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Archivio per la categoria ‘Riflessioni’

La vita dei nord-coreani e la ricerca della pace nel mondo

+000031312009bFri, 14 Aug 2009 21:09:34 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Purtroppo, ogni volta che la Corea del nord esce dal suo guscio isolazionista il mondo è scosso dalla paura di una guerra. Nonostante essa possa essere considerata la spina nel fianco dell’Occidente in tv non si parla molto di questo paese (o almeno non si dice nulla di buono). Wikipedia aiuta a informarsi al riguardo, ma a me interessa vedere con i miei occhi i paesi che m’interessano. In attesa del viaggio, NatGeo Adnventures (canale 404 di Sky) è venuto in mio aiuto col programma “Non dire a mia madre che…” di Diego Bunuel, il quale va nei paesi meno gettonatonati dai turisti per conoscere nuove realtà, mostrare nuove culture  e tutte le altre belle cose che si possono dire di un programma educativo.

Sfortunatamente mi sono perso i primi 20 min (su 50 totali) ma mi sono fatto lo stesso un’idea. Per cominciare, ogni turista (russi e cinesi, per la maggior parte) viene accompagnato da due-tre guardie armate, con lo scopo più di controllare il turista stesso più che proteggerlo, e da una guida che parla la sua lingua. Immagino che maggiori controlli ricevano coloro che si portano dietro la telecamera, ma è anche ipotizzabile che russi e asiatici abbiano più possibilità di manovra e di poter dialogare con i coreani. Gli occidentali non sono visti bene e durante il suo viaggio uno ha anche colpito la telecamera perchè pensava che la troupe fosse americana. A causa di questi limiti (mi chiedo anche se ci siano particolari pressioni sulle guide o se queste si limitino a non rispondere a certe domande) il servizio non è stato ottimo e mi sembra che Diego si trattenesse per non urtare i coreani. In un pezzo va a visitare una casa coreana (dopo aver soggiornato in quello che dovrebbe essere un alloggio di lusso i stile sovietico) e si meraviglia della pulizia chiedendo se i proprietari sono stati informati del suo arrivo.

Mi sembra che il problema dei coreani non sia tanto il regime (almeno nel servizio non si lamentano del governo, bensì degli americani) ma la loro mancanza d’informazioni. Stando a wikipedia, la costituzione coreana professa la libertà di stampa anche se alla fine non è così. Questo controllo così massiccio dell’informazione fa sì che la realtà per i coreani sia quella espressa dai giornali, alimentando l’odio verso gli americani e il mondo esterno. Se poi aggiungiamo che ogni attacco al governo si ripercuote sui cittadini (come sempre) non stupisce che quello che spaccia il partito venga preso per verità. I nord coreani mancano d’informazione e vivono nella paura e nell’odio. Per fare un esempio, nel fine settimana le famiglie vanno al poligono di tiro a esercitarsi in vista della guerra che sarà portata dagli americani; un altro goco che fanno è bendarsi, correre con un mazza e colpire delle sagome che variano dai politici ai simboli delle altre nazioni.

C’è una sola coalizione (Partito democratico per la riunificazione della patria) e per iscriversi (secondo le parole di una guardia) bisogna far parte dell’elite. Se sei nel partito sei dell’elite; se sei dell’elite la tua vita è il partito; se la tua vita è il partito lo è anche la tua libertà.

E’ questa mancanza di libertà il grande male della Corea del Nord. So pochissimo della Corea e conosco ancor meno la Corea del Nord, ma l’astio dell’America e dellEuropa mi sembra peggiori solo la situazione in un circolo vizioso a cui è difficile por fine. Non dico di fare spallucce di fronte alle provocazioni, ma se la Corea del Nord iniziasse davvero una guerra chi starebbe dalla sua parte? Chi sarebbe mai disposto a rischiare così tanto?

Diamo uno sguardo al passato e poi al presente, all’Iraq, all’Iran, a Israele e a tutti quei posti dove i conflitti si potraggono da anni. La guerra, la violenza, gli embarghi e i trattati hanno mai risolto i problemi? La Corea del Nord fa i test nucleari, l’Iran attacca i manifestanti, l’America calpesta i diritti degli altri paesi ecc. ecc. La terra conta 6 miliardi di persone, ma se si presta attenzione ai giornali e ai politici sembra esistono solo entità astratte con i nomi degli stati. I problemi internazionali non sono causati dalle persone, ma dai governi. Chi ci rimette sono sempre le persone che finiscono col covare l’odio che dà forza ai governi. La risposta non è la guerra, non è l’odio, non è la paura e non è la politica. La pace non può avere le sua fondamenta dell’odio. La risposta è nel dialogo. E’ una cosa così semplice da sembrare sbagliata, solo che non lo è.

I coreani del nord vogliono riunificare la Corea? Da quel poco che so è così. Bisogna riuscire a far incontrare loro con i coreani del sud facendo incotrare due diverse mentalità, ma al contempo lo stesso popolo. Sì può solo immaginare cosa ne verrebbe fuori, ma credo che all’apertura seguirebbero diverse opinioni circa la politica, nuove idee per gestire l’economia, possibilità d’espressione per i giornalisti, instabilità iniziale e infine il miglioramento delle relazioni internazionali. IQualunque regime, anche il più repressessivo, neccessità di una base di consenso perché nessun esercito può sconfiggere un’intera nazione in rivolta e prima di essere tali i militari sono uomini. Il cambiamento portato dall’apertura alle nuove idee potrebbe davvero cambiare le cose e certamente sarebbe più utile degli embraghi e dei messaggi dei politici che forse non sanno nemmeno dove si trova la Corea.

Su google trovo solo notizie sulla poltica aggressiva della Corea del Nord, ma mi piacerebbe trovare anche persone che cercano il dialogo e si interessano ai coreani. La storia, la cultura, la politica e le donne (soprattutto le donne) sono un grande stimolo a informarsi e anche a studiare una lingua nuova. Ci sono ancora tante cose che non conosco e devo darmi da fare (avessi i soldi…).

Xinjiang, questa sconosciuta regione.

+000031312009bTue, 14 Jul 2009 19:41:09 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Degli scontri tra musulmani e cinesi in Cina avvenuti negli ultimi giorni ne hanno parlato tutti i giornali e telegiornali del mondo, compresi quelli italiani che come al solito (i telegiornali) non è che abbiano spiegato poi molto.

Se fossi uno che non sa nulla della Cina mi chiederei cosa accidententi ci facciano lì dei musulmani e mi chiederei pure quale sia mai la causa di questi scontri (quella originaria, non quella dell’ultimo avvenimento).

