Il mio lato nascosto
Stavo pensando (sì, penso la maggior parte del tempo ah,ah,ah) che forse sono troppo chiuso in me stesso e che dovrei aprirmi di più con gli altri. Almeno con gli amici… Il punto è che di me conosco il 100%, ma ne mostro il 3-5% (a voler esagerare) e di questa percentuale è già tanto se le persone riescono a comprenderne il 50% (sempre a voler esagerare). Se c’è gente che si crea una maschera, nel mio caso sono gli altri a crearmene una per il semplice fatto che non riescono a cogliere quasi nulla di me. Possono farmi una domanda su un tema qualsiasi, ma alla fine non capiscono nulla. Quando uno mi fa notare un mio stato d’animo la mia reazione mentale è: Ma va’! Non l’avevo notato. E io che pensavo di camminare in una valle verde.
Più aperto dicevo. Dopo questo pensiero ho realizzato che aprirsi più del solito era un stronzata per me e dopo ho realizzato che rimanendo le così così nessuno poteva capirmi.
Nella vita mi sono dato due regole: “posso contare sempre su me stesso “e “confidarsi solo se si ha la persona davanti”.
Partendo dalla seconda, detesto parlare al telefono, su msn e sui forum per il fatto che non vedo il mio interlocutore, non possiamo farci un giro in macchina (la mia, non sia mai che muoia), non possiamo mangiare una pizza margherita e così via. Msn e forum sono utili perché non posso andare in giro dell’Italia, ma il telefono rimane una tortura e il cellulare lo uso in casi eccezionali (anche perché detesto quando chiamo a uno, risponde un altro e devo aspettare). Come potrei confidarmi al telefono? Non posso parlare di me a comando, ma deve essere il momento giusto, gli argomenti devono venire fuori nel corso della conversazione e io devo sentirmi nella condizione giusta per poterlo fare (sembra quasi stia parlando di sesso). Al telefono ciò è impossibile. Conseguenza di ciò è che il mio proposito di aprirmi di più è inapplicabile perché non dipende da me, ma è colpa degli altri e delle circostanze.
L’ipotesi di aprirmi è da scartare, ma anche quella di contare sugli altri lo è. Per quanto riguarda le uscite (cinema, pizzerie, serate ecc.) ciò rinunciato del tutto: se mi chiamano bene, ma io non proporrò mai nulla (non si trova mai nessuno e mi rompo a dover rinunciare a tutto dopo una giornata di preparativi). Le cose materiali sono un conto, ma per quanto riguarda i problemi interiori è impossibile che qualcun altro possa aiutarmi più di tanto visto che nessuno mi comprende appieno. Se circa un problema io di me conosco tutto e l’altro conosce al massimo il 5%, che aiuto potrebbe mai darmi? Sarebbe solo spreco di tempo per me e per lui.
Io non mi confido, ma è anche vero che un po’ della colpa (giusto una parte infinitesimale) è mia. Se uno venisse da me col proposito di conoscermi meglio i miei pensieri sarebbero: “E vuoi un biscottino per questo?”, ” Povero Biagio, ma andare a farti gli affari tuoi no?”, “C’è un film di Jackie Chan in tv, per l’amor di Dio! Non me ne frega nulla se vuoi conoscermi! Datti all’autoerotismo, se vuoi, ma fammi ammirare Jackie Chan!”
Non sono certo il massimo della disponibilità. Sono solo come un cane senza amici? Certo che no! Con loro mi diverto un mondo ma proprio perché voglio divertirmi le possibilità di aprirmi sono ridotte all’osso. Che palle stare seduti a lamentarsi dei propri problemi! Lo facessi, mi prenderei a pugni da solo.
E’ più facile che siano gli altri ad aprirsi con me che il contrario, ma a tal proposito mi sono dato un’altra regola: come io non mi apro agli altri, non pretendo che gli altri facciano altrettanto con me. Certo è che se poi uno mi dice che non sono nulla di lui lo mando a quel paese perché è palesemente un’idiota e ho perso tempo con lui (ne ho già poco, se poi lo spreco così è una tragedia).
Ma perché diamine ho aperto un blog? Ho provato ad aprire un file word per metterci tutti i miei pensieri, ma poteva andare perso, potevo scordarmi dov’era, non mi piaceva ecc. Su un blog è come se io scrivessi per me stesso e quando leggo i post è come se stessi leggendo i pensieri di uno uguale a me. Me ne frego se qualcuno legge quello che scrivo, mentre mi curo solo di trovare uno sfogo ai mei pensieri. Quando ho voglia scrivo, il momento è sempre adatto ed è come se parlassi a uno che conosce tutto di me.