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Articoli taggati ‘Lingue’

Parole tedesche che conosco

+000031312009bTue, 27 Oct 2009 19:25:29 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Non ricordo dove o quando, ma pochi mesi fa, mentre stavo servando in rete, ho letto un articolo scritto da una poliglotta che suggeriva di fare una lista di tutte le parole conosciute della lingua che lo studente aveva intenzione di studiare.

E’ interessante notare che anche se non studio il tedesco è possibile anche per me fare una lista solo ricordando i miei studi a scuola

Ovviamente non conosco lo spelling corretto

Ja (si)

Nein (no)

Fuhrer

Jawol (capito)

Detectiv (detective Conan)

Bundestag (il parlamento della Germania)

Reich (impero)

Wurstel

Strudel

Heinenken (questa è scuola di vita)

Sitz (riferito a cane pernso signifi “sta’ zitto e siediti!”)

Polizei (polizia)

Suppongo che tutte le parole inglesi che teminano in -tion sono anche tedesce, ma non sono abbastanza sicuro per aggiungerle alla mia lista (sono troppo pigro).

Lo scopo di questa lista, per uno studente, è di vedere i progressi degli studi dopo qualche tempo e poi andare a un bar per bere una bottiglia di Heineken.

Queste liste indicano il numero delle parole straniere che è possibile incontrare senza fara alcun corso, soltanto leggendo, guardando la tv o bevendo.

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Che lingua parlano i norvegesi?

+000031312009bTue, 11 Aug 2009 21:29:19 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Io non parlo norvegese, non lo studio e non conosco nessun norvegese eppure ho cominciato a informarmi dopo aver letto questo post .

Gli italiani parlano l’italiano, i francesi il francese, i brasiliani il portoghese (brasiliano) ecc. quindi i norvegesi dovrebbero parlare il norvegese, giusto? Invece no.

Ho letto decine di post sull’argomento e spulciato un po’ wikipedia prima di scrivere qui le mie opinioni.

Per cominciare, dal 1536 Norvegia e Danimarca sono stati un unico regno fino al 1814 e dopo c’è stata l’unione con la Svezia. Ciò a fatto sì che norvegese, svedese e danese siano lingue mutualmente intellegibili,con la conseguenza che i norvegesi possono conversare con uno svedese o un danese e riuscire a capirsi a vicenda.

Quando Norvegia e Danimarca erano unite il danese scritto veniva usato nei documenti ufficiali e quello parlato veniva usato dall’elite nelle occasioni ufficiali per poi cominciare a essere usato come lingua quotidiana. E’ proprio grazie a questa influenza che chi parla norvegese riesce a capire pure il danese.

Da qui bisogna dividere l’argomento in due: norvegese scritto e parlato.

Il norvegese parlato non esiste. Quello che viene insegnato è il dialetto usato nella zona sud-orientale (immagino la più importante dal punto di vista economico e politico). Nel resto della Norvegia ogni regione ha il proprio dialetto; alcuni dei quali sono simili tra loro mentre altri molto diversi (come in Italia). I norvegesi sembrano essere molto legati alla loro identità regionale e non gli piace che il loro dialetto venga definito tale; allo stesso tempo sono in imbarazzo quando non si capiscono tra loro. Lo studente che studia il norvegese deve quindi essere cosciente che in caso andasse in Norvegia potrebbe trovarsi a disagio di fronte a una tale varietà di dialetti. Quello che non ho capito è quale dialetto viene usato dalla tv e dalla radio, ma immagino che nei programmi nazionali venga usato quello orientale mentre i dialetti siano usati per quelli locali.

Il norvegese scritto è una questione ancora più complessa. Per semplificare, ci sono due forme scritte: il bokmal (lingua del libro) e il Nynorsk (nuovo norvegese). La difficoltà principale che ho riscontrato è che pur essendo due forme scritte della stessa lingua (quindi utilizzabili per qualunque dialetto) , vengono considerate come due lingue differenti, con pronuncia e grammatica proprie e putroppo non sono riuscito a chiarire questo punto.