Per cominciare c’è da dire che i cinesi sono come la lingua cinese: non esistono. In Cina ci sono numerose etnie e quelli che comunemente vengono subito identificati come cinesi sono i cinesi Han. A sud si trovano altre etnie, dai tratti somatici più simili ai tailandesi, vietnamiti ecc. A ovest abbiamo invece la regione dello Xinjiang, abitata al 45 % dall’etnia degli Uiguri. Gli Uguri sono di etnia turcofona, usano il turco come lingua, le insegne dei negozi sono scritte in arabo e sono repressi dai cinesi (han).

La regione dello Xinjiang dagli Uiguri viene chiamata Uiguristan o anche Turkestan Orientale. Il nome attuale significa “nuova frontiera”, è una regione che è stata conquistata e chiamarla in altro modo significa finire in carcere.

Gli scontri di questi giorni non sono altro che la punta di un iceberg. Chi non abita in città è costretto a vivere in povertà (già la vista delle zone più vicine alla capitale della regione Urumqi fa accapponare la pelle) non perché il governo è cattivo, ma perché chi abita in Cina deve parlare il cinese. Chi non sa il cinese non trova lavoro, ma se già la regione è povera le possibilità di apprendere la lingua sono prossime allo zero e in molti sono analfabeti e si sostengono con l’agricoltura non certo florida.

Il fatto che tutti debbano conoscere il mandarino è comprensibile e vanno bene gli sforzi del governo per insegnarlo. Però, da un lato ci sono le evidentissime difficoltà di insegnamento in regioni povere e dall’altro c’è la convinzione degli uiguri che questa sia una manovra con lo scopo nascosto di far scomparire la loro cultura.

Gli uiguri lottano per i loro diritti e la loro indipendenza. Quando cercano di andare contro il governo, anche per le minime cose, quasi certamente finiscono in carcere. In molti sono emigrati nei paesi vicini e ancora vivono con la costante paura di venir scoperti da spie cinesi. Il governo dal canto suo accusa gli uiguri di essere causa di tutti i problemi, di estremismo e terrorismo e il pensiero non può non andare all’attentato avvenuto pochi giorni prima delle Olimpiadi del 2008 ai danni di una centrale di polizia.

Gli uiguri accusano il governo, quest risponde, loro rispondono in modo violento e il governo pure usando le loro azioni come giustificazioni. Io non voglio andare contro il governo cinese ad ogni costo (ammetto di odiarlo) ma se si usa la repressione contro chi lotta per i propri diritti e salvaguardare la propria cultura è normale che la risposta sarà la violenza.

La lotta per i diritti e la cultura è accompagnata da quella per l’indipendenza. La regione un tempo era libera e alcuni uiguri vogliono l’indipendenza. Per quanto si possa provare simpatia per loro si deve però ammettere che è una causa persa. Prima di tutto il governo non vorrà mai rinunciare alle risorse minerarie e di gas del territorie e poi l’eventuale indipendenza poterebbe più guai che benefici.

Il governo ha favorito lo spostamento dei cinesi Han e se gli uiguri sono il 45 % questi ultimi sono il 40 % della popolazione (più altri popoli). Se si ottenesse l’indipendenza i problemi tra le due etnie crescebbero a tal punto da far sembrare gli scontri di questi giorni come un gioco tra ragazzini.

La soluzione dei problemi dello Xinjiang è (come sempre) la mancanza di pace. Le diverse etnie devono cooperare per il bene comune e il governo deve rispettare i diritti di tutti.

Tutto quello che so sulla questione viene da un documentario mandato in onda su Sky dal canale Current TV. Il documentario è ambientato alcuni anni fa e non so se nel frattempo le cose siano migliorate o peggiorate, anche se opto per la seconda opzione.

E’ dura riprendersi da un fallimento e ricominciare a lottare

+000031312009bWed, 08 Jul 2009 11:54:37 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Il mio periodo di crisi ancora non è finito. Ci sono tante cose che voglio fare, poco tempo per farle e poca voglia di lottare. Ciò che ne risente di più e la mia carriera universitaria. Questo mese dovevo darmi Filosofia Politica e non ce l’ho fatta. Non solo non ho studiato abbastanza, ma non ho nemmeno finito la materia. Un fallimento totale. Se prima sapevo di dover cambiare molte cose, adesso questa certezza mi ha colpito in testa. Non posso continuare così: è uno spreco di tempo e non faccio del bene a nessuno.

Da un lato manco di impegno e dall’altro di costanza. La mancanza di quest’ultima è dovuta al fatto che cerco di fare troppe cose allo stesso tempo, quasi avessero tutte la medesima priorità. Impegno e gerarchia degli impegni: di questo ho bisogno.

Per l’impegno non ci sono medicine: tutto dipende da me. Conoscendomi so che posso parire in quinta a 200 all’ora, ma so anche che presto sarò costretto a rallentare. E’ necessario che mi impegni, ma che faccia ogni tanto un pausa per ricaricarmi e non perdere la voglia.

Per quanto riguarda la gerarchia degli impegni al primo posto c’è lo studio universitario. Sono molto indietro, ma il tempo perso non lo posso più recuperare quindi devo darci dentro per farcela (ne va del mio futuro, cazzo). Al secondo posto c’è il francese che oltre a rientrare nella categoria “Lingue” è pure materia di studio; ho trovato su internet quello che mi serve (tutto gratis e legale) e devo darci dentro perché voglio fare bella figura col prof. Dopo viene l’inglese nel cui ambito voglio migliorare per la mia cultura e il mio futuro. In tutti gli anni passati a scuola non ho concluso nulla, ma da quando lo studio da solo ho fatto progressi enormi nella comprensione e non devo smettere. Lo studio dell’inglese consisterà nelle letture su internet e i programmi televisivi, grazie a Sky e internet. Il giapponese purtroppo scende all’ultimo posto delle mie priorità (pur restando al primo dei miei desideri). Posso dedicarci poco tempo e non tutti i giorni, ma spero di riuscire a ottenere il massimo.

Per quanto riguarda l’università, il prossimo appello è a Settembre e conto di riuscire a dare 3 materie: Filosofia Politica, Storia Contemporanea e Storia degli USA. La fortuna forse è dalla mia parte.

Storia Contemporanea: questa materia me la sono già data ma per avere due crediti aggiuntivi dovuti al cambio di ordinamento posso portare un libriccino di 100 pagine scelto dal prof. Non ci sono voti, ma solo la constatazione da parte del prof che l’ho studiato.

