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Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Scuola guida in Giappone

+000030302010bSat, 18 Sep 2010 13:57:21 +0000UTC 18, 2007 1 comment

Qualche giorno fa ho visto un servizio sul canale televisivo NHK sulle scuole guida in Giappone. Non sono come le nostre dove si sta per una o due ore e poi si torna a casa, ma ci si può anche dormire oltre al mangiare. La pratica viene fatta in un apposito circuito proprio della scuola senza portare gli studenti per le strade di città. Con la crisi economica diverse scuole hanno chiuso, ma hanno fatto vedere una che si è attrezzata per offrire dei corsi particolari tra una lezione e l’altra come corsi d’inglese, corsi di uncinetto e cestini di fiori, computer, ping pong e anche massaggi.

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Reflection 3

+000030302010bThu, 09 Sep 2010 10:15:45 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Fuoco della terra che mi atterrisci

Fuoco dell’anima che mi consumi

Fuoco della vita che mi fai piangere

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Pollo al curry d’estate? Chicken curry in summer?

+000030302010bWed, 16 Jun 2010 20:43:05 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Pollo al curry d’estate? Non è per niente una buona idea.

Chicken curry in summer? It’s not a good idea

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Pubblicato il mio racconto “Vola”

+000031312010bFri, 07 May 2010 15:13:11 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

L’Italia è piena di aspiranti scrittori che non aspettano altro che veder pubblicato il proprio libro/racconto/saggio/poesia ecc. Sono uno di loro? No. Sono uno che ha avuto la fortuna di veder due sue racconti pubblicati però. E’ interessante notare che li ho scritti entrambi di getto, mentre quello che mi piace di più non la mai considerato nessuno.

La mia domanda però è: “E’ possibile essere delusi e arrabbiati se un proprio racconto viene pubblicato?” La mia risposta è si.

Forse sono passati due anni da quando scrissi questo fottuto racconto e lo spedii alla writersmagazine perché non avevo niente da fare. Dopo mi risposero che gli era piaciuto e che l’avrebbero pubblicato in primavera. Peccato che non mi sia mai stato chiesto nulla circa l’editing e non mi sia mai arrivata la mail che il racconto era stato pubblicato. La rivista tra l’altro non mi arrivava perché l’abbonamento era scaduto e io ero occupato da euroclub, quindi è passato un altro anno senza che avessi notizia della pubblicazione. Me ne sono ricordato solo oggi del racconto, mi è venuta l’idea che forse era già stato pubblicato, ho guardato sul sito e ho scoperto che è uscito un anno fa nel numero 15. Sono incazzato con me stesso perché se avessi passato meno tempo a pensare e avessi chiesto via mail a quest’ora avrei potuto dare una soddisfazione a mia madre. Non sono riuscito nemmeno in questo! La rivista non la comprerò. Forse lo farà mio padre, ma io non lo voglio più leggere questo racconto. Forse cambierò idea, ma per ora è così. Dovrei anche scrivere un commento di ringraziamento a chi l’ha commentato sul sito della rivista, ma dopo un anno non ha più nemmeno senso.

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they just shake and try to break whatever peace i may find

+000031312010bTue, 04 May 2010 21:02:56 +0000UTC 18, 2007 2 comments

Ascoltare My hands di leona lewis mi fa troppo male. A volte l’arte può ferire senza volerlo. A volte vogliamo essere feriti per mettere a nudo i nostri sentimenti. A volte si deve solo piangere.

Solo bambini

+000030302010bMon, 26 Apr 2010 20:17:42 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

In fondo siamo solo bambini. Siamo bambini che non fanno altro che cercare di diventare grandi e ottenere l’approvazione dei nostri genitori. Intanto andiamo avanti, we fight, we pray, we hope, we wait for quelch’un qui n’arrivera, peut-etre, jamais.

In the end, nous ne sommes que dei bambini.

Occuparsi di un genitore malato

+000031312010bMon, 08 Mar 2010 17:19:10 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Avvertenze: anche se l’inizio del post non c’entra niente col titolo, confermo che l’argomento è lo stesso.

