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Strategia,preparazione e dichiarazione di guerra

+000031312008bTue, 16 Dec 2008 17:26:05 +0000UTC 18, 2007 claudio88 1 commento

Mentre studiavo per l’esame ho anche riflettuto sul mio metodo per studiare le lingue. In ogni battaglia ci vuole prima una motivazione, una strategia, la giusta preparazione e poi si può passare all’offensiva. La mia strategia prende piede da una riflessione sul Norsk Experiment per poi passare a modificare il metodo Ajatt in base alle mie necessità. Il punto è che ognuno ha bisogno di studiare secondo le proprie caratteristiche, indipendentemente dalla validità del metodo che gli si propone.

Es.: Su Men’s Health c’è una dieta miracolosoa che vi farà perdere 5 chili in due settimane e uno decide di provarla. Posto che se seguita correttamente potrebbe funzionare, nel lungo periodo è bene chiedere consiglio a un dietologo che ci darà una dieta calirata sul nostro fisico e sull enostre necessità.

Nello studio delle lingue si può scegliere un metodo come un altro, ma dobbiamo poi piegarlo alle nostre esigenze magari usando anche altri metodi. Io sono arrivato alla fusione dei pregi del motodo tradizionale con quello Ajatt. Ho deciso di accantonare Heisig (non abbandonare) per il fatto che voglio un approccio più veloce e perché per il momento non mi riconosco più in esso, ma quando cambierò idea non mi farò problemi a riprenderlo. Il mio metodo si struttura nelle seguenti fasi:

1. Studio della grammatica/2.  Studio di esempi per arricchire il vocabolario ed esercitarsi/3. Uso degli audiobook/ 4. Visione di programmi televisivi/ 5. Ascolto di canzoni/6. Fare tutto questo assieme.

Perché il Norsk Experiment ha funzionato? Esso si basa sulla associazione di idee, connessioni e probabilità.  All’inizio ci si trova davanti una frase incomprensibile che presenta una struttura grammaticale e una serie di parole. Dopo un buon numero di ripetizioni con la stessa struttura e parole vi via diverse si riesce a comprenderla per il semplice fatto che la struttura grammaticale rimarrà la stessa anche con parole diverse. Prima riusciremo a carpire la regola dagli elementi costanti e poi avremo la possibilità di apprendere il significato delle parole dal contesto.

Facile, bello, figo ecc. ma dà un’impressione erronea. Per riuscire occorre intanto essere in grado di leggere (quindi non bastano nè i testi nè i file audio ma tutti e due assieme) e poi che il materiale usato sia adatto al metodo. Se prendessi adesso un libro in una lingua sconosciuta e senza immagini riuscirei ad apprendere qualche parola e una regola grammaticale entro la fine della giornata, ma sarebbe solo una perdita di tempo.

Più gli esempi sono mirati e omogeni e più facile sarà l’apprendimento.  Non solo! Se ci saranno immagini legate al testo sarà più facile capire cosa sta succedendo Ciò fa capire che non basta iniziare l’immersion environment e collezionare una quantità ingente di esempi: sarebbe inutile. L’immersion environment funziona nel lungo periodo non perchè ci vuole tempo, ma perché nel breve non serve (a parte abituarsi alla lingua). Se invece abbiamo del materiale adatto ai pinricipanti composto da regole, immagini e audio riusciamo fin dal primo giorno di studio a capire un bel po’!

Bisogna iniziare dallo studio delle regole perché un libro di grammatica può essere finito in pochi giorni e perché dà le basi per comprendere una lingua. Studiate le regole velocemente (anzi, mentre si studiano) si devono vedere frasi costruite ad hoc, esempi sparsi, file audio e video: tutto ciò che ci consenta di applicare fin da subito ciò che abbiamo appreso. Le regola studiata è ciò che va studiato una volta e che ci consente di proseguire più speditamente.