Storia degli USA: è un libro di 600 pagine di cui ne ho già letto metà. Nemmeno in questa materia c’è il voto (a meno che non lo decida lo studente) ma solo promosso/bocciato perché è una materia aggiuntiva.

Filosofia Politica: per Luglio non ho concluso nulla, ma l’ho comunque studiata. Di un libro introduttivo ho da fare due capitoli; di Platone ho da fare “La Repubblica” che è facile e piacevole; di Hobbes (il più facile) ho da fare dal cap XIII al XXI de “Il Leviatano”; della prof ho da fare un libriccino di 200 pagine; dalla Arendt ho da fare Vita Activa.

Platone e Hobbes mi piacciano e non ho problemi; il libro introduttivo è breve da fare; il libro della prof non l’ho ancora letto e quello della Arendt non lo capisco.

Posso davvero farcela, ma devo dare il 100% e voglio riuscirci.

+000031312009bMon, 05 Jan 2009 22:07:16 +0000UTC 18, 2007 claudio88 9 commenti

Non c’è molto da dire. Il mondo dovrebbe nascondersi, ma ha un sedere troppo grande e brutto per farlo. Sulla questione medio-orientale non sono un esperto e al momento la mia conoscenza si limita a quel poco presente nei libri di scuola e alla roba propinata dai “giornali”. Una cosa però posso dirla: tutti si prendono in giro.

1. Il Papa deve starsene muto. Quello che dice lui a Israele e ad Hamas gliene può fregar di meno. Gli appelli di principio non serviranno mai a nulla e l’unica conseguenza è quella di consumare ossigeno.

2. L’ONU deve starse muto e nascondersi sotto terra. Sono anni che la situazione va avanti e non è riuscito a fare nulla.

3. I politici italiani devono starsene muti e vergognarsi!  Il governo fa una dichiarazione, Veltroni ne fa un altra e io devo sorbirmi il faccione di Gasparri che sembra prendere un cellulare e farsi un filmato amatoriale in cui insulta Veltroni? Che cazzo di paese è? Un uomo da qualche parte ha ruttato, perché non facciamo una settimana di polemiche?

Quello che la gente deve capire è che non gliene fotte a nessuno della pace! Non è che a Natale (minchia che bel periodo che hanno scelto) a Israele sono girate e ha deciso di bombardare Hamas ( i cui membri dovrebbero marcire da qualche parte); non è questo il punto.

Il punto non è che sono stati lanciati dei missili.

Il punto non è che sono morti dei civili (che ci si aspettava poi? Che comparissero alberi della cuccagna?)

Il punto non è chi ha iniziato prima e perché?

Il punto non è che si deve trovare la pace.

Ma si crede davvero che qualcuno voglia la pace? Se fosse così la situazione si risolverebbe in pochi giorni, giusto il tempo per sedersi a un tavolo e fare i negoziati. Non gliene frega nulla a nessuno. Quello che tutti vogliono è la vittoria. La pace che segue una vittoria è una facciata di ipocrisia, ma è questo ciò che vogliono. Hamas dal canto suo ci gode della situazione. Questo attacco è stato per lui come un regalo di Natale! Adesso fa la figura del bambino a cui è stato tolto il lecca-lecca e ha aumentato i suoi consensi. Se Israele si ritirasse e venisse accusata per crimini di guerra la situazione penderebbe incredibilmente da una sola parte e tremo al pensiero di cosa potrebbe accadere. Il dado è tratto e quindi preferisco che si vada avanti fino a qualcosa di definitivo. Se invece l’unica cosa che si potrà ottenere saranno le morti dei civili, che si scelga il disonore. Ma il punto continua a non essere questo!

Il punto è che Israele non doveva esserci fin dal principio. E’ uno stato che è stato creato da gente che non c’entrava nulla con quella regione. Se gli indiani si unissero è rivendicassero le loro terre, gli americani (da veri difensori della democrazia e della pace quali sono) farebbero di tutto per metterli a tacere.

La verità è che Israele è stato un errore, ma non si può tornare indietro. Ciò che il mondo ha bisogno è di una decisione definitiva. O si risolve il problema con le buone o con le cattive, ma lo si deve risolvere una volta per tutte. L’elastico è stato tirato troppe volte fino al limite e non resisterà ancora per molto. Però a nessuno gliene frega poi molto della pace. E allora ci si deve chiedere che cosa si vuole. La si vuole la pace o no? Che ci si esprima una buona volta con risoluzione! Se la si vuole allora si faccia qualcosa, in caso contrario…

Categories: Riflessioni

Cercando un senso alla vita voglio urlare il mio nome al mondo

+000031312008bMon, 22 Dec 2008 15:54:33 +0000UTC 18, 2007 claudio88 3 commenti

E’ notte fonda? No, è giorno, ma c’è un temporale. Le nubi sono così dense che sembra notte. Solo i fulmini illuminano il paesaggio; non fosse per loro non vedrei niente.  Mi affaccio dal balcone e vedo che sotto di me c’è un burrone. I fulmini vi cadono dentro, per alcuni secondi se ne vedono le pareti, poi torna il buio. Dall’altra parte c’è un uomo. Gli urlò, ma sembra che non mi senta e allora urlo più forte. Voglio che mi senta. Vorrei superare il burrone con un balzo, arrivargli addosso, dargli un pugno in faccia e uralrgli il mio nome.

Queste immagini mi sono venute così e non hanno quasi nulla a che fare il post.

Cos’è la vita? Che senso ha? Perchè vivo? Perché c’è vita?…

Queste e altre domande sono state ripeute fino alla nausea da chiunque. Immagino che ogni uomo si sia chiesto il senso della vita. A queste domande sono state date molte risposte che per buona parte sono ridicole. Ridicole perché date da filosofi e artistiti. A queste domande si possono dare due brevi e distinte risposte veritiere. Sono veritiere perché a una domanda simile bisogna rispondere con la verità e sono brevi perché la verità è semplice e breve. Se andate in libreria e trovate un libro che tenta di rispondere a una domanda in più di 200 pagine dal prezzo di 20 euro, allora avete trovato un bugiardo, un illuso, un idiota, un approfittore ecc. Esistono due verità: quella reale e quella degli uomini. La prima è bella, vera e sintetica; la seconda è lunga, falsa e una rottura di palle tale da rendere preferibile il ritorno al medioevo a suon di sberle.

Due risposte dunque: una per i credenti e una per i non credenti.

1. La risposta è nella religione. Se si crede in qualcosa di superiore la risposta è nella religione. Se Dio è onnisciente e onnipotente la risposta è in lui. Se le risposte date dalle religioni non bastano allora ci si deve fare un esame di coscienza, decidere se continuare a credere o combiare religione, oppure saltare alla seconda verità.