Amo Rumiko Takashi. Buona parte di ciò che sono (la parte buona e quella pazza) è dovuto a lei. Tempo fa comprai su ebay le sue raccolte di racconti apparsi su diverse riviste e tra queste c’era “Il Bouquet Rosso”. Tra i racconti presenti, il  migliore, quello che mi ha colpito di più è  il quarto.

La profondità del racconto si vede già dal titolo: “Help”. Tutti abbiamo bisogno di aiuto; nella sua brevità, il titolo alla fine del racconto ci farà chiedere “Chi è che ha bisogno d’aiuto in questa storia?”.

La storia inizia con un uomo sposato e con figlio che chiede alla moglie di andare a vivere nella casa del padre che è costretto a letto. Se c’è una cosa che adoro della Takashi è che se gli uomini possono essere idioti, combinaguai, disperati e sfigati fino all’estremo, c’è sempre una donna che li salva. Le sue donne sono belle, gentili e soprattutto forti. Nelle raccolte sono quasi tutte casalinghe e senza di loro i mariti sarebbero perduti. Anche le donne ne combinano di grosse, ma sono abbastanza forti da cavarsela. Gli uomini invece sono un disastro.

La moglie dovrà sacrificarsi e imparare ad accudire un anziano. Certo, c’è l’assistenza domiciliare, ma è una sfida lo stesso. Succede però che si rompe la gamba e il marito decide che si occuperà lui del padre. Ed è qui che inizia l’inferno. La discesa inizia con la moglie che gli chiede “Sai come mettergli il pannolone?” e lui rimane sotto shock. Si può fare tutto, ma il pannolone è il pannolone. Per un figlio è come dover dare il ciuccio al figlio del diavolo.

La pag 106 vale da sola il prezzo del volume. Un padre a letto che si vede costretto ad accettare l’aiuto del figlio. Nei giorni successivi c’è il degrado totale: lui non riesce a dormire e si rende conto che prendersi cura di un padre malato significa non limitarsi a salutarlo prima di andare a lavoro; il padre si fa i bisogni addosso e cerca di raggiungere da solo il bagno; la casa è un porcile; il figlio di lui mangia solo cibi precotti e la moglie resta ancora in ospedale. Dicono che la guerra è un inferno, ma io preferirei andarmene in Iraq. Un figlio però se ne sta muto è fa quello che è suo dovere.

Come tutti, volevo essere un figlio devoto.

Succede però che inevitabilmente si raggiunge il limite. Lo stress è così alto che non si può fare a meno di crollare: ci si ubriaca, si piange a dirotto oppure si urla. Lui urla contro il padre dicendogli di stare zitto e di lasciarlo fare.

Voglio essere lodato da mio padre anche se è ridotto così male?

Qui c’è la presa di coscienza che anche se gli anni sono passati e il padre è costretto a letto

Io… sono come un bambino

Il padre poi si trascinerà fino a lui e gli chiederà se sta bene.

Un genitore può essere ridotto a un vegetale, ma sarà sempre un genitore e io sarò sempre un figlio. Un figlio non potrà mai smettere di essere tale, anche volendo. Vorremo sempre l’approvazione dei nostri genitori e renderci utili; anche se preferiremmo morire piuttosto che vedere i nostri genitori in certe condizioni.

Il protagonista si salva perché poi la moglie ritorna a casa, ma non smetterà di stare a fianco del padre

Comunque ci sono sempre io a sorreggerlo

Alla fine ci si chiede “Chi ha bisogno di aiuto?”. Il figlio, che deve accudire il padre? La moglie, che si sacrifica per il bene della famiglia? Il padre, che si vede tolto il ruolo di genitore forte? O il figlio di lui,, che resta vittima degli eventi ed è incapace di fare qualcosa?

Sono tutti ad avere bisogno di aiuto. Non si scappa da questa verità.

Se qualcuno ha bisogno di te, tu devi aiutarlo. Se hai paura, cerca di superarla; se non sai cosa fare, cerca di imparare; se non ce la fai, sforzati il più possibile; se non c’è nulla che tu riesca a fare, almeno ama.

Halaw

According to me

+000028282010bSun, 14 Feb 2010 18:26:42 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Ieri due miei amici mi hanno proposto la sfida di scrivere ogni giorno su facebook una regola di vita. Un esempio può essere:

Regola numero 55: Indossare sempre mutande pulite.

