Documentarsi per scrivere
L’argomento è talmente importante che si merita una pagina.
Tra tutti i generi esistenti due in particolare (a quanto ne so) necessano di particolare attenzione nella fase di documentazione: il genere storico e il fantasy.
Per quanta riguarda i lbri storici è ovvio che occorre documentarsi. Per quanto riguarda il fantasy si può discutere per delle ore e su internet si trovano discussioni interessanti, boriose e vari flame accumunate tutte dal fatto che chi vi partecipa rimane nelle sue idee (nel puro italian-style che odio) per cui basta leggere il primo post di una delle poche persone intelligenti presenti nella discussione e poi farsi un’idea.
La realtà è che la documentazione è imprescindibile, ma non tanto necessaria quanto alcuni ritengono e non tanto superflua quanto ritengono altri.
Quello che scrivo in questa pagina è formulato guardando al fantasy, ma vale per ogni cosa venga scritta.
Partiamo dal principio.
In principio c’era un dio (voi) che non era riuscito a trovare abbastanza gnocche per uno strip-poker; così, annoiato, decise di mettersi d’impegno e scrivere qualcosa. Fu così che nacque il racconto erotico. Ma perché fermarsi? Il dio (sempre voi) non appagato decise di andare avanti concentradosi su altri generi, puntando alla fama, ai soldi, o ancora alle gnocche.
Sì, perhé bisogna capire che ogni scrittore è un dio, a modo suo. Egli è colui che crea il mondo dove ambientare le sue storie, decide quale mondo usare, crea i personaggi, li uccide, scrive la loro vita. Può anche decidere di fargli fare tutto quello che vuole senza che questo abbia un senso.
Ogni scrittore però si basa sulle variabili; decide quali variabili presenti nel nostro mondo vuole modificare e in che misura e così ha il suo genere; poi viene la storia.
Le variabili però sono subdole: tutto è collegato e non siamo sempre liberi di fare quello che vogliamo.
Per fare un esempio, se nel nostro racconto c’è un vulcano, noi dobbiamo sapere come funziano i vulcani. Non potrete mai dare per esistente un fattore senza considerare tutto quello che vi è dietro. Ha la forma di un vulcano, lo chiami vulcano, ma se non funge come un vulcano chiamalo Ubungo.
Ne viene che la documentazione non può essere evitata e che l’interdipendenza tra le variabili e tutti gli elementi del mondo ci costringono a ragionarci su per un bel po’ prima di cominciare a scrivere.
Andando al fantasy, io odio quanto leggo di gente che accetta ogni cosa “perché è fantasy” o che rimane scioccata quando qualcuno dice che occorre documentarsi.
A questa gente direi: Siete idioti e fatevi una cultura, ma se siete belle ragazze (magari giapponesi) possiamo parlarne in privato.
Il fantasy è complesso e la documentazione infida.
Prima di proseguire col pezzo forte, voglio chiarire una cosa. Lo scrittore può sentirsi libero d’interpretare un elemento a modo suo o di omettere certe cose nella documentazione per motivi suoi. Deve però essere intelligente. Sul forum di fantasymagazine leggo di uno scrittore (rimango sul generico per non offendere) che afferma: “Hai ragione, tizio. Le unità di misura che ho usato, garrese e piede, non hanno senso per come le ho usate, ma solo perché le ho interpretate a modo mio. Che c’è di male?”. A questa frase stavo per scrivere un insulto, ma ogni tanto sono buono e non l’ho fatto. In pochi casi c’è libertà d’interpretazione, ma io lettore non sono nella tua testa. Tenendo presente l’esempio del vulcano, se tu vuoi modificare la realtà devi dirmelo, pirla.
Fin qui si potrebbe pensare che ci vuole chissà che documentazione per scrivere. Nei fatti, questo approccio è sbagliato.
Spiego il tutto in due punti:
1: Tutto non dipende da tutto, ma dipende anche da se stesso.
2: Documentatevi su ciò che vi serve.
Punto 1
Abbiamo architettura, medicina, economia, legge, filosofia, cultura ecc. Riguardo a questi elementi ci son due linee di pensiero possibili: una afferma che sono sostanzialmente indipendenti mentre l’altra sostiene che tutto dipende da tutto. Questo atteggiamento c’è ovunque, soprattutto in politica e nelle discussioni. Questo modo di porsi fa schifo ed è da idioti. E io? Ho una conoscenza superiore, o forse sono l’unico a conoscere la verita? In effetti è così, ma ciò è dovuto al fatto che impiego più di cinque secondi prima di farmi un’opinione e sono abbastanza maturo da accettare le opinioni degli altri.