Il Nynorsk è frutto del lavoro di Ivar Aasen che nel 1840 si è messo in viaggio per analizzare i vari dialetti e trovarne gli elementi comuni e/o migliori per separare la lingua dal danese e svedese. Il Nynorsk  è usato da poco più del 10% della popolazione mentre il resto usa il Bokmal.

Il Bokmal deriva dal danese scritto, è stato adottato nel 1907 ed è usato dalla maggior parte della popolazione e dalla quasi totalità delle pubblicazioni.

La scelta tra Nynorsk e Bokmal ha anche motivazioni nazionalistiche e a lungo si è dibattuto sulla questione arrivando al punto che si è preferito lasciar decidere alle varie regioni. C’è stato un tentativo di avvicinare entrambi nel Samnorsk ma l’esperimento è fallito con l’effetto di creare nuove varietà come il Riksmal (più conservativo del Bokmal) e l’ Høgnorsk che è pià conservativo del Nynorsk.


Ogni municipalità può scegliere di usare il nynorsk o il bokmal, avendo però l’obbligo di insegnarli entrambi nelle scuole . Le scuole in genere usano la lingua della municipalità ma comunque si fa un referendum nel distretto scolastico. Alcune municipalità sono neutrali, ma sembrano preferire il bokmal.

Non mi è chiaro ogni quanto una municipalità decida quale lingua usare, ma non credo ci siano ripetuti cambiamenti (sennò gli studenti non capirebbero più nulla a scuola).

Chi si appresta a studiare il norvegese può spaventarsi di fronte a tutto ciò, ma alla fine lo studio del dialetto orientale è quasi obbligato dalla maggior quantità di materiale e lo stesso si può dire per il bokmal che è usato dalla maggior parte dei norvegesi.Una volta imparato il norvegese “standard” chi lo vorrà potra approfondire lo studio del nynorsk e magari imparare un dialetto.

Questo post è un po’ impreciso e non mira a dare risposte esaustive (anche perché non ne ho trovate su internet) ma ha l’intento di mostrare le difficoltà che qualunque studente dovrà affrontare. Le informazioni più complete le ho trovate su Wiki (come sempre), ma nella pagina inglese visto che quella italiana è piuttosto povera di contenuti.

I problemi che ho riscontrato col norvegese non sono un caso unico: i cinesi, gli arabi e gli indiani sono messi molto peggio.

Alla fine tutto dipende dallo studente e da quello che vuole. Nulla gli vieta di lasciar stare il bokmal è concentrarsi solo sul nynorsk o su un dialetto, basta che sia motivato e cosciente della scarsità di materiale a disposizione. In fondo ogni lingua merita di essere imparata e le difficoltà iniziali rendono solo più eccitante la sfida.

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Francese su internet: le canzoni disney

+000031312009bWed, 01 Jul 2009 14:52:18 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Su internet non c’è molto per imparare il francese (parlo di blog, siti pieni di frasi come IKnow, siti dove si possono vedere film, telefilm e cartoni ecc.) o forse sono io a non trovare quello che cerco. Quel poco che ho trovato è però fatto bene e voglio sfruttarlo al meglio.

Molto utile è Youtube (assieme a tutti i siti che consentono di caricare i video). Personalmente ho sempre amato le canzoni disney e proprio su youtube è possibile trovarle tutte. Alcuni utenti mettono pure il testo nel video oppure a parte (basta cliccare su “ulteriori informazioni” il che è utilissimo per abituare l’orecchio e vedere come le parole vengono pronunciate (bisogna però fare attenzione a che il video non sia in francese canadese).

All’inizio ascolto ognii canzone senza guardare il testo, poi ascolto e guardo le parole e poi mi concentro di nuovo solo sulla canzone. Le canzoni sono così belle e piacevoli che riguardare i video molte volte non è un peso.

Alcuni dei miei video preferiti sono:

C’est le debut (Anastasia)

Reflection (Mulan)

I’m still here (Il pianeta del tesoro)

That’s how you know (Come d’incanto)

Imparare le lingue senza grammatica: è vero o ci sono delle correzioni da fare?