Es.: Con l’immersion enviornment e tutta una serie di materiale riusciamo ad aprrendere  qualcosa in un mese. Se invece studiamo fin da subito una serie di regole e poi sfruttiamo l’immersion environment riusciamo ad apprendere in meno tempo e sfruttare il resto del meso per migliorarci.

Finito lo studio delle regole (sempre accompagnato dall’immersion environment) in tempi più o meno brevi si passa dal livello principianti a quello intermedio e si prosegue spediti.

Prima si deve sapere come leggere o avere le basi per apprenderlo mentre si studia, poi si studiano le regole acompagnate da esempi e immersion environment e infine si apprende la lingua solo con testi e materiale audio/visivo.

Accanto all’uso della televisione e delle canzoni vanno usati gli audiobook! Se in venti minuti di telefilm sono presenti 10 regole grammaticali e 200 parole, in un audiobook in venti minuti sono presenti (in teoria perché dipende dal libro) 30 regole grammaticale e 1000 parole. Abbiamo le parole scritte e la loro pronuncia così riusciremo a leggerle e quando guardano la tv sentiremo gli stessi suoni sapremo di che si sta parlando. Dopo tre audiobook la capacità di comprensione sarà molto migliorata. Le canzoni vanno alla fine e comunque hanno una funzione diversa. In una canzone regole e parole sono poche ma sono allo stesso tempo molto difficili da comprendere perché da un lato ci si deve abituare al cantante e dall’altro i cambiamenti di tono e di velocità rendono il tutto più difficile.

Il mio consiglio per le canzoni è ascoltarle senza il testo davanti e poi scrivere cosa si sente senza cercare di inventarsi cosa non si capisce o riempire gli spazi vuoti. Dopo una settimana o due in cui si è ascoltata la canzone più volte e si è andati avanti con gli studi si rifà l’esercizio confrontando il testo precedente per vedere se si è migliorati e  i cambiamenti avvenuti.

Questo è il mio metodo, ma se man mano mi accorgerò che alcune cose non vanno bene non esiterò a modificarlo.

INGLESE: Con l’inglese in un mese di ascolto ho fatto molti progressi. Ormai non mi viene più mal di testa, ascoltare in lingua non è più strano e sto migliorando nell’abituarmi alle diverse voci. La comprensione va avanti, ma le regole e le parole usate sono limitate. Se ci pensate, in una giornata passata con gli amici si usano regole grammaticali e parole che sono molto ricorrenti. E’ per questo che passerò agli audiobook (Black Rain di Barry Eisler e Anne of Green Gabbles di Lucy Montogomery). Le regole non le studio più perché l’ho fatto a scuola e posso andare avanti senza.

Francese: La comprensione del francese scritto è più facile del parlato anche se (come me) non si conoscono le regole grammaticali. Per l’esame (che darò quest’anno quando sarò pronto) devo sapere le regole per non essere bocciato quindi, anche se arriverò a capire una frase inconsciamente, dovrò essere in grado di spiegare al prof perché parlo in un certo modo. Prima finirò il libro delle medie che spiega le regole sinteticamente, dialoghi e lettere per allenarmi, poi passerò al libro delle superiori di mio fratello per lo studio delle regole (questo per l’esame) e poi passerò a un libro per studenti completamente in francese (J’aime la France) che mi aprirà la strada per gli audiobook e i film.

Giapponese: qui partò da zero, ma dopo anni che ascolto giapponese e guardo gli anime mi sono abituato al parlato quindi non dovrei avere problemi di compensione eccessivi una volta apprese le regole e le parole. Possiedo il primo libro della Assimil che prima presenta i dialoghi e man mano spiega le regole e Japanese In Mangaland per apprendere grazie anche ai fumetti. Per ogni regola metterò quanto più possibile in Anki (parto da oggi).

Forse domani spiegherò dettagliatamente come procederò per il giapponese e perché studio queste tre lingue assieme al mio primo esercizio sulle canzoni (oggi vedo di farlo).

