partito; se la tua vita è il partito lo è anche la tua libertà.
E’ questa mancanza di libertà il grande male della Corea del Nord. So pochissimo della Corea e conosco ancor meno la Corea del Nord, ma l’astio dell’America e dellEuropa mi sembra peggiori solo la situazione in un circolo vizioso a cui è difficile por fine. Non dico di fare spallucce di fronte alle provocazioni, ma se la Corea del Nord iniziasse davvero una guerra chi starebbe dalla sua parte? Chi sarebbe mai disposto a rischiare così tanto?
Diamo uno sguardo al passato e poi al presente, all’Iraq, all’Iran, a Israele e a tutti quei posti dove i conflitti si potraggono da anni. La guerra, la violenza, gli embarghi e i trattati hanno mai risolto i problemi? La Corea del Nord fa i test nucleari, l’Iran attacca i manifestanti, l’America calpesta i diritti degli altri paesi ecc. ecc. La terra conta 6 miliardi di persone, ma se si presta attenzione ai giornali e ai politici sembra esistono solo entità astratte con i nomi degli stati. I problemi internazionali non sono causati dalle persone, ma dai governi. Chi ci rimette sono sempre le persone che finiscono col covare l’odio che dà forza ai governi. La risposta non è la guerra, non è l’odio, non è la paura e non è la politica. La pace non può avere le sua fondamenta dell’odio. La risposta è nel dialogo. E’ una cosa così semplice da sembrare sbagliata, solo che non lo è.
I coreani del nord vogliono riunificare la Corea? Da quel poco che so è così. Bisogna riuscire a far incontrare loro con i coreani del sud facendo incotrare due diverse mentalità, ma al contempo lo stesso popolo. Sì può solo immaginare cosa ne verrebbe fuori, ma credo che all’apertura seguirebbero diverse opinioni circa la politica, nuove idee per gestire l’economia, possibilità d’espressione per i giornalisti, instabilità iniziale e infine il miglioramento delle relazioni internazionali. IQualunque regime, anche il più repressessivo, neccessità di una base di consenso perché nessun esercito può sconfiggere un’intera nazione in rivolta e prima di essere tali i militari sono uomini. Il cambiamento portato dall’apertura alle nuove idee potrebbe davvero cambiare le cose e certamente sarebbe più utile degli embraghi e dei messaggi dei politici che forse non sanno nemmeno dove si trova la Corea.
Su google trovo solo notizie sulla poltica aggressiva della Corea del Nord, ma mi piacerebbe trovare anche persone che cercano il dialogo e si interessano ai coreani. La storia, la cultura, la politica e le donne (soprattutto le donne) sono un grande stimolo a informarsi e anche a studiare una lingua nuova. Ci sono ancora tante cose che non conosco e devo darmi da fare (avessi i soldi…).