+000030302009bFri, 26 Jun 2009 22:21:19 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Ho un amico che si è messo in testa di imparare nel tempo libero un discreto numero di lingue, e durante una conversazione telefonica mi ha detto “Devo solo imparare come facevo da piccolo”.

A questa sua affermazione sono saltato in aria: anche lui c’è cascato.

Potrebbero essere stati i tizi dietro il sito per apprendere l’inglese Anti-Moon o forse un certo numero di linguisti che sono stati travisati, ma fatto sta che da quando ho cominciato a informarmi su internet sui modi per apprendere le lingue mi sono spesso imbattuto nella medesima affermazione del mio amico. La prima volta è stata quando ho visitato il blog Il Giapponese del Golem che si ispira al “metodo” Ajatt. L’idea di base è che i libri di grammatica non servono e che il miglior modo per imparare le lingue e fare come i bambini: “immergersi nella lingua”.

Scrivo questi post per dimostrare come queste persone si sbaglino in parte. Non dico che non hanno ragione, ma che vedono solo un aspetto della questione dimenticando diverse cose. Come nella cattiva politica, dove esistono solo il bianco e il nero, dimenticano che, anziché andare avanti solo colle tesi, bisogna puntare alla sintesi per ottenere il metodo migliore. E dedico il tutto al mio amico.

Per le mie argomentazioni considero i seguenti punti:

1. Ciò che vado a criticare è il pensiero che costoro esprimono su blog e libri. Se poi intendono altro io non so che farci.

2. A parte un articolo, non prenderò in considerazione le teorie dei linguisti perché non le conoscono. Potrebbero sbagliarsi, potrebbero pensarla come me o potrebbe anche non fregargliene nulla

3. Gli adulti non sono più bambini e i metodi di apprendimento devono essere diversi.

4. Esistono lingue simili tra loro e altre molto diverse.

5.Il rispetto che dovrebbe sempre regnare durante una conversazione. Sono d’accordo su tutto quello che dicono queste persone, ma critico le loro posizioni di base e l’estrema fiducia nel loro metodo che non gli fa vedere i limiti che esso presenta (tra l’altro ho molto rispetto per Davide che scrive il blog Il Giapponese del Golem)

Prima di tutto bisogna vedere cos’è la grammatica e cosa dice chi è contro di essa. La grammatica, in parole povere, è la disciplina che descrive la lingua e si articola in due rami: il primo è la grammatica normativa, quella che si studia a scuola e insegna a parlare e scrivere senza errori; il secondo è la grammatica descrittiva che studia le lingue in modo diacronico e sincronico e stabilisce anche rapporti genealogici tra di esse (Wikipedia per maggiori informazioni).

Gli Anti-grammatica (mi piace chiamarli così) vanno contro il primo tipo lasciando stare il secondo (alcuni perché non sanno che esiste e altri perché non gliene frega nulla). Loro affermano che non c’è bisogno della grammatica normativa perché sanno che tutti i bambini vanno a scuola a 6 anni e che raggiunta quella età sanno già parlare la loro madre-lingua senza aver usato alcun libro di grammatica (anche perché non sanno leggere). I punti fondamentali del loro metodo sono: 1. Bruciare i libri di grammatica. 2. Imparare come fanno i bambini. 3. Massima esposizione alla lingua da imparare.

In genere riscontro un trauma che gli Anti-grammatica si portano dietro: a scuola facevano pena, non sanno parlare nessuna lingua straniera e vedono che i bambini sono più bravi di loro, fanno 2+2 e concludono che è la grammatica a essere sbagliata. Peccato che a sbagliarsi siano loro.

La dimostrazione che sono loro a sbagliarsi è data dal loro stesso metodo. A partire dai 3 punti fondamentali si ha che il metodo usato è: 1. Interessarsi a una lingua. 2.Immergersi in una lingua (sembra sia migliore del bagnoschiuma) 3. Sfruttare tutto ciò che c’è di disponibile: persone, canzoni, tv, internet, libri, SRS programs.