2. La seconda risposta si trova partendo da una constatazione: La vita è di tutti, non solo degli uomini. La risposta deve essere valida per gli animali e le piante. Anzi, anche per gli esseri non viventi perché vita è esistenza. Se non si accetta di essere accomunati a un granello di polvere e si pensa che la propria esistenza abbia più valore di una mosca allora si deve tornare alla risposta numero uno. Se invece si è come me, si è materialisti, si crede nella realtà, si è dei gran bastardi (giusto un pochino) allora la risposta è la seguente: Esistiamo grazie alla materia e tutto ha avuto inizio dal Big Bang, né più né meno. L’unica cosa che ci distingue dagli animali è la coscienza di noi stessi e la nostra debolezza iniziale che ci ha spinti a trovare soluzioni alle mille necessità, ma per il resto siamo solo un ammasso di atomi. Noi viviamo, punto. Non ci sono altre domande e non ci sono altre risposte. Viviamo e dobbiamo solo chiederci come vivere.

Perché vivo? Io vivo per vivere.

Già, come si vive? Un essere vivente nasce, cresce, si riproduce e muore. Non fosse per la morte sarebbe una pacchia, ma tale fine del cammino ci porta a chiederci “Io vivo ed è un conto, ma mi chiedo quanto vivo, se vivo bene ecc.” Tutta una serie di domande ben più interessanti della solita pizza. A queste non c’è risposta veritiera, bensì la risposta degli uomini (una rottura).

Per rispondere a queste domande prima bisogna vedere come quantificare la vita.

I segni della vita sono la vecchiaia, le ferite e i ricordi. La vecchiaia è data dal nummero di volte che la Terra compie un giro attorno al sole, ma non ci dice quanto viviamo perché da 80 anni (per esempio) dobbiamo togliere due mesi di sbattimento di palpebre, le ore di sonno e le ore passate contro la nostra voglia a scuola, a lavoro, in ospedale  ecc. Dalla sottrazione vengono fuori gli anni che sono stati effettivamente vissuti, ma poi bisogna vedere le ferite e ricordi. Quando un militare torna a casa ricorperto di ferite il secondo pensiero che viene in mente è “Diamine, ne ha passate questo ragazzo!”. Le ferite sono segno delle azioni compiute e per compierle si deve vivere. Ciò non vuol dire che per vivere bisogna spezzarsi una gamba (casomai a quelli che ci stanno sulle scatole, ma senza esagerare), bensì che si vive se si fa qualcosa. Tutte queste azioni alla fine vanno ricordate perché sennò diventano come quei sogni che si fanno e si dimenticano la mattina appena svegliati. Sappiamo quanto abbiamo vissuto in base ai nostri ricordi. Ne viene alla fine che io è già tanto se arrivo a tre anni (questo perché sottraggo le azioni ripetute più volte).

Ma se a ventanni io ho tre anni, ne viene che di questo passo a ottanta ne avrò 12. Questo vale per tutti, anche per chi passa le giornate nei bar e nelle discoteche (sono azioni ripetute che contano come una sola) perché bisogna contare solo i momenti unici. E’ un po’ triste pensare che ognuno non si ricorda buona parte della sua vita. Bisognerebbe lavorare anni per creare le basi per il futuro, perdere alcuni anni di vita per poi guadagnarne negli altri a venire.

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Aiuto! Hanno rapito il Natale!

+000031312008bSat, 20 Dec 2008 21:36:39 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti

Sono diventato cinico. Continuo a essere me stesso e proprio per questo mi accorgo che per vivere devo essere cinico.

Il fatto è che hanno rapito il Natale! Non so chi è stato, non so perché, non so nemmeno se si tratta di un gruppo. So solo che qualcuno l’ha fatto. Qualcuno paghi il riscatto! Gettate sul piatto tutti i politici, ma fate qualcosa!

Questo è in genere il periodo dell’anno che preferisco perché mi sento libero e felice. Ci sono le ferie dei miei, l’università chiude, ci si riunisce a mangiare fino a scoppiare, si riceve in regalo qualcosa e si va a letto sereni. Quest’anno però non sento nulla. Non c’è niente nell’aria. Forse sono io, forse è Messina o forse è che il Natale non esiste più, prima l’hanno rapito e poi ucciso (sarà stato Bin Laden?). Attentati terroristici, studio per un esame schifoso, crisi economica, governo italiano, scioperi, guerre, un incidente (un figlio di puttana che mi è venuto addosso) tutto questo forse ha ucciso il Natale quest’anno e io posso solo sperare che rinasca, che il 2009 sia un anno migliore.

Parliamo francamente: Cosa rimane del Natale ogni anno? Ci sono i servizi dei telegiornali che fanno schifo (si nascondessero la faccia almeno, anziché mettere il proprio nome in quelle stronzate), le immagini e le decorazioni nei negozi, gli alberi e i regali. Ma è questo il Natale? Servizi schifosi, decorazioni e regali? Bella merda! I servizi ci sono sempre quindi non sono il Natale; le decorazioni e gli alberi si possono mettere quando si vuole quindi neppure loro lo sono; i regali fanno schifo di loro, non c’entrano nulla e si fanno per le feste di compleanno, di laurea, di anniversario, di prima diarreadel figlio ecc. E’ allora che diamine è il Natale? Se non è nemmeno il tempo (vedi l’Australia… se esiste ancora) che cos’è? Forse è Babbo Natale, o il bambinello… sarebbe ridicolo e triste: Babbo Natale è un simbolo, non la festa medesima, e il bambinello è una cosa di cui mi occupo.

Non è nulla di concreto dunque. E’ un qualcos’altro che riguarda gli uomini. Cosa può essere? Ma tu guarda, lo so già cos’è il Natale! Il Natale è l’insieme di gioia, di generosità, di felicità e di tutti quei sentimenti di cui ogni tanto abbiamo bisogno. A volte ce li dimentichiamo, ma non scompaiono. E’ vero che questi sentimenti si possono provare durante tutto l’anno, ma a Natale è diverso: nello stesso giorno tutta l’umanità è unita. In questi giorni, anziché passare ore per i negozi a chiedersi cosa comprare agli altri, dovremmo guardarci allo specchio e dire a noi stessi: Ma ti sei bevuto quel poco cervello che avevi? Che cazzo fai? Non provare nemmeno a fare un regalo, sai. Siediti dove vuoi e pensa a cosa farai quando sarai con la tua famiglia e a quanto sarai felice. Perché tu sarai felice, coglione!

