After Dark – Haruki Murakami
Premessa: se qualcuna vuole leggere questo commento sappia che potrebbe rovinarsi alcune parti del libro.
Questo libriccino di sole 178 pagine è ambientato a Tokyo di Notte. La storia inizia in un love hotel (hotel dove si va a fare sesso e che offrono diversi ambienti stuzzicanti) dove una giovane prostituta cinese viene picchiata dal suo cliente. La proprietaria del love hotel, Kaoru, non riesce a comunicare con lei, ma in suo aiuto arriva Takahashi (che prova con il suo gruppo lì vicino) che le porta Mari, una giovane studentessa di cinese conosciuta in un fast food.
Non sono mai stato bravo a riassumere i libri. In un libro ci sono così tante cose che trovo assurdo tentare di condensarle in cinque righe. Per fortuna ibs offre una sunto migliore, ma non è questo problema. In After Dark c’è così poca sostanza che non riesco a descriverne la trama.
Non sono un idiota. Quando compro un libro cerco di farmelo piacere e non amo parlare male delle persone e dei loro libri. Sempre su ibs ho trovato solo recensioni entusiaste e inizio a pensare di essere nel torto ma se dovessi riassumere questo libro in poche parole direi che è inutile e pieno di stereotipo.
Gli elementi del libro sono: la notte, i personaggi, un elemento onirico, il narratore, l’approfondimento psicologico.
La notte: Ho letto commenti in cui la notte è vista come protagonista, altri che richiamano il sottile confine tra reale e irreale, tra luce e buio. In realtà la notte è solo la notte: non porta messaggi, non insegna nulla, non influenza i personaggi in particolar modo. In alcune scene non sembra neppure che sia notte. L’unica cosa interessante è che ogni capitolo è ambientato in un’ora della notte.
Tanti personaggi e tanti stereotipi:
Kaoru, gestrice del love hotel è un ex-lottratrice che si è ferita. Tutte le donne che fanno attletica devono essere brutte; senza seno; senza un cane che se le pigli; basta il minimo infortunio per rovinarle la carriera; sono donne e quindi troppo stupide per trovare un lavoro decente; sembrano cattive, ma invece sono buone. In un solo personaggio Murakami offre alcune degli stereotipi più odiosi che esistano. Kaoru è inutile, compare in poche scene, fa una telefonata e poi scompare.
La mignotta cinese non parla il giapponese, viene fregata da chi le aveva promesso un nuovo mondo, e nel libro passa un brutto quarto d’ora. L’unica cosa interessante è che è bella, ma per il resto è più inutile di un vaso rotto. Tutto il libro parte dal fatto che lei viene picchiata perché le vengono le mestruazioni e Kaoru spiegherà che succede a molte prostitute facendo scende il suo livello di utilità sotto lo zero.
Shirakawa è un tecnico informatico che lavorando sempre di notte voleva farsi un scopatina. Il poveraccio si ritrova la mignotta di prima e arrabbiato la picchia. Per questo (visto che Kaoru non sa farsi gli affari suoi) verrà cercato dalla mafia cinese. E’ l’unico personaggio potenzialmente interessante ma Murakami lo descrive solo mentre lavora e a casa. La mano gli fa male, però non s’indaga sui motivi del suo gesto. Murakami fa risaltare il corpo sudato di Shirakawa mentre fa gli addominali. Come dovrei sentirmi, io lettore, di fronte a questa descrizione? E’ giustificabile se Murakami è gay o puntava, quando scrisse il libro, alle donne e agli omosessuali (del resto a me avrebbe fatto piacere se al posto di Shirakawa ci fosse stata una donna) sennò prende semplicemente in giro il lettore.
Tizio mafioso. Egli è il classico mafioso: brutto, in moto, vestiti dark, sempre incazzato pur non dandolo a vedere. Compare per cinque righe, poi in moto a un incrocio e infine telefona due volte a Shirakawa, ma questi ha lasciato di proposito il cellulare al supermercato.