Non posso fare a meno di notare che così facendo non solo studiano la grammatica (che per loro dovrebbe essere bandita dalle scuole) senza nemmeno accorgersene, ma non imparano nemmeno come fanno i bambini. Se poi aggiungiamo che lo studio della grammatica delle scuole ha lo scopo di consentire la massima esposizione a una lingua ne viene che gli Anti-grammatica mentono a loro stessi e a chi gli va dietro.

Spero questo chiarisca le idee al mio amico.Ora voglio vedere come dimostrare il trucco dei bambini.

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Canali televisivi arabi.

+000030302009bThu, 25 Jun 2009 19:24:10 +0000UTC 18, 2007 claudio88 Lascia un commento

Ho un amico che sta studiando col contagocce un po’ di arabo. Quando me ne ha informato io gli ho detto: “Non ci concluderai molto e guarda che l’arabo è come il cinese: non esiste”.

Sempre pronto ad essere smentito, questa mia affermazione nasce dalle informazioni raccolte in giro per internet. Piuttosto che parlare di arabo è più corretto parlare di dialetti. Questi dialetti sono variazioni dell’arabo moderno (usato nei media e nei libri) il quale a sua volta è un ammodertamento dell’arabo classico (quello del Corano). Queste informazioni hanno come fonte dei madrelingua, ci tengo a precisare.

Per quanto riguarda i possibili usi, anziché in arabo moderno è più probabile e facile che un occidentale finisca con l’usare l’inglese e il francese mentre se va a vivere in un paese arabo dovrà imparare, o almeno familiarizzare, col dialetto locale. La cosa migliore sarebbe imparare l’arabo moderno e uno dei dialetti più diffusi, ma restando in Italia è impossibile a meno che non si prenda un egiziano (pare che il loro dialetto sia molto conosciuto anche all’estero) e costringerlo a diventare professore senza alcun pagamento. La prova delle difficoltà d’apprendimento su internet l’ho avuta quando questo mia amico mi ha detto un frase in arabo in cui  c’era una “o” perché, da quel che ne so, la “o” e la “e” sono presenti solo nei dialetti (forse è per questo che per il nome di Gheddafi ci sono 28 traslitterazioni diverse e tutte corrette).

A parte tutto ciò, chi ha Sky può fare pratica con l’arabo moderno mentre in mutande beve una birra. Ho fatto un piccola ricerca e ho scoperto che ci sono ben 10 canali in arabo (più di quelli solamente in inglese):

Canale 560: Al Jazeera 

// 561: Al Arabiya

//562: BBC Arabic

// 565: 2M Monde

// 566: Medi 1 Sat

// 567: MBC Maghreb

// 568: ESC Al Masriyah

// 569: Tunis 7

// 690: Al Jazeera Children (bambini dai 5 ai 10 anni circa)

// 691: Baraem (anche questo per bambini, ma da 0 a 5)

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Un messaggio al mondo

+000030302008bSun, 16 Nov 2008 15:49:50 +0000UTC 18, 2007 claudio88 1 commento

Premessa 1: Se siete di quelli cui non piace leggere parolacce, i toni accesi, gli idealisti e qualcos’altro che ora non mi viene, potete anche non leggere qui sotto.

Premessa 2: Questo è un mio sfogo, per cui non m’importa nulla se alcune cose saranno sbagliate o non avranno senso. Verso la fine, però, acquista più pace.

Dunque, a volte bisogna guardare il mondo in faccia, prendere fiato, individuare gli elementi marci e urlare:

Politici, industriali, terroristi e signori della guerra, ANDATE A FARE IN CULO!