Un po’ brutale? Eppure ci vuole. Il Natale alla fine sono io… ok, è l’umanità, ma io sono più figo.

Ma se noi siamo presenti perché io non sento il Natale, perché credo che qualcuno l’abbia rubato? Perché se il Natale è quell’insieme di emozioni che ho elencato, queste non ci sono più. Andate dai politici, dai terroristi, dai fondamentalisti, da chiunque ritenete che si responsabile e sputategli in faccia: finché questi figli di puttana saranno vivi e avveleneranno l’umanità, la felicità scomparirà.

Più studio Scienze Politiche e più mi accorgo di quanto questo mondo faccia schifo. Ho dato l’esame di storia questo mese, ho fatto schifo e ho scoperto che tutta la storia dell’umanità fa schifo e ho scoperto che la responsabilità (tolte la fame e le malattie) è tutta colpa di un manipolo di uomini. Questa è un’affermazione di comodo, lo so, ma guardando la destra e sinistra italiana non posso fare a meno di essere amareggiato e vedere in questi presunti rappresentanti del popolo il male dell’Italia.

A Natale dovremmo essere tutti più buoni, ma io avverto malvagità nel mondo e mi sento più cattivo. Sento la necessità di qualcosa, di una missione, di un obbiettivo superiore che mi spinga a lottare contro mondo di merda che chiede di essere ucciso e di rinascere. Sono sempre più convinto che tutti abbiano bisogno di due rivoluzioni: una interiore, per riscoprire se stessi e una violenta per cacciare il male che permea tutti noi.

Natale è il periodo in cui riusciamo a riscoprire la parte buona di noi stessi. Ecco cosa devo fare: devo prima salvarlo in me il Natale! Bruciamo le decorazioni, bruciamo gli alberi (forse è meglio di noi), distruggiamo i regali e tutto ciò che di materiale c’è nel Natale! Andiamo da amici e parenti e diciamo loro: Sono io il tuo regalo.

La crisi economica è un ulteriore pugno allo stomaco nei cittadini già provati (non parliamo poi di quelli licienziati in questo periodo) ma forse si può fare qualcosa. Si, forse posso salvre dentro di me il Natale di quest’anno e se non ci riuscirò tenterò l’anno dopo. Possono toglierci tutto, ma una rivoluzione interna sarà sempre possibile finché si tenterà e io giuro sul mio nome che se quest’anno fallirò non sarà così l’anno prossimo.

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Immerso in un oceano di felicità, mi accorgo della sofferenza che mi circonda.

+000031312008bFri, 19 Dec 2008 16:11:48 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

In vent’anni di vita ho letto e sentito tante stronzate sulla vita e sulle sofferenza umane, a partire da “se qualcosa può andare storto, andrà storto”. Allo stesso tempo in tv si sente quasi ogni giorno di gente morta o suicidata, di catastrofi e altre cose che mi fanno pensare “Ma io pago la bolletta per ’sta merda? Cazzo, sto mangiando!”.

Lezione rapida: Il bene e il male non esistono e di conseguenza non esistono né la gioia e né la sofferenza.

Gli uomini sono però degli idioti. Per ogni cosa bella della vita riescono a vederne dieci brutte e si sono inventati cose astratte (bene, male, redenzione, paradiso, inferno ecc.) che distinguono ciò che fa bene agli uomini e cosa no. Sentire parlare di queste cose (per me che sono materialista e utilitarista da fare schifo) è un po’ come beccare un uomo nelle parti basse con una palla da baseball.

Il punto è che siamo immersi in un mare di felicità. Se si fa un elenco di tutte le cose belle della vita e di tutte le cose brutte si vede che le cose brutte sono di gran lunga minori, ma anche ben peggiori. Proprio perché peggiori, più in vista,  i mali della vita (scuola, lavoro, fame, morte, malattie…) ci consentono di elevare le cose belle a un livello superiore per il fatto che sono di più e alla portata di tutti.

Invertendo le cose per fare un esempio migliore è come se tutti noi fossimo circondati dall’oscurità. Se siamo in un sistema omogeno, non importa che per un altro tale sistema sia sbagliato perché è tutto ciò che conosciamo, è perfetto e immutabile. Poi notiamo un puntino luminoso nell’oscurità. E’ la nostra variabile, l’elemento esterno . Ci avviciniamo, man mano la luce diventa più grande e ci accorgiamo sempre di più che nel nostro sistema perfetto c’è qualcosa di più.

Il punto è: più siamo tristi e più ci accorgiamo di ciò che ci rende felici; più siamo felici e più ciò che può renderci tristi appare insopportabile.

Felicità e tristezza sono create dagli uomini, ma la prima dipende dalle probabilità e dalle ripetizioni delle nostre azioni. Se avessimo la possiblità di tornare indietro nel tempo a correggere i nostri errori o di ripetere molte volte le nostre azioni, allora saremmo felici perché ci sarebbe sempre la possibilità di rendere la nostra vita migliore.

Invece  per noi stessi abbiamo poche ore e ancor più poche possibilità di rovesciare le situazioni sfavorevoli.

Alla fine l’unico male dell’umanità è la morte. Noi studiamo per trovare un lavoro e lavoriamo per avere i soldi con cui vivere. Viviamo quattro ore al giorno se ci va bene e quando diventiamo abbastanza vecchi da porter vivere tutto il giorno la morte è già davanti alla porta con il gioco Forza 4.

Fossimo immortali saremmo tuti felici. Non ci sarebbe la fame, non ci sarebbe la paura delle malattie, non ci sarebbe il lavoro, non ci sarebbero le guerre… ci saremmo soltanto noi con i nostri passatempi e la nostra vita. E’ questa la verità.

Lezione rapida: se per spiegare la verità c’è bisogno di un professore con una scopa nel culo, paroloni altisonanti, un libro e una schiera di giornalisti e altri professori con la lingua sporca per tutti i culi che hanno leccato, allora non è la verità. E’ solo un mucchio di stronzate create da un idiota per idioti e per essere studiato da idioti in scuole idiote. Se in meno di un minuto ci si interroga su qualcosa e si ottiene una risposta non suscettibile di variazioni dovute alla persona, alla morale e alla religione (gli altri due mali dell’umanità) vuol dire che si ha davanti la verità.

Oggi possiamo essere immortali; possiamo essere felici. Non è qualcosa di realizzabile solo nei libri. Bisonga puntare tutto sulla scienza, sulle cellulle staminali, sulla robotica, su tutto ciò che possa eliminare i difetti del corpo umano.