A parte l’autoglorificazione, il giusto approccio sta nel mezzo. Tutto dipende da tutto, ma è anche indipendente. Se tutto dipendesse da tutto non ci sarebbe cambiamento e senza cambiamento saremmo ancora nel medioevo. Cosa significa? Che ogni elemento ha una sua influenza sugli altri (più o meno grande), ma possiede anche un certo grado d’infipendenza che gli consente di svilupparsi e poi in un secondo momento influenzare tutto il resto. Parlando per estremi, la tecnologia potrebbe arrivare alle astronavi, ma noi potremmo vivere ancora in case di mattoni.
Questa cosa ci consente di non sbattere la testa su decine di libri, di poterci concentrare su un solo aspetto e di poterlo intepretare anche, magari modificandolo un po’.
Per spiegare questa cosa il modo migliore è usare il fantasy. Nel fantasy l’ambientazione più conosciuta è quella medievale. C’è chi parte con l’idea che basti metterci un castello, un drago, un effeminato (gli elfi) e una spada, ma si sbaglia. Sbaglia anche chi parte con l’idea di fare ricerche su ricerche e leggere libri sulla vita del medioevo, le fortezze, l’arte della guerra e tutto il resto. L’uno più idiota dell’altro. Il primo è idiota perché non capisce che la scrittura non è un gioco; il secondo è idiota perché non capisce che non sta per scrivere un romanzo storico. Quando io scrivo un romanzo fantasy di ambientazione medievale non faccio storia, ma prendo l’ambientazione quindi tutti i libri posso pure bruciarli. All’inizio io devo solo giocare con le variabili e decidere quali elementi del medioevo usare (la vita così com’era, le fortezze come le costruivano, le stesse armi ecc.) e il grado di flessibilità da dargli (nel medioevo non c’erano le spade di dieci metri colorate, ma io lo faccio perché voglio e posso).
Perché uno dovrebbe studiare tutto il medioevo e quello che ne viene se sta scrivendo una storia ambientato in un mondo che non è il nostro? A questo punto tanto vale fare un fantasy storico. Un po’ d’intelligenza e distinguiamo: uno è ambientato nel nostro medioevo, l’altro ne riprende l’ambientazione. Facile no?
Questa presa di coscienza non vuol dire che non occorre documentarsi (se ancora la pensate così siete scemi e non avete capito nulla di quello che ho scritto).
Partendo dal fatto che dovreste essere sempre pronti a documentarvi se qualcosa vi interessa, consideriamo un esempio.
I castelli: il mio fantasy è ambientato in un castello. Ciò dipende dalle tradizioni o dall’economia? Tutto dipende da tutto, ma ogni cosa è indipendente quindi noi ci documentiamo solo sui castelli e basta. Fatto ciò poi passiamo a chiederci quali elementi presenti nel nostro castello influenzino altri aspetti e quali elementi del castello siano invece influenzati da altri. La presenza del castello comporta diverse cose come il fatto che qualcosa dentro deve starci, ci vuole qualcosa per costruirli, la vita in castello è diversa da quella in campagna ecc. Partendo dalla documentazione, che era l’unica cosa di cui avevamo bisogno e usando ragionamenti logici siamo arrivati agli elementi secondari su cui dobbiamo concentrarci. Ci siamo documentati, ma non abbiamo passato la vita sui libri, abbiamo raggiunto il nostro scopo ci siamo divertiti e partendo dai castelli abbiamo avuto lo spunto per caratterizzare il nostro fantasy. Tenete presente infatti che la documentazione ci dà idee.
Un atro esempio per vedere come un castello sia influenzato da altri fattori:
Se c’è un castello è presumibile c’è ci sia anche qualcuno da cui difendersi per cui noi abbiamo lo spunto per sviluppare la storia. Con la nostra conoscenza sappiamo anche quali elementi del castello sono indipendenti e quali influenzati dalla possibile battaglia quindi noi ci chiediamo: la guerra la faccio uguale al medioevo o me la invento perché prendo solo l’ambientazione del periodo? Nel secondo caso il problema è risolto, usiamo la nostra intelligenza e siamo a posto; nel primo invece dovremmo passare a documentarci un po’ sulla guerra. Non tutta la guerra, stolti! Solo quella che riguarda anche i castelli.