Ne ho abbastanza di non poter guardare un telegiornale senza deprimermi; ne ho abbastanza di guerre, morti, carestie, diritti umani violati e atti disumani perpetuati da vermi che indossano bei abiti e vivono succhiando la vita altri; ne ho abbastanza di politici che parlano tanto per dare un senso alla loro carica, che dovrebbero baciare il fango delle scarpe di coloro che li hanno votati e che se ne stanno a casa o non fanno un cazzo; ne ho abbastanza dei terroristi che per seguire ideali di merda uccidono vite e vanno in giro a vantarsene (fottiti Bin Laden e che vada a puttane Hamas); ne ho abbastanza di sentire i capi di stato accusare un paese di avere armi di distruzione di massa e di attentare alla sicurezza mondiale quando sono loro stessi ad avere un testata nucleare sotto il cuscino; ne ho abbastanza di signori della guerra, di dittatori e di presunti uomini che conducono guerre senza fine; ne ho abbastanza di industriali che non si sa chi, non si come, non si quando e non si sa perché  riescono a mettere mani in tutto, ogni tanto si scopre che appoggiano le guerre, che disbocano foreste, che cacciano popoli dalle loro terre e che non sono tanto diversi da com’erano prima che tutti i loro atti venissero scoperti.

In parole povere, visto che si potrebbe continuare ancora per un bel po’: NE HO ABBASTANZA DI QUESTO MONDO!

E non mi si venga a dire che questo sfogo è esagerato, che non posso fare di tutta l’erba un fascio e che è così che va il mondo!

Questo post non è esagerato, ma troppo buono: non si può non urlare il proprio disgusto quando il mondo stesso grida inascoltato.

Questo non è fare di tutta l’erba un fascio: è prendere atto che per ogni politico buono, al mondo ce ne sono dieci che non lo sono; che per ogni cosa buona ci sono dieci persone pronte a distruggerla.

Questo post non è irrazionale, irreale o idealista: è così che stanno le cose.

Il punto è che non dovrebbe essere così| Si possono spiegare tutte queste cose che non vanno, se ne possono trovare le motivazioni e si può dire che la storia va avanti da così tanto tempo che ormai è normale.

Non è normale, dannazione! Tutto questo è incredibilmente irrazionale nella sua normalità. A volte certa gente è equiparata agli animali, ma questo è un complimento. Gli animali vivono, mangiano, si riproducono e poi muoiono: questo è normale e razionale. L’evoluzione è spinta dalla necessità che porta a soddisfare i bisogni, ma che cazzo di necessità c’è nella guerra? Qualcuno mi spieghi per quale fottuto motivo tutto ciò che si tenta di raggiungere con la guerra non può essere raggiunto con la pace. Qualcuno mi spieghi perché non si può vivere in un mondo felice!

Perché la guerra è il metodo più facile e veloce, si potrebbe dire. Ma cosa c’è di veloce in guerre che si protraggono da anni e in negoziati di pace resi inconcludenti dall’ottusità delle parti? Cosa c’è di facile in guerre che distruggono popoli, che fanno soffrire le persone? A che cazzo serve tutto questo? Non voglio ideali, non voglio la storia, non voglio le leggi economiche, non voglio discorsi politici: voglio la necessità, il procedimento razionale che porta a dire “Non c’è altro modo”.

Bisogna dire basta a tutto ciò. Bisogna dire che tutto questo non porta a nulla, che ci sono mezzi pacifici che consentono di risolvere tutti i problemi senza fare soffrire nessuno, che si possono cambiare le cose.

Non c’è buonismo nella pace; non ci sono ideali e non c’è irrazionalità.

C’è il senso del trovare un accordo che soddisfi le parti senza spese, senza sangue e senza sofferenza.

C’è la semplicità del sedersi a un tavolo e discutere con solo l’ausilio degli interpreti, della presenza dei giornalisti e l’ausilio di una penna per ratificare la pace.

E’ irrazionale tutto ciò? E’ impensabile, difficile, costoso, idealista e buonista? Se tutto ciò è sbagliato, vuol dire che io non sono normale, che questo non è un mondo a cui posso appartenere.

Un mondo in cui si preferiscono la guerra, il dolore e le difficoltà alla pace, alla felicità e alla facilità dei rapporti non è il mondo in cui voglio vivere.

Ora, può sembrare un paradosso, ma tutto questo post è scaturito dalla visione di un filmato su youtube del film Aladdin. Non sto scherzando. Ieri notte guardavo alcune canzoni presenti nei film della Disney in francese (stupende, per giunta) e ho scoperto che c’è gente che si è messa a modificare tali canzoni in modo che si susseguano pezzi di testo in lingua diverse: se prima i personaggi cantano in francese, poi cantano in inglese, italiano, giapponese ecc.