Diario di inglese e francese (più un po’ di giapponese)

+000031312008bThu, 30 Oct 2008 12:21:57 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti

Da oggi, inizio a studiare seriamente le lingue inglese e francese. La differeza, rispetto agli altri miei tentativi e che seguirò il metodo AJATT e Norsk grazie ai quali ho capito dove sbagliavo e ho avuto spunti per migliorarmi.

Il problema è che io l’immersion environment non posso farlo a tempo pieno perché durante lo studio ho così tante distrazioni che non posso aggiungerne un’altra e poi un’altra serie di momenti in cui non posso proprio. Comunque m’ingegnerò per ascoltare la lingua il più possibile.

Giapponese: il giapponese lo studierò seriamente passato l’esame di francese a Giugno/Luglio. Ci sono però 1945 (solo io trovo inquietante questo numero?) kanji da imparare e così ho pensato che fino ad allora posso concedermi ogni tanti di impararne qualcuno a piccole dosi. In questo modo darò sfogo alla mia voglia d’imparare il giapponese senza mancare di studiare francese; quando sarò il momento di studiare avrò già fatto qualcosa e, inoltre, questo studio aggiuntivo non influirà sulle altre attività perché saranno pochi i kanji che tenterò di imparare. Non rischierò nemmeno di scordarli strada facendo perché li ripasserò grazie a questo sito (http://kanji.koohii.com/) veramente utile per il loro studio. I kana è meglio farli dopo perché dopo aver imparati tutti i kanji, questi ultimi saranno una passeggiata.

Inglese: Per l’inglese userò il metodo AJATT con l’immersion environment. In pratica, andrò su internet, leggerò solo siti in inglese (a parte quelli italiani che ho sui preferiti) e guarderò film e telefilm in inglese (a parte quelli disponibili sono italiano). A questo accompagnerò l’uso di Anki, un SRS che si trova a questo sito (http://www.ichi2.net/anki/) Il problema con essa è che non trovo frasi difficili da imparare perché a me mancano soprattutto i vocaboli, ma tenterò di metterci più cose utili possibili.

Per vedere telefilm, userò i dvd di Scrubs che possiedo, l’opzione di sky per vedere in lingua originale e http://www.surfthechannel.com/ che è un sito di raccolta di link ad altri siti dove si possono vedere online i telefilm in inglese. Da notare come ci siano molti siti come youtube e che sono in giapponese (per studiare l’inglese bisogna andare sui siti giapponesi XD). Sono anche in cerca di podcast, file audio con cui abituare le orecchie al parlato reale. Al momento ho trovato questi due siti: http://www.betteratenglish.com/ e http://www.china232.com/blog/ (entrambi gratis).

Francese: prima di studiare una lingua bisogna porsi un obbiettivo, e se le lingue sono più di una bisogna realizzare che il cammino sarà più lento e che ci si deve organizzare. Visto che lo studio del giapponese sarà quasi nullo, i contrasti sono tra inglese e francese.

Il mio ragionamenot è questo: l’esame ce l’ho tra 8-9 mesi quindi fino a fine Dicembre circa il parlato mi occupo solo di inglese, poi mi applico anche in francese. Alle letture in inglese, accompagnerò in misura molto maggiore quelle in francese. Ciò è possibile perché lo sforzo da fare è diverso. Con l’inglese sono a discreti livelli di comprensione, e devo concentrarmi sull’ascolto e sul parlare fluentemente, mentre col francese sono un completo principiante a cui serve prima di tutto sviluppare la comprensione e farsi un vocabolario. Ciò mi consentirà di studiare le lingue assieme, adattandomi alle diverse esigenze.

Per il francese ho deciso di usare in un primo momento il metodo Norsk Experiment (ormai lo considero un metodo vero e proprio) in cui si legge e ascolta, senza libri di grammatica o vocabolari, lasciando che il cervello faccia le proprie connessioni e apprenda da sé. Ciò è possibile perché il francese è  una lingua neolatina e quindi è più facile per un’italiano comprenderla anche senza basi (il norvegese è più facile invece per chi conosce inglese e tedesco). Studierò leggendo One Pound Gospel di Rumiko Takahashi. I manga sono perfetti perché ti insegnano il parlato (quello c’è nei dialoghi) e con l’aiuto dei disegni offrono un contesto che facilita moltissimo la comprensione.