Un messaggio al mondo

+000030302008bSun, 16 Nov 2008 15:49:50 +0000UTC 18, 2007 claudio88 1 commento

Premessa 1: Se siete di quelli cui non piace leggere parolacce, i toni accesi, gli idealisti e qualcos’altro che ora non mi viene, potete anche non leggere qui sotto.

Premessa 2: Questo è un mio sfogo, per cui non m’importa nulla se alcune cose saranno sbagliate o non avranno senso. Verso la fine, però, acquista più pace.

Dunque, a volte bisogna guardare il mondo in faccia, prendere fiato, individuare gli elementi marci e urlare:

Politici, industriali, terroristi e signori della guerra, ANDATE A FARE IN CULO!

Ne ho abbastanza di non poter guardare un telegiornale senza deprimermi; ne ho abbastanza di guerre, morti, carestie, diritti umani violati e atti disumani perpetuati da vermi che indossano bei abiti e vivono succhiando la vita altri; ne ho abbastanza di politici che parlano tanto per dare un senso alla loro carica, che dovrebbero baciare il fango delle scarpe di coloro che li hanno votati e che se ne stanno a casa o non fanno un cazzo; ne ho abbastanza dei terroristi che per seguire ideali di merda uccidono vite e vanno in giro a vantarsene (fottiti Bin Laden e che vada a puttane Hamas); ne ho abbastanza di sentire i capi di stato accusare un paese di avere armi di distruzione di massa e di attentare alla sicurezza mondiale quando sono loro stessi ad avere un testata nucleare sotto il cuscino; ne ho abbastanza di signori della guerra, di dittatori e di presunti uomini che conducono guerre senza fine; ne ho abbastanza di industriali che non si sa chi, non si come, non si quando e non si sa perché  riescono a mettere mani in tutto, ogni tanto si scopre che appoggiano le guerre, che disbocano foreste, che cacciano popoli dalle loro terre e che non sono tanto diversi da com’erano prima che tutti i loro atti venissero scoperti.

In parole povere, visto che si potrebbe continuare ancora per un bel po’: NE HO ABBASTANZA DI QUESTO MONDO!

E non mi si venga a dire che questo sfogo è esagerato, che non posso fare di tutta l’erba un fascio e che è così che va il mondo!

Questo post non è esagerato, ma troppo buono: non si può non urlare il proprio disgusto quando il mondo stesso grida inascoltato.

Questo non è fare di tutta l’erba un fascio: è prendere atto che per ogni politico buono, al mondo ce ne sono dieci che non lo sono; che per ogni cosa buona ci sono dieci persone pronte a distruggerla.

Questo post non è irrazionale, irreale o idealista: è così che stanno le cose.

Il punto è che non dovrebbe essere così| Si possono spiegare tutte queste cose che non vanno, se ne possono trovare le motivazioni e si può dire che la storia va avanti da così tanto tempo che ormai è normale.

Non è normale, dannazione! Tutto questo è incredibilmente irrazionale nella sua normalità. A volte certa gente è equiparata agli animali, ma questo è un complimento. Gli animali vivono, mangiano, si riproducono e poi muoiono: questo è normale e razionale. L’evoluzione è spinta dalla necessità che porta a soddisfare i bisogni, ma che cazzo di necessità c’è nella guerra? Qualcuno mi spieghi per quale fottuto motivo tutto ciò che si tenta di raggiungere con la guerra non può essere raggiunto con la pace. Qualcuno mi spieghi perché non si può vivere in un mondo felice!

Perché la guerra è il metodo più facile e veloce, si potrebbe dire. Ma cosa c’è di veloce in guerre che si protraggono da anni e in negoziati di pace resi inconcludenti dall’ottusità delle parti? Cosa c’è di facile in guerre che distruggono popoli, che fanno soffrire le persone? A che cazzo serve tutto questo? Non voglio ideali, non voglio la storia, non voglio le leggi economiche, non voglio discorsi politici: voglio la necessità, il procedimento razionale che porta a dire “Non c’è altro modo”.

Bisogna dire basta a tutto ciò. Bisogna dire che tutto questo non porta a nulla, che ci sono mezzi pacifici che consentono di risolvere tutti i problemi senza fare soffrire nessuno, che si possono cambiare le cose.

Non c’è buonismo nella pace; non ci sono ideali e non c’è irrazionalità.

C’è il senso del trovare un accordo che soddisfi le parti senza spese, senza sangue e senza sofferenza.

C’è la semplicità del sedersi a un tavolo e discutere con solo l’ausilio degli interpreti, della presenza dei giornalisti e l’ausilio di una penna per ratificare la pace.

E’ irrazionale tutto ciò? E’ impensabile, difficile, costoso, idealista e buonista? Se tutto ciò è sbagliato, vuol dire che io non sono normale, che questo non è un mondo a cui posso appartenere.

Un mondo in cui si preferiscono la guerra, il dolore e le difficoltà alla pace, alla felicità e alla facilità dei rapporti non è il mondo in cui voglio vivere.

Ora, può sembrare un paradosso, ma tutto questo post è scaturito dalla visione di un filmato su youtube del film Aladdin. Non sto scherzando. Ieri notte guardavo alcune canzoni presenti nei film della Disney in francese (stupende, per giunta) e ho scoperto che c’è gente che si è messa a modificare tali canzoni in modo che si susseguano pezzi di testo in lingua diverse: se prima i personaggi cantano in francese, poi cantano in inglese, italiano, giapponese ecc.

Ne ho guardati alcuni e sono rimasto affascinato. Non tanto dal lavoro fatto dagli utenti, ma dal come le canzoni fossere orecchiabili anche senza una lingua unica. Sono rimasto meravigliato di come tante lingue che credevo così lontane da me siano in realtà stupende. Il cinese, il giapponese e il francese insieme sono quanto di più strano e divertente abbia mai ascoltato; l’inglese, l’arabo e l’ebraico sono calde e avvolgenti; le lingue nordiche e slave mi fanno pensare al freddo, ma  sanno riscaldare.

E’ stato come ascoltare una lingua unica dalla mille sfaccettature, capace di creare emozioni anche senza capire le parole. In pochi minuti è stato come vedere un mondo intero unito in un’unica canzone ed è stato bellissimo. Dopo questa gioia mi sono intristito al pensiero di come in realtà l’umanità sia divisa senza sapere che sono proprio le differenze culturali e linguistiche a renderla meravigliosa.

Gli occidentali e gli arabi si odiano; gli italiani ce l’hanno con gli immigrati; gli orientali sono visti con un sorriso maligno al pensiero delle loro lingue così diverse da quelle che meglio conosciamo, dalla loro brevità e acutezza e dal loro accento.