Ne ho guardati alcuni e sono rimasto affascinato. Non tanto dal lavoro fatto dagli utenti, ma dal come le canzoni fossere orecchiabili anche senza una lingua unica. Sono rimasto meravigliato di come tante lingue che credevo così lontane da me siano in realtà stupende. Il cinese, il giapponese e il francese insieme sono quanto di più strano e divertente abbia mai ascoltato; l’inglese, l’arabo e l’ebraico sono calde e avvolgenti; le lingue nordiche e slave mi fanno pensare al freddo, ma  sanno riscaldare.

E’ stato come ascoltare una lingua unica dalla mille sfaccettature, capace di creare emozioni anche senza capire le parole. In pochi minuti è stato come vedere un mondo intero unito in un’unica canzone ed è stato bellissimo. Dopo questa gioia mi sono intristito al pensiero di come in realtà l’umanità sia divisa senza sapere che sono proprio le differenze culturali e linguistiche a renderla meravigliosa.

Gli occidentali e gli arabi si odiano; gli italiani ce l’hanno con gli immigrati; gli orientali sono visti con un sorriso maligno al pensiero delle loro lingue così diverse da quelle che meglio conosciamo, dalla loro brevità e acutezza e dal loro accento.

Che schifo. Io vorrei essere in grado di parlare tutte queste lingue, che tutti noi fossimo in grado di parlarle, di capire e farci capire per poi festeggiare. Vorrei avere amici in ogni paese e andare con tutti loro prima a ballare, poi in pizzeria a bere e mangiare e infine al mare, dove potersi fare un bagno di notte e riscaldarsi di fronte a un falò mentre ognuno canta una stessa canzone nella sua lingua.

Sarebbe un sogno… anzi, sarebbe possibile. Non c’è nulla che impedisca di essere amici di tutti e fare quello che ho scritto sopra. Ci sono solo due limiti: la lingua e gli uomini.

Le lingue sono così tante che non si può impararle tutte in un vita, ma si può comunicare tramite una di esse elevata al rango internazionale (sia l’inglese o una lingua internazionale).

Gli uomini sono divisi, ma proprio grazie alla loro diversità possono essere amici. Sta tutto a loro.

Sono ancora più motivato a proseguire i miei studi e imparare le lingue al contempo; italiano, inglese, francese, giappone e quello che verrà.  Non voglio essere italiano, voglio essere cittadino del mondo, voglio essere umano.

Il mio metodo per studiare le lingue

+000030302008bMon, 10 Nov 2008 16:02:09 +0000UTC 18, 2007 claudio88 4 commenti

I miei studi vanno, ma non come vorrei.

A Dicembre darò gli esami di storia contemporanea (tre libri) e sociologia generale (un prof di merda) e il tempo che posso dedicare allo svago si è ridotto.

Ad essere penalizzato è il francese perché richiede più tempo e attenzione. Comunque, in questi giorni ho continuato a cercare su internet, bla bla bla, metodi di studio, bla bla bla, risorse gratuite, bla bla bla ecc.

http://how-to-learn-any-language.com/e/index.html

In questo sito si può trovare una descrizione sintetica di diverse lingue, con gradi difficoltà, caratteristiche, risorse utili e un forum molto frequentato in cui ci si scambia consigli sul come studiare. Consiglio soprattutto la sezione Language learning log in cui gli utenti aprono topic sui propri studi, aggiornandoli man mano che fanno progressi, discutendo con gli altri su come migliorarsi. CI sono anche topic sulle risorse da usare e su quelle da trovare in rete (il tutto legalmente). In parole povere: è da visitare!

Andando con ordine, lo studio della lingua deve essere preceduto dalla preparazione. Il detto “Chi ben comincia è a metà dell’opera” non è una schiocchezza entrata nella nostra cultura, bensì spiega chiaramente cosa bisogna fare prima di inziare qualsiasi progetto: prepararsi.