A metà Novembre vedrò se ci sono stati progressi.

Per chi studia francese: prego chiunque studi il francese di segnalarmi siti utili con risorse audio (non siti di grammatica) o siti di scanlation con manga completi (finora ho solo sbattuto la testa inutilmente).

Metodi diversi per imparare le lingue e i miei studi di inglese, francese e giapponese

+000031312008bTue, 28 Oct 2008 16:05:51 +0000UTC 18, 2007 claudio88 2 commenti

Ho studiato inglese alle elementari, alle medie, alle superiori e all’università. Mi è servito a qualcosa? No.

A volte si sente qualcuno (magari in televisione) lamentarsi dello scarso livello di conoscenza della lingua inglese da parte degli studenti italiani. Segue ciò uno sproloquio inutile e falso sulla scuola che non funziona, gli studenti che non hanno voglia, il decreto della Gelmini (beh, questo solo da poco) ecc.

Ho sempre avuto bei voti in inglese, ma il punto è che l’ho studiato e basta, non l’ho imparato. Lo studio è temporaneo, ti fa avere un voto, ma se tu non vuoi imparare, o non continui a imparare anche dopo gli studi, non serve a molto.

Imparare deve essere un’azione individuale spinta dal vero desiderio di conoscenza, quindi la scuola non serve a questo scopo.

Dopo alcune ricerche su internet ho trovato due metodi alternativi allo studio scolastico. Il pregio di questi due metodi è che sono economici, semplici, efficaci (questo lo spero) e fanno sì che un autodidatta si faccia baciare i piedi da uno studente universitario in lingue che passa ore e ore su regole grammaticali. Questi due metodi sono “Ajatt” e “Norsk Experiment”.

Premesse:

Tutti e due partono da una domanda: “Com’è che un bambino impara la lingua natia senza studiare e io che studio da anni sui libri non so rimorchiare in un paese straniero?”

La risposta è che il bambino è immerso nella lingua. Non passa giorno che non sia circondato dalla lingua scritta e parlata. In questo ambiente il cervello assimila la lingua naturalmente.

Sembra una stronzata, ma se ci si riflette è vero.

Il Metodo AJATT

Il metodo  AJATT me l’ha fatto conoscere questo blog (LordGolem).

Essenzialmente, esso consiste nell’ Immersion environment in cui uno è circondato dalla lingua che vuole imparare attraverso libri, fumetti, musica, tv ecc. In questo modo il cervello si abitua alla lingua e man mano che passa il tempo si impara la lingua. Lo studio della grammatica è sconsigliato -al massimo un rapido sguardo alle regole più complicate- a favore degli esempi. In pratica si devono prendere tantissimi esempi delle diverse regole, o anche slegate da esse, e sfondarsi il cervello finché la comprensione non diventa naturale. Nel far ciò vengono in aiuto i programmi SRS (ce ne sono diversi in giro) che consentono di scrivere una frase e poi te la ripropongono dopo un certo lasso di tempo, seguendo un algoritmo, in modo che il cervello si abitui e riesca a comprendere la frase naturalmente, senza mettersi a ripeterla a pappagallo.

Questo metodo funziona realmente. Alcuni anni fa provai il programma Rosetta Stone (il cui CD non so dove sia finito) che funzionava all’incirca allo stesso modo. Presentava un’immagine, una frase che la descriveva e poi un file audio. In poco meno di un’ora avevo imparato spontaneamente alcune parole giapponesi, le congiunzioni e semplici regole grammaticali semplicemente osservando gli esempi.