Che schifo. Io vorrei essere in grado di parlare tutte queste lingue, che tutti noi fossimo in grado di parlarle, di capire e farci capire per poi festeggiare. Vorrei avere amici in ogni paese e andare con tutti loro prima a ballare, poi in pizzeria a bere e mangiare e infine al mare, dove potersi fare un bagno di notte e riscaldarsi di fronte a un falò mentre ognuno canta una stessa canzone nella sua lingua.

Sarebbe un sogno… anzi, sarebbe possibile. Non c’è nulla che impedisca di essere amici di tutti e fare quello che ho scritto sopra. Ci sono solo due limiti: la lingua e gli uomini.

Le lingue sono così tante che non si può impararle tutte in un vita, ma si può comunicare tramite una di esse elevata al rango internazionale (sia l’inglese o una lingua internazionale).

Gli uomini sono divisi, ma proprio grazie alla loro diversità possono essere amici. Sta tutto a loro.

Sono ancora più motivato a proseguire i miei studi e imparare le lingue al contempo; italiano, inglese, francese, giappone e quello che verrà.  Non voglio essere italiano, voglio essere cittadino del mondo, voglio essere umano.

Obama vince, Berlusconi spara cazzate, i giornalisti e l’opposizione sono imbecilli e io sto a chiedermi che senso abbia tutto questo.

+000030302008bThu, 06 Nov 2008 22:00:02 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti

Obama ha vinto.

Il mio primo pensiero a questa notizia è stato:”E finalmente! Non ne potevo più di tutte ’ste storie!”

Cera forse qualcuno che aveva dubbi in proposito? Forse solo gli americani. Si potevano benissimo risparmiare le elezioni e mandarlo direttamente alla Casa Bianca. Che si fa? Vado io in America a dire chi sarà il presidente? Nel male, c’ho preso anche con Bush e quest’anno ho azzeccato la vittoria di Sivio. Perché non ci sono le scommesse sulle elezioni?

Comunque, questo è un fatto storico: il presidete è di colore.

Metto la parola “colore” in grassetto per evideziare come tale scelta sia frutto di una scarsa integrazione americana tra bianchi e uomini di colore. Se avete sentito giornalisti dire che Obama è il frutto del sogno americano o che testimonia l’integrazione americana, sappiate che potevate rispiarmare il vostro il tempo.

Se neri e bianchi (odio tale distinzione, ma è immediata) fossero veramente integrati, questa elezione non sarebbe nulla di speciale. Se un bianco vince nessuno si stupisce, mentre Obama è diverso. E’ il primo, sì, ma il punto è che si è posto l’accento sul fatto che un nero si è candidato e ha vinto, non che è stato il primo (notare la differenza sottile, ma sostanziale). A testimonianza di ciò (tralasciando il fatto che le elezioni americane sono una vendita di prodotti in forma umana) ci sono gli elettori di colore che hanno affermato di voler votare Obama solo perché nero. A ricevere voti da ioditi simili, io mi vergognerei, poi penserei al prestigio e ai soldi e infine penserei a tutte le rogne che derivano da tale carica, chiamerei gli amici e andrei in pizzeria. (cara vecchia saggezza popolare)

A parte tutto ciò, a testimonianza di quanto siano stati idioti quelli che hanno votato destra, c’è la notizia di una battutina del Berlusca in cui egli afferma che Obama è “giovane” (mica tanto), bello (cazzo centra?) e abbronzato.

Apriti cielo! Scendano le bestie dell’Apocalisse e che tutta la coca-cola del mondo si sgasi. Tempo 0,5 secondi e giornalisti e opposizione hanno avuto un orgasmo per poi lanciarsi in un turbinio di gioia contro Berlusconi urlando di scandalo, figuraccia e qualche altra stronzata detta lì e là.

Due punti:

1. Berlusconi deve decidersi: o fa il comico, o fa il politico. Personalmente, preferirei la prima opzione così ce lo leviamo di torno (e se si porta via anche gli altri, tanto meglio). Un rappresentante dell’ Italia non può fare certe sparate. Anche un’idiota capirebbe che si tratta di battute, ma certe cose le fai a casa tua (non al bar, che sennò si rimane fregati come il politico di estrema destra belga di cui non ricordo il nome).

2. In risposta alle critiche, Berlusconi ha affermato che giornalisti e opposizione sono un branco di imbecilli. E qui c’è stato il secondo orgasmo. Loro non aspettavano altro; ci godono a certe risposte. Non che ci fosse bisogno di dirlo. Che siano un branco di imbecilli lo sanno tutti. Sono brave persone (i giornalisti), fanno il loro lavoro (i giornalisti), pagano le tasse e rispettano la legge (ancora i giornalisti) ma a volte (i politici sempre) si comportano da imbecilli.

L’opposizione, anziché appigliarsi a qualunque cosa per giustificare tale denominazione, dovrebbe lasciare stare cortei e girotondi del cazzo per andare a riscaldare i sedili delle due camere; ma tanto ci sono gli altri che votano al posto loro. Bruneeetta, dove sei? Qui c’è bisogno di te. Bruneeetta?

Ma se le battute di Berlusconi fanno schifo, Gasparri è anche peggio.

Stamattina andavo a prendere mio fratello a scuola. A  un certo punto sono capitato su RadioItalia; appena me ne sono accorto (temendo l’arrivo della satanica “Novembre”) ho subito cambiato e sono incappato nel discorso della Finocchiaro in cui accusa Gasparri di essere un imbecille (non l’ha detto, ma se l’avesse fatto sarebbe stato più interessante) e gli dice che deve scusarsi con Obama.

In pratica Gasparri ha detto che con Obama il terrorismo è felice. A parte il fatto che esso era felice con Bush, queste affermazioni sono molto più serie che le stronzate di Berlusconi. E’ seguito un dibattito che purtroppo non è sfociato in un rissa (tanto alla radio non l’avrei vista).

Da notare, come l’opposizione abbia rinunciato a fare politica per assumere il ruolo della spia (il bambino antipatico che va dalla maestra se sgarrate) e come la maggioranza si ormai cieca.

Classi ghettizzate o classi per aiutare gli stranieri? Questa è la polemica della settimana.

+000031312008bThu, 16 Oct 2008 18:12:06 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Sono fiero di essere tra quei pochi (stando ai sondaggi cui non credo) che vanno contro il governo del Berlusca. Perché sono di sinistra? Io sono di centro nulla. Perché non ho un caspio da fare? Anche, ma soprattutto perché questo governo mi sta sulle palle, la politica italiana mi fa schifo e toglierei di mezzo (manderei a casa) tutti i politici che erano già vecchi quando è stata fatta la Costituzione.
Giusto per rincarare la dose, mi fa schifo la mentalità che in Italia permea ogni dibattito e che non porta mai a nulla.