Le fasi della preparazione allo studio (come in qualsiasi cosa) con relativa spiegazione sono:

1.Passione.

Ci vuole passione nel fare le cose. Se non siete appassionati, non combinerete nulla e avrete sprecato il vostro tempo. Perché la scuola è una tortura? Perché costringe i ragazzi a studiare (non imparare) senza che lo loro lo vogliano e senza spiegargli il perché debbano farlo. Da piccolo chiesi perché dovevo studiare e mi risposero: Tutti hanno un lavoro; il tuo è studiare. Io risposi: E perché non mi pagate?

Dopo questo i miei passarono a darmi soldi per ogni buon voto preso (solo alle elementari) e a scuola cominciai ad andare decisamente meglio. Consiglio a tutti i genitori: premiate i vostri figli quando fanno una cosa, anche se non riescono. Gli serve un obbiettivo da raggiungere che li spinga a fare anche cose che non gli piacciano.

A parte i ricordi dell’infanzia, se non si ha la passione per una lingua, i risultati saranno mediocri, ci si stancherà presto e si mollerà tutto.

2. L’oggetto.

Va bene, l’oggetto dello studio dovrebbe andare prima di tutto, ma è solo dopo che si ha la passione di iniziare qualcosa che si può dire cosa veramente si stia cercando di fare.

Non si può dire “Giorno x mi sono alzato e ho deciso di studiare la lingua Y”, bensì “Ho il desiderio di studiare la lingua Y, non vedo l’ora di scoprire cos’è in realtà e programmare i miei studi”.

Ma cos’è una lingua? A parte interi settori di saggi legati all’argomento, una lingua è un popolo.

Se penso alla lingua giapponese, penso a un dato luogo geografico, a un popolo, a una cultura, a delle donne stupende ecc. Studiando una lingua è come se si facessero piccoli passi per entrare in un altra cultura, integrarsi con altre persone.

3. Ricerca del materiale

Per lo sport il materiale è l’oggetto, nelle lingue si va dal manuale, ai film, ai fumetti, ai libri, alla tv, alle donne ecc. Quante più cose abbiamo, che ci saranno utili nello studio, e più ci avvicineremo all’obbiettivo. Ci si deve preparare prima, così da poterci concentrare successivamente solo sullo studio. Quando si costruisce una casa, tutti sappiamo che si deve partire dalle fondamenta (il classico esempio) ma prima ancora ci vogliono i mezzi per costruirle.

4. Il metodo

Ci sono tanti metodi per studiare e per ricordarsi le cose. Nel link che ho messo sopra se ne possono trovare diversi. Quello che i metodi di studio non dicono è che poi vanno modificati secondo le proprie esigenze. Ognuno di noi impara coi suoi ritmi, ha gusti ed esigenze. Occorre scegliere il modo di agire e poi adattarlo a noi stessi. Il metodo di studio non deve essere una forzatura, ma un tracciato da seguire che può essere cambiato e perfino abbandonato se il caso occorre.

Queste sono le tappe, i punti, le basi, quello che volete.

Per quanto mi riguarda, il francese devo lasciarlo per un po’. Non è che non voglia studiarlo (un meridionale che parla francese è un come un pappone sofisticato e io adoro esserlo), ma al momento non ho tempo. La materia per Dicembre è lunga, seguo le lezioni all’università e studio anche l’inglese. Anziché dedicare al francese solo mezz’ora (se va bene) ho deciso di posticipare lo studio a Gennaio. In questo mese, avrò dato gli esami di Dicembre (sperando di passarli) e quelli successivi li preparerò separatamente per Gennaio e Febbraio. Ho comunque fatto le mie ricerche, trovato discussioni sullo studio del francese (vedi forum di sopra), siti con podcast, metariale audio e letterario e siti di tv.