Il metodo Norsk Experiment

Questo metodo è quasi uguale a quello AJATT ma è radicale. In sostanza, esso si basa totalmente sull’immersion environment. Il nome (il termine “metodo” l’ho aggiunto io) deriva da un esperimento dell’autore del sito. Suo fratello gli ha chiesto un giorno di imparare il norvegese e lui l’ha fatto. Ha preso un catalogo scritto in norvegese e alcuni file audio. Non ha usato libri di grammatica e non ha sfogliato un solo vocabolario. Con solo l’aiuto delle regole di fonetica, ha passato il primo mese a leggere il catalogo e, se prima non capiva nulla, alla fine ha imparato alcune parole che poi sono diventate frasi e alla fine è riuscito a parlare un po’ di norvegese.

Questo esperimento dimostra che si può imparare una lingua da autodidatta senza alcun aiuto classico. I risultati dipendono dal tempo impiegato e dalla voglia.

Condivido l’idea di fondo e il metodo usato in tutti e due casi, ma personalmente preferisco anche un’infarinatura di grammatica, sia perché dopo le regole ci sono pure gli esempi, sia perché così, anziché vedere venti frasi per capire una regola, si comprende subito un costrutto e il lavoro è velocizzato.

In sintesi, per me è meglio una lettura veloce delle regole, man mano che si incontrano,  e poi darci sotto con le frasi e l’immersion environment.

Ora si viene a me.

Io parlo l’italiano, voglio imparare l’inglese per poter arrivare anche a vivere tranquillamente in America o in Gran Bretagna, voglio arrivare a parlare discretamente il francese (nel caso mi serva in futuro per lavoro) e voglio conoscere il giapponese per poter essere in grado anche di vivere in Giappone (sarebbe un sogno).

Preso atto di ciò, una considerazione sorge spontanea: Alla fine il mio obbiettivo sarebbe arrivare a parlare quattro lingue!

Mica male,no?  Ci si stupisce sempre quando uno afferma di parlare più di due lingue.

Tornando con i piedi per terra, bisogna vedere se ciò è effettivamente possibile.

L’italiano lo so, quindi sono già a quota uno.

L’inglese l’ho studiato per tanto tempo, così riesco a sostenere una conversazione, a ordinare da mangiare, a leggere su internet e a capire qualcosa quando si parla. In una scala da 0 a 10, dove gli estremi stanno per completo ignorante ed esperto, direi che sono a un 6 1/2 (5 io l’intendo come livello scolastico). Devo quindi impegnarmi per migliorare la padronanza della lingua.

Il francese l’ho studiato per tre anni alle medie. Non ricordo più nulla, ma devo studiarlo per la scuola. Ho notato il livello di comprensione è rimasto lo stesso di quello che avevo alle medie perché se la mia abilità nel parlato (dopo un mese di alcune lezioni all’università) si attesta sull’1 (sempre in una scala da 0 a 10) il mio livello di comprensione è un 4-5 (livello intermedio riferito alle medie). Devo quindi impegnarmi per raggiungere un equilibrio e migliorare la lingua.

Il giapponese lo amo, ma ho deciso da poco di studiarlo seriamente ed arrivare a livelli ottimi (voglio sostenere l’esame di JLPT per fare lo sborone, in sintesi ^_^). Il problema è che ho gli esami e che in generale sono messo malissimo riguardo ai crediti (colpa anche di quel bastardo di sociologia -possa morire!). Ho deciso dunque di rimandare lo studio finché non avrò passato l’esame di francese all’università. Conto di farlo a Giugno/Luglio perché voglio andare bene, quindi mi sa che alla fine non resisterò e mi metterò comunque a imparare qualcosa. L’hiragana e il Katakana mi sa che inizio a studiarli a piccoli passi, però, così da poter partire tranquillo con lo studio dei kanji.

Per tenere conto dei miei risultati e trovare sempre uno sprono allo studio delle lingue, conto di scrivere prima i post circa la mia condizione iniziale e poi uno man mano che vedo dei miglioramenti.