Komugi è una collega di Kaoru. Lavorando in un love hotel deve per forza avere qualcosa che non va e racconta il suo noioso passato a Mari. Mari le chiede perché si confida con una sconosciuta invece che con le sue colleghe e lei le risponde che non sa spiegarlo (più marionetta di così che si vuole?)
Eri è la sorella di Mari. E’ molto bella; tanto bella da essere deficiente come la regola vuole che siano tutte le modelle. Per cause sconosciute dorme da mesi (ma non è in coma). La sua inutilità è memorabile
Takahashi è un giovane che suona il trombono (credo) col suo gruppo, sa qualcosa di informatica e aiuta Kaoru a volte. Si prende una cotta per Mari, ma questa non ci sta. E’ l’unico con un passato interessante, peccato che il personaggio sia molto noioso.
Mari è la protagonista più inutile che mi sia mai capitata. Essendo sua sorella modella, lei è apatica, stitica, non la vuole nessuno, non ha un rapporto coi genitori, invidia la sorella e la sua sola fuga dal gas e scappare all’estero. Per tutto il libro non fa che lamentarsi del mancato rapporto di affetto con Eri, ma per fortuna gli altri protagonisti che la incoroggiano e lei capisce che il gas non è la soluzione, ma che ci sono pure le corde. L’unica scena decente con Mari poteva essere il rapporto incestuoso con la sorella dormiente, ma si limita a un accenno di pomiciata (si dà più spazio ai muscoli scolpiti di Shirakawa.
Ogni libro di Murakami sembra avere un elemento onirico. In questo credo si tratti del fatto che Eri si sveglia in una stanza che non è la sua, spiata attraverso un televisore da uno che non si vede. Non si sa cosa sia successo a Eri, non si sa come sia finita in un altra stanza, non si sa chi la spia e non si sa cme alla fine faccia a tornare a casa sua. Ciò che resta al lettore è solo la noia.
L’unico elemento decente del libro è il narratore. E’ come se questi fosse un regista e il lettore stesse accanto a lui durante le riprese. Mi è piaciuto l’effetto. Murakami, tramite il narratore cerca di coinvolgere i lettori dicendo quello che si dovrebbe fare per aiutare i protagonisti, ma chiarisce che non si può fare nulla a parte guardare. E’ una cosa carina… ma dopo dieci volte che ti ripete le stesse cose uno non può fare che rompersi! Questo tipo di narratore è servito solo a descrivere la storia di Eri. Un narratore normale avvrebbe liquidato il tutto in una riga: “Eri sta dormendo.” Murakami invece, per annoiare, descrive tantissime cose inutili e, cosa ancor più grave, lo fa più di una volta.
La storia si svolge nell’arco di una notte, quindi nessun protagonista evolve; nessuno risolve i suoi problemi; nessuno impara qualcosa (a parte Mari che scopre la nobile arte della masturbazione).
Ciò che più dà fastidio è il fatto che Murakami tratta il lettore come un idiota. Verso la fine del libro Takahashi, casualmente entra nello stesso supermercato in cui era entrato Shirakawa e, sempre casualmente, risponde al suo telefonino giusto per venir minacciato dal mafioso che è così idiota da non capire con chi sta parlando (però per qualche motivo conose il numero).Utilità della scena? Zero. Poco dopo Murakami descrive il commesso che risponde al telefonino e che viene nuovamente minacciato (i mafiosi non sanno riconoscere due voci differenti).
E’ un peccato. Di Murakami ho letto anche “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” che pur avendo un finale idiota (che prende in giro il lettore) è molto interessante, ben scritto e che fa venir voglia di leggere altro dell’autore.
Di Murakami ho anche “Norwegian Wood” in inglese e ” A sud della frontieta, a ovest del sole”. Spero di poterlo rivalutare.