Per il giapponese lo studio è una tortura. Se riesco ogni tanto a ritagliarmi un po’ di tempo lo passo a studiare circa dieci kanji. Non è molto, ma lo studio vero e proprio potrò farlo solo tra molto e quindi faccio piccoli passi in avanti. Quel poco che faccio mi mantiene in contatto con la lingua dei miei sogni. Perché è una tortura? Perchè vorrei dedicarmici a tempo pieno, ascoltare solo giapponese, vedere la tv giapponese ecc. Tutto è rinviato, compresi gli anime che ero solito guardare, ma quando mi metterò a studiarlo, il desiderio di apprendere sarà così forte che sono sicuro farò enormi progressi in poco tempo. Francese lo darò verso Giugno/Luglio (ma se migliorerò nella lingua potrei anche iniziare prima) e per allora avrò molto più tempo a disposizione.

L’inglese è la lingua su cui mi sto concentrando in questo momento. Sto usando il metodo AJATT (vedi link nei precedenti post) ma è ancora presto per vedere gli effetti. Il modo in cui studio  ( e il perché faccio così) lo spiegherò circa a fine mese o la prossima settimana. Al momento mi concentro sul leggere in inglese, ascoltare e uso gli audiobook. Per la tv uso la possibilità di Sky di vedere alcuni programmi in lingua. Apprezzo molto i telegiornali stranieri, soprattutto Aljazeera (i telegiornali italiani nazionali non ne valgono un’unghia). Questo circondarsi di lingua inglese si chiama immersion environment, “sfondarsi il cervello con una lingua” per gli amici. Proseguirò per questa via fino a fine Dicembre prima di allentare lo studio. In rete ho letto cose allucinanti di tizi che studiano una lingua in media 10 ore. Io non ci credo, per me queste sono solo sparate, oppure non hanno nulla da fare. Non dico che non sia possibile voler studiare 10 ore, ma che non ci si può riuscire a meno di non vivere in un paese straniero (dove si è proprio circondati dalla lingua) o di non avere niente da fare.

La giornata è divisa in 24 ore, di cui leviamo 8 ore circa per il sonno, quasi un’ora per i pasti e arriviamo a 15; a queste 15 ore si tolgono circa 8 ore lavorative (è ovvio che nel weekend e nei giorni festivi il tempo a disposizione è di più) e arriviamo a 7 ore di tempo libero a cui (per non piangere) non togliamo il tempo impegiato per i viaggi. Già a questo punto si capisce che dieci ore di studio sono impossibili a meno di non fare le ore piccole, non mangiare, o lavorare poco (ma anche con le variazioni, non credo si riesca a racimolare 3 ore). Alle 7 ore di prima dobbiamo togliere il tempo passato con la famiglia, con gli amici, con la moglie e i figli (se si è sposati) e infine arriviamo a poco più di tre/quattro ore da passare con noi stessi.

In verità, i trucchi per studiare di più ci sono. Per esempio, ho cominciato a studiare con la tv accesa in inglese per mantenere un sottofondo della lingua; in macchina cerco canzoni oppure mi porto dietro il lettore con i podcast mentre viaggio, cammino o studio. Quando si mangia si può fare lo stesso, quando si dorme pure ecc. I trucchi ci sono, ma a meno di non alienarsi, venire licenziati perché non si presta attenzione al lavoro, venire picchiati dalla moglie che si è rotta di non potervi parlare in italiano e tante altre cose che non sto a dirvi, la situazione non si discosta di molto da quella sovraesposta. Se poi riuscite a mantere un sottofondo in lingua a lavoro, a ritagliarvi un po’ di tempo e ad ascoltare materiale in lingua quando potete tanto meglio, spiegatemi come fate.

Una cosa che ho notato è che il mio cervello a un certo punto mi manda a quel paese, il sottofondo della tv lo annulla o mi fa venire un mal di testa che mi passa solo se passo all’italiano. Proprio ieri mi sono sentito male dopo un’ora d’ascolto di podcast, ho ascoltato una canzone giapponese ed è stato come una doccia fresca dopo una corsa in cappotto nel Sahara a Ferragosto. Ogni tanto ci vuole una pausa; parliamo sempre di una lingua a noi aliena e ci vuole un bel po’ ad abituarsi. Forse quando studierò giapponese (l’esempio di prima è indicativo) non avrò alcun problema del genere e ogni momento passato a studiare mi renderà sempre più felice.

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