Oggi la polemica è sulle classi-ponte per gli stranieri.
Ammetto che ogni tanto mi trovo d’accordo sulle intenzioni formali del governo (mi stanno sulle palle pure gli immigrati che delinquono) ma da una parte c’è la Lega (meglio conosciuti come padancocks) che ogni cosa che dice alle mie orrecchie risuona come un misto di ipocrisia e razzismo e dall’altra c’è il fatto che non bastano le buone intenzioni, ma è come le si porta avanti che conta.

Ma non si deve mai parlare a vanvera; bisogna vedere i fatti. Premetto che questo post è uno spuntino per quello che verrà e che esplicherà il mio modo (che reputo sia quello corretto) di risolvere i problemi.
In principio era Roberto Cota. Costui ha presentato una mozione per creare classi-ponte per i bambini che non parlano l’italiano, o hanno difficoltà.
E qui scattano subito le polemiche.
Intanto la proposta è passata alla Camera, ma bisogna vedere quello che dice il Senato. Il problema io lo scompongo nei seguenti elementi:
1. Testo
2. Chi l’ha fatto
3. Voci contrarie
4. Soggetto del provvedimento
5. Il provvedimento è giusto o sbagliato?
6. Tale provvedimento è applicabile?

E ora vediamo punto per punto

1. Il testo io non l’ho letto, e poi finché si fa la legge non c’è nemmeno bisogno che mi scomodi. Sorgono però dei problemi. Il testo prevede la formazione di classi speciali per aiutare nell’apprendimento della nostra lingua coloro i bambini che non la sanno. Ciò servirà a integrarli (no lingua, no integrazione) a insegnargli la lingua e poi cavoli loro. Il giornale Repubblica intanto non sa (ma forse nemmeno i politici) chi dovrebbe far parte delle classi ponte perché prima parla di extra-comunitari e poi di stranieri. Per capirci, gli extracomunitari sono coloro che provengono da paesi non facenti parte dell’UE – e non conta il fatto che da noi tale termine sia sinonimo di pezzente albanese, marocchino, rumeno, rom ecc. – gli stranieri invece sono quelli che vengono un paese straniero. Le classi-ponte le hanno cambiate in “classi di inserimento” perché il termine non piaceva. Siamo arrivati al punto che accanto alle firme nei trattai si metterà un cuoricino dopo il nome per far capire che siamo gente amorevole.

2. Tale provvedimento l’ha fatto uno della Lega quindi dite pure che ho pregiudizi ma per me lui si riferisce agli immigrati e non agli stranieri.

3. L’opposizione per una volta ha fatto qualcosa e alle votazioni non ha vinto per poco. Ci sono state divisioni all’interno della stessa maggioranza e ciò fa capire che siamo ancora lontani da un regime totalitario (conosco un forum dove si piange tutti i giorni per questo). La Chiesa è contraria, ma essa non conta nulla perché per quanto riguarda la politica deve starsi muta (e lo direi anche se fossi un credente).

4. A chi si riferisce allora questo provvedimento? Abbiamo tre categorie di destinatari: extra-comunitari, stranieri e immigrati. Ora, visto che il problema sono le classi con bimbi stranieri che non parlano l’italiano e rallentano i compagni, va da sè che deve riferirsi agli stranieri. Io però sono sicuro che si penserà solo agli immigrati.

5. Si fa bene o si fa male? Bella domanda.
Per me si fa bene, ma spiego subito il perché. Ho letto un mucchio di scemenze in giro sul fatto che è un atto di razzismo, aparthied, disgregazione sociale ecc. Il fatto è che si va a scuola per imparare, ma se uno non sa la lingua, come fa a capire ciò che si spiega? Uno intelligente direbbe che non può. E qui si vedono gli idioti.
a. I bambini verrano emarginati per alcuni. Invece no ,perché se non parlano la lingua sono già emarginati.
b. Persone preparate sono in grado di aiutare il bambino nell’apprendimento. Questo lo dice l’opposizione e questa è una delle più grosse minchiate che mente umana abbia mai partorito. Un conto è un bambino che riesce a comunicare ma con difficoltà, un altro è un bambino che non sa l’italiano. Col primo ci vuole un po’ di più ma alla fine apprende e la classe va avanti; col secondo bisogna partire da zero e la classe non può fermarsi per lui. E’ più giusto fargli studiare l’italiano in una di queste classi così che possa poi seguire le lezioni e integrarsi con gli altri. Un po’ di umanità su.
c. I bambini saranno mortificati dal fare un test sulla lingua. E io che ho faccio compiti ed esami da una vita? Il problema semmai è che un test sulle regole grammaticali sarebbe fin dall’inizio contro gli stranieri. Nessun bambino sa le regole della lingua, ma si limita a parlare. Basta dunque un colloquio in cui si accerti che il futuro alunno parla e comprende l’italiano.
d. I bambini nati in Italia sanno l’italiano. A parte che se sono nati in Italia sono italiani e quindi non c’entrano nulla, basta vedere chi è straniero e parlarci cinque minuti.
Queste sono le idiozie dell’opposizione che ho letto.

6. Tale provvedimento è applicabile con i fondi adeguati, persone preparate e un clima sereno che capisca l’importanza per gli alunni stranieri di poter relazionarsi con gli altri. Quindi non è applicabile.
Ci sono gli idioti che non capiscono quanto tali classi possano aiutare gli stranieri (è un po’ come le classi di lingue che si frequentano quando si va in un paese straniero); ci sono i politici che pensano agli immigrati e non agli stranieri in generale; ci sono i politici xenofobi e razzisti; ci sono i politici.
Non si può nemmeno applicare perché mancano i fondi. Berlusconi and company hanno parlato tanto, ma alla fine non hanno fatto nulla (a parte leggi ad personam e scemenze varie) se non tagliare su tutto.

Dopo questo post potrei essere stato frainteso. Io non sono di destra, ma sono d’accordo con l’intenzione di questa proposta di legge. Sono convinto che non porterà a nulla perché maggioranza e opposizione non dialogano (colpa di tutti e due). Sono convinto che sarà un provvedimento razzista contro gli immigrati. L’Italia fa schifo (adottami Giappone).

Concludo col link a una discussione interessante su tale provvedimento.
In Italia c’è anche certa gente e io sono fiero di non essere come loro.
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=468585