La cosa importante è che le regole devono avere un senso. Niente sparate tipo “mangiare un chihuaua a colazione” o “salutare sempre in klingoniano”. Le regole devono essere serie o al massimo semiserie per come scritte. Quindi non è proprio una cosa per divertirsi (anche se lo trovo divertente).

L’argomento delle regole può essere di qualunque tipo: educazione, alimentazione, arte, giochi ecc.

Visto che sarà un lavoro in progress l’ordine delle regole non seguirà alcun criterio.

Posterò una regola al giorno su faceook e sempre su esso creerò una nota da aggiornare. Su questo blog posterò sette regole a volta a partire dal 24 Febbraio.

Il progetto si chiama “According to me” in riferimento alla serie “According to Jim” (in italiano “La vita secondo Jim”).

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La felicità più grande

+000028282010bFri, 12 Feb 2010 01:16:58 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

Immersi nella tristezza, cerchiamo solo la felicità. Non vogliamo essere tristi, bensì felici e per esserlo fuggiamo il dolore e cerchiamo il piacere. Non è proprio esatto perché spesso, anche se è crudele, troviamo la felicità nel dolore, sia nostro che degli altri. Nella ricerca della felicità attacchiamo chi ci procura dispiacere perché la felicità è la vita e il dispiacere la morte; chi ci dà dispiacere toglie la vita. Ma su di noi incombe una terribile maledizione. Ciò che più cerchiamo è la nostra maledizione. Quando scoprimmo la più piccola delle felicità scoprimmo anche la tristezza. Scoprimmo che come si può trovare la felicità è anche possibile il contrario. La felicità si nega da sola. Per trovarla siamo costretti a cercarla senza poter smettere; perché più la felicità è grande e più lo è la trsistezza che l’accompagna e noi dobbiamo dunque cercare sempre una felicità più grande che ci salvi. Però non la troviamo.

Il più grande crimine dell’umanità è la felicità. PIù siamo felici e più ci saranno persone infelici.

La nostra sola speranza è trovare una felicità così grande e lucente da far scomparire la tristezza che l’accompagna. Tale felicità la si può trovare solo nell’amore. L’amore della famiglia, degli amici, di uno sconosciuto che ci aiuta senza chiedere nulla in cambio, della persona con cui vogliamo vivere.

L’amore cerchiamo disperatamente. Per l ‘amore andiamo avanti. Per l’amore soffriamo. Per l’amore preghiamo. Preghiamo la luce; che ci salvi dalla maledizione che noi stessi ci siamo lanciati addosso. Preghiamo per la salvezza. Preghiamo per la felicità.

Merci professeur! (grazie professore)

+000031312010bThu, 14 Jan 2010 20:45:30 +0000UTC 18, 2007 Leave a comment

TV5 Monde è il miglior canale francese (canale 540) offerto da Sky. Uno dei programmi di questo canale è Merci professeur.  Lo conduce Bernard Cerquiglini, linguista e specilista di francese, che a ogni puntata (non superiorie ai due minuti) spiega qualcosa sul francese in risposta a una domanda (chiunque può spedirne una) circa la sintassi, la fonetica, l’etimologia, i modi di dire ecc.

Qui è possibile vedere diversi video. Firefox putroppo non ha i plugin richiesti per cui devo usare Avantbrowser.

Amiens et Menthol

Dal decimo secolo il gruppo e + n si pronuncia a (con un segno sopra che non so scrivere) e non si distingue dalla pronunciazione del gruppo a+n. Questa regola, come sempre, soffre di eccezioni. Esso sono di tre ordini. Per cominciare il contesto: e+n preceduto da i si pronuncia ian. In seguito per ragioni regionali: ci sono parole che non ho capito in sostanza  in quebec lo pronuncia un po’ diversamente. Devo capire cos’è la picardie. Infine si pruncia e+n (non so proprio come scrivere il segno fonetico che compare nel video)  nelle parole erudite entrate più di recente nella lingua. Possono essere di origine latina (seguono gli esempi) o assimilate (altri esempi); può trattarsi di parole greche o anche di parole d’origine diversa.

Questo per rendere l’idea di come sono strutturate le lezioni. Il problema è che il programma è indirizzato ai francesi e non a chi come me non coglie ancora bene certe differenze tra un suono e l’altro.

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