L’elemento fantastico

Visto che adoro i libri fantasy, mi diletto a immaginare storie con elementi fantastici e covo il desiderio di riuscire a scrivere un giorno una storia degna di essere letta, mi sono spesso trovato a interrogarmi su cosa mi piace nei libri fantasy, cosa non mi va e ho anche analizzato le regole che un buon libro dovrebbe seguire in questo genere.
Ho così scoperto che l’ambientazione pseudo-medioevale, in cui le guerre hanno un ruolo rilevante, mi annoiano. Ho capito che se devo leggermi una saga interminabile piena di guerre e battaglie varie, per godere soltanto di bei personaggi, tanto vale prendere un libro dello stesso genere ma con diversa ambientazione.
Il fatto è che a me interessano i fatti politici e l’elemento fantastico, ma il primo non è analizzato, salvo in rari casi e rimanendo sempre all’oscuro, e il secondo lo posso trovare altrove.
Da qui sono arrivato a chiedermi che tipo di elementi fantastici cerco e la natura di essi.
Ciò che cerco è il fantastico di Miyazaki (se non si sa chi è, o non si è mai sentito parlare dei suoi lavori, si è ignoranti senza possibilità di ricorso) o, per cercare un esempio letterario, quello di Diana Wynnie Jones, autrice de “Il castello errante di Howl”.
Nelle loro opere vengono presentati mondi ricchi di elementi fantastici. Ciò che apprezzo in loro è che il fantastico non fa dire “Ohhh, che spettacolo”; o meglio, lo fa dire, ma ciò che importa non è l’elemento in sè, bensì il fascino, l’emozione suscitata non dall’oggetto ma da quello che rappresenta.
C’è bisogno di elementi fantastici che affascino i lettori non solo tramite la fantasia, ma strappandoli dal mondo noioso e poco originale in cui si vive e che fa da sfondo alle migliaia di libri fotocopia che ci sono in giro. In questi casi, il fruitore (inteso come spettatore e lettore) entra a far parte di un mondo che sente suo e di cui è affascinato per quei piccoli elementi che si discostano dalla realtà che conosce.
E’ questo il potere della letteratura fantastica: inserire piccoli particolari in un mondo potenzialmente reale per affascinare.
Penso a “Il mio vicino Totoro” che è ambientato nel nostro mondo e in cui la magia (non intesa come pratica magica) è data proprio da Totoro. Egli non è irreale, fa parte del mondo, solo che nessuno lo vede. La magia non è insita nella sua figura, ma nell’emozione che suscita la presenza di un essere che si rivela a pochi.
Se un giorno riuscirò a scrivere qualcosa, scriverò un libro fantastico ambientato nel nostro mondo, o in un altro che però sia totalmente noioso, presentando poi gli elementi che stonano e che creano la magia.
Un altro esempio di storia fantastica che prediligo è Kiki’s deliver service che presenta un mondo che potrebbe benissimo essere il nostro, ma che si differenzia per degli elementi fantastici che affascinano, non saturano.
L’elemento fantastico serve a estraniare, spingendo verso un mondo simile a quello di partenza, ma dotato di elementi particolari e affascinanti in dote alle caratteristiche totalmente diverse dalla matrice scientifica del nostro.
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