Per riassumere in modo chiaro. I favorevoli alla documentazione pensano che occorra partire da una base piatta (tutta la conoscenza sul medioevo) da cui poi sviluppano la storia. Io invece vi dico di partire da un punto (il castello) documentarvi su di esso e tramite una serie di ramificazioni trovare spunti per la storia, vedere dove occorre documentazione e dove si può liberare la fantasia (in modo sempre intelligente). Sinceri: E’ più divertente farsi una cultura fine a se stessa o farsi un 10% di cultura da cui partire per sviluppare la trama e avere stimolo a sviluppare il restante 90%?
2. Documentatevi su ciò che vi serve.
Prima l’ho trattato un po’, ma ora mi concentro sulla documentazione parziale.
Il teorema da usare è: se vi serve il 10% di cultura, studiatevi quel 10%.
E’ preferibile sapere anche il 20 o 30% per evitare errori, ma la base è quella.
Siete scettici? Lasciamo stare il fantasy e torniamo al generale. Ambientiamo il libro nel nostro mondo scrivendo di un tizio che va al supermercato.
Prima mi sono scordato che in base a questo teorema la percentuale di conoscenza è direttamente proporzionale all’ampiezza dello scritto. Questo perché più a lungo scriviamo più risulteranno evidenti le diverse relazioni tra fattori e quindi dovremo documentarci di più.
Ora, quando voi andate al supermercato da cosa siete influenzati? Vi frega qualcosa della Carfagna (un po’ sì) degli indici di borsa, del calcio, della storia, delle scienze e altre cose? L’unica cosa cui pensate è quello che voltete comprare e ai soldi per comprarlo. Punto e basta.
Quindi quando si scrive ci si documenta solo su quello che serve tenendo d’occhio le possibili influenze.
Altro esempio:
Vogliamo scrivere un libro su un giocatore di scacchi? Documentiamoci sul mondo degli scacchi. A meno che non vogliamo fare i fighetti lasciamo stare la storia degli scacchi (tenendo presenti elementi che possono tornare utili) e ci concentriamo sul gioco e sul mondo a esso legato. Fatto questo siamo a posto. Visto però che non siamo professionisti e non possiamo inventarci una partita memorabile senza esserlo ci studiamo qualche partita famosa, scoprendo che non ci sono armi od onde energetiche, e chiediamo aiuto a un professore o ad altri esperti.
Arrivati alla fine dovrebbe ormai essere chiaro quali sono le basi da cui partire per documentarsi e gli elementi per fare corretta documentazione.
Peace out guys!
Sottoscrivo tutto ^__^
Recentemente nelle mie pagine (tanto non ci viene quasi nessuno) mi sono permessa un sfogo analogo contro i “nemici della verdura” (quelli che non vogliono patate e zucchine nel fantasy perché sono americane!), ma sono stata un po’ isterica, mentre questo tuo post è pacato e convincente, bravo!
Purtroppo pare si sia affermata questa scuola tra i critici del fantasy: o si scrive un fantasy storico rigorosissimo oppure un’opera totalmente fantastica-onirica slegata da tutto. Niente vie di mezzo, la roba in mezzo fa schifo, sono “fondali di cartapesta”, e poco importa quanta cura si sia messa nella storia e nei personaggi.
Da questa gente mi aspetto che quando vanno al cinema stiano a fissare lo schermo, nel senso della tela bianca dietro.
E’ vero però che ultimamente si vedono cose piuttosto scadenti in giro, dove gli autori hanno buttato elementi a casaccio solo perché “fa figo”…stanno un po’ dequalificando il genere, ti pare?
Diamine, pacato… ho notato che il web (soprattutto il blog) funge anche da valvola di sfogo consentendomi di usare toni che normalemente non userei col diretto interessato in un faccia a faccia.
Sul fantasy, e letteratura in generale, io sono più un pensatore che un lettore perché essendo lento a leggere sono più produttivo nel pensiero.
La mia posizione circa la documentazione riguarda la mia “filosofia” di vita: la verità sta nel mezzo. Odio le posizioni estremiste e sostenute a priori. Il fantasy storicamente rigoroso non può esistere perché è un controsenso nella sua stessa definizione. E’ possibile invece un romanzo storico con elementi fantasy (sto ragionando sulla possibilità di un romanzo storico che rimanga tale anche con questi elementi).
Sarò sincero. Una volta ho stilato la trama di un romanzo mettendo tutto ciò che mi sembrava figo (a 16 anni). Il risultato era una robaccia immonda, ma non sapevo nulla di fantasy e non avevo ragionato sulle questioni del genere. Mettere cose fighe va bene, piacciono, è belle vederle e leggerle, ma se non c’è sostanza dietro non vale la pena (anche perché bisognerebbe chiedersi cosa è figo e perché lo è).
Non c’è nulla da fare: scrivere è molto difficile, ma a me piace proprio perché vedo una scoglio da superare. Nel frattempo dormo.
ciao, ho letto un po’ di quel che hai scritto e devo dire che ne hai di voglia( io non sarei mai riuscita a scrivere tutte queste cose perchè di solito scrivo solo ciò che mi interessa).
io leggo molto: mi piace da matti l’urban fantasy( è veramente forte). mio padre dice che ne leggo troppi e forse ha ragione.
cmq leggendo e leggendo mi è venuta voglia di, come dici tu, ” diventare dio” e ho iniziato a scrivere un libro di urban fantasy( so che hai detto che il genere non serve a niente però non importa. è quello e stop).
devo dire che scrivere è divertente e spero di non stancarmi mai.
ciao
bex
Le opere Urban Fantasy sono molto interessanti, ma non lasciarti legare da schemi fissi. Leggi molto Urban Fantasy così da vedere come altri autori hanno superato problemi che potresti dover affrontare pure tu (tipo come far finire la storia, o se anche gli elfi si abbonano ad Alice per andare su internet). Alcuni autori italiani hanno scritto degli urban fantasy (penso a Tarenzi o alla raccolta di racconti Sanctuary edita dalla Asengard). Se sai abbastanza l’inglese potresti leggere qualche opera non pubblicata da noi (il che vale anche per le altre lingue). Potresti anche ambientare la storia nella tua città! L’ambientazione ce l’avresti già, sapresti dove e come far muovere i personaggi, potresti sfruttare l’ambiente per introdurre altri temi e anche ispirarti alle leggende e al folklore della tua regione.
I generi io li trovo inutili perché limitativi: prima scrivi e poi trova un genere per scegliere la casa editrice.
ho iniziato anche a leggere alcuni libri in inglese perchè non riesco ad aspettare il seguito(es. Shadowhunters. città di vetro…che devo assolutamente prendere perchè adoro la saga!) o perchè non so quando/se usciranno in italia( lisa jane smith e altri)…
in quanto a scrivere mi vengono parecchie idee che annoto sempre, ma devo vedere dove ambientarle…
bex
Mi piace molto questo post…credo che un minimo di documentazione ci voglia…ad esempio sto scrivendo un fantasy e ho dovuto informarmi su alcuni attacchi che si usavano in un duello nel medioevo (non potevo certo scrivere un combattimento indecente). Mi sono documentata anche su com’era composto un esercito, il minimo necessario e su alcune cariche militari.
Sarò pignola, ma odio chi, per evitare di scrivere una scena di guerra, fa svenire il protagonista…è una scelta codarda.
Far svenire il protagonista è una situazione di comodo che anche a me non piace, però se sensata e usata a bene può essere molto interessante. Penso al protagonista che viene colpito alla testa, mentre sta per svenire sente qualcuno che lo chiama o una frase significativa, e si risveglia prigioniero o scopre che la ha perso la battaglia e i suoi nemici sono stati catturati.
Informarsi su quello che serve per scrivere un romanzo puntando all’essenziale non impedisce di andare molto più a fondo sull’argomento. Ovviamente, se non si è interessati non si comincia neppure, ma è meglio concentrarsi su alcuni particolari fondamentali (in Giappone c’erano i fucili nel ‘300?) e poi, se è il caso o se ne sente il bisogno, approfondire. Se si ha Sky, History Channel è un buon modo per informarsi e interessarsi ad alcune materie; in libreria sarebbe meglio concentrarsi su piccoli libri d’introduzione che presentano alla fine un elenco di libri per studiare meglio la materia; su internet ci sono tanti siti che possono riusltare utili (soprattutto Wikipedia).
E’ un effetto a cascata: una piccola informazione porta a sviluppare la trama in un certo modo; questo può spingere a informarsi su altre cose che influiranno in un altro modo e così via.
La quantità d’informazioni richiesta dipende poi dalla fascia d’età cui il libro è indirizzato (se è per bambini non c’è bisogno d’informarsi sui rapporti sessuali in Inghilterra – anche se una ricerca sul campo potrebbe portare buoni frutti) e dal tipo di lettore che ci si aspetta di avere: se si punta agli appassionati di storia, un maggior studio non può che far bene.
Anche leggere libri storici o di altro genere è un buon modo per imparare perché i problemi che ha l’aspirante scrittore li ha avuti (e continua ad averli) anche quello professionista. E’ una buona idea leggere non manuali di scrittura in generale ma di settore, specifici per il genere, ma generali circa le argomentazioni.