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Volto Nascosto 1
Inauguro la nuova categoria “Fumetti Bonelli” parlando del primo numero della serie “Volto Nascosto”, il cui primo numero è uscito il 10 di questo mese. Nell’alto della mia pazzia mi è anche venuta l’idea di parlare di ogni singolo numero di questa serie che mi è veramente piaciuta e proseguire con le saghe e i numeri singoli delle altre testate bonelli (che mi piaceranno particolarmente).
Incominciamo con la copertina (che pote trovare nel sito della Bonelli) e qualche info:
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La copertina è a opera del disegnatore Massimo Rotundo. I disegni (ma nel corso dei numeri ci saranno altri disegnatori) sono realizzati Goran Parlov e la sceneggiatura è stata realizzata da Gianfranco Manfredi.
Per iniziare, vorrei dire che l’unico motivo per cui ho preso questo numero è per via dello sceneggiatore Manfredi che ha curato la serie (assieme ad altri, naturalmente) per alcuni anni per poterla proporre al meglio ai lettori italiani. Manfredi l’ho conosciuto tramite le storie di Magico Vento di cui dispongo dei primi 34 numeri (un giorno mi procurerò anche gli altri) e che si sono sempre caratterizzati (certo con alti e bassi) per un discreto livello di qualità media, una solida trama (sia nel singolo numero che in generale) e degli ottimi personaggi.
Visto le premesse non avevo dubbi che avrei letto tale nuova fatica.
Prima di continuare pregherei a tutti coloro che non vogliono incorrere in spoiler di astenersi dalla lettura, anche se mi manterrò sul vago il più possibile (ma per forza di cose alcuni particolari dovrò dirli) e non dovrebbero esserci problemi per nessuno.
Trama: Ci ritroviamo nel 1889, nelle colonie italiane d’Africa. Nell’Aprile di quest’anno, Ugo Pastore, che accompagna il padre, Enea Pastore, rappresentante della compagnia romana Caput Mundi, incontrerà durante il suo soggiorno nella colonia Massalia (Eritrea) colui da cui la serie prende il nome: Volto Nascosto. Lo rincontrerà successivamente durante una spedizione pacifica, dopo aver assistito alla stipulazione di un accordo tra l’Italia e il sovrano d’Etiopia MenelikII, e alla fine del numero tornerà a Roma.
Come si può capire dalla trama il numero non è certo ricco di azione, di eventi importantissimi, di rivelazioni fulminanti, ma è quello che si definisce un numero introduttivo nel senso più ampio.
Gli autori delle serie hanno voluto creare una storia che non solo coinvolgesse il lettore, ma che fosse anche rispettosa della storia e ciò si nota perfettamente in ogni pagina.
Non mancheranno infatti, fin dall’inizio, riferimenti a usi e costumi della società italiana in quel periodo, alle condizioni di vita, al rapporto tra gli italiani e gli altri popoli ecc. Il tutto non scade nell’infodump, ma è sapientemente gestito e il lettore coglie tutti i riferimenti osservando le vignette e cogliendo piccoli particolari nei dialoghi intelligenti.
L’ambientazione storica non fa solo da sfondo e si accenna anche a un suo ruolo da protagonista (i rapporti tra Italia ed Etiopia ad esempio) che spero diventi più chiaro nei prossimi numeri.
Altro elemento importante sono i personaggi: Ugo Pastore è un ragazzo fuori dal mondo per carattere. Buono, altruistà e incapace di uccidere chiunque (nonostante abbia la mira di Ryo Saeba) non riesce ad adattarsi a quell’ambiente di spocchiosi militari e diplomatici che è costretto a frequentare per seguire il padre. L’incontro con Volto Nascosto è molto importante per lui, però è ancora presto per dire cosa accadrà tra i due.
Volto nascosto è invece l’enigma per antonomasia. Nascosto da una maschera (chi l’avrebbe mai detto?) nessuno conosce la sua identità, ma tutti lo conoscono, lo temono, lo rispettano e lo venerano. Spietato coi nemici, è generoso col suo popolo; è riuscito a riunire diverse tribù sotto la sua guida e si prodica per la risoluzione dei problemi che affliggono gli uomini e per ottenere l’indipendenza.
Tutto questo e ancora di più è Volto Nascosto. Le mie parole non ne rivelano che un decimo del valore intrinseco, però non sono abituato a fare certe cose e dovrò prenderci la mano (vogliate scusarmi). Il numero vanta un’alta qualità che non gli negherei mai, intrattiene come pochi (difficile interrompere la lettura per quanto è fluida) e spinge a fiondarsi in edicola per comprare il numero successivo.
A volergli trovare una pecca, direi che perde un pò nei disegni. Mi sono piaciuti, per carità, però mi sembra di notare una certa disarmonia tra i disegni che non mantengono sempre la stessa qualità; alcune volte sono davvero belli (adatti peraltro alla storia), mentre alcune volte non soddisfano appieno.
Ciò comunque non è tanto grave e nel complesso sono molto piacevoli da vedere (ma io sono di natura uno che si accontenta facilmente).