Mentre studiavo per l’esame ho anche riflettuto sul mio metodo per studiare le lingue. In ogni battaglia ci vuole prima una motivazione, una strategia, la giusta preparazione e poi si può passare all’offensiva. La mia strategia prende piede da una riflessione sul Norsk Experiment per poi passare a modificare il metodo Ajatt in base alle mie necessità. Il punto è che ognuno ha bisogno di studiare secondo le proprie caratteristiche, indipendentemente dalla validità del metodo che gli si propone.
Es.: Su Men’s Health c’è una dieta miracolosoa che vi farà perdere 5 chili in due settimane e uno decide di provarla. Posto che se seguita correttamente potrebbe funzionare, nel lungo periodo è bene chiedere consiglio a un dietologo che ci darà una dieta calirata sul nostro fisico e sull enostre necessità.
Nello studio delle lingue si può scegliere un metodo come un altro, ma dobbiamo poi piegarlo alle nostre esigenze magari usando anche altri metodi. Io sono arrivato alla fusione dei pregi del motodo tradizionale con quello Ajatt. Ho deciso di accantonare Heisig (non abbandonare) per il fatto che voglio un approccio più veloce e perché per il momento non mi riconosco più in esso, ma quando cambierò idea non mi farò problemi a riprenderlo. Il mio metodo si struttura nelle seguenti fasi:
1. Studio della grammatica/2. Studio di esempi per arricchire il vocabolario ed esercitarsi/3. Uso degli audiobook/ 4. Visione di programmi televisivi/ 5. Ascolto di canzoni/6. Fare tutto questo assieme.
Perché il Norsk Experiment ha funzionato? Esso si basa sulla associazione di idee, connessioni e probabilità. All’inizio ci si trova davanti una frase incomprensibile che presenta una struttura grammaticale e una serie di parole. Dopo un buon numero di ripetizioni con la stessa struttura e parole vi via diverse si riesce a comprenderla per il semplice fatto che la struttura grammaticale rimarrà la stessa anche con parole diverse. Prima riusciremo a carpire la regola dagli elementi costanti e poi avremo la possibilità di apprendere il significato delle parole dal contesto.
Facile, bello, figo ecc. ma dà un’impressione erronea. Per riuscire occorre intanto essere in grado di leggere (quindi non bastano nè i testi nè i file audio ma tutti e due assieme) e poi che il materiale usato sia adatto al metodo. Se prendessi adesso un libro in una lingua sconosciuta e senza immagini riuscirei ad apprendere qualche parola e una regola grammaticale entro la fine della giornata, ma sarebbe solo una perdita di tempo.
Più gli esempi sono mirati e omogeni e più facile sarà l’apprendimento. Non solo! Se ci saranno immagini legate al testo sarà più facile capire cosa sta succedendo Ciò fa capire che non basta iniziare l’immersion environment e collezionare una quantità ingente di esempi: sarebbe inutile. L’immersion environment funziona nel lungo periodo non perchè ci vuole tempo, ma perché nel breve non serve (a parte abituarsi alla lingua). Se invece abbiamo del materiale adatto ai pinricipanti composto da regole, immagini e audio riusciamo fin dal primo giorno di studio a capire un bel po’!
Bisogna iniziare dallo studio delle regole perché un libro di grammatica può essere finito in pochi giorni e perché dà le basi per comprendere una lingua. Studiate le regole velocemente (anzi, mentre si studiano) si devono vedere frasi costruite ad hoc, esempi sparsi, file audio e video: tutto ciò che ci consenta di applicare fin da subito ciò che abbiamo appreso. Le regola studiata è ciò che va studiato una volta e che ci consente di proseguire più speditamente.
Es.: Con l’immersion enviornment e tutta una serie di materiale riusciamo ad aprrendere qualcosa in un mese. Se invece studiamo fin da subito una serie di regole e poi sfruttiamo l’immersion environment riusciamo ad apprendere in meno tempo e sfruttare il resto del meso per migliorarci.
Finito lo studio delle regole (sempre accompagnato dall’immersion environment) in tempi più o meno brevi si passa dal livello principianti a quello intermedio e si prosegue spediti.
Prima si deve sapere come leggere o avere le basi per apprenderlo mentre si studia, poi si studiano le regole acompagnate da esempi e immersion environment e infine si apprende la lingua solo con testi e materiale audio/visivo.
Accanto all’uso della televisione e delle canzoni vanno usati gli audiobook! Se in venti minuti di telefilm sono presenti 10 regole grammaticali e 200 parole, in un audiobook in venti minuti sono presenti (in teoria perché dipende dal libro) 30 regole grammaticale e 1000 parole. Abbiamo le parole scritte e la loro pronuncia così riusciremo a leggerle e quando guardano la tv sentiremo gli stessi suoni sapremo di che si sta parlando. Dopo tre audiobook la capacità di comprensione sarà molto migliorata. Le canzoni vanno alla fine e comunque hanno una funzione diversa. In una canzone regole e parole sono poche ma sono allo stesso tempo molto difficili da comprendere perché da un lato ci si deve abituare al cantante e dall’altro i cambiamenti di tono e di velocità rendono il tutto più difficile.
Il mio consiglio per le canzoni è ascoltarle senza il testo davanti e poi scrivere cosa si sente senza cercare di inventarsi cosa non si capisce o riempire gli spazi vuoti. Dopo una settimana o due in cui si è ascoltata la canzone più volte e si è andati avanti con gli studi si rifà l’esercizio confrontando il testo precedente per vedere se si è migliorati e i cambiamenti avvenuti.
Questo è il mio metodo, ma se man mano mi accorgerò che alcune cose non vanno bene non esiterò a modificarlo.
INGLESE: Con l’inglese in un mese di ascolto ho fatto molti progressi. Ormai non mi viene più mal di testa, ascoltare in lingua non è più strano e sto migliorando nell’abituarmi alle diverse voci. La comprensione va avanti, ma le regole e le parole usate sono limitate. Se ci pensate, in una giornata passata con gli amici si usano regole grammaticali e parole che sono molto ricorrenti. E’ per questo che passerò agli audiobook (Black Rain di Barry Eisler e Anne of Green Gabbles di Lucy Montogomery). Le regole non le studio più perché l’ho fatto a scuola e posso andare avanti senza.
Francese: La comprensione del francese scritto è più facile del parlato anche se (come me) non si conoscono le regole grammaticali. Per l’esame (che darò quest’anno quando sarò pronto) devo sapere le regole per non essere bocciato quindi, anche se arriverò a capire una frase inconsciamente, dovrò essere in grado di spiegare al prof perché parlo in un certo modo. Prima finirò il libro delle medie che spiega le regole sinteticamente, dialoghi e lettere per allenarmi, poi passerò al libro delle superiori di mio fratello per lo studio delle regole (questo per l’esame) e poi passerò a un libro per studenti completamente in francese (J’aime la France) che mi aprirà la strada per gli audiobook e i film.
Giapponese: qui partò da zero, ma dopo anni che ascolto giapponese e guardo gli anime mi sono abituato al parlato quindi non dovrei avere problemi di compensione eccessivi una volta apprese le regole e le parole. Possiedo il primo libro della Assimil che prima presenta i dialoghi e man mano spiega le regole e Japanese In Mangaland per apprendere grazie anche ai fumetti. Per ogni regola metterò quanto più possibile in Anki (parto da oggi).
Forse domani spiegherò dettagliatamente come procederò per il giapponese e perché studio queste tre lingue assieme al mio primo esercizio sulle canzoni (oggi vedo